Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

«La fede che pensa» — «Accettare la sfida nel nostro tempo»

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico     

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Sessualità e contesti — Sesso & affini 1: Qui è trattata la sessualità nella società e nella Bibbia. Ecco le parti principali:

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IL DIVORZIO: COME LO VIVONO I FIGLI?

 

 a cura di Nicola Martella

 

Nell'articolo «Separazione e divorzio dalla prospettiva dei figli» accennavo a quanto segue. Avevo scritto a un giovane, che conosco da tanti anni, per chiedere delle informazioni. Sapevo che c’erano problemi fra i suoi genitori, nel passato ero stato anche chiamato per aiutarli; si erano così arenati che ognuno vedeva il problema solo nell’altro. Perciò ho chiesto a tale giovane anche quanto segue: «Non so come vada la tua famiglia, di cui ho buoni ricordi, ma so anche che l’opera del diavolo è di distruggere persone consacrate al Signore». Egli mi ha risposto: «Ti ringrazio per il tuo interessamento a noi, ma sono spiacente di doverti comunicare che della mia famiglia ormai non rimane che un piacevole ricordo, ognuno di noi figli ha preso una strada diversa… i miei genitori sono in procinto di separarsi legalmente e ne siamo tutti addolorati. La fine d’un matrimonio è come la morte d’una persona...».

     Le domande che ho rivolto a questo giovane, le rivolgo a ognuno che si trova da figlio in tale situazione: Che diresti a tua madre? Che diresti a tuo padre? Che diresti a tuo fratello e a tua sorella? Che diresti ai tuoi parenti stretti? Che diresti ai credenti che più hanno avuto a che fare con tutti voi? Che diresti a Dio stesso?

     Non vogliamo parlare qui tanto del divorzio in sé quanto di come lo vivono i figli e quali conseguenze esso ha per loro.

 

     Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?

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I contributi sul tema

(I contributi rispecchiano le opinioni personali degli autori.

I contributi attivi hanno uno sfondo bianco)

 

1. D. Falbo e altri

2. Rachele I.

3. Guido Rigutini

4. Nicola Martella

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Clicca sul lemma desiderato per raggiungere la rubrica sottostante

 

 

1. {Domenico Falbo e altri}

 

Dopo aver letto il tuo articolo, siamo diventati nervosi, nell’apprendere la notizia d’un pastore che ha divorziato, e non abbiamo pensato al quesito chiesto. [ Tesi a confronto sul divorzio] Ora, ecco cosa sappiamo noi dei figli dei divorziati, tra i nostri conoscenti. Noi grazie al Signore non abbiamo divorziati tra famigliari e parenti, sono tutti sposi felici, con qualcuno che si trova in stato di vedovanza.

     Poveri figli dei divorziati, non sorridono mai, perfino rifiutando la baldoria con gli amici di sempre, si rifugiano nella loro triste solitudine. Peggio molti di questi ragazzi sfortunati diventano schiavi dell’alcol e della droga. La separazione dei genitori fa molto male ai bambini, poverini così piccoli vedono un mondo crudele di fronte a loro, i piccini amano mamma e papà e li vogliono uniti, felici e innamorati, e vogliono partecipare a questa felicità. Si, l’armonia della famiglia cristiana, vero nido d’amore è questa, i genitori s’amano e amano i loro figlioletti frutto del loro amore, e i figlioletti s’amano tra loro e amano profondamente i loro genitori.

     Quando c’è la separazione, se i figli della coppia che divorzia sono adulti e già sposati o fidanzati, soffrono di meno, perché sono più maturi e anche un po’ staccati dai genitori, sono passerotti che hanno imparato a volare, e che cercano di costruire il proprio nido, ma i bambini e anche gli adolescenti di fronte alla separazione dei genitori si traumatizzano, si rompe quel nido d’amore, e diventano pessimisti, nervosi, irritabili.

     Quindi possiamo dire che chi paga di più per la separazione sono spesso proprio i figli, specie quelli più piccoli e più bisognosi d’affetto e cure; ma anche i ragazzi soffrono molto e, vedendo fallito il matrimonio dei loro genitori, non vogliono sposarsi, cercano l’amore libero e la convivenza, e diventano sbandati. I bambini non capiscono le faccende giudiziarie, ma i ragazzi soffrono molto anche per la parte giudiziaria, specie quando vengono affidati al genitore meno gradito.

     Il divorzio è negativo sia per i coniugi, sia per i figli; quindi i genitori per il bene dei figli, devono prendersi le proprie responsabilità, e cercare con il dialogo e in ogni altro modo d’evitare questo passo.  {16-03-2008}

 

 

2. {Rachele I.}

 

Caro Nicola, ti do il titolo di questo libro che io ho trovato molto utile: Eva-Maria Zurhorst, La coppia che funziona. Ama te stesso, non importa chi sposerai. Prima di permettere ai miei genitori di separarsi, li obbligherei a leggerlo! {16-03-2008}

 

Nota editoriale: Peccato che la lettrice non ha indicato il suo cognome né i motivi perché consiglierebbe di leggere tale tale libro. Quali sono alcune tesi di base? E poi non è una contraddizione il sottotitolo provocativo (Ama te stesso, non importa chi sposerai), visto che alla base di un rapporto di coppia sta proprio l'amore ablativo, disinteressato e  altruista verso l'altro coniuge? È proprio vero che una persona da sposare vale l'altra? Molti matrimoni non falliscono proprio perché si ama più se stessi che l'altro coniuge?

 

 

3. {Guido Rigutini}

 

Caro Nicola, a proposito di quanto ho letto, mi sembra interessante portarti ancora una volta la mia esperienza di padre separato e vessato da una legge che è tutta a favore delle donne e che mette letteralmente in ginocchio noi uomini, padri e mariti.

     All’inizio della mia separazione lavoravo come impiegato presso una nota ditta d’elettronica di Napoli, per la quale svolgevo il ruolo di capo del reparto informatico. Nel giugno 2002 il giudice mi condannò in fase d’udienza presidenziale di separazione a versare alla mia ex-moglie la cifra di 450 euro al mese (da uno stipendio netto di circa 1.100 euro al mese). Dopo 3 anni un altro giudice elevò questa cifra a 480 euro; io nel frattempo avevo perso il lavoro e ormai da circa 18 mesi non riuscivo a riciclarmi in un lavoro dignitoso, data la mia età anagrafica (48 anni). La mia ex-moglie convive in casa della madre: lei, il suo convivente, nostro figlio, la badante ucraina e il figlio del convivente, tutti allegramente disoccupati. A distanza di 7 anni dalla prima udienza, non si riesce ancora a ottenere il divorzio, fra udienze e i relativi rinvii.

     Non vorrei sembrati sconclusionato. Mio figlio vive con la madre in un mare di benessere che di certo non gli giova, basato su cose assolutamente effimere quali ristoranti, playstation e quanto di più stupido ci possa essere al mondo. Mi chiedo: ma esiste la giustizia in questo mondo, basato sul consumismo…

     Io non ho perso i miei sentimenti verso mio figlio e soprattutto verso il sacro istituto della famiglia. Ho anche io una persona al fianco, che insieme a me lotta con tutte le sue forze per cercare di farci avere una vita dignitosa. Qualunque lavoro riesco a trovare, non inquadrano, non assumono normalmente e soprattutto non ti pagano per quello che fai, lasciamo stare quello che sai fare…

     Lascio a te le conclusioni… Fraternamente, Guido. {24-03-2008}

 

 

4. {Nicola Martella}

 

Comprendo la situazione di un uomo la cui famiglia si è sfasciata, lasciando cocci e frantumi, sia esterni che interni, e in tutte le persone in causa, sia genitori che figlio. Famiglie che si sfasciano sono, tra altre cose, il frutto del degrado morale di questa società, dedita com’è al consumismo e al materialismo. Figli che crescono su tali rovine di matrimonio spesso perpetuano gli stessi atteggiamenti e gli stessi stili di vita.

     Il risultato sono alienazione, solitudine, rabbia, angoscia, desiderio di tornare indietro ai tempi migliori e speranza di ritrovare in futuro un’oasi di pace e tranquillità.

     Siamo alle famiglie patchwork, a mosaico, a collage, a combinazione variabile. C’è solo una parte dei genitori biologici, poi i figli del primo matrimonio, della seconda convivenza, quelli dell’altro nuovo coniuge (o convivente), un genitore dell’uno e forse quello dell’altro… una tribù sempre nuova e diversa.

     Da una parte, tutto ciò è il frutto del peccato insito in ogni persona e della corruzione morale, a cui oggigiorno si dà facile corso. Dall’altra parte, entra in giogo lo spirito di sopravvivenza e d’aggregazione. Inoltre, si dà al benessere, al materialismo e al consumismo un posto di rilievo nelle scelte. Termini come onore, rispetto, moralità, dovere, sacrificio, amore per la famiglia, eccetera, sono caduti in disuso. I genitori non sono più guide morali. Oggigiorno nel mondo vale di più «la bramosia della carne, la bramosia degli occhi e la superbia della vita» (1 Giovanni 2,16). E questi non-valori vengono trasmessi anche i figli con parole, abitudini e atti. Poi ci si meraviglia che figli sbandati si diano allo «sballo».

     Non giudico Guido per la sua situazione, anzi sento tanta misericordia per lui e la sua condizione. Capisco che chi ha fallito come marito e padre (come l’ex-moglie ha fallito come moglie e madre), voglia ricostruirsi una nuova esistenza con una donna che lo ama; non sarò certo io a giudicarlo. Faccio l’analisi complessiva di una società, in cui si vive. Molti sono alla ricerca di un piacere che non raggiungeranno mai veramente, ma questo è il senso della loro vita. Vogliono riempire il vuoto morale consumando di più e godendo di più. Intanto si sfasciano e inculcano nei figli dei modelli che li porteranno a sfasciarsi.

     In tali situazione di divorzio nascono le ingiustizie: non di rado, ognuno dei coniugi tira i figli dalla sua parte e li aizza contro l’ex coniuge. Invece di essere guida morale dei figli, non di rado, ognuno dei genitori divorziati diventa colui che esaudisce i desideri dei figli, per attirare la loro attenzione, per carpire il loro affetto, perché abbiano piacere a stare con lui e, a volte, per attirarli dalla propria parte o per colmare i propri sensi di colpa. Sì, i figli sono le vittime maggiori di un matrimonio che si sfascia. Chi rompe paga, ma a rompersi sono anche i figli, che rimangono con un mucchio di cocci.

 

 

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► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/Temi/1-Divorzio-figli_S&A.htm

13-03-2008; Aggiornamento: 25-03-2008

 

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