|
Alcune asserzioni fatte da Argentino Quintavalle all’interno dell’articolo
Traduzione e interpretazione dei traduttori,
che contiene due distinti contributi (l’altro è di Nicola Martella), hanno
indotto una lettrice a pendere posizione e a chiedere chiarimenti.
Poiché lei ha attribuito erroneamente
tali asserzioni al sottoscritto, ho chiarito che l’articolo di base, a
cui lei ha fatto riferimento, porta il nome di Argentino. Con questo caro amico
abbiamo già dibattuto diverse opinioni controverse su questo sito. È quindi
giusto dare voce dapprima ai due contraenti.
La questione di base è se la cultura corrente generale (e dei
cristiani) e le convinzioni dottrinali dei traduttori (o dei loro gruppi di
appartenenza) abbiano un'influenza sulle traduzioni. Vogliamo certamente
esprimere dapprima a Dio il ringraziamento per le traduzioni che abbiamo
oggigiorno a disposizione e per tutti i traduttori che hanno cercato di essere
il più aderenti possibili agli originali. Detto questo, ci auspichiamo che anche
in Italia possa esserci una traduzione fatta per lo studio biblico, ossia
assolutamente letterale, che rispetti effettivamente i termini originali e che
abbia solo allora nelle note una spiegazione, quando in italiano un'espressione
originale possa essere mal capita (p.es. un «uomo di buon cuore» non è una
«persona generosa», ma un «uomo di buon senno»).
Si
veda pure l'articolo: ►
Errori dei copisti.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
Partecipate alla discussione inviando
i vostri contributi al Webmaster
(E-mail)
I
contributi sul tema
▲
(I contributi rispecchiano le opinioni
personali degli autori.
I contributi attivi hanno uno
sfondo
bianco)
Clicca sul lemma
desiderato per raggiungere la rubrica sottostante
Primo
{Lucia Nillo}
▲
Sono studentessa di Mediazione linguistica e culturale (nuova denominazione del
corso di studi Traduzione e Interpretariato) all’università «L’Orientale» di
Napoli, e sono una credente per scelta e rivelazione; dopo molti anni ho deciso
di definirmi semplicemente cristiana, dopo aver toccato con mano le varie
contraddizioni delle religioni che ho conosciuto e approfondito, anche se non
precludo alcuna svolta al mio percorso spirituale, perché credo che sarà Dio a
guidarlo. Mi auguro che da questa premessa risulti abbastanza chiaro che ho
avuto la grazia di diventare una coscienza critica.
[…] Su «Fede controcorrente» ho letto l’articolo su traduzioni e
traduttori, e c’è un’affermazione che non condivido: «Siamo
pronti a criticare i Testimoni di Geova quando manipolano la traduzione della
Bibbia per giustificare le proprie dottrine, ma qui gli evangelici si sono
comportati né più né meno come i Testimoni di Geova hanno fatto con altri brani
della Bibbia! Questo purtroppo non è l’unico caso».
Quest’affermazione è stato il risultato dell’analisi fatta sul versetto 27
del capitolo 9 del libro di Daniele, in merito al quale l’autore accusa i
traduttori della Nuova Riveduta d’aver introdotto un nome che non c’era nel
testo ebraico. Poco prima però lei stesso ha affermato che nemmeno il pronome
personale «Egli» ha senso come soggetto della frase, perché «il
termine «capo» è in una posizione subordinata ed è molto improbabile che questa
parola possa essere il soggetto del v. 27, dato che non è soggetto neanche del
v. 26».
Per quale motivo l’autore ha posto la luce sul «sacrilegio» commesso nella
Nuova Riveduta e non sull’errore di tutte le altre traduzioni? Quale influenza
della cultura e della società ha intravisto lui in questa sostituzione che ha
chiamato manipolazione?
Riporto di seguito una citazione tratta dal mio manuale di traduzione,
sulla base del cui studio oso porre all’autore queste domande:
«Chiunque
sia, l’autore dell’Antico Testamento ha usato una lingua scritta che non notava
le vocali (ciò vale, tra l’altro, anche per i primi testi coranici); che non
indicava il raddoppiamento consonantico, né ovviamente le maiuscole (come tutte
le scritture semitiche); che non sempre separava le frasi e talvolta neppure le
singole parole. In siffatti originali, scommettere su una combinazione di vocali
o su un’altra, con esiti che modificavano radicalmente la parola e il suo
significato, diveniva un atto di congettura basata sul contesto. (...) È chiaro
, insomma, che, dove esistono testi, esistono interpretazioni ed esiste
fallibilità e che ogni forma di rimaneggiamento d’un testo è soggetta a limiti
umani». [L. Salmon,
Teoria della Traduzione (A. Vallardi
Editore, Milano 2005).]
In virtù di ciò che sto imparando, mi chiedo come possa accusare l’autore
il traduttore della Nuova Riveduta (spero che si riferisse a lui quando ha
utilizzato generalizzando l’espressione «gli evangelici») d’aver manipolato il
Testo Biblico, introducendo un nome al posto d’un pronome, e mi domando inoltre
se egli non abbia mai trovato simili casi di «manipolazione» nelle traduzioni
cattoliche, cosa di cui dubito fortemente perché è impossibile tradurre la
Bibbia in maniera letterale, perché il risultato non avrebbe alcun senso in
italiano, e qualsiasi riadattamento può essere tacciato di manipolazione o
d’interpretazione dal momento che «la fedeltà
a un livello implica l’infedeltà a un altro: il calco semantico preclude la
funzionalità sintattica, il calco sintattico non rispetta il registro, (...) e
così via». [Ibidem.]
Secondo
{Argentino Quintavalle}
▲
Premessa indispensabile
Grazie siano rese a Dio che Diodati ha tradotto la Bibbia in lingua
italiana. Grazie siano rese anche a coloro che dopo di lui hanno reso la
traduzione in un italiano più moderno. Se Dio vorrà a Ottobre 2007 terrò a
Civitanova Marche, in occasione del quarto centenario della Bibbia di Diodati,
quattro giorni d’esposizione pubblica di tale Bibbia, alla quale affiancherò una
Vulgata. Il messaggio sarà chiaro: se avessimo aspettato la chiesa cattolica per
leggere la Bibbia avremmo tutti dovuto conoscere il latino!
Siano rese grazie a Dio anche perché ci ha messo in cuore l’idea di poter
fare sempre meglio: «Chi è santo, si santifichi ancora» (Ap 22,11).
Le questioni di base
Detto questo, parlando non da semplice lettore, ma da studioso che vuol
cercare il meglio, noto che anche noi evangelici abbiamo commesso degli errori
che abbiamo criticato in altre confessioni religiose. Fare autocritica non
significa accusare di sacrilegio questo o quel traduttore, ma significa volere
il proprio bene. Il Signore Gesù non ha forse insegnato che se la tua mano ti fa
peccare, è meglio per te mozzarla? Non significa forse questo esercitare
autocritica verso se stessi? E il Signore Gesù non dice forse che questo è bene?
L’articolo che scrissi e al quale Nicola ha collaborato aveva come
obiettivo quello di mettere in guardia (fare autocritica) riguardo a due
problemi tra loro collegati: 1) La cultura e la società in cui viviamo
influenzano l’interpretazione biblica. 2) L’interpretazione biblica influenza la
traduzione stessa della Bibbia.
Osservazioni alle questioni sollevate
Io ho portato come esempio Daniele 9,27 che — ma ciò è molto soggettivo —
mi ha colpito in modo particolare; qualcun altro avrebbe potuto portare un
esempio diverso dal mio. È un classico esempio di come si vuole dare credito a
un modello interpretativo piuttosto che a un altro. Come ho scritto
nell’articolo questo non è un semplice errore di traduzione, ma è una
alterazione del testo biblico. La Diodati e la Riveduta non erano arrivate a
tanto, ma s’erano limitate a riportare il pronome «Egli», lasciando spazio alle
oneste interpretazioni dei lettori a chi si riferisse.
Il testo ebraico legge: wehigbîr berît
«e confermerà un patto». Il testo non parla d’un «invasore»!
L’espressione ebraica è poco comune; in genere viene interpretata nel senso di «fare
un patto». Tale interpretazione, però, è inesatta, poiché in contrasto con
il termine ebraico che può significare solo «far sì che un patto prevalga» o
«rendere un patto stabile». In altre parole, il patto viene confermato,
non fatto.
Chi è che conferma questo patto? È il nāgîd (principe)
del verso precedente. Nell’Antico Testamento il nāgîd
indica ora la dignità regale (2 Cr 11,22), ora il comando militare (1 Cr 13,1),
ora la sovrintendenza in ambito amministrativo (1 Cr 26,24; 2 Cr 28,7). Al di là
di questi usi profani, però, il termine è adoperato con una connotazione
religiosa per designare l’eletto di Jahwè che condurrà il suo popolo (1 Sm
9,16), e con un senso più strettamente religioso per indicare il sacerdote (1 Cr
9,11). In questi casi nāgîd è posto in relazione con un
ufficio particolare, di cui Dio investe un uomo da lui scelto, mediante il rito
dell’unzione. Continuare lo studio su questa parola mi porterebbe troppo
lontano, mi limito solo a dire che essa mette in luce l’idea d’una investitura
sacra conferita da Dio a uomini scelti per svolgere un compito che aveva un alto
significato religioso, accentuato dalla consacrazione mediante l’unzione. Is
55,4 applica il titolo di nāgîd al re Davide come tipo del
Messia.
Sono disposto però a concedere che mi sto sbagliando, che c’è qualcosa nel
mio ragionamento che inconsapevolmente mi sta portando fuori strada. Resta
comunque il fatto che nel testo non c’è la parola invasore! Metterla
significa voler guidare il lettore a un certo tipo d’interpretazione. E questo è
male non solo quando lo fanno i Testimoni di Geova, ma anche quando lo fanno gli
Evangelici.
L’influenza della cultura e della società che ha portato questa
sostituzione è la convinzione teologica sorta nel 19° sec., secondo la chiesa
verrà rapita in cielo sette anni prima del ritorno del Signore in
giudizio, e i sette anni inizieranno con un patto di pace che l’Anticristo farà
con Israele. Naturalmente non tutti sono d’accordo, ma i traduttori della Nuova
Riveduta hanno voluto identificare il soggetto di Dn 9,27 con l’Anticristo
(l’invasore). Io non ho voluto criticare questa interpretazione biblica, sebbene
abbia qualche dubbio in proposito, ma ho voluto far notare come una certa
convinzione teologica possa influenzare la traduzione della Parola di Dio.
Nota redazionale: Per l’approfondimento cfr. Bernardo Oxenham -
Nicola Martella, «Il rapimento dei credenti», in Nicola Martella (a cura
di), Escatologia biblica essenziale.
Escatologia 1
(Punto°A°Croce, Roma 2007), pp. 224-233. Cfr. qui degli stessi
autori l’articolo «La tribolazione», pp. 246-269. Sulle diverse posizioni
riguardo agli eventi escatologici (premillenarismo storico, amillenarismo,
postmillenarismo, dispensazionalismo) cfr. pp. 25-78.
Per
quanto riguarda il suo testo di traduzione non sono affatto d’accordo laddove
recita: «In siffatti originali, scommettere su una combinazione di vocali o su
un’altra, con esiti che modificavano radicalmente la parola e il suo
significato, diveniva un atto di congettura basata sul contesto». Infatti, la
combinazione di vocali, e quindi il significato del testo, non è stato lasciato
all’arbitrio umano, ma è stato tramandato da Israele, poiché «a loro furono
affidati gli oracoli di Dio» (Rm 3,2). Ai tempi di Gesù si leggeva il testo
ebraico correttamente, non secondo congetture, anche se non c’erano le vocali
scritte e la punteggiatura. I rotoli della Bibbia a uso della sinagoga sono
ancora oggi scritti rigorosamente senza vocali, eppure gli ebrei li leggono
senza alcun problema.
Le altre questioni
Per quanto riguarda le Bibbie cattoliche, sicuramente ci sono errori
anche lì, ma non è il mio sport preferito andarli a trovare, specialmente alla
luce del fatto che ancora nel 19° secolo i chierici e i loro accoliti si
divertivano a bruciare pubblicamente le Bibbie evangeliche.
Per il resto, preghiamo che il Signore susciti, prima del suo ritorno, una
o più persone bilingue (italiano/ebraico) con inoltre una buona conoscenza del
greco, per una traduzione aggiornata della Bibbia (in inglese già è stato
fatto). In attesa andiamo avanti con quelle che abbiamo, ringraziando Dio di
quello che abbiamo.
Terzo
{Lucia Nillo}
▲
Caro sig. Martella, ringrazio sia lei che il sig. Quintavalle della rapidità con
cui avete risposto alla mia e-mail, e mi scuso per aver attribuito a lei
l’articolo, mi sono accorta subito dopo averle spedito l’e-mail che il nome
sotto si riferiva all’articolo successivo... sono stata un po’ sbadata! Pardon!
Per quanto riguarda il commento del sig. Quintavalle sul brano di
traduzione che ho riportato, credo che la disputa tra la sua opinione e quella
della dott.sa Salmon potrebbe continuare all’infinito, in quanto quest’ultima
affronta l’argomento con un approccio laico, mentre suppongo che,
inevitabilmente, il sig. Quintavalle sia più portato a subire l’influenza della
fede; tra i due «litiganti» forse si colloca la mia personale e modesta
posizione (basata unicamente sulla fede, quindi senza alcuna pretesa
scientifica!), secondo cui nostro Signore non avrebbe mai permesso che qualcuno
alterasse il senso delle sue parole, in quanto la Sacra Bibbia è l’unico modo
che all’umanità (dalla morte di Gesù in poi) è stato concesso per conoscere Dio
e la sua Legge.
Certamente il chiarimento del sig. Quintavalle è stato molto dettagliato ed
esaustivo, e quel «noi evangelici» è stato decisivo, per me, per capire da quale
punto di vista è stata scritta la sua critica, e devo ammettere che sono
assolutamente d’accordo sul principio dell’autocritica, perché credo che sia
l’unico mezzo, seppur debole purtroppo, per migliorare le cose.
Anche nel mondo cattolico ci sarebbe bisogno di autocritica, forse molto
più che in quello evangelico, ma le poche voci «controcorrente» non sono
abbastanza forti per contrastare i sistemi di potere e corruzione, di mezzi
illeciti alla luce della Bibbia «giustificati» da fini forse condivisibili, e
così via... ma so bene che questa non è la sede giusta per discuterne… […]
Quarto
{}
▲
Quinto
{}
▲
Sesto
{}
▲
Settimo
{}
▲
Ottavo
{}
▲
Nono
{}
▲
Decimo
{}
▲
Undicesimo
{}
▲
Dodicesimo
{}
▲
22-08-07; Aggiornamento: 25-08-07
|