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Qui prosegue il
confronto basato sull’articolo
«I miracoli di Reinhard Bonnke 5»
di Alexander Seibel. Nel primo tema di discussione [►
Fare missione con un «morto» vivente? Parliamone 1]
i contributi sono stati particolarmente «violenti» nei confronti dell’autore e
di me. Di argomentazioni razionali e bibliche però se ne sono viste poche. Visto
che sono arrivati altri contributi, diamo qui l’occasione di continuare il
confronto.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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I
contributi sul tema
▲
(I contributi rispecchiano le opinioni
personali degli autori.
I contributi attivi hanno uno
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bianco)
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desiderato per raggiungere la rubrica sottostante
1.
{Gaio Rannuni}
▲
■
Contributo:
Caro Nicola, dopo che mi sono letto gli interventi di tutti i tuoi «ammiratori»
cosa posso dirti? Eh già caro mio... ricordati che in ogni modo sono tuoi (e non
di sicuro miei!) «fratelli» in Cristo..., infatti si vede dal loro modo di fare.
■ «In
questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chiunque non pratica
la giustizia non è da Dio; come pure chi non ama suo fratello» (1
Giovanni 3,10).
■ E
soprattutto dalle parole del Signore: «Le mie
pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono» (Giovanni
10,27).
■ Inoltre ti ricordo: «Sono
usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei
nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che
non tutti sono dei nostri» (1 Giovanni
2,19).
Chiamiamo le cose
con il loro nome! Altro che «fratelli»!... {19 aprile 2008}
▬
Risposta:
Capisco che la lunga militanza nel movimento carismatico e le esperienze di
prima mano fatte in tali ambienti portino ora, a chi è fuoriuscito da tale
compagine, a vedere le cose con occhi diversi e con una certa radicalità.
Faccio mie le
parole di Paolo: «Ma pure il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando
questo sigillo: “Il Signore conosce quelli che sono suoi”; e: “Si ritragga
dall’iniquità chiunque nomina il nome del Signore”» (2 Tm 2,19). L’apostolo
disse tali parole dopo aver messo in guardia riguardo ai suoi avversari d’allora
dalle «profane ciance», che fanno progredire nella empietà, e dalla «loro parola
[che] andrà rodendo come fa la cancrena» (vv. 16ss), parlando anche di casi
specifici di «uomini… sviati dalla verità» che «sovvertono la fede di
alcuni». Lascio quindi al Signore l’ultima parola e il giudizio proprio in
riferimento a tale verso 19.
Del resto ho
affrontato tali questioni in precedenza e la mia posizione non è mutata al
riguardo. Rimando perciò alla risposta a queste due domande, la prima delle
quali l’hai posta tu stesso:
►
Neopentecostali e neocarismatici sono
«fratelli»? {Nicola Martella} (D)
►
Pentecostali e carismaticisti: distingui
necessari {Nicola Martella} (D)
Dio è stato longanime verso di me, io voglio esserlo verso il mio prossimo,
badando soprattutto a questa raccomandazione che precede le altre parole su
menzionate di Paolo: «Studiati di presentare te stesso approvato dinanzi a
Dio: operaio che non abbia ad esser confuso, che tagli rettamente la parola
della verità» (2 Tm 2,15).
Del resto, poi, ciò che certifica un figlio
di Dio non sono tanto i carismi che ha (o che pretende di avere), ma l’esercizio
del «frutto dello Spirito» (Gal 5,22s).
Un giorno i libri
verranno aperti e ognuno riceverà il premio o il disonore secondo le sue opere.
«Nessuno a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d’umiltà e di
culto degli inviati, affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla
mente della sua carne, e non attenendosi al Capo» (Col 2,18s). Il culto
della personalità, corrisposto specialmente a persone «umili» nel modo di
presentarsi, a unti e santoni, ha fatto da sempre molto danno nelle chiese e
alla sana dottrina.
Guai perciò a chi in
quel giorno si troverà nella seguente situazione: «Molti mi diranno in quel
giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo, e in nome
tuo cacciato demoni, e fatte in nome tuo molte opere potenti?”.
E allora dichiarerò loro: “Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti
operatori d’iniquità”»
(Mt 7,22s). {Nicola Martella}
2.
{Roberta Sbodio}
▲
■
Contributo:
Caro Nicola, ho
letto con interesse e, devo dire, con dolore e stupore i vari articoli su Bonkke
e le varie mail dei lettori, desolanti i vari anatemi...
Ho scritto
personalmente a CfaN di R. Bonkke per chiedere loro se ricevono dei feed-back
dalle persone che guariscono, dove non sia possibile appurare immediatamente la
guarigione. Mi spiego: una persona storpia che si mette a camminare
speditamente, non ha bisogno d’un referto medico, una persona colpita da un
tumore avrà ovviamente necessità d’una dichiarazione di «recessione completa».
Una prova scientifica potrà essere usata come testimonianza per non credenti e
anche per credenti che non hanno forse un’apertura per quelle che possono essere
le manifestazioni soprannaturali di Dio, anche se il più grande miracolo è e
resterà sempre la nuova nascita per
quello che Gesù ha compiuto sulla croce.
Una domanda a
chi dei lettori si è forse già documentato: ma è esistito o esiste un ministero
di guarigione che chieda alle persone guarite di portare dei referti medici per
poterli pubblicare e dare gloria al Signore per la realtà delle cose che
Lui compie ? In modo che tutto sia talmente inequivocabile da
non lasciare spazio a dubbi ? Poi penso che alcune persone, dal cuore duro,
metterebbero in dubbio anche la veridicità d’un referto medico, ma sono certa
che molti «perplessi» lo sarebbero di meno, se ci fosse un «coraggio della
verità», proprio perche Dio non mente!!
Qualcuno mi ha
detto: come la salvezza non si può vedere, ma ci crediamo, cosi è anche per le
guarigioni. A ciò vorrei però rispondere quanto segue La salvezza non si vede
nell’immediato, ma vi posso assicurare che quando una persona è salvata, si
vedono dei frutti... Lo Spirito Santo si manifesta con frutti nella vita, vite
cambiate, matrimoni salvati, ecc. ecc.. Anche Gesù disse che «l’albero si vede
dai frutti». E anche la fede senza le opere è morta. Quando la vita c’è, si vede
in parole molto povere. E allora quando il miracolo c’è, si vede, deve essere
provato, perché Dio è troppo leale e ama troppo la verità per restare sul vago.
{21 aprile 2008}
▬
Risposta:
Chissà se e che cosa ti risponderà l'associazione di R. Bonnke. Su tale tema
rimando alla seguente risposta, che Alexander Seibel ti ha già dato:
►
Guarigioni: in Africa sì e in Occidente no?.
Anche in questo specifico caso vale il motto: «Fidarsi è bene,
controllare è meglio».
La via legittima, indicataci dalla
sacra Scrittura, non è quella di pellegrinare da un «unto» all’altro e
partecipare a spettacoli di guarigione, pieni di suggestione e mesmerismo, ma
quella di chiamare i propri conduttori: «C’è qualcuno fra voi malfermo?
Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel
nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo
ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi» (Gcm
5,14).
Al riguardo rimando, oltre
alla discussione delle guarigioni carismatiche in «Carismosofia»
e alla trattazione pastorale di Giacomo 5 in «Entrare nella
breccia», opera di cura d'anime, anche al seguente
articolo: Nicola Martella, «Vie di guarigione nella cura pastorale: ravvedimento
e unzione», La
salute
fra
scienza, religioni e
ideologie,
Malattia e guarigione 1
(Punto°A°Croce, Roma 2003). Inoltre nel secondo volume di tale opera (Dizionario
delle medicine alternative) metto in guardia in vari articoli dalle
false guarigioni fatte in nome di una spiritualità esoterica spesso
cristianamente addomesticata.
3.
{Gaetano Nunnari}
▲
Devo ammettere che
è sconcertante anche per me vedere queste persone che si dicono cristiane,
anteporre invece poi la superstizione alla parola di Dio. Se non è Dio che
prepara i cuori, è inutile continuare a confrontarsi.
Caro Nicola,
la nota editoriale finale alla fine del
primo tema di discussione rispecchia perfettamente la realtà delle cose. Posso
comunque dire che ho visto personalmente e più d’una volta proclamare miracoli
che in realtà non sono mai avvenuti.
Io stesso ho
vissuto tale esperienza. [►
Cammino dall’arbitrio neocarismatico all’ubbidienza della Parola] Ma quando si vede una persona arrivare in sedia a
rotelle a una «riunione di guarigione» e vedere che tale persona s’alza e
comincia a camminare fra lo stupore della folla, con il guaritore che dal
pulpito enfatizza tale evento, e poi sentir dire al «pastore», che accompagna a
braccetto tale invalido: «Non senti proprio nessun miglioramento?». Tutto questo
ha del fraudolento. L’ho vissuto di persona, e so cosa significa.
Mi vengono in
mente questi versi: «Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria
sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la
pazzia della predicazione. I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano
sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e
per gli stranieri pazzia» (1 Cor 1,21ss).
Costoro sono ancora presenti nella
cristianità, e ahimè gli permettiamo di farsi chiamare evangelici. Essi invece
non ci pensano due volte a chiamare «figlio del diavolo» chi vaglia con la
Parola di Dio i loro sedicenti messaggi. Invito a riflettere i cristiani biblici
su quanto ho detto.
Bravo Nicola, hai tutto il mio sostegno,
sei sempre nelle nostre preghiere. Dio vi benedica. {22 aprile
2008}
4.
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5.
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7.
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URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/Temi/1-R_Bonnke_morvivo2_MeG.htm
23-04-2008; Aggiornamento:
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