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MALEDIZIONI GENERAZIONALI? PARLIAMONE

 

 a cura di Nicola Martella

 

L’articolo «La maledizione generazionale» ha suscitato una veemente reazione in un lettore. Diamo qui di seguito occasione per un confronto nel merito. Come è ovvio, prima d'intervenire, si legga l'articolo e i contributi degli altri lettori.

    Per gli aspetti legati alla genetica rimandiamo all'articolo «Maledizioni generazionali e genetica» e al tema di discussione «Maledizioni generazionali e genetica? Parliamone».

 

     Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?

Partecipate alla discussione inviando i vostri contributi al Webmaster (E-mail)

Attenzione! Non si accettano contributi anonimi o con nickname, ma solo quelli firmati con nome e cognome! In casi particolari e delicati il gestore del sito può dare uno pseudonimo, se richiesto.

I contributi sul tema

(I contributi rispecchiano le opinioni personali degli autori.

I contributi attivi hanno uno sfondo bianco)

 

1. Dario Lacqua

2. Nicola Martella

3. Andrea Viel

4. Nicola Martella

5. Nicola Berretta

6. Gaetano Nunnari

7. Andrea Viel

8.

9.

10.

11.

12.

 

Clicca sul lemma desiderato per raggiungere la rubrica sottostante

 

 

1. {Dario Lacqua}

 

Egregio Sig. Nicola Martella, per informazione le invio l’intervento, che ho appena scritto sul forum di evangelici.net, con indignazione per alcune espressioni che lei ha utilizzato nello studio a cui fa riferimento questa mail. [N.d.R.: Il contributo originale si trova qui.]

 

Inizio citando un passo d’una pagina ricevuta via mail dal Sig. Nicola Martella, con cui devo esprimere forte disaccordo per generalizzazioni ingiustificate e pregiudizio infondato.

     Lui afferma: «Si tratta d’abusi d’aspetti biblici negli ambiti carismatici mediante una particolare cornice dottrinale, l’esagerazione di tali elementi e la loro strumentalizzazione in senso ideologico. Qui i singoli aspetti legittimi vengono gonfiati al punto da far apparire ogni conversione come una specie di liberazione da un “demone della maledizione”».

     Da questo si sembra affermare che negli ambiti carismatici (quindi compresi gli evangelici pentecostali) sia pratica generale considerare una conversione come una «liberazione da un demone», il che è lontanissimo dalla realtà dei fatti, ho conosciuto molte, e ripeto molte realtà pentecostali e v’assicuro che in NESSUNA di quelle che ho frequentato o visitato io si pensa neppure lontanamente a una dottrina o pratica simile!!!

     Lui afferma: «A ciò s’aggiunga l’aspetto dottrinale della (paura della) perdita della salvezza, esistente in tali ambienti, dopo ogni peccato ritenuto troppo grave».

     Anche questa è un’affermazione infondata, ma si trova in una pagina che si vanta della sua cristianità!!!!

     Se il Sig. Martella ha solo conosciuto chiese pentecostali che insegnano eresie mi farebbe però piacere che non generalizzasse le sue esperienze negative a comprendere «gli ambiti carismatici» in generale, senza neppure avere il tatto di scrivere «in alcuni ambiti carismatici»!!!!!

     Il resto dell’articolo è anche una corretta esposizione di concetti biblici e un buon insegnamento sull’argomento, ma tali commenti presupponenti, pregiudizievoli e decisamente errati di generalizzazione m’impediscono anche di semplicemente consigliarne la lettura per il problema specifico, cosa che avrei voluto fare in risposta a un topic nella sezione dottrina... Con indignazione {13 maggio 2008}

 

 

2. {Nicola Martella}

 

Non bisogna mai buttare via il bimbo (l’intero articolo) con tutta l’acqua sporca (le cose che non piacciono). Ad aver posto la domanda è stato proprio un membro di una chiesa pentecostale (non carismatica), il quale parlava «della dottrina che alcune chiese (credo di estrazione pentecostale) stanno propagando».

     Quanto a me distinguo chiaramente e nettamente fra le chiese pentecostali storiche (prima ondata) e quelle carismaticiste (terza ondata). Con le prime collaboro, con le seconde no. Tale netta distinzione si può vederla sia nel mio libro «Carismosofia» («Le “tre ondate” dello spirito», pp. 18-30), sia nell’articolo «Pentecostali e carismaticisti: distingui necessari», presente su questo sito. Considerare tutti i pentecostali come carismaticisti è un grande e grossolano errore, come ho avuto spesso modo di ribadire; io personalmente sono in contatto con credenti e pastori pentecostali che rifiutano assolutamente il carismaticismo e i suoi leader. Il lettore costruisce le sue tesi e il suo dissenso proprio su tale fraintendimento.

     Fatta tale distinzione, è fuori dubbio che i metodi della «pastorale esorcistica» siano usati frequentemente dai predicatori carismaticisti (p.es. R. Bonnke, B. Hinn, Cesar Castellanos e i seguaci del G12) come pratica comune, imponendo le mani alla gente per liberarla dal presunto «demone della maledizione». [Si veda in «Carismosofia» gli articoli «Pastorale esorcistica», pp. 205-212; «Pastorale esorcistica: guarigione interiore», pp. 213-219; «La strategia di una “guerriglia” spirituale», pp. 220-224].

     Per l’attribuzione a spiriti di questioni che si possono chiarire diversamente, sia biblicamente che razionalmente, si veda l’articolo «Lo spirito della malattia?» e la mia risposta alle tesi di un carismaticista antitrinitario.

     Ecco un annuncio della «Chiesa cristiana carismatica Bet-el» (provincia di Padova): «SEMINARIO: Metti fine alle maledizioni di famiglia. Sabato 5 Aprile 2008, dalle ore 09:00 alle ore 18:00, insegnamenti con liberazioni da ogni maledizione generazionale, Sala del Culto San Giorgio in Bosco».

     Quanto alle deleterie conseguenze di una ideologizzazione della «maledizione generazionale» rimando come esempio al libro «Liberazione generazionale - Un’importante chiave per la guarigione» di Paul Cox. Come ciò si traduca poi nell’immaginario e nella pratica di certi cristiani, si vedano le riflessioni dell'apostolo Paolo Montecchi. Le tecniche dello spiritualismo esoterico, delle diagnosi e delle metodiche guaritorie dell’esoterismo, vengono assunte, trasportate in una logica cristianizzata e presentate come bibliche. [Per l’approfondimento delle guarigioni esoteriche e della loro cristianizzazione rimando ai miei libri «Malattia e guarigione 1-2» (cfr. pp. 155ss.218-227)].

     Quanto alla perdita della salvezza (e alle paure da essa suscitata), su questo sito abbiamo discusso abbondantemente la questione e ci siamo confrontati lungamente su di essa con esponenti carismaticisti.

Due tesi a confronto sulla perdita della salvezza 1 (A)

Due tesi a confronto sulla perdita della salvezza 2 (A)

Due tesi a confronto sulla perdita della salvezza 3 (A)

Due tesi a confronto sulla perdita della salvezza 4 (A)

Si può perdere la salvezza? (T)

 

Quindi, non si tratta di nulla di nuovo. Sebbene il lettore abbia partecipato alla discussione su evangelici.net come «Ddsound» sulle questioni inerenti alla «maledizione generazionale», è probabile che conosca le tematiche menzionate (p.es. differenza fra carismatici e pentecostali; pastorale esorcistica; perdita della salvezza) meno di quanto egli stesso pensa di sapere. Si noti inoltre che io non ho parlato al riguardo di «ambiti pentecostali» in genere, ma di «ambiti carismatici», che sono ben altra cosa. È probabile che «l’indignazione» del lettore sia causata da una certa dose di mancanza di conoscenza approfondita di tali cose. A tale riguardo lo invito a fare una ricerca più approfondita in opere e articoli di rinomati leader carismaticisti: allora avrà altro su cui veramente indignarsi!

 

 

3. {Andrea Viel}

 

Effettivamente la «maledizione generazionale» è qualcosa d’inesistente nella Sacra Scrittura. Ne fanno un gran dire diversi predicatori, forse per la smania di vincolare le persone sempre più alla loro capacità carismatica. Pregare per una persona nel nome di Gesù, inibire o sciogliere i legami generazionali sulla vita del credente di turno oppresso da un apparente legame con debolezze proprie d’un qualche avo, è diventata ormai una moda. È una pratica, a mio parere deleteria nel modo più assoluto, inventata dal diavolo per rendere ulteriormente deboli i già deboli cristiani.

     È triste vedere che Dio dice a Caino che «il peccato è alla porta, ma tu lo devi dominare», e i cristiani cercano sempre nuove scuse per dichiararsi impossibilitati a non fare il bene. Con la «maledizione generazionale» è tutto risolto. Non è colpa mia, ma del mio avo. Addirittura è colpa di Dio, che invece d’avere misericordia del mio avo, lo ha maledetto. Quindi se non è colpa mia, devo cercare un qualcuno che prega per me e mi libera di questo legame.

     Mi rimane ancora una scusa, dopo. Perché vedi, se non risolvo, è perché quello che ha pregato per me, non aveva abbastanza «unzione» per liberarmi. Direi che il processo è diabolico. Qualcuno dovrà rendere conto a Dio d’una tale falsità.

     A livello ebraico, non esiste assolutamente che HàShem [N.d.R. lett. «il Nome», eufemismo per Jahwè, cioè Dio] possa da un lato benedire e dall’altro maledire. Il termine che noi traduciamo maledire / maledetto non ha lo stesso significato della tradizione ebraica. Laddove noi leggiamo per esempio, nella nostra traduzione, «maledetto fino alla quarta generazione», la Scrittura non intende questo nel suo origine. Ricordiamo che Dio è ricco di misericordia. Non è che ultimamente perde la pazienza... Quello che intende è che quando una persona agisce perversamente contro l’Eterno, Dio non applica il suo giudizio subito (che coinvolgerebbe quindi anche le generazioni future), ma attende fino a quattro generazioni, per vedere se tra costoro c’è qualcuno che si converte dalle sue vie malvagie, e faccia revocare il giudizio. Un giudizio che, eventualmente, s’esaurisce con l’ultima generazione, non portando strascichi futuri.

     Quindi la maledizione generazionale, è un concetto tutto cristiano (neo pentecostale) che non ha alcun fondamento nelle Sacre Scritture. Per fare un esempio, al riguardo di quanto ho riportato, prendiamo Caino. Caino uccide Abele, Dio lo scopre e gli dà una punizione. Tutte le Bibbie cristiane riportano Genesi 4,15 così: «Ma il Signore gli disse: “Ebbene, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui”. Il Signore mise un segno su Caino, perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse».

     L’originale ebraico riporta differente: «HàShem gli disse: “Quindi chiunque uccida Kàyin prima della settima generazione [sarà punito]!”. HàShem pose un segno a Kàyin affinché chiunque lo incontrasse non lo colpisse».

     Onestamente, oltre che esatta, la versione originale ebraica mi sembra più coerente come discorso. Il Targum dice che HàShem incise sulla fronte di Caino una lettera del Suo nome. Quindi su Caino vi è la punizione di HàShem, ma gli vengono date sette generazioni per ravvedersi, e poi si parla della numerosa discendenza di Caino, proprio per dimostrare che HàShem non lo punì prima d’aver visto molte generazioni.

     Ci sarebbe tanto da dire, molto di più di quanto un evangelico ha la capacità di vedere, ma usciamo fuori argomento. Ritroviamo Caino insieme a Lamec al versetto 24, che nelle Bibbie cristiane recita (mantenendo lo stesso errore interpretativo): «Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte». Mentre invece nella traduzione ebraica dice: «Poiché alla settima [generazione] è stato ucciso Kàyin e Lèmekh [lo sarà] a settantasette».

     In sostanza il Midrash spiega che Caino era morto per mano di Lamek dopo aver visto la settima generazione, e perché non s’era pentito del suo misfatto il giudizio di HàShem era arrivato; Lamek lo aveva ucciso involontariamente, e aveva anche causato accidentalmente la morte d’un suo figlio, per la disperazione d’aver ucciso Caino. Siccome le sue mogli lo volevano lasciare, lui spiegò la sua innocenza per le morti, dicendo in sostanza che «se la punizione di Caino, che uccise volontariamente, è stata rimandata fino alla settima generazione, certamente la mia punizione verrà posticipata settantasette volte le sette generazioni, perché ho ucciso per errore!». Questo a indicare un lungo periodo.

     Spero di non avervi annoiato, ma di sicuro non è volontà di Dio (HàShem) infierire sulla posterità dell’uomo empio, ma addirittura dà molto tempo, nelle generazioni a venire, per tornare dalla via malvagia e riconciliarsi con Dio.

     Purtroppo una vasta generazione di nuovi predicatori, attirano i credenti nell’errore, e per vanagloria personale, rendono questi credenti deboli nelle vie dell’Eterno, sempre alla ricerca d’un qualche «santo uomo di Dio» che intervenga su loro e li liberi, con la sua «unzione» dal potere del maligno. Direi che sono abbastanza arrabbiato, vedendo tutto quest’inganno. Shalom fratello… {14 maggio 2008}

 

Nota redazionale: Non posso che concordare con Andrea. Le sue riflessioni sono interessanti e degne di ulteriore approfondimento e verifica.

 

Per la lenta involuzione giudaizzante, avvenuta in Andrea Viel, e per la sua successiva conversione al giudaismo storico, rimandiamo ai seguenti articoli (si vedano anche i temi connessi): Andrea Viel ha rigettato Gesù quale Messia; Dalla luce di Cristo alle tenebre del giudaismo; Falsi maestri fra i giudeo-messianici odierni.

 

 

4. {Nicola Martella}

 

Dopo un'approfondita ricerca nel Web, ecco qui di seguito alcune informazioni significative che ho trovato. Risulta ad esempio che il pastore Lirio Porrello (Palermo) sia a favore della «maledizione generazionale» in senso carismaticista. Egli è stato uno dei due contraenti su tale tema in un pubblico dibattito avvenuto nella sua chiesa.

 

     Allo stesso link un credente di nome Stefano scrive quanto segue a proposito della prassi di varie chiese carismaticiste: «…da un po’ di tempo alcune chiese di Palermo, nazionali ed estere, predicano la maledizione generazionale, una prima dottrina che ha suscitato in me non pochi dubbi! In queste suddette chiese, per togliere la maledizione, spingono i fedeli a riunirsi in un ritiro fuori città per alcuni giorni. Chi non può allontanarsi dalla città per recarsi in questi ritiri spirituali, per svariati motivi (per mancanza di soldi, per problemi con familiari non convertiti, ecc.), non può usufruire del beneficio di vedersi togliere la maledizione dalla propria vita. In queste riunioni si predica che sulla vita di ogni credente, anche se convertito da anni, pende la maledizione tramandata dagli antenati fino alla quarta generazione, cioè ognuno deve rispondere a Dio dei peccati dei propri antenati (padre, nonno, bisnonno, ecc.). In questi ritiri ad ogni credente si presenta un foglio, dove ci sono scritti tutti i tipi di peccato. Ogni credente deve segnare tutti quei peccati che secondo lui i sui antenati possano aver commesso. Se non si pensa di essere a conoscenza dei peccati degli antenati, bisogna segnarli tutti con una “x”, per essere sicuri di non averne dimenticato nessuno! Poi questo foglio si deve bruciare in un braciere (anche se adesso la pratica del braciere alcune chiese l’hanno abolita). Tutto ciò spinge la gente a credere che la maledizione danneggia la loro vita, anche se hanno creduto già in Cristo e che quindi bisogna fare qualcosa per abolirla. Questo significa che il sangue di Gesù non è sufficiente a benedirli e a togliere la maledizione». Più avanti puntualizza quanto segue: «Quello che posso dirti è che sembra questa strana dottrina venga direttamente dalla Colombia e che sia parte integrante del sistema diabolico del G12 di Cesar Castellanos». Non posso che concordare con la sua analisi. Diversi di tali aspetti hanno sospetti paralleli nell'esoterismo.

 

    Aggiungerei il movimento carismaticista «Parola di fede», che ha molte propaggini in Italia. Non è un caso che la chiesa «La Parola della Grazia» di Palermo, il cui pastore è Lirio Porrello, fa parte proprio di tale movimento.

 

     Sulla presunta relazione di causa ed effetto fra «maledizione predizionale» e malattie, si veda l’articolo «Infermità, afflizioni e loro cause» e il connesso tema di discussione «Cause delle infermità? Parliamone».

 

     Nel Web è stato riportato anche un contributo del pastore Nuccio Cavone, il quale afferma tra altre cose: «Come evangelico che cerca di mettere in pratica il “non oltre quel che è scritto” (1 Cor 4,6) provo solo un innato disagio davanti ai convinti sostenitori della “maledizione generazionale” o di altre dottrine come la “guarigione dell’inconscio” (magari con la tecnica del “cadere nello Spirito”) o il combattimento contro gli “spiriti territoriali” o il “soffio dello Spirito” e simili nuove dottrine.

     Capisco che le novità solleticano i pruriti d’udire più delle consueta, vecchia “fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre” (Giuda 3), ma che ci posso fare? Sono un evangelico e ho imparato a basarmi solo sulla Parola di Dio.

     Per la precisione, un evangelico di nome e di fatto si basa su ciò che il Nuovo Testamento insegna e pratica. Il criterio secondo cui una pratica “funziona” o “attira la gente” è fuorviante e ci potrebbe portare dritti a Lourdes o a S. Giovanni Rotondo o in Tibet.

     Anche il riferimento a passi oscuri e isolati del Vecchio Testamento è rischioso e potrebbe portarci a giustificare la poligamia o lo spiritismo. Nel Nuovo Testamento non mi risulta si parli mai di “maledizione generazionale”; anzi, quando qualcuno Gli chiede se è stato un certo cieco a peccare o i suoi genitori, Gesù risponde lapidario: “...né lui né i suoi genitori” (Giov 9,2-3).

     Perché l’apostolo Paolo, Pietro e Giovanni non hanno mai scritto alle chiese di “peccati generazionali” e come venirne fuori?

     No, grazie. Perdonatemi la miopia o la chiusura mentale ma preferisco insegnare e praticare ciò che sta scritto» (grassetto nostro). Non posso che sottoscrivere quanto da lui detto!

 

     Riporto anche le parole di Giuliano Soveri, un pastore pentecostale di Pordenone, che ha affermato tra altre cose quanto segue sui cosiddetti televangelisti americani: «Ciò che mi sorprende, almeno in parte, è notare la difesa che di costoro fanno alcuni e probabilmente non pochi, che si definiscono evangelici che mi porta a farmi e a girarti una domanda: ma chi sono gli Evangelici? Dottrina della prosperità, Toronto blessing, G12 con corollario di peccato o maledizione generazionale, sono tutti evangelici? E se così è, cosa hanno costoro in comune con l’integrità morale e dottrinale e con l’assoluta sobrietà di Francescon, Lombardi, Petrelli, Bracco, Cannavò e tanti altri servitori autentici che sulle orme di Paolo ci hanno dato ben altri insegnamenti? Eppure tanti di costoro che a questi si richiamano, oggi siedono fianco a fianco con i sodali dei Copeland e degli Hinn nelle Federazioni e nelle Alleanze» (grassetto nostro). Le sue domande e le sue riflessioni sono da prendere sul serio!

 

 

5. {Nicola Berretta}

 

Caro Nicola, sto leggendo con molto interesse il dibattito in corso sulle cosiddette «maledizioni generazionali». Non entro nel merito della questione in sé, visto che condivido pienamente i tuoi commenti, ma vorrei chiedere a te, o a Andrea Viel, una delucidazione. Nel suo interessante contributo, Andrea Viel afferma, in riferimento a Esodo 20, che le parole «punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che m’odiano» (v. 6) sono da intendersi nel senso che «Dio non applica il suo giudizio subito, ma attende fino a quattro generazioni».

     Ho però una domanda: il brano d’Esodo 20 continua con: «uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti» (v. 7). Usando la stessa logica, dobbiamo forse pensare che Dio attenda 1.000 generazioni prima d’esercitare la sua bontà verso chi gli è fedele?

     La domanda non è assolutamente provocatoria, perché è proprio quest’affermazione, piuttosto che la precedente, quella che mi lascia più perplesso. Coloro che credono alla «maledizione generazionale» sulla base di Es 20,6, dovrebbero commentare anche il significato della speculare «benedizione generazionale». Considerando poi che 1.000 generazioni equivalgono orientativamente a 25 mila anni (4 generazioni ogni 100 anni), ci troviamo di fronte a un lasso di tempo addirittura maggiore della storia umana documentata nella Scrittura, dalla creazione d’Adamo al giorno d’oggi. Considerato che nella storia individuale d’ogni essere umano, vivente oggi nel mondo, esiste perlomeno un avo che ha osservato i comandamenti del Signore (Noè), possiamo essere certi che ogni essere umano oggi in vita dovrebbe beneficiare della «benedizione generazionale».

     Scusa se questi discorsi appaiono come aridi calcoli d’un ragioniere, ma queste letture superficiali della Scrittura da parte dei carismaticisti portano inevitabilmente a questo tipo di conclusioni. {15 maggio 2008}

 

 

6. {Gaetano Nunnari}

 

Senza dubbio Dario Lacqua, se è sincero, è una caso eccezionale. Mi sorprende però che come pentecostale si sia identificato come carismatico. In genere i pentecostali classici non amano essere associati ai carismatici.

     Mi sorprende (sebbene positivamente) anche il fatto che abbia lasciato intendere di credere che la salvezza un vero cristiano non la possa perdere. Infatti, nei miei anni d’appartenenza agli ambienti pentecostali e a quelli di stampo carismatico ho sentito solo un pastore fra le diverse decine che ho conosciuto, affermare che un cristiano non possa perdere la salvezza. Confermo quindi la realtà citata da Nicola Martella, secondo cui un pentecostale nella stragrande maggioranza dei casi è convinto di poter perdere la salvezza.

     Per quanto riguarda le maledizioni generazionali, è difficile poter dire esattamente chi ci crede. Senza dubbio sono soprattutto i carismaticisti che per mania di protagonismo propugnano tali eresie. Si cerca un demone in tutto, arrivando fino ad avere la sfrontatezza teologica di sostenere che un vero cristiano nato di nuovo «battezzato con lo Spirito Santo» possa anche essere posseduto. Ricordo quando uno di questi leader carismaticisti (Corrado Maggia) fu in visita nella comunità che frequentavo in Svizzera. Quando, alla fine della sua predica, fece l’appello invitando coloro che credevano d’essere posseduti ad andare avanti per farsi liberare, con mio stupore vidi che il 95% dei presenti (membri di chiesa) rispose all’invito. [ Un ex carismaticista a Corrado Maggia]

     Tali persone hanno però la mente corta e dimenticano che, quando una persona è in Cristo, è una nuova creatura. Se un figlio di Dio è una nuova creatura, non può essere succube di presunte maledizioni generazionali.

     Devo in ogni modo dire che ho apprezzato l’esposizione del fratello Viel, anche se non condivido ciò che ha detto sulla maledizione divina. Il testo biblico afferma che Dio punisce il male dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione, ma usa misericordia fino alla millesima generazione. Dobbiamo, secondo il suo ragionamento, attendere 40.000 anni per godere delle benedizioni divine?

     Non credo sia corretto quindi il concetto che ha esposto in merito. Inoltre il nostro Dio è un Dio misericordioso verso i suoi figli, ma è anche un Dio che fa giustizia.

     Condivido pienamente la sua conclusione. Il «cristianesimo» di questi ambienti estremi mette sempre più al centro il potere umano, e ci si rivolge a Dio quale fonte d’energia, per ottenere sempre più potere (unzione).

Il cristianesimo biblico al contrario presenta un Dio che ha il potere assoluto in ogni cosa e fa ciò che vuole. Noi confidiamo nella sua misericordia e nella sua Parola, che ci guida nella verità, e non nelle energie e strategie mistiche che vanno di moda ultimamente. Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? {17 maggio 2008}

 

Nota editoriale: Ho messo il contributo di Gaetano qui, sebbene sia arrivato dopo, poiché egli non conosceva ancora la risposta di Andrea, che quindi risponde anche alla sue osservazioni.

 

 

7. {Andrea Viel}

 

Nota editoriale: Ho scritto ad Andrea che, prima di mettere in rete il contributo di Nicola Berretta, volevo che egli rispondessi alle sue rimostranze. Ad Andrea ho già scritto precedentemente che le sue riflessioni sono degne di maggiore analisi e verifica. Gli ho anche confessato che ho tradotto a suo tempo dall’ebraico il testo di Gn 4 nel mio libro «Le Origini 2» (Esegesi delle origini) e non ho trovato nel testo quanto da lui enunciato. Inoltre nessuna delle traduzioni letterali in mio possesso afferma ciò, neppure la Settanta (la traduzione greca dell’AT), che gli studiosi giudei tradussero in greco nel 3° secolo a.C. Gli ho scritto pure che le rimostranze di Nicola Berretta riguardo a Es 20,6 sono pertinenti. Gli chiesi: Che risponderesti? Ecco la sua interessante risposta, che ha tratto dai commentari rabbinici. {Nicola Martella}

 

Caro Nicola, il testo che io uso per Genesi è la pubblicazione del Kumàsh-Bereshìt nell’edizione ebraica Avishay Namdar a uso strettamente ebraico per gli ebrei italiani, con commenti di Rashi.

     Per il resto ti riporto un commento rabbinico che forse spiega con più accuratezza quello che ti ho già inviato. È inutile che ne faccio una parafrasi come se fosse mio. HaShem [= il Nome, ossia il Signore, N.d.R.] ci vede.

 

*°*°*°*°*°*°

 

Il verso 4 dice che le punizioni per gli idolatri possono essere ritardate fino alla quarta generazione. La difficoltà di comprendere questo concetto è riportata nel Talmud (Sanhedrin 27b): dal momento che la Torà stessa dichiara che «i padri non moriranno per le colpe dei figli e i figli non periranno a causa delle colpe dei padri; e un uomo morirà solo a causa dei suoi stessi peccati» (Deuteronomio 24,16), come può la Torà contraddire se stessa e dire, come nel nostro verso, che la punizione verrà inflitta alle future generazioni? Il Talmud risponde che le generazioni sono punite solo se i figli ripeteranno i peccati dei loro genitori, come se fossero «loro».

     La chiave d’entrambe le spiegazioni è che i figli condividono la responsabilità per le violazioni, solamente se essi adottano i comportamenti sbagliati come se fossero propri. Se i figli condividono gli stessi comportamenti vietati, allora due, tre o quattro generazioni potranno essere considerate compiacenti nelle trasgressioni.

     Secondo i maggiori commentatori, HàShem è paziente con i peccatori finché la misura non è colma. Se il Signore dovesse punire le persone o le nazioni non appena queste trasgrediscono nessun uomo potrebbe sopravvivere alla Sua collera. Ma questa non è la Sua via.

     Nella Sua sapienza HàShem invece decreta di trattenere le punizioni per dare agli uomini l’opportunità di redimersi, per dare alle nuove generazioni l’opportunità di fare meglio, alfine di far nascere buone opere da ogni uomo.

     Il Signore però mette un limite oltre il quale i malvagi non possono accumulare azioni sbagliate; fino a quando il limite non è raggiunto HàShem si trattiene dal punire, un volta raggiunto il limite HàShem non aspetta di più.

     Nel caso d’una famiglia, il nostro verso dice che HàShem potrà non punire i peccati per quattro generazioni; la crescente accumulazione d’azioni malvagie è operata di generazione in generazione, ma non accade che nessuno rimanga impunito per più di quattro generazioni. Ma se la misura è colma prima, la punizione sarà inflitta a quel punto.

     Al contrario in nessun caso i discendenti innocenti saranno puniti per le colpe dei loro padri e sebbene quest’idea della punizione ricade sulle successive generazioni, l’ultima delle generazioni non verrà punita.

 

E che uso bontà fino alla millesima generazione per coloro che m’amano e osservano i miei comandamenti

     R’ Shimon ben Elazar insegna: colui che serve HàShem con amore, sorpassa colui che serve HàShem con timore. Le Scritture sottolineano i meriti di coloro che si sottopongono ai comandamenti con amore che dureranno per due generazioni; si legge infatti nel Deuteronomio (7,9) che coloro che prendono i comandamenti con timore sono premiati con i meriti che si proiettano solo sulla generazione successiva.

     Ramban definisce coloro che M’amano i martiri che con felicità hanno sacrificato la loro vita per amore della Gloria di HàShem. Essi sono coloro che non riconoscono alcuna divinità oltre il Signore e rifiutano di prostrarsi agli idoli, anche se minacciati con la morte. A queste persone la Torà dice: «E tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima».

     Poiché Abramo rischiò la vita rifiutandosi di prostrasi davanti agli idoli nella città d’Ur di Caldea, il Profeta Isaia lo chiama «colui che M’ama»; gli uomini con minore devozione sono chiamati «coloro che prendono i Miei comandamenti».

 

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Ovviamente «millesima generazione» proprio per la nota di Nicola Berretta, è un tempo talmente lungo, che va oltre il tempo dell’uomo e, quindi, ha una idea di «in eterno»; allo stesso modo per cui la quantificazione di Lamek (settantasette volte sette) indica un lungo periodo di tempo. Spero che il mio intervento sia sufficiente. {15 maggio 2008}

 

Nota editoriale: Anch'io posseggo l'opera «Kumàsh-Bereshìt», citata da Andrea Viel (Mamash, Carugate, Mi, 2006). Essa è edita da rav Shlomo Bekhor. Su di lui si veda la mia recensione di un'opera preliminare da lui curata ed edita dalla stessa casa editrice: Primi grandi uomini (Mamash, Carugate, Mi, 2003). Ambedue le opere sono parafrasi del testo biblico e nei commenti e nelle interpretazioni sono piene di materiale leggendario (in Gn 4 ad esempio Lamek sarebbe stato cieco e avrebbe ucciso Caino per sbaglio). Ciò non toglie che le riflessioni riportate siano degne di essere tenute in considerazione e siano fatte oggetto di maggior approfondimento e analisi.

 

Per la lenta involuzione giudaizzante, avvenuta in Andrea Viel, e per la sua successiva conversione al giudaismo storico, rimandiamo ai seguenti articoli (si vedano anche i temi connessi): Andrea Viel ha rigettato Gesù quale Messia; Dalla luce di Cristo alle tenebre del giudaismo; Falsi maestri fra i giudeo-messianici odierni.

 

 

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► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/T1-Maled_generaz_parla_Car.htm

14-05-2008; Aggiornamento: 03-07-2010

 

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