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Tutto era partito dal tema «Le
traduzioni della Bibbia sono fiori e spine», a cui un lettore
(Antonio Leonelli), rispose in modo lapidario e sibillino: «Non perdete tempo!
Leggete Darwin ed Einstein».
{21-05-07}
Secondo lui occuparsi della Bibbia
è una perdita di tempo. Propone di leggere un autore del 19° secolo e uno del
20° secolo come fonte per avere maggior lumi di conoscenza. Si pone quindi il
tema della fonte della conoscenza. Qual è quindi la garanzia di una conoscenza
verace e autorevole?
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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Primo
{Nicola Martella}
▲
Simpatica frase concisa
e a effetto. Purtroppo il lettore non dice il perché.
Umiltà sua, dà però un consiglio impellente! Perché
leggere Darwin, visto che le sue tesi sono considerate
con «sufficienza» da diversi autorevoli evoluzionisti
odierni?
Lo stesso Darwin aveva rispetto della Bibbia, non era
agnostico. Di Einstein abbiamo diverse affermazioni su
Dio e la Bibbia, a cui non era contrario; anzi ha
attinto dalla Bibbia diversi tratti del suo pensiero.
In
ogni modo, ricordiamo le parole di Gesù: «Il cielo e
la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»
(Mt 24,35). Tutti i pensatori e filosofi troveranno
altri che li smentiranno. Gesù ha preso qui un impegno
che le sue parole non passeranno di moda né di
attualità. Quindi vale la pena occuparsi delle parole di
Dio e di quelle di Gesù.
Secondo
{Antonio Leonelli}
▲
La Bibbia (escluso il Vangelo) è un insieme di turpitudini e nefandezze e quindi
non può essere stata ispirata da Dio. La parola di Dio è nei libri di Voltaire,
Beccaria, Einstein. {24-05-07}
Desidero chiarire il mio pensiero. Ho parlato
di Darwin e Einstein, di Voltaire o di Beccaria, ma avrei potuto aggiungere i
nomi di tutti coloro che, con i loro scritti, hanno cambiato drasticamente la
visione del mondo, sia dal punto di vista etico che cosmologico. Sono convinto
che Essi hanno potuto distinguersi dal resto dell’Umanità proprio perché
ispirati da Dio, esattamente come gli autori della Bibbia. Con una differenza:
quando Dio ha ispirato i testi biblici, ha dovuto usare un linguaggio elementare
per essere compreso dagli uomini del tempo,
come fa un padre quando parla al suo bambino di cinque anni. Mano a mano che il
bambino cresce, quel padre cerca di dare spiegazioni sempre più precise,
approfondite e veritiere. La stessa cosa fa Dio, che è Padre di tutti noi, e non
può aver cessato di parlarci dopo i tempi della Bibbia. Ha continuato a farlo e
in modo sempre più preciso, adeguando via via il Suo linguaggio alla nostra
sempre maggiore capacità di capire. È per questo che, se vogliamo illuminarci
nella ricerca della Sua verità, non dobbiamo fermarci a elucubrare sulla Parola
che ci ha detto quando non eravamo ancora in grado di capire molte cose (come
bambini di cinque anni, ai tempi della Bibbia) ma ci dobbiamo sforzare a
studiare la Sua parola più recente, certamente più difficile da capire, ma degna
del livello di maturità da noi raggiunto oggi. È stato Lui ad aprire le menti di
Voltaire, Beccaria, Einstein. Anche di Darwin, che non è affatto «guardato con
sufficienza» dagli scienziati, perché l’evoluzione non è una semplice teoria, ma
un dato di fatto confermato ogni volta che viene completata la mappatura del
genoma d’una nuova specie animale (tra le più recenti, il babbuino e
l’ornitorinco) e si scopre che una grossa percentuale è identica a quella del
genoma umano. Bisogna tenersi al corrente di queste scoperte, perché è
soprattutto attraverso d’esse che Dio ci parla oggi e ridimensiona la nostra
pretesa di sentirci speciali. Lo aveva già fatto quando ha ispirato Galileo,
Copernico, Keplero, rivelandoci che noi uomini non siamo al centro
dell’Universo, come invece ci aveva fatto credere da bambini, per infonderci
sicurezza. Ce lo ha rivelato solo nel Seicento, perché ha ritenuto che in quel
momento eravamo ormai maturi per accettare una verità così sconvolgente, molto
più di quella di Darwin. Possiamo sempre illuderci che la Terra sia al centro
dell’Universo, né che siano mai esistiti i dinosauri (vissuti per centinaia di
milioni d’anni e poi scomparsi milioni d’anni prima della comparsa dell’Uomo), e
ignorare le Parole che Dio ci sta dicendo oggi, attraverso il lavoro serio e
intelligente di milioni di studiosi di tutto il mondo che trovano, analizzano,
confrontano, enormi quantità di reperti fossili in Paleontologia o di geni in
Biologia Molecolare. Come ogni adulto che non vuole crescere, possiamo sempre
cullarci nelle Parole tranquillizzanti che nostro Padre ci ha detto quando
eravamo bambini, ma questo non ci aiuta a trovare l’illuminazione della Verità. {28-05-7}
Terzo
{Nicola Martella}
▲
Ho mandato il tutto a Fernando De Angelis, curatore del
settore «creazione-evoluzione» del sito [►
Proiezioni Culturali;
►
Dizionario
sull'evoluzione] perché ti risponda. Egli ha pubblicato
opere su questo particolare tema. Sta
pubblicando attualmente un libro proprio su creazione ed
evoluzione [►
Trattato critico sull’evoluzione].
Appena la risposta sarà disponibile, ti metterò al
corrente. Inoltre ho chiesto anche il parere di Nicola
Berretta, biologo; anch'egli ha scritto su creazionismo
ed evoluzionismo su «Lux Biblica», una rivista
teologica.
Quarto
{Antonio Leonelli}
▲
Non so quali titoli abbia il sig. Nicola Martella per
parlare di evoluzione. Ha partecipato a campagne di
scavi paleontologici? Sa come si datano i fossili? Ha
idea di come si mappa un genoma? Quante mandibole di
ominidi ha confrontato? Consiglio a tutti e anche a lui
di leggere l'illuminante testo di Juan Luis Arsuaga,
Luce si farà sull'origine dell'uomo (Feltrinelli,
2001).
{28-05-7}
Quinto
{Nicola Martella}
▲
Antonio, vedo che non sei interessato a un confronto, ma
solo a fare illazioni. Perché? Ti ho appena scritto che
ho passato la tua e-mail all'esperto di
creazionismo-evoluzionismo di «Fede Controcorrente»;
egli ha già scritto libri sull'argomento e molteplici
articoli sul mio sito. Ma pare che non ti interessa
ascoltare, ma ti ritieni l'unico sapiente e l'unico
esperto in materia.
Il mio non è un forum, dove arriva tutto ciò che si
manda, ma è un portale, dove si pubblicano solo cose
serie e documentate. Finora ho letto solo proclami e
nell'ultimo contributo solo domande retoriche
— che si possono
semplicemente rigirare al mittente («E tu
hai mai...?»), insieme con tante altre domande che mi
risparmio. Se non hai la pazienza di aspettare una
risposta da un tuo interlocutore, mi sembra che non vuoi
discutere, ma fare solo ideologia. Ciò non getta buona
luce su di te.
Sesto
{Antonio Leonelli}
▲
Intanto mi scuso perché avevo capito che Nicola Martella
fosse l'autore del libro in uscita. Per il resto,
concordo sul fatto che non sono interessato a
confrontarmi con Voi, ma ho solo risposto alla Vostra
e-mail del 19 maggio che non avevo sollecitato. Mi rendo
conto che non posso dialogare con chi pensa di trovare
le Verità cosmologiche (sull'Universo, sulla vita, ecc.)
e quelle etiche nelle pagine di vecchi libri ormai
superati sia dal dal punto di vista scientifico (dai
tempi di Copernico) che da quello etico (dopo i crimini
nazisti, l'obbedienza cieca non è più un valore e non lo
sono mai stati l'intolleranza, l'inganno, l'incesto,
praticati largamente dai principali
protagonisti del Vecchio Testamento). Quanto alle mie
«domande retoriche» sono il minimo che si può chiedere a
chi pretende di scrivere su argomenti così
specialistici. Per quanto mi riguarda, riconosco la mia
ignoranza, che cerco indegnamente di colmare leggendo
libri come quello che vi ho consigliato o altri che sono
il frutto del lavoro sul campo di eminenti studiosi, che
prima di avanzare illazioni sottopongono le proprie
conclusioni alla critica basata non su vecchi libri ma
su altre osservazioni sul campo. Nonostante ne abbia
letti molti, non mi sognerei mai di scrivere un libro
sull'evoluzione, dato che non sono in grado di
distinguere un fossile di Homo Sapiens da uno di
Neanderthal. Se altri, in analoghe condizioni, si
sentono di farlo, facciano pure! {28-05-7}
Settimo
{Nicola Berretta}
▲
Credo che Antonio Leonelli confonda la
necessità d’usare un linguaggio semplice nei confronti di chi non si reputa
ancora in grado di comprendere, col plagio e la mistificazione. Se è pur vero
che, quando ci rapportiamo con un bambino, siamo tenuti a comunicare con loro
utilizzando termini accessibili alla loro comprensione, sarebbe del tutto errato
se questa necessità d’essere semplici ci facesse sentire autorizzati a
trasmettere loro delle fandonie. Col crescere, i bambini perderebbero la fiducia
nei loro genitori.
Che fiducia potrei avere io oggi in un Dio
che mi ha comunicato cose errate, ritenendomi non in grado di comprendere la
verità? Non potrebbero allora anche le «verità» che adesso Dio mi
trasmetterebbe attraverso Voltaire, Einstein o Darwin essere altrettante bugie
fuorvianti, rispetto a una «verissima verità» che forse, se
proprio gli aggraderà, Dio comunicherà all’uomo tra un paio di miliardi d’anni?
Noto infatti nel Signor Leonelli un
ottimismo positivista di cui non mi è chiara l’origine oggettiva. Cosa gli
assicura che l’essere umano sia oggi così «adulto», per cui Dio si è compiaciuto
di rivelargli la verità? Non potrebbero quelle di Darwin essere bugie
infantili, alla stessa stregua di quelle che avrebbe in precedenza rivelato
attraverso la Genesi, o in altre parti della Bibbia? E se tali potrebbero
teoricamente essere, perché dare a loro più credito della Bibbia stessa?
Questa mia critica ha ovviamente un senso,
a meno che non s’abbia una certezza del fatto che l’uomo sia oggi divenuto
«adulto» e non sia più il «bambino» di 2 o 3.000 anni fa. Questa certezza però
deve essere maturata «all’esterno di sé», non è infatti il «bambino»
colui che è autorizzato a definire il momento quando non lo è più. Mi viene ad
esempio in mente mia figlia, che già a quattro anni parlava del suo passato
esordendo con un tenero, ma ridicolo: «Quando ero piccola,…» !!!
Concordo in ogni caso con lui quando
afferma l’alta considerazione di cui gode Darwin nella comunità scientifica,
giusta o sbagliata che sia. Darwin, con la sua teoria, ha dato un contributo
essenziale allo sviluppo della biologia, così come di altre discipline
scientifiche, nel corso di tutto il 20° secolo. Il problema nasce, come sempre,
dalle estrapolazioni non provate che sono nate da queste teorie. Forse Antonio
Leonelli non considera il fatto che i nostri geni sono perlomeno al 30% uguali a
quelli dei fiori (tralascio le percentuali relative a topi e maiali…). Se da
questo dovessimo automaticamente dedurre che siamo per un 30% simili ai fiori,
allora lo slogan dei ragazzi di Woodstock che si definivano «figli dei fiori»
andrebbe forse preso un po’ più alla lettera... Spero che questo aiuti a
riflettere sul fatto che l’utilizzo di percentuali di somiglianza nel patrimonio
genetico possono avere un significato opinabile. L’affermazione oggettiva
secondo cui il nostro genoma è simile per il 98% a quello d’uno scimpanzé può
essere soggetta a una miriade d’interpretazioni, tra cui
anche quella secondo cui noi e
loro abbiamo progenitori comuni. La capacità di distinguere tra dato oggettivo e
interpretazione del dato stesso è una dote molto rara, anche — e direi
soprattutto !!! — tra gli scienziati. {29-05-7}
Ottavo
{Fernando De Angelis}
▲
Tornare bambini per dialogare?
In questa lettera lei non fa domande, ma espone con assoluta sicurezza la sua
visione delle cose che, a quanto pare, la soddisfa pienamente. Ho via via avuto
contatto con evoluzionisti che godono della massima stima sul piano nazionale e,
in genere, abbiamo potuto avere dei dialoghi amichevoli, con un loro riconoscere
la ragionevolezza di certe critiche che si possono fare all’evoluzionismo:
queste persone le chiamo «gli sportivi» (o «gli atleti») dell’evoluzionismo.
Altri invece sembra che abbiano tutto da insegnare e niente da imparare e, a
volte in modo anche esplicito, non sono in realtà disposti a dialogare
seriamente con chi non è della loro parte: questi li chiamo «i tifosi»
dell’evoluzionismo ed evito d’intrattenermici.
Quando lei scrive che «l’evoluzione non è una semplice teoria, ma un dato di
fatto confermato ogni volta che viene completata la mappatura del genoma d’una
nuova specie», ragiona più da tifoso che da sportivo e non tiene conto che lo
stesso Einstein da lei citato ha dichiarato: «Considero le dottrine
evoluzionistiche di Darwin, Haeckel, Huxley, come tramontate senza speranza» [H.
Muschalek, Dio e gli scienziati (Paoline, Alba 1972), pp. 30s].
Ogni giorno, sul sito
www.dissentfromdarwin.org,
nuovi scienziati firmano un manifesto antidarwinista e qualche mese fa erano già
600. Le nuove scoperte appoggiano al 100% l’evoluzionismo solo se sono
interpretate con quel presupposto, ma a me pare invece evidente che, più si
scopre la complessità degli esseri viventi, più diventa insostenibile
attribuirne la loro origine a meccanismi darwiniani.
Non sto comunque a ripeterle le mie
argomentazioni contro l’evoluzionismo, che può comodamente trovare su
«Proiezioni Culturali» (le consiglierei, in particolare, il «Dizionario
sull'evoluzione»). Spero solo che possa rendersi conto che sulle questioni
dell’origine della vita e delle specie, sulla non contraddittorietà dei messaggi
ricavabili dalla cultura scientifica e umanistica, su chi è Dio e su chi era
Gesù, le questione sono molto più complesse di quanto invita a supporre il
quadretto idilliaco che lei ha fatto e che a me sembra un po’ infantile. Così le
rendo la pariglia: non come vendetta, ma nella consapevolezza che per instaurare
un proficuo dialogo bisognerebbe ambedue non abbandonare l’umiltà dei bambini,
sempre coscienti della vastità di ciò che non sanno. {29-05-07}.
Nono
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Decimo
{}
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Undicesimo
{}
▲
Dodicesimo
{}
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30-05-07; Aggiornamento:
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