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Il suicidio — ossia
«l’auto-omicidio» o la «morte data a se stessi» — è
stato da sempre una questione molto dibattuta. Alcuni
hanno affermato che il suicida, togliendosi la vita,
pratichi un arbitrio verso Colui che gliel’ha data, anzi
in tal modo si faccia egli stesso Dio. Qualcuno ha detto
che il suicida commetta un peccato di incredulità.
Per capire come nella cultura religiosa
occidentali si è pensato dei suicidi fin dal Medioevo,
riportiamo la popolarizzazione dantesca di tale idea.
Dante e Virgilio si ritrovano in una foresta dagli
alberi contorti e senza frutti, dove abitano le arpie e
da dove provengono enigmatici lamenti. Su invito di
Virgilio, Dante spezza un ramo, da cui escono sangue e
lamenti, trattandosi in effetti del suicida Pier delle
Vigne, un consigliere di Federico II di Svevia: «Perché
mi scerpi? / non hai tu spirto di pietade alcuno? /
Uomini fummo, e or siam fatti sterpi: ben dovrebb’esser
la tua man più pia, / se state fossimo anime di serpi»
(Inferno, canto XIII). L'uomo-albero dell'inferno
dantesco racconta che tutti i suicidi diventano alberi e
vengono tormentati continuamente dalle arpie. Alla
risurrezione, essendo l'anima d'ognuno di loro rinchiusa
per l'eternità nell'albero, il loro corpo sarà appeso ad
esso, perché non sarebbe giusto che riabbiano il corpo,
di cui essi si sono privati da soli. Ciò contrasta
chiaramente con la dottrina biblica, che non conosce
distinzioni alla risurrezione, se non di quella a
salvezza e a giudizio.
Come si
vede, nel passato si è
visto nel suicida una specie di «maledetto» e di «senza
Dio». A ciò si aggiunga che, credendolo impuro, non aveva alcun diritto di
essere seppellito nel «campo santo», ma solo in terra
non consacrata. (Per la Bibbia tutto il cimitero è luogo
di contaminazione, senza eccezioni!) In campo cattolico
il prete si rifiutava di celebrare il funerale per chi
si riteneva meritasse l’inferno. In campo evangelico
alcuni potevano almeno sospettare che il suicida avesse
perso la salvezza o non l’avesse mai avuta, visto il tal
gesto. È probabile che il suicidio sia stato associato
nell’antichità al tradimento di Giuda e al suo gesto
disperato, dopo aver realizzato di aver tradito il
sangue innocente.
Il suicidio di una
persona cara o di un cristiano che è stato un esempio per
noi, può sprofondarci, oltre che nel lutto, in una grande
confusione e crisi di coscienza. Ciò può succedere anche nel
caso in cui veniamo a sapere dell’auto-morte di un parente o
di un amico.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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I
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Primo
{Giovanni Fogato} ▲
Tempo fa, egli mi ha
scritto a caldo queste parole: «[…] sono in una situazione
difficile e ho bisogno di aiuto. Ti spiego. Un mio carissimo
amico cristiano aveva sua suocera cristiana malata di
depressione e demenza senile che si è lanciata giù da una
finestra del terzo piano di casa sua. Era in cura da uno
psichiatra e prendeva anche delle medicine. Mi dai una mano
su questo argomento così difficile!?».
Secondo
{Nicola Martella} ▲
Caro Giovanni, mi poni una
«domanda da un milione di dollari». Dovendo mancare diversi
giorni, non posso risponderti così in fretta. Ma tu
che ne pensi?
Ti lascio con questo
testo significativo di Romani 8,35-39:
«Chi
ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse
la tribolazione, o la distretta, o la persecuzione, o la
fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? 36Come
è scritto: “Per amor di te noi siamo tutto il giorno messi a
morte; siamo stati considerati come pecore da macello”.
37Anzi, in tutte queste cose, noi siamo più che
vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. 38Poiché
io son persuaso che né morte, né vita, né
angeli, né principati, né cose presenti, né cose future,
39né potestà, né altezza, né profondità, né
alcun’altra creatura
potranno separarci
dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore».
Tutto chiaro?
Confrontati con esso. Verbalizza per iscritto il tuo
processo mentale e le tue riflessioni e mandamele.
Terzo
{Giovanni Fogato} ▲
[…] grazie per avermi
risposto subito! Quando ti ho scritto ero in stato mentale
ed emotivo molto particolare per la notizia della morte di
uno altro mio amico e fratello in fede! Sono sicuro che
siamo salvati e conservati dalla potenza di Dio in Gesù e
che quindi nessuna cosa ci può separare dal suo amore eterno
(Rm 8,39). La notizia della morte tragica di questa sorella,
madre e suocera di cari amici e fratelli, mi ha sconvolto
non poco proprio per la dinamica con cui è avvenuta la
morte, come ti dicevo nel mio scritto precedente: si è
buttata giù da una finestra di casa! La notizia l’ho avuta
in chat su skype. La situazione è abbastanza difficile per
loro; sono sottosopra anche per le varie «sparate» di alcuni
fratelli della loro chiesa (A.D.I.) sulla perdita della
salvezza della sorella e comunicate direttamente alla
famiglia; puoi immaginare come si sentono: sono sconvolti.
Soprattutto se ne fanno una colpa, in modo particolare la
figlia, e non capiscono perché Dio l’ha permesso! Hanno
chiesto aiuto anche a me! La prima persona che mi è venuta
in mente a cui rivolgermi sei stato tu. Non voglio caricarti
di responsabilità, ma sono sicuro che tu puoi darmi dei sani
consigli su come poter aiutare questi fratelli oltre che con
la preghiera. Ho fatto le mie ricerche nella Bibbia. Ma non
c’è nessuna circostanza analoga nella bibbia, non si parla
di nessun «credente», malato mentale morto suicida. Fatta
questa premessa, sono convinto, ma non so loro, che un
vero credente non può «perdere» la salvezza, non per le
sue capacità di conservarla, ma per le promesse di Dio nella
sua parola (Gv 3,16; 1 Gv 5,13). Vorrei tanto poterli
aiutare a trovare le giuste risposte! Questo mio caro amico
sta cercando delle risposte nella Parola, e sono convinto
che «possiamo» aiutarlo in questa sua «ricerca». Lui è
convinto che la suocera sia salva, ma vorrebbe del materiale
da consultare sull’argomento. Per questo ho pensato a te che
hai un ministero della Parola, ti stimo pur non conoscendoti
ancora di persona […].
Quarto
{Nicola Martella} ▲
■ 1. ■
Casi di suicidio nella Bibbia:
Nella Bibbia non ci sono molti esempi di suicidio. Ecco
qui di seguito quelli più rilevanti.
● Timori di
disumana tortura: Saul si gettò sopra la propria spada
per non cadere nelle mani dei nemici che lo avevano
circondato, temendo di essere da loro trafitto e di ricevere
da loro oltraggio (1 Sm 31,4). Oltre all’onta di essere in
balia di crudeli aguzzini, qui Saul temeva di essere
lungamente torturato da loro fino alla morte, dopo una lunga
agonia. Similmente fece lo scudiero di Saul (v. 5) per
disperazione e per timori simili.
● Oltraggio del
prestigio: L’orgoglio può essere causa di un gesto
estremo. Achitofel era un saggio e prestigioso consigliere,
che le azzeccava proprio tutte. Quando egli ritenne che il
suo prestigio e il suo amor proprio fossero stati offesi,
avendo Absalom preferito il consiglio strategico di un altro
(Hušai), se ne tornò a casa e, dopo aver messo a posto le
faccende domestiche, s’impiccò (2 Sm 17,23).
● Disperazione:
Dopo un gesto folle, la coscienza può mordere e ci si può
sentire sporchi e disgraziati al punto che non si vede altra
via d’uscita che uccidersi con le proprie mani. Questo fu il
caso di Giuda, che dopo aver realizzato di aver tradito del
sangue innocente, cercò di impiccarsi (Mt 27,4s) e, durante
questo intento, probabilmente il suo corpo precipitò giù per
la scarpata e il ventre si squarciò (At 1,18).
■ 2. ■ Punti da ponderare: La questione del suicidio non
viene mai affrontata direttamente e in senso dottrinale.
Alcuni vorrebbero applicare il «non uccidere» (Es 20,13) anche al
suicidio («non [ti] uccidere»), ma è illogico poiché poi
bisognerebbe riferire anche gli altri comandamenti a se
stessi: «Non [ti] rubare» (v. 15), «non concupire la moglie
del tuo prossimo [che è in te]» (v. 17), ossia «non
desiderare tua moglie»; tutto finisce nell’assurdo!
Sull’auto-omicidio è
bene non affrettare le conclusioni. Come per altre cose,
quando si è diventati una «nuova creazione» (2 Cor 5,17; Gal
6,15), si può perdere il premio, non la salvezza: «Se
l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso
sarà salvo, però come attraverso il fuoco» (1 Cor
3,12-15). In ogni modo, ciò rientra nei misteri riservati a
Dio (Dt 29,29), che ha su tutto l’ultima parola.
Bisogna considerare
che il cervello è una macchina e come tale può ammalarsi.
Come succede per le droghe, le medicine (o una combinazione
di esse) posso creare stati alterati della mente e produrre
allucinazioni. Ci sono momenti della vita in cui si cade in
un profondo buco nero, si viene catturati dal mostro della
depressione e la situazione pare senza via d’uscita (cfr.
molti salmi). Può succedere che in certe circostanze non si
sia «in grado di intendere e di volere». Purtroppo, sebbene
la comunione è la migliore medicina, può succedere che la
persona «malata» si isoli (ritenendo di non essere
accettata, amata, ecc.) e venga isolata (ritenendo che non
voglia avere contatti, che sia riservata, ecc.). A volte si
trascurano i segnali che il candidato al suicidio manda
ripetutamente. In un ambiente dove la cura reciproca e
costante è normale e in cui tutti vengono coinvolti in
progetti positivi, l’indice di tendenza al suicidio cala
senz’altro. L’isolamento, l’alienazione, il senso
d’inutilità, la percezione di dare fastidio e di essere un
peso, la mancanza di prospettive, la delusione, la
depressione progressiva, i timori nutriti per una possibile
malattia grave e dolorosa e quant’altro nutriscono il mostro
sempre più famelico, per sfuggire al quale l’auto-morte
sembra il «male minore».
■ 3. ■
Domande per la discussione: Può
la tortura subita o temuta (magari sentendo o vedendo altri
casi) essere un motivo per suicidarsi? Si vedano qui i
lager, i gulag e i campi di sterminio. ● 1) Può il suicidio
essere, in casi estremi, un atto eroico, quando si
preferisce l’auto-morte all’evenienza di abiurare la fede o
di tradire altri credenti, facendo nomi e svelando fatti
segreti? ● 2) Come valutare ad esempio Dietrich Bonhoeffer
(1906-1945) che ci ha lasciato pagine bellissime di fede e
di etica, ma che nella prigionia nazista in un campo di
sterminio preferì infine l’auto-morte? ● 3) Qual è il compito e
la responsabilità dei cristiani verso altri cristiani a
rischio di suicidio? Quali sono gli antidoti che la Parola
di Dio prevede all’alienazione e a tutte le cause che sono
alla base del suicidio?
Per l’approfondimento
cfr. Nicola Martella, «L’oppressione spirituale»,
Entrare nella breccia (Punto°A°Croce, Roma 1996),
pp. 122-140. Cfr. qui anche «I disturbi psichici e le
loro cause», pp. 141-160
Quinto
{Gaetano Nunnari} ▲
Il suicidio è un argomento
molto delicato, e personalmente non me la sento di esprimere
giudizi su chi ha compiuto tali atti. Mi sento però in
dovere di mettere in guardia a non relativizzare troppo
questo gesto così estremo. Certo che questa sorella ha
comunque per così dire delle attenuanti. Soffriva di demenza
senile, da quanto ho capito, e quindi non poteva avere le
piene facoltà mentali. Nessuno di noi può sentenziare, Dio è
il giusto giudice.
Credo comunque che sia
doveroso far notare che nessun profeta, o apostolo ha
tentato di porre fine prematuramente alla sua vita, per
evitare pene peggiori. Gesù stesso rifiuto il vino mescolato
con la mirra, che avrebbe potuto narcotizzarlo e quindi
sentire meno sofferenza. Non conosco Dietrich Bonhoeffer, ma
credo che se si è tolto la vita, in fondo non ha dimostrato
una piena maturità, ed è quindi un modello da non seguire.
Credo che bisogna fare attenzione a proporre certi esempi,
perché qualche persona particolarmente labile potrebbe
vedere ciò come una scusante che infine possa giustificare
tale gesto, e compierlo. Credo che sia meglio avere la
convinzione di andare all’inferno, che in un momento di
sconforto commettere tale atto insano.
Sesto
{Nicola Martella} ▲
Nessuno vuol scusare il suicidio, giustificarlo o
istigare a compierlo. Chi lo ha fatto, si è trovato in
una situazione particolare, spesso non razionalizzabile
(«Chi sta sazio, non giudichi chi sta digiuno»!), e
nella maggior parte dei casi neppure preventivata dal
soggetto cristiano. Non mancano neppure le
responsabilità ambientali. In certi casi si tratta di
una lunga lotta all'interno di una grave depressione
psichica; nel proprio ambiente sociale e religioso si
lanciano «segnali» e si cerca un «salvagente», ma
nessuno «entra nella breccia» (cfr. Ez 22,30). In altri
casi è un gesto improvviso e disperato, che a «mente
fredda» non si sarebbe compiuto. In altri casi ancora si
tratta di un tragico incidente, poiché il soggetto si
trova in una tale fase alterata della mente che non
distingue la realtà dall'irrealtà, tra realtà concreta e
realtà virtuale (sogno, allucinazione; cfr. Pr 23,33ss;
Is 29,8); a ciò possono contribuire aspetti psichici
(depressione, malattia mentale, sonnambulismo) e
sostanze alteranti la coscienza (alcool, droghe,
farmaci).
Lo spauracchio dell'inferno contro il suicidio di
un cristiano è un pessimo deterrente (chi si suicida è
normalmente in uno stato alterato della coscienza), una
tara ingiusta addossata al malcapitato (si giudica
ingiustamente di cose che non si può verificare) e una
dottrina che ritengo sbagliata (si «è salvati per
grazia mediante la fede» o no? Ef 2,8). Le
soprastanti domande vogliono aiutare alla riflessione e
all'approfondimento.
Perciò riflettiamo su di esse e su quanto segue:
● 1) Quali sono le
concause che possono portare a tale gesto irrazionale ed
estremo?
● 2) Quale
responsabilità ha in ciò l'ambiente sociale e religioso
in cui tale persona vive?
● 3) Chi o che cosa
può impedire il suicidio?
● 4) Il suicidio è
certamente un «gesto insano», ma è altresì dichiarato
chiaramente dalla Scrittura come un «peccato»? Come
poterlo definire sul piano biblico? ● 5) Un
cristiano suicida perde il suo premio (o parte d'esso,
come per ogni altro inganno; Col 2,18) o la sua
salvezza?
(cfr. 1 Cor 3,12-15).
Settimo
{Argentino Quintavalle} ▲
Se un
cristiano si suicida, viene perdonato?
Questa potrebbe sembrare una
domanda imbarazzante, ma ha una risposta. Nonostante il
cristiano che si suicida commette un grave peccato, egli è
perdonato. Ma, per capire perché è perdonato, prima abbiamo
bisogno di capire che cos’è la salvezza e su cosa si basa.
La salvezza è la
condizione dell’essere salvati dal giudizio di Dio che
incombe sul peccatore. L’unico modo per essere salvati è di
confidare in Gesù per il perdono dei propri peccati (Gv
14,6; At 4,12). Tutti quelli che non credono in Gesù, per
mezzo della fede (Rm 5,1; 6,23; Ef 2,8s) non vengono
perdonati e sono condannati (Gv 3,18). Quando Gesù perdona
qualcuno, gli rimette tutti i suoi peccati e gli dona la
vita eterna, ed egli non perirà mai (Gv 10,28). Egli non dà
una vita eterna provvisoria… altrimenti non sarebbe
eterna.
La salvezza non si basa
su quello che una persona fa. In altre parole, non è
l’ubbidienza alla legge di Dio che può condurre alla
salvezza. Infatti nessuno è salvato per mezzo della legge
(Gal 2,21; Rm 3,24-28). Ma questo non significa che si è
liberi di peccare ogni volta che si vuole. Rm 6,1-3 condanna
espressamente una simile idea. Al contrario, siamo salvati
per la santificazione (1 Ts 4,7). La nostra salvezza è tutta
di Dio: «Siete stati salvati per grazia, mediante la fede»
(Ef 2,8). Tutti quelli che credono e accettano il fatto che
Gesù è morto sulla croce per la loro salvezza, sono in
effetti salvati (Gv 1,12,13). Poiché la salvezza non viene
ottenuta per opere, non può essere persa per opere.
Che dire del peccato
imperdonabile? È forse il suicidio? No. Il suicidio non è il
peccato imperdonabile. Gesù ha parlato del peccato
imperdonabile in Mt 12,22-32. Il contesto si riferisce al
fatto che i farisei hanno accusato Gesù di scacciare i
demoni con il potere del principe dei demoni. Quindi il
suicidio non è il peccato imperdonabile.
Il pentimento è
necessario per la salvezza?
Questa è una domanda
importante e la risposta è sì… e no. Ora, prima che qualcuno
inizi a scagliare le pietre, chiedo di essere ascoltato fino
alla fine. Il pentimento è un risultato necessario
dell’opera di salvezza di Dio, non la causa della salvezza.
Se il pentimento portasse la salvezza, allora la salvezza
dipenderebbe dalle opere; o meglio, dalla cessazione delle
opere cattive. Ma non funziona così, perché anche Giuda si è
pentito dalla sua malvagia azione, eppure invece di cercare
il Salvatore si è suicidato. Dio concede pentimento ai
credenti (2 Tm 2,25). Il cristiano quindi si ravvede dai
suoi peccati; ed è in grado di pentirsi perché si è
ravveduto, non per essere salvato.
In 1 Gv 1,9 leggiamo, «Se
confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da
perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità». La
confessione del peccato e la sua conseguenza naturale, che è
il pentimento, sono elementi necessari della vita cristiana.
Ma che dire di quei peccati che commettiamo senza rendercene
conto? Se noi non li confessiamo e non ci pentiamo di essi,
siamo ancora salvati? Naturalmente lo siamo! Altrimenti,
saremmo sotto la Legge, vivendo ancora sotto schiavitù e
condannati per ogni minima trasgressione. Questa è
schiavitù, non libertà. Gesù ha detto che il suo giogo è
leggero, non pesante (Mt 11,28-30).
Da questo punto di
vista, il pentimento non è la causa della salvezza, ma il
risultato della salvezza. Il credente si pente dei suoi
peccati perché ha fede in Cristo e in seguito, continua a
pentirsi di ulteriori peccati che il Signore gli rivela.
Torniamo all’argomento
del suicidio
Il suicida è uno che si
uccide. La cosa sfortunata per lui è che non può pentirsi
della sua azione. Il danno fatto è permanente. Possiamo
vedere nella Bibbia come degli assassini sono stati redenti
(Mosè, Davide, ecc. ), ma essi hanno avuto l’opportunità di
confessare i loro peccati e di pentirsi. Il suicida non può
farlo. Ma ciò non significa che la persona sia perduta. Gesù
ha portato su di sé tutti i peccati della persona, tra cui
anche il suicidio. Se Gesù ha portato i peccati di quella
persona sulla croce 2.000 anni fa, e se il suicidio non era
compreso, allora quel cristiano non è stato salvato sin
dall’inizio e il peccato di suicidio è in grado di disfare
l’intera opera della croce di Cristo. Questo non può essere.
Gesù o salva completamente o non salva per niente; ma ««tutto
quello che Dio fa è per sempre; niente v’è da aggiungervi,
niente da togliervi» (Ec 3,14).
Il suicidio è sempre
sbagliato?
A questo non posso
rispondere categoricamente perché non posso elencare ogni
possibile situazione. Ma sembra evidente che il suicidio è
chiaramente sbagliato, però perdonabile. Tuttavia, ci sono
alcune categorie generali di suicidio su cui è bene
soffermarsi a riflettere..
■
Suicidio medico assistito:
Non ho mai considerato questo come accettabile. Si presume
che il medico preservi la vita, non che la distrugga. Ma,
negli ultimi anni, la distruzione di vite non ancora nate è
diventata cosa molto comune, la distruzione della vita dei
malati è stato il logico passo successivo.
■
Suicidio per evitare un
lungo tormento:
Se qualcuno è costretto a soffrire in modo straziante per un
lungo periodo di tempo, il suicidio è un’opzione
accettabile? Forse. Ma se ci si trova in questa situazione,
perché non avvalersi dell’assistenza medica per alleviare le
sofferenze? Saul si è suicidato per evitare delle
sofferenze, anche se di genere diverso. Onestamente, non
sono sicuro di come rispondere a questa situazione.
■
Suicidio a causa di
depressione:
Naturalmente, questa non è mai una buona ragione per
suicidarsi. Le situazioni passano e anche la depressione.
Chi è depresso ha bisogno di guardare a Gesù per ottenere
aiuto. La depressione è una cosa reale e potente e va
combattuta con l’aiuto. La depressione grave, inoltre, priva
la mente di lucidità. Coloro che si trovano in tale stato,
vivono una condizione mentale alterata, non nel loro normale
stato psichico.
■
Suicidio dovuto a squilibri
cerebrali: Il
cervello umano è incredibilmente complesso e la letteratura
medica è piena di racconti di persone considerate normali
che hanno commesso un gesto insolito dovuto a un «tilt nel
cervello». Naturalmente questa situazione non rende
giustificabile il suicidio. Penso semplicemente che lo renda
più spiegabile.
■
Suicidio accidentale:
A volte la gente si uccide casualmente. Per esempio
sporgersi troppo da un balcone, può causare la caduta e
quindi la morte. Si può morire anche perché si vuole correre
dei rischi stupidi come giocare con un’arma da fuoco.
Naturalmente non è la stupidità che ci può separare dalla
grazia di Dio, e quindi neanche un incidente.
Conclusione
Il cristiano che si suicida
è perdonato? Sì. Ma il suicidio non è un’opzione. Non
abbiamo il diritto di toglierci la nostra vita. Essa
appartiene a Dio.
Giobbe disse «Perché sono nato?» (3,3-19;
10,18s). «Voglio morire» (6,8,9). La moglie gli
disse: «Maledici Dio e muori» (2,9). Sebbene ha dei
momenti in cui vacilla, tutto fa tranne che perdere la sua
fede in Dio. Così Giobbe diventa per noi un esempio di fede:
avere speranza nella sofferenza. Spetta a Dio determinare la
nostra vita, il quale la controlla secondo la sua volontà,
ed è nostro dovere sottometterci a Lui con ogni umiltà e
ubbidienza, sia nella vita che nella morte.
Ottavo
{}
▲
Nono
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Decimo
{}
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Undicesimo
{}
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Dodicesimo
{}
▲
Aggiornamento: 07-04-07
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