Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

«La fede che pensa» — «Accettare la sfida nel nostro tempo»

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico     

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La salute fra scienza, religioni e ideologie — Malattia e guarigione 1

  Ecco le parti principali:

La questione della medicina e delle sue alternative

Guarigione e problematica

La medicina e la Bibbia

 

Dizionario delle medicine alternative — Malattia e guarigione 2

  Ecco il procedimento usato per i singoli temi:

Presentazione del metodo o della problematica

Analisi critica scientifica, medica, razionale

Punto di vista biblico e valutazione della questione nel cristianesimo

Possibili alternative.

 

Inoltre ci sono anche queste parti:

Fatti, casi ed eventi nella paramedicina

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NÉ A DESTRA NÉ A MANCA

 

 a cura di Nicola Martella

 

«In ogni cosa ci raccomandiamo come servi di Dio: in grande pazienza, in afflizioni, necessità, angustie […], nella parola di verità, nella potenza di Dio, con le armi di giustizia a destra e a sinistra, nella gloria e nell’ignominia, nella buona e nella cattiva fama [...], come coloro che non hanno nulla, eppure hanno ogni cosa!» (2 Cor 6,4-10).

 

Tempo fa leggevo la circolare dell’accademia teologica (FTA), dove ho studiato, in cui il rettore, Helge Stadelmann, esprimeva alcuni pensieri riguardo a tale brano biblico (Freudensbrief [Lettera agli amici] del 11-02-2005). La FTA si è trovata sotto il fuoco incrociato della critica, non solo da parte dei liberali, ma anche degli ultraconservatori. Alcuni di questi pensieri mi hanno portato a formulare le seguenti riflessioni che propongo come tema di discussione.

     Il testo biblico esprime bene la situazione e la motivazione di tante persone che servono il Signore. Pur volendo essere servitori di Dio, vengono aggravati occasionalmente da situazioni avverse e si trovano esposti alle maree mutevoli delle opinioni umane.

     Paolo ribadì che un tale ministero accadeva «nella buona e nella cattiva fama». Penso che avere una «buona reputazione» non dispiaccia a nessuno: fa piacere quando le cose buone che si fanno alla luce del sole, vengono notate, considerate e se ne parla bene, sebbene l’intenzione per cui le si fa non dipende da ciò. Altra cosa è la «cattiva reputazione»: le malelingue rendono pesante la vita e il ministero. Alcune volte ho dovuto sperimentare il fatto che qualcuno è venuto a dirmi che nell’incontro di responsabili della data zona qualcuno si sarebbe alzato per denigrarmi per cose che avrei detto o fatto. Oppure tale persona ha assistito mentre alcuni credenti facevano ciò in gruppo. La mia reazione è stata quella di dire: «Non posso passare la vita a raccogliere le piume che altri hanno messo al vento». Ho sperimentato comunque che Dio ha spesso mandato un «angelo» a difendermi in tali circostanze, magari un fratello che mi conosceva a fondo. È triste che la gente sia troppo vile per venire a confrontarsi personalmente con te (cfr. Mt 18), ma preferisca la via delle calunnie e della denigrazione.

     Quando un evangelico fedele alla Bibbia viene preso come bersaglio dai «liberali», egli ben lo sopporta. Quando opere e ministeri spiritualmente intatti vengono attaccati dalle dicerie degli «ultraconservatori», ciò diventa un peso. Lo screditamento può accadere in privato o in gruppo, facendo recensioni tendenziose delle opere di qualcuno, escludendo la pubblicazione degli articoli di un autore dalla propria rivista, mettendo in giro lettere o e-mail tendenziose o contenenti false informazioni contro un servitore del Signore o un’opera cristiana (p.es. una scuola biblica). Si propaga il dubbio che un servitore del Signore non abbia la «sana dottrina», invece di riflettere sulla propria mancanza di attendibilità etica. Si discredita ciò che non è del tutto omogeneo con le proprie opinioni, presentando se stessi come «puristi», strenui difensori della «verità» e detentori «integrali(sti)» della «sana dottrina». Invece di chiare dimostrazioni delle prove, si fanno solo illazioni. Chi agli occhi loro «devia» in uno dei tanti punti, oggettivamente secondari, viene considerato «fuori dottrina» in tutto. Ad esempio, si attribuisce all’altro di fare compromessi minimalistici tra la «verità biblica» e la «teologia critica», solo perché non accetta spiritualizzazioni arbitrarie, simbolismi artefatti e speculazioni soggettivistiche. Si considera l’altro come uno che ha ormai deviato dalla «linea» del movimento, solo perché l’esegesi della Parola gli è più importante delle convenzioni e della casistica denominazionale, assurte a «verità assodata» o a «sana dottrina».

     Alcuni ultraconservatori, pur di conservare il proprio «integralismo», si dispongono a buttare via riguardo agli altri «il bimbo con tutta l’acqua sporca», a chiudersi a riccio, a coltivare la sindrome della «piccola gregge», per poi poter cantare con convinzione «O gioia dei puri…», gli unici «puri» rimasti.

     È chiaro che anche nel campo degli evangelici, che vogliono essere fedeli alla Bibbia, ci sono problemi, dinanzi ai quali non bisogna chiudere gli occhi. Ora, però, la differenza tra gli «evangelici storico-biblici» e gli «evangelici integralisti antagonisti» (detti anche «fondamentalisti separatisti» o ultraconservatori) sta nel modo come si affrontano tali problemi. È stato detto che i «fondamentalisti separatisti» affrontano i problemi in genere dando bacchettate a tutti, senza risolverli veramente, ma creandone degli altri. Qualcuno li chiama «estremisti di centro», perché pensano di avere esclusivamente il copyright della «sana dottrina». Alcune persone hanno la tendenza — prescindendo in genere da un’attenta e onesta esegesi — a cercar bruscoli negli occhi altrui e a colar moscerini, ostacolando così di fatto l’annuncio dell’Evangelo, il progresso dello studio teologico, la fondazione di chiese e l’avanzamento del regno di Dio. Chi ha la sindrome della «piccola gregge» non mostra in genere un grande interesse per tutto ciò, ma si da pena a rimpinguare il «lardo» denominazionale, per sentirsi così l’unico «club di redenti» che, come tale, deve guardarsi da tutte le «contaminazioni», specialmente da quelle di altri evangelici. Può succedere che ci si dia a dispute furibonde su «virgole e puntini sulle i», ci si accordi periodicamente sulla propria «identità» e sui reali confini del proprio movimento rispetto agli altri, mentre il «mondo» sprofonda nel peccato e buona parte dell’Italia aspetta l’Evangelo. Anche i moderni Giona piangono sul proprio ricino, contristati fino alla morte, e — pur di aver ragione — aspettano che Dio fulmini la loro Ninive! Alcuni, invece di passare all’azione, preferiscono restare nella reazione: scuotono la testa così a lungo sulla zuppa, finché trovano il capello di cui lamentarsi. Non avendo più altro da contribuire nel «mondo», si sentono una specie di «extraterrestri» e, come tali, vivono ormai già fra le «nuvole» o nell’aldilà.

     Forse vale la pena riflettere sulla seguente parola di Dietrich Bonhoeffer: «Chi ama il suo sogno di una comunità cristiana più che la stessa comunità cristiana, questi diventa il distruttore di ogni comunità cristiana, di là dal fatto che egli sia pieno di onestà, serietà e dedizione» (Gemeinsames Leben [Vita comune], 23a edizione, p. 24).

     Chi vuole mantenere una nave sulla rotta, non deve deviare «né a destra né a manca». Non deve scivolare né verso il liberalismo né verso l’integralismo antagonista. Dico e ribadisco che il contrario di una cosa (mezza verità, menzogna), non è per forza la verità, ma può essere un’altra menzogna di segno contrario! Vale la pena meditare sulle seguenti parole di C.S. Lewis: «Il diavolo… manda al mondo gli errori sempre a coppia. In coppie contrapposte. Ed egli ci spinge continuamente a perdere molto tempo a riflettere quale sia l’errore più grande. Il motivo di ciò è evidente: egli si basa sulla nostra profonda avversione verso un certo errore, per trascinarci passo per passo in un altro. Non lasciamoci ingannare. Dobbiamo puntare gli occhi sulla meta e passare dritti in mezzo ad ambedue gli errori» (Pardon, ich bin Christ [Scusi, io son cristiano], p. 144). Miriamo precisamente alla meta, quando rimaniamo in quel che la Bibbia dichiara con tutta chiarezza. In ciò che facciamo dobbiamo mantenere la rotta in mezzo a vari errori contrapposti. Ciò deve valere nella formazione degli altri, nella pubblicazione di articoli e libri, nelle predicazioni, nelle conferenze, nei seminari nelle chiese e nei contributi nei mass-media, affinché anche nel futuro ci siano discepoli che conservino la giusta rotta.

 

     Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?

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Aggiornamento: 07-04-07

 

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