Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

«La fede che pensa» — «Accettare la sfida nel nostro tempo»

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico     

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GRAVIDANZA E MATERNITÀ

 

 a cura di Nicola Martella

 

Qui di seguito vogliamo discutere insieme su questo tema che è efflusso dell’articolo «Il suo nome è donna».

     Le donne gravide sono meravigliose e suscitano sentimenti di mistero, rispetto e tenerezza perfino negli uomini più duri, abituati in genere a vedere nel gentil sesso specialmente delle «femmine» o degli oggetti di turbamento sessuale. Ho vissuto direttamente diverse gravidanze di mia moglie e attualmente è incinta anche mia figlia. Nella mia esperienza ho notato una trasformazione misteriosa e meravigliosa della donna in tali periodi. Tranne che in casi particolari o patologici, ella diventa tranquilla (anche i tratti si rilassano), armoniosa, pacata, conciliante, particolarmente femminile; il suo presente è sereno, lo sguardo al futuro la rende speranzosa e fiduciosa. I problemi e i conflitti di sempre, le difficoltà e le circostanze avverse vengono particolarmente filtrati, relativizzati e ammortizzati. (Certo in casi patologici una gravidanza può anche amplificare i malesseri già esistenti.)

     Ho notato che la gravidanza diventa per molte donne anche un toccasana. Alcune trovano in essa la conferma e l’adempimento della loro femminilità. Per altre ciò coincide con un riscatto personale e sociale e godono di essere perciò al centro delle attenzioni e delle premure degli altri. La gravidanza porta in alcune anche una certa forma di guarigione personale e psichica da egotismo, psicosi, complessi di inferiorità, patologie da relazione, eccetera. L’occupazione con l’essere in divenire e col «nido» per accoglierlo distrae da tante cose patogene e da fonti di malessere. Una donna esce in genere da una gravidanza e da un parto in gran parte trasformata, più forte e più capace di vivere.

 

Per l’approfondimento: Sul tema della procreazione cfr. in Nicola Martella, Tenerezza e fedeltà. Sesso & Affini 2 (Punto°A°Croce, Roma 1998), tra altri, i seguenti articoli:

     ■ La riproduzione, pp. 284ss

     ■ La contraccezione, pp. 291ss

     ■ La pianificazione famigliare, pp. 309ss

     ■ La sterilità, pp. 317ss

 

     Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?

Partecipate alla discussione inviando i vostri contributi al Webmaster (E-mail)

I contributi sul tema

(I contributi rispecchiano le opinioni personali degli autori.

I contributi attivi hanno uno sfondo bianco)

 

Salomè Stisabi, ps.

Nicola Martella

Terzo

Quarto

Quinto

Sesto

Settimo

Ottavo

Nono

Decimo

Undicesimo

Dodicesimo

 

Clicca sul lemma desiderato per raggiungere la rubrica sottostante

 

 

Primo {Salomè Stisabi, ps.}

 

Ho vissuto una gravidanza felice e voluta. Tutte le mie amiche mi dicevano che appena sarebbe nato il bimbo mi sarei sentita speciale, piena di gioia per quel che avevo fatto.

     Devo però dire che la prima reazione alla vista del bambino è stata disgusto: fino a quel momento non avevo percepito il bambino come qualcosa di diverso dal mio corpo, ma quando ho visto che quella che era uscita da me era una persona autonoma sono rimasta sconvolta.

     Nei mesi successivi sono andata incontro a una forte depressione e non mi sono sentita veramente compresa da nessuno. Tutti, infatti, s’aspettano che la donna si senta realizzata dalla nascita del figlio. E anche per me così è stato: fin da piccola avevo sognato quel bambino. Ma paradossalmente proprio per questo la mia esistenza mi sembrava senza scopo: quello che dovevo fare nella vita l’avevo fatto, ora non avevo più orizzonti davanti a me, avrei potuto benissimo morire.

     Ormai ho superato da tempo la depressione post-parto, ma da allora mi sento vecchia, anche se ho trent’anni. Il futuro lo vedo nella generazione di mio figlio e io mi sento già nel passato.

     Si aggiunga a ciò che le aspettative sociali nei confronti delle mamme sono enormi, ti schiacciano a tal punto che ti sembra di non aver più la forza di sostenerle. Esse devono allattare al seno (altrimenti non sono abbastanza mamme), ma tenersi in forma (perché devono pur curare il loro aspetto), lavorare (altrimenti non si realizzano), ma tenere la casa sterilizzata (altrimenti al bambino viene l’allergia), devono essere carine con il marito e non fargli mancare mai la cena (altrimenti s’ingelosisce), uscire con le amiche (altrimenti non sono al passo con i tempi). In ambito cristiano, secondo me, è persino peggio, perché all’elenco precedente bisogna aggiungere il partecipare alle riunioni (altrimenti non sono spirituali), facendo tacere in qualche modo magico il figlio (altrimenti sono delle mondane che viziano i figli), stare sottomessa al marito (altrimenti sono ribelli), leggere regolarmente la Bibbia (se no s’attireranno qualche punizione divina).

     Si può uscire da una gravidanza più forti e capaci di vivere, ma una buona parte delle donne che conosco ne è uscita distrutta nella salute e nell’autostima.

     Una volta avevo letto su una rivista che la maggior parte delle donne italiane desidera tre figli, ma poi si ferma dopo il primo. Invece, di raccontarci delle favole sulla bellezza della maternità, sarebbe meglio interrogarci del perché d’un fallimento così clamoroso.

 

 

Secondo {Nicola Martella}

 

Capisco la depressione post-parto, visto che ogni donna — chi più chi meno — la passa. L’intero metabolismo è sconvolto e deve normalizzarsi. Posso capire in parte anche il sentimento di inutilità dopo il parto, se tutto nella vita era concentrato specialmente su quella meta esistenziale; in effetti nella fauna ad esempio certi animali d’acqua, dopo aver deposto le uova fecondate, muoiono a milioni. Ma non dev’essere così fra gli umani: anche dopo aver smesso di essere mamma biologica, si può essere mamma morale per tutti i figli del mondo.

     Capisco le pressioni sociali nei confronti delle donne-mamme. Ciò dipende però anche da quanto ci si voglia far condizionare dai cliché sociali. Quanto alle mamme e alle chiese, chi scrive ha una certa ragione riguardo alle pressioni ecclesiali. Nel primo secolo si trattava di «chiese in casa» (cfr. Rm 16) e ambedue (chiesa e casa) coincidevano; la vita spirituale era integrata in famiglia e viceversa. Non si andava in chiesa, ma si era chiesa… in casa. La «casa» rappresentava la partecipazione a tutte le espressioni della vita, compresa la maternità con tutti gli annessi e connessi. Era normale che ci fossero mamme che allattavano e bambini di tutte le età, sia in casa, sia nella chiesa… in casa.

     In effetti nella costruzione delle sale, si pensa poco alle mamme che allattano o che hanno bambini piccoli; poi però magari si fa i moralisti perché le mamme con neonati non vengano ai culti per lunghi periodi. In Giappone ho visto sale di culto cha avevano stanze apposite per mamme e bimbi, spesso sopraelevate rispetto alla sala. Uno vetro spesso permetteva alle mamme di assistere al culto e altoparlanti permettevano di sentire tutto, mentre potevano allattare i neonati e mente i piccoli bambini potevano giocare con vari giochi. Certe chiese avevano simili salette per età diverse.

     Devo ammettere che non conosco nessuna donna «uscita distrutta [da una gravidanza] nella salute e nell’autostima», sebbene ne conosca tante e viaggi per tutta l’Italia. Certamente ci saranno casi particolari (ad esempio quelli con minaccia d'aborto o con complicazioni varie).

     Certo faremmo bene a «interrogarci del perché d’un fallimento così clamoroso» riguardo alla maternità nella società italiana. Ciò nonostante conosco tanti casi di donne che sono gioiose nella loro gravidanza, e questa non è una favola. Mia figlia è attualmente nell’ottavo mese di gravidanza e vorrei che tante donne fossero pervase un po’ dell’irraggiamento che ella emana. Mi ricorda sua madre.

 

 

Terzo {}

 

 

Quarto {}

 

 

Quinto {}

 

 

Sesto {}

 

 

Settimo {}

 

 

Ottavo {}

 

 

Nono {}

 

 

Decimo {}

 

 

Undicesimo {}

 

 

Dodicesimo {}

26-05-07; Aggiornamento: 28-05-07

 

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