Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

La fede che pensa — Accettare la sfida nel nostro tempo

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico

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La salute fra scienza, religioni e ideologie — Malattia e guarigione 1

  Ecco le parti principali:

La questione della medicina e delle sue alternative

Guarigione e problematica

La medicina e la Bibbia

 

Dizionario delle medicine alternative — Malattia e guarigione 2

  Ecco il procedimento usato per i singoli temi:

Presentazione del metodo o della problematica

Analisi critica scientifica, medica, razionale

Punto di vista biblico e valutazione della questione nel cristianesimo

Possibili alternative.

 

Inoltre ci sono anche queste parti:

Fatti, casi ed eventi nella paramedicina

Registro delle voci

Registro ragionato delle voci

 

Vedi al riguardo le recensioni.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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È LECITO UTILIZZARE GLI ANIMALI A BENEFICIO DELL’UOMO?

 

 a cura di Nicola Martella

 

Vengono chiamati «animali da laboratorio» oppure «cavie». Alcuni di loro sono incroci particolari, come tali non avrebbero molte chance di vita fuori dei laboratori e non hanno mai visto la luce del sole o vissuto all'aperto. Altri animali vengono comprati dalle industrie farmaceutiche e cosmetiche (esiste anche una specie di «mafia» specializzata nel «procurare» tali cavie) e vengono usati per i loro esperimenti.

   È lecito utilizzare gli animali a beneficio dell’uomo? C'è una differenza se gli animali sono usati dalle industrie che producono farmaci o da quelle che producono cosmetici? Esiste una «dignità» dell'animale da laboratorio? Che cosa hanno da dire al riguardo gli addetti ai lavori? Che cosa afferma la Bibbia al riguardo? Che cosa ha da dire l'etica cristiana?

 

Per l’approfondimento si veda Nicola Martella, «L’antico Testamento e l’ecologia», La salute fra scienza, religioni e ideologie, Malattia e guarigione 1 (Punto°A°Croce, Roma 2003), pp. 122-128.

 

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I contributi sul tema

(I contributi rispecchiano le opinioni personali degli autori.

I contributi attivi hanno uno sfondo bianco)

 

1. Nicola Berretta

2. Egle Paolucci

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Clicca sul lemma desiderato per raggiungere la rubrica sottostante

 

 

1. {Nicola Berretta}

 

Desidero approfittare di questo spazio offerto da «Fede controcorrente» per stimolare una riflessione che, per quel che mi riguarda, non è puramente teorica, ma mi coinvolge in prima persona. Fino a che punto è lecito utilizzare gli esseri viventi a beneficio dell’uomo? Su quali basi possiamo proporre una corretta teologia biblica riguardo al rapporto uomo-animale?

     Questi temi sono oggigiorno un cavallo di battaglia di movimenti ambientalisti. Essi, nelle loro frange più estreme, giungono non solo ad affermare la necessità di tutelare la vita di tutti gli esserti viventi, ma anche a garantirne dei «diritti», dove questa parola assume un valore etico paragonabile all’affermazione dei «diritti dell’uomo». Sulla base di questi diritti, viene contestato l’utilizzo degli animali per fare dalle loro pelli dei capi d’abbigliamento. Ne viene contestato l’utilizzo anche per il puro piacere ludico dell’uomo (vedi i movimenti contro la caccia). Sotto tiro vi è anche il loro uso nella sperimentazione bio-medica (vedi i movimenti anti-vivisezionisti). Alcuni arrivano anche fino al rifiuto di usufruirne come cibo (movimenti vegetariani).

     Quale è l’atteggiamento che un credente deve assumere di fronte a queste problematiche? Non deve a mio giudizio sfuggire il fatto che questo tipo di sensibilità è conseguenza di due fattori principali:

     1) Il primo fattore dipende dall’introduzione di filosofie religiose orientali, di natura panteista, per cui la vita manterrebbe un carattere divino in tutte le sue forme espressive.

     2) Il secondo fattore dipende dalla cultura evoluzionista che caratterizza il pensiero moderno, per cui la differenziazione che vediamo oggi tra le specie sarebbe solo quantitativa e non qualitativa, provenendo tutti da uno stesso antenato comune. Questa visione, tra l’altro, si riflette nel fatto che la vita animale richieda di essere tutelata in relazione alla sua vicinanza evolutiva all’uomo (usare dunque per la sperimentazione una Drosophila melanogaster — moscerino della frutta — non è equivalente a usare un macaco o uno scimpanzé).

     I credenti di fronte a questo tipo di tematiche possono cadere nell’errore di sfuggirle, giustificando dunque l’utilizzo più scellerato degli animali, magari proprio a causa delle radici non-bibliche sopra citate. Oppure invece possono abbracciare emotivamente le posizioni dei movimenti ambientalisti, non rendendosi conto delle basi filosofiche che vi stanno alla base. Risulta dunque urgente porsi la domanda se esista una teologia biblica sull’uso degli animali per il beneficio dell’uomo.

     Non credo esistano dubbi sul fatto che l’uomo sia autorizzato a usare gli animali come fonte di cibo. Questo è chiaramente espresso in Gn 9,3. Per quanto in seguito vengano introdotte normative riguardanti gli animali puri e impuri che possono o meno essere usati come cibo (Lv 11), resta chiaro che all’uomo è data l’autorizzazione ad «ammazzare e mangiare» (Atti 10,13). L’uccisione di animali è ovviamente anche prevista nell’ambito sacrificale, secondo normative procedurali descritte soprattutto nel Levitico. Queste evidenze bibliche possono giustificare l’uso degli animali per qualsiasi scopo?

     A questo riguardo, risulta un grave monito la seguente affermazione di Dio: «Certo, io chiederò conto del vostro sangue, del sangue delle vostre vite. Ne chiederò conto a ogni animale. Chiederò conto della vita dell’uomo alla mano dell’uomo, alla mano di ogni suo fratello» (Gn 9,5). Certamente questo verso fa principalmente riferimento al fatto che ogni uomo che ha sparso il sangue di un altro uomo ne dovrà rendere conto a Dio, ma mi chiedo se suggerisca anche una nostra responsabilità sullo spargimento di sangue di animali (dove per «chiedere conto» non si intende necessariamente una condanna, ma una consapevolezza dei limiti entro cui ci è consentito spargere sangue). Da questo punto di vista, questo brano suscita in me un forte richiamo, perché, in quanto biologo impegnato in attività di ricerca sperimentale, spargo sangue animale quasi ogni giorno. Come ogni credente, è con Dio e con la sua Parola che devo confrontarmi, ed è dunque urgente per me sapere se, e in che termini, Dio mi chiamerà in giudizio per il sangue che sto spargendo. Forse per molti questa sarà una domanda puramente accademica, ma per me è una domanda viva e reale, che richiede una risposta chiara, e non un’opinione spassionata.

     Il motivo più noto per cui viene fatta la sperimentazione sugli animali è quello di scoprire nuove strategie applicative per combattere determinate malattie (verifica di nuovi farmaci, studi sulla tossicità di determinati prodotti, pratica di nuove tecniche di intervento chirurgico o di nuove tecniche diagnostiche, eccetera). Da questo punto di vista ci si può però chiedere se il benessere fisico dell’uomo sia un fine di per sé sufficiente a giustificare l’uso degli animali. Spesso nei dibattiti televisivi sull’argomento i due contendenti si scontrano proprio su questo punto, e i fautori dell’uso degli animali fanno leva proprio sui benefici alla salute umana che l’utilizzo degli animali nella sperimentazione ha indubbiamente portato. Da credenti credo però che sia opportuno porci la domanda se questi benefici siano di per sé sufficienti. Esistono priorità che vanno ben oltre il nostro benessere fisico (Mc 8,36; 9,45), e sarebbe del tutto anti-biblico se noi giustificassimo la sperimentazione animale solo su questa base. Allo stesso tempo però la libertà che ci è data di utilizzare gli animali per il nostro sostentamento (Gn 9,3) potrebbe anche estendersi alla nostra «salute» in senso più generico. Come dunque usiamo l’animale per la nostra salute alimentare (per non morire di fame), così possiamo usarli anche per altri aspetti della nostra salute fisica (ad esempio, per non morire di tumore).

     Continuando però in questo commino di esposizione sincera, devo riconoscere che la sperimentazione animale non è fatta solo per scoprire nuove terapie utili per l’uomo. Per quel che mi riguarda, non essendo io un medico, il motivo principale è piuttosto la curiosità di conoscere e scoprire i meccanismi che stanno alla base del funzionamento di determinati organi. Un po’ come quei bambini a cui viene regalato un giocattolo e lo smontano per capire come funziona. Indubbiamente, scoprire dei meccanismi di funzionamento di un organo sono utili affinché si possa intervenire opportunamente in caso di «rotture», per cui mi fa piacere pensare che il mio lavoro possa essere usato da altri per interventi più pratici legati alla salute dell’uomo. Devo però onestamente riconoscere che questa eventualità, per quanto vista da me con favore, non è una motivazione forte tanto quanto il desiderio di conoscere, indipendentemente da possibili applicazioni terapeutiche. Questa «conoscenza» non è poi un puro esercizio intellettuale, ma un modo di scoprire ancora di più le meraviglie del creato e trovare ulteriori motivi per adorare quel Dio che ci ha fatto in modo meraviglioso e stupendo (Sal 139,14).

     Al di là però di questo, che potrebbe da molti essere visto come un bel paravento spirituale al mio egoismo infantile, è giustificabile uccidere animali per «conoscere»?

     Mi sembra ovvio che l’esposizione di una corretta teologia sui limiti entro cui è possibile uccidere degli animali debba portare me a riflettere sulle mie responsabilità quando spargo sangue nel mio lavoro, ma anche tutti coloro che d’estate, con non curanza, accendono quel fornelletto con le pasticche di insetticida, per liberarsi di quelle zanzare che gli procurano, non dico la malaria, ma un fastidioso prurito cutaneo.

 

 

2. {Egle Paolucci}

 

Ho letto la riflessione di N. Berretta sulla responsabilità come cristiani di sacrificare animali da laboratorio ai fini di ricerca e studio. Anch’io ho lavorato per diversi anni con animali da laboratorio e spesso mi interrogavo sull’eticità di ciò che facevo, e sulla reale utilità di quel lavoro. Sono convinta dell’utilità della sperimentazione su animali riconoscendo la validità della ricerca volta a conoscere i meccanismi biologici che sottendono ai processi fisiologici e anche patologici del nostro organismo, e penso a tutte le cure farmacologiche che vengono sperimentate su animali. Personalmente mi ha sempre affascinato conoscere, in quanto più mi addentravo e più percepivo la perfezione e l’ordine di Dio, il perfetto Ingegnere e Creatore.

     Nella Bibbia non possiamo trovare degli espliciti riferimenti contro la vivisezione, ciò non toglie che non dobbiamo porci un problema di coscienza etica e di fede. D’altra parte non troviamo neppure un divieto a curare chi soffre, e oggi per curare molte malattie occorre studiarne i meccanismi e questo richiede dei modelli sperimentali, che per affinità genetica sono animali, i più vari in relazione al tipo di studio che si conduce.

     Credo quindi che non ci sia un chiaro divieto ma che dobbiamo svolgere questo lavoro con coscienza, rispetto ed etica, in quanto pur riconoscendo la differente dignità di fronte e Dio tra uomo e animale, anch’essi sono esseri viventi e meritano rispetto poiché anch’essi occupano una scala gerarchica nella creazione. Non credo ci sia una risposta chiara e definitiva, ma se qualcuno volesse illuminare me e Berretta sarei lieta di ascoltare.

 

 

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► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/_Sci/T1-Etica_animali_MeG.htm

26-04-2007; Aggiornamento: 05-07-2010

 

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