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Nell'articolo «Sindrome di Down e guarigione divina»
rispondevo a una domanda posta da un lettore, che è conduttore di chiesa. Esso
ha suscitato le reazioni di alcuni lettori, a cui diamo la parola qui di
seguito.
Per certi aspetti si veda pure il seguente tema di discussione:
►
Malattie e loro cause.
Si veda pure l'articolo
►
Quali sono le cause del male?.
Nota redazionale: Chiediamo che i contributi vengano firmati con nome e
cognome. I cristiani devono essere «irreprensibili e schietti, figli di Dio
senza biasimo...» (Fil 2,15).
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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I
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Primo
{Poletti8 [?]}
▲
Credo che a volte ci occupiamo di questioni che
non ci riguardano, ma riguardano solo Dio! Questo è il mio pensiero.
{11-10-2007}
Secondo
{Nicola Martella}
▲
Grazie del tuo
pensiero. Ma se dei cristiani sono afflitti da tali
problemi, ad esempio avendo un figlio Down, e cercano da
altri cristiani una risposta, si fa sempre bene a
rifletterci sopra insieme e ad approfondire la tematica,
esercitandosi in preghiera e alla luce della Parola di
Dio, oppure no? Parlandone insieme si può arrivare un
po’ più vicino alla verità oggettiva e possibilmente
aiutare a evitare così concezioni erronee, in chi le
nutre, ed eventuali scelte disastrose che ne conseguono.
Non concordi? Riflettere sull'opera delle mani di Dio
non è sbagliato (Sal 143,5).
Il saggio Salomone sentenziava: «È
gloria di Dio nascondere le cose; ma la gloria dei re
sta nell’investigarle» (Pr 25,2). Quindi investigare
le cose che Dio ha nascosto nel creato, è una nobile
impresa!
Parlare insieme di Dio, delle sue opere
creazionali e storiche e dei misteri della creato, della
vita e della fede, è altresì nobile, se fatto con timor
di Dio, con sottomissione alla sua Parola e con la
consapevolezza dei propri limiti e della propria
conoscenza (1 Cor 13,9-12). Nel libro di Malachia ciò
distingueva coloro che accusavano Dio, per motivi
diversi, da coloro che lo temevano: «Allora quelli
che temono l’Eterno
si son parlati
l’un all’altro e l’Eterno è stato attento ed ha
ascoltato; e un libro è stato scritto davanti a lui, per
conservare il ricordo di quelli che temono l’Eterno e
rispettano il suo nome» (Mal 3,16).
Terzo
{Nicola Berrretta}
▲
Mi
permetto di fare alcune precisazioni. Nicola Martella si chiede se Gesù abbia
mai agito su «malattie genetiche» in riferimento alla possibilità di guarigione
per una persona affetta da sindrome di Down. Come correttamente specificato
all’inizio dell’articolo, questa sindrome è dovuta alla presenza d’un cromosoma
soprannumerario (il n. 21). Per questo motivo, si parla più propriamente di
«anomalia cromosomica» e non di «malattia genetica». Normalmente, quando si
parla di «malattie genetiche» si fa riferimento a patologie legate a una
disfunzione di singoli geni presenti all’interno della catena di DNA che
costituisce un cromosoma, quando invece s’assiste all’assenza d’interi
cromosomi, o alla presenza di cromosomi soprannumerari, si parla di «anomalie
cromosomiche».
La domanda allora che mi pongo è la seguente: «Ci sono nella scrittura
indicazioni che Gesù sia mai intervenuto guarendo malattie genetiche (e non
cromosomiche)?» La cosa non è esplicita ma, secondo me, ci sono casi sospetti.
Mi riferisco in particolare al fatto che Gesù abbia guarito una persona cieca
fin dalla nascita (Gv 9,1ss) e anche gli apostoli hanno compiuto guarigioni su
zoppi fin dalla nascita (At 3,2; 14,2). A cosa era dovuta quella malattia? Forse
quegli zoppi sono caduti dalle braccia della loro madre subito la loro nascita?
Ed il cieco? Ha avuto un grave incidente agli occhi il giorno in cui è nato? Non
credo. L’ipotesi più semplice è che queste persone non avessero sviluppato
opportunamente la visione o la deambulazione, a causa d’una qualche disfunzione
nei geni che presiedono al corretto sviluppo del sistema visivo e di quello
motorio. Non ci è dato di capire da un punto di vista puramente meccanicistico
come siano avvenute quelle guarigioni, e se dunque sia avvento anche un
ristabilimento nella funzionalità di determinati geni, ma certamente la cosa non
si può escludere. Una cosa è certa, questi miracoli sono stati eventi
straordinari. Normalmente si legge quei brani come se il miracolo abbia
riguardato il recupero di funzioni nella retina e nei muscoli delle loro gambe
(cosa già di per sé straordinaria), ma il vero miracolo non è accaduto certo lì.
Il vero miracolo è avvenuto all’interno del cervello di queste persone, con una
completa riorganizzazione dei circuiti nervosi che presiedono alla visione e
alla deambulazione. È noto, ad esempio, come la deprivazione della sensibilità
visiva fin dalla nascita comporta, nell’area del cervello preposta alla visione,
l’impossibilità d’organizzare i circuiti nervosi che permettono l’elaborazione
del segnale luminoso, per cui, anche se in seguito la funzione della retina
viene ripristinata, la persona resta comunque cieca, perché il suo cervello non
è in grado d’elaborare i segnali provenienti dagli occhi. Se il miracolo di Gesù
avesse riguardato solo gli occhi di quel cieco (fin dalla nascita), la persona
avrebbe continuato a non vedere nulla. Gesù ha dunque agito a livello
d’organizzazione dei circuiti nervosi cerebrali, il che, ripeto, rende quel
miracolo ancora più straordinario e razionalmente inconcepibile. Analogamente,
anche per gli zoppi dalla nascita il recupero funzionale dei muscoli delle gambe
non avrebbe avuto alcuna conseguenza se non fosse stato accompagnato da un
miracolo ancora più grande occorso a livello del sistema nervoso. Questi
miracoli hanno comportato un intervento a livello di funzione genica?
Francamente, mi meraviglierebbe del contrario.
Che dire però delle anomalie cromosomiche? Il problema è complesso.
Pensiamo a una persona affetta da distrofia muscolare. La guarigione miracolosa
di questa persona comporterebbe il recupero di funzione d’un gene specifico
contenuto nel cromosoma X, che codifica per una proteina specifica, la
distrofina, importante per la contrazione muscolare. Potrebbe un distrofico
essere guarito, senza cambiare la sua identità personale? Credo di sì. Bene.
Quanti geni possono essere cambiati senza che la nostra identità cambi? Questa
domanda è importante, perché i cromosomi non sono in fondo altro che «tanti
geni», per cui le anomalie cromosomiche comportano anomalie in «tanti geni».
Ripeto allora la domanda: «Quanti (o quali) geni» possono essere guariti senza
che la nostra identità cambi? Questa domanda ha risvolti antropologici e
bioetici enormi. La pongo solo per far riflettere sul fatto che la
differenziazione proposta, secondo cui il Signore guarirebbe «macro-patologie
come, ad esempio, cecità, sordità, malformazione, menomazione fisica,
disfunzioni organiche» ma non le malattie genetiche, è forse una semplificazione
eccessiva della realtà. {11-10-2007}
Quarto
{Nicola Martella}
▲
Ringrazio il biologo per le sue preziose osservazioni. Rispondo qui specialmente
ai suoi «sospetti» su possibili casi, in cui Gesù avrebbe guarito persone il cui
stato di handicap era congenito o almeno fin dalla nascita. Mi permetto di
osservare che una cecità fin dalla nascita (Gv 9,1ss) non dev’essere
immancabilmente d’origine genetica, ma può avere un’origine organica (p.e.
mancato sviluppo dell’occhio per una patologia subentrata durante la gravidanza
o nei primi tempi dopo la nascita) o epidemiologica (p.es. infezione durante il
parto che ha condotto alla cecità nelle prime settimane di vita). Anche essere
zoppi fin dalla nascita (At 3,2; 14,2) può rientrare in un danno organico e non
genetico (p.es. malformazione organica dovuta a patologia durante la gravidanza;
trauma meccanico durante il parto; crescita abnorme nelle prime settimane di
vita; mancata cura di un difetto quale piedi divaricati, ecc.). Avere un difetto
di deambulazione fin dalla nascita non deve avere perciò immancabilmente una
causa genetica, anche perché nessun neonato cammina alla nascita; può essere
invece colpito abbastanza presto da una malattia invalidante (p.es. polio
infantile, distrofia muscolare, ecc.) o da un trauma (caduta, ecc.).
Anche una causa genetica di una malattia (gene difettoso) non significa per
forza che Gesù debba aver guarito tali persone in tutte le cellule del loro
corpo, poiché ciò che importava era la funzionalità dell’organo: ripristino di
quest’ultimo e riallaccio funzionale alla rete neuronale (come dice il mio
interlocutore, «completa riorganizzazione dei circuiti nervosi che presiedono
alla visione e alla deambulazione»). L’intervento a livello di funzione genica,
prospettato da Nicola Berretta, è pensabile ma non coercitivo.
Le riflessioni sulla distrofia muscolare sono interessanti. Anche il mio
interlocutore protende per il fatto che un distrofico possa essere guarito,
senza cambiare la sua identità personale. È proprio vero che la sostituzione di
un certo numero di geni porterebbe al mutamento di identità? Che sarà allora
alla risurrezione (o al mutamento dei viventi)? Gesù risorto — caparra di questo
evento escatologico — era percepito diversamente da chi lo vide dal Gesù prima
della sua morte? Quando Gesù camminò sul lago, disse: «State di buon animo,
sono io; non temete!» (Mt
14,27). Dopo la risurrezione i suoi seguaci non ebbero difficoltà a riconoscere
la coerenza dell’essere di Gesù risorto col Gesù che conoscevano (cfr. Mt 28,9;
Gv 20,16). Ai suoi discepoli, che «smarriti e impauriti, pensavano di vedere
uno spirito» (Lc 24,37), Gesù mostrò mani e piedi (v. 40; mani e costato Gv
20,20.27) e li invitò a palpare e guardare la sua carne (Lc 24,39).
Quinto
{Petry21 [?]}
▲
Nota redazionale: L’autore di questo contributo
sembra appartenga all’area linguistica spagnolo-portoghese. Ho cercato di
ricostruire il testo in italiano come meglio ho potuto.
Desidero dire, con amore e rispetto, ai miei cari che
Dio può e vuole guarire chiunque. Dio a creato l’uomo senza le malattie, allora
possiamo dire che tutte le malattie sono guaribili; non possiamo creare una
teologia a parte della Parola. Gesù disse che era venuto per guarire o no? Non
esiste una lista delle malattie che Gesù può o non può guarire, siamo noi (***)
che viviamo una fede dell’intelletto e non con un rapporto intimo con Cristo. Il
profeta pregò e il fuoco venne dal cielo; chiese pure un miracolo anormale;
dalla roccia è uscita l’acqua; Lazzaro al 4 dì è risolto, e ci sono tanti altri
miracoli che sono anormali. Noi non abbiamo bisogno dei miracoli normali, questi
li fanno i medici tutti il giorni, è il sovrannaturale che fa la differenza,
Gesù è venuto per fare la differenza anche per coloro che hanno la sindrome
di Down. Non possiamo avere una fede down. E scusate per il mio
italiano scritto male. {11-10-2007} *** Down
Sesto
{Nicola Martella}
▲
Rispettiamo il pensiero di Petry21 [?] (sarebbe meglio metterci qui il suo vero
nome). Faccio solo qualche osservazione. La sua differenza fra «miracoli
normali» e «miracoli anormali» (o sovrannaturali) è molto discutibile,
visto che un miracolo è sempre sovrannaturale, anche laddove Dio si serve della
natura per attuarlo. Che i medici sappiano fare «miracoli normali», significa
attribuire loro una potenza che non hanno. Anche per loro questa è una novità!
L’asserzione, secondo cui «Dio può e vuole guarire chiunque», è
biblicamente insostenibile. Porto solo un paio di esempi. Dio non guarì il
figlio di Davide, ma lo fece morire (2 Sm 12,14ss). Il mandato di Isaia fu
quello di indurire il cuore degli Ebrei ribelli col risultato che il popolo «non
si converta e non sia guarito» (Is 6,10); Gesù riportò tale parola profetica
per i suoi contemporanei increduli, citando la Settanta: «… non si convertano
e io non li guarisca» (Mt 13,15) e così fece similmente Paolo (At 28,27).
Perciò Gesù si rifiutò a volte di fare miracoli e prodigi (cfr. Mt 13,58; Lc
23,8s).
È chiaro che l’ultima parola su che cosa Dio possa e voglia guarire, ce
l’ha Lui stesso. Oggigiorno però ci dobbiamo basare sulle chiare evidenze
oggettive. Si portino perciò prove cliniche evidenti e documentate che ai
nostri giorni sia mai stato «guarito» qualcuno da un’anomalia cromosomica, qual
è appunto la sindrome di Down!
Alla domanda: «Gesù disse che era venuto per guarire o no?», bisogna
rispondere con un no! Non esiste un solo brano che affermi esplicitamente il
contrario. Gesù disse tante volte: «Io sono venuto per…», ma mai per guarire! A
volte diamo per scontato cose solo perché le ripetiamo per convenzione e,
quindi, senza controllare nella Scrittura che le cose stiano così. Ecco qui di
seguito un’analisi delle parole di Gesù.
■ «Io sono venuto non per abolire ma per compire [la legge]» (Mt
5,17).
■ «Io non son venuto a chiamar dei giusti, ma dei peccatori» (Mt
9,13).
■ «Io non son venuto a metter pace, ma spada» (Mt 10,33s).
■ «Io son venuto a gettare un fuoco sulla terra» (Lc 12,49).
■ «Io son venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete» (Gv 5,43).
■ «Io non son venuto da me, ma Colui che mi ha mandato è verità» (Gv
7,28; 8,42; cfr. 16,28).
■ «Io son venuto in questo mondo per fare un giudizio» (Gv 9,39).
■ «Io son venuto perché abbiano la vita e l’abbiano ad esuberanza. Io
sono il buon pastore; il buon pastore mette la sua vita per le pecore» (Gv
10,10s).
■ «Io che dirò? Padre, salvami da quest’ora! Ma è per questo che son
venuto incontro a quest’ora» (Gv 12,27).
■ «Io son venuto come luce nel mondo» (Gv 12,46)
■ «Io non son venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo»
(Gv 12,47)
■ «Io sono re; io sono nato per questo, e per questo son venuto nel
mondo, per testimoniare della verità» (Gv 18,37).
Quindi la tesi secondo cui Gesù sarebbe venuto nel mondo per guarire, è
semplicemente falsa. Egli stesso affermò di essere venuto nel mondo per
salvarlo, dando la sua vita. I miracoli servivano per accreditare Gesù quale
Messia (Mt 11,3ss). A ciò si possono aggiungere anche le seguenti testimonianze
scritturali.
■ «Il Figlio dell’uomo è venuto a salvare ciò che era perito» (Lc
19,10).
■ «Il Figlio dell’uomo non è venuto per esser servito ma per servire, e
per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti» (Mt 20,28).
■ «Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori» (1 Tm
1,15).
Quanto alla presunta «fede dell’intelletto» contrapposta a un «rapporto
intimo con Cristo», bisogna stare molto attenti! Paolo parla in Rm 12,1 del «vostro
culto razionale»! (così in greco). Egli mise in guardia contro una mente
infruttuosa affrontando il problema della preghiera in vari linguaggi usati a
Corinto, che era un porto di mare: «Se prego in altra lingua, ben prega lo
spirito mio, ma la mia intelligenza rimane
infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò
anche con l’intelligenza;
salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò
anche con l’intelligenza» (1 Cor 14,14s).
Bisogna fare quindi attenzione a un gratuito anti-intellettualismo.
L'intelligenza può essere messa al servizio della «carne» o dello «Spirito»,
della «giustizia» o della «ingiustizia» (Rm 6,13.19; 8,4ss). Pietro certificò
che Paolo era un intellettuale: «…anche il nostro caro fratello Paolo ve l’ha
scritto, secondo la sapienza che gli è
stata data; 16alcune cose difficili a capire che gli uomini ignoranti e
instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione»
(2 Pt 3,15s).
Settimo
{}
▲
Ottavo
{}
▲
Nono
{}
▲
Decimo
{}
▲
Undicesimo
{}
▲
Dodicesimo
{}
▲
►
URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Temi/1-Down_parla_MeG.htm
11-10-2007; Aggiornamento: 16-10-2007
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