Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

«La fede che pensa» — «Accettare la sfida nel nostro tempo»

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico     

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Le diversità possono essere una risorsa oppure diventano un problema.

  Ecco le parti principali:

Entriamo in tema (il problema)

Uniti nella verità

Le diversità quale risorsa

Le diversità e le divisioni

Aspetti connessi.

 

Il libro è adatto primariamente per conduttori di chiesa, per diaconi e per collaboratori attivi; si presta pure per il confronto fra leader e per la formazione dei collaboratori. È un libro utile per le «menti pensanti» che vogliano rinnovare la propria chiesa, mettendo a fuoco le cose essenziali dichiarate dal NT.

 

Vedi al riguardo la recensione.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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CREDENTI EMOZIONALI O RIGENERATI?

 

 a cura di Nicola Martella

 

Altrove ho parlato degli «aggregati»: di persone che «non sono né carne né pesce», ma frequentano le chiese e spesso creano problemi. Un altro aspetto, connesso a questo, è la distinzione fra «credenti emozionali» e «credenti rigenerati». I primi affollano le chiese, magari fanno mirabili preghiere e partecipano con slancio ai culti. Poi, però, nella loro vita quotidiana, mostrano un’altra faccia: hanno un’etica fallimentare, mostrano un cuore duro e gretto, si comportano in modo «carnale», se non addirittura segretamente in modo dissoluto, sono spietati in famiglia e così via.

     La partecipazione sentimentale ai culti agisce per loro come una specie di catarsi (purificazione) e di ricaricamento (quasi che la chiesa fosse una pompa di benzina). Poiché si «convertono» sempre di nuovo (ossia vanno avanti quando c’è un appello pubblico), credono che la salvezza si perda (e si riacquista).

     Non è ora di fare una distinzione fra soli «credenti» (o credenti emozionali) e «credenti rigenerati»? I primi «aderiscono», ma qualcosa nella loro vita (impedimento, legame, falso atteggiamento di fede) ostacola lo Spirito Santo di rigenerarli. Essi fanno passi avanti e altrettanto indietro, mentre il seme dell’Evangelo mai riesce a mettere in loro vere radici.

     Come Simon il Mago si gloriano della loro potenza spirituale (At 8,10s), «credono» al messaggio dell’Evangelo (v. 13a), si fanno battezzare (v. 13b), magari si fanno imporre le mani per eliminare eventuali impedimenti allo Spirito Santo (v. 17), sono interessati ad avere maggiore «potenza spirituale» a qualunque costo (vv. 18s)… e nonostante ciò si trovano «in fiele amaro e in legami amari d’iniquità» (v. 23), non avendo un cuore retto dinanzi a Dio (v. 21) e senza aver sperimentato un sincero ravvedimento dalla propria iniquità (v. 22).

     Tali «credenti emozionali» hanno continuamente bisogno di «latte spirituale», ma non arrivano mai al cibo sodo. Come detto, non si sa mai se sono carne o pesce. Sono sballottati qui e là da ogni vento di dottrina (Ef 4,14). Spesso cercano di riempire il loro «vuoto morale» e di supplire all’impossibilità di realizzare il «frutto dello Spirito» (Gal 5,22) con esperienze mistiche sempre più mirabili o seguendo un «santone» cristiano particolare (Col 2,18.23).

 

Le varie problematiche qui accennate sono affrontate e approfondite dall’autore in: Nicola Martella, Entrare nella Breccia (Punto°A°Croce, Roma 1996).

 

     Che cosa ne pensate? Quali sono al riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?

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I contributi sul tema

(I contributi rispecchiano le opinioni personali degli autori.

I contributi attivi hanno uno sfondo bianco)

 

Roberta Sbodio

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Primo {Roberta Sbodio}

 

Dopo qualche giorno ho trovato il tempo di leggere le «evoluzioni» sul tema delle «Donne deluse» [ Riuscire nella vita] e concordo con chi ha detto che sembra di aver tolto il coperchio a una pentola a pressione… Francamente alcune affermazioni sono scioccanti, se non le leggessi su questo sito, penserei vengano da estremisti islamici e non dal mondo evangelico, fortunatamente (anzi per benedizione di Dio) non faccio parte del «club delle deluse», ho un marito eccezionale, lo risposerei domattina e siamo ancora in luna di miele dopo 12 anni di matrimonio, non ho mai dovuto prendere psicofarmaci, né sono stata mai perseguitata o umiliata… Ora, però, al di là di questa introduzione simpaticamente provocatoria, leggendo i vari articoli mi sono venuti in mente alcuni pensieri, che condivido con voi…

     In un mio intervento precedente riflettevo sull’opportunità di «cambiare chiesa» in casi dove si fatica a vivere, a gustare la bellezza di ciò che Dio fa. Non limitavo questa opportunità alla problematica del discorso «donna», pur non sottovalutandolo; certo il maschilismo come il femminismo sono frutto del peccato: derivano dall’egoismo, dalla paura, dall’egocentrismo e in quanto tali errati, è sbagliato dare spazio all’uno o all’altro, anche se sono ben celati dietro «barricate dottrinali». Ora, però, il grosso problema, che affligge il mondo evangelico (ho la fortuna di viaggiare molto e di conoscere tante realtà), sono «le forme»; e c’è grande necessità di chiese, dove le persone realizzano la sostanza, dove ci si converte per davvero e non ci si limita ad aderire e seguire uno stile di vita (se pur biblico e lodevole).

     Alcuni parlano di persone (mariti ma ci sono anche tante mogli...) che vivono due personalità: quella «religiosa» — ma permettetemi, non credente! — che va in chiesa, parla l’evangelichese, si impegna in qualche servizio per Dio e poi l’altra (la vera natura): la natura egoista, dura di cuore, che tende a sopraffare, a mancare di rispetto, a non amare ecc. Quella natura si manifesta sempre in casa, perché lì cadono i filtri e anche perché sarebbe impossibile recitare una tale parte 24 ore su 24. E allora, dopo le meravigliose riunioni di lode, le ore di preghiera, le «profezie» date e ricevute ecc., ci si chiede: ma cosa succede? Dov’è andata la presenza di Dio? Dov’è la pace?

     La realtà è che troppo spesso in chiesa si vivono solo delle emozioni, che a seconda dei contesti (denominazioni) possono essere più o meno esasperate, ma sono sempre e solo emozioni e non sono il frutto dello Spirito Santo.

     E allora certo le emozioni, per toccare un attimo la problematica dei matrimoni cristiani falliti (ce ne sono a centinaia), non possono certo trasformare e risolvere i grossi problemi che le persone hanno con se stesse e di conseguenza con il partner. Ma poi: tante coppie cristiane, sono cristiane per davvero, lo sono di nome o di fatto?

     Solo Gesù può trasformare il cuore, perche Lui solo ha pagato il prezzo del peccato e ci dà la possibilità di esserne liberati. Gesù è venuto per redimere: ovvero rendere positivo tutto ciò che era negativo in noi. Questo avviene solo se nasciamo di nuovo, se non c’è nuova nascita, non si può camminare con Dio. Come fa un morto a camminare? Come fa un cuore di pietra a battere? Ecco perché nel mondo religioso ci sono tante parole dure: sono parole che vengono da cuori che non sono mai stati toccati dalla grazia, non conoscono la potenza del sangue di Gesù e per questo si basano solo su se stessi. E certo, quando ci si basa sulle proprie forze per seguire Dio, la vita diventa dura. E poi la facciamo diventare dura anche per gli altri, nel caso in cui abbiamo qualche responsabilità nella chiesa. I versetti biblici vengono usati come randelli per cercare di far cambiare le vite... Infatti, a volte a furia di «violentare» se stessi, per essere coerenti, per essere fedeli, per santificarci ecc., finiamo col «violentare» anche altri: questo sembra sia l’unico modo per cambiare le cose.

     Ma Dio parla di «verità nel cuore», se la verità, la Parola di Dio non tocca il cuore, è inutile praticarla, diventa religione; e la religione rende duri, cattivi, quasi cinici (permettetemi di dirlo: alcuni degli interventi che ho letto sono davvero tali). Non c’è nulla del «cuore di Dio» in certe parole, in certe affermazioni. Il cuore di Dio non è certo un cuore di «mollaccione» che vuole bene a tutti, che dice che va bene tutto, tanto c’è la grazia! Dio è grande, potente, forte, chiaro nelle sue parole, ma i suoi insegnamenti non sono «gravosi», il suo peso è dolce, il suo carico è leggero. Gesù ha pagato sulla croce, ha vinto il peccato, ha vinto contro tutti i pensieri negativi, contro tutto ciò che distrugge l’uomo, che lo fa soffrire, che lo rende schiavo di se stesso e degli altri.

     Permettetemi una domanda che vuole essere una sana e rispettosa «sfida», sottolineo rispettosa: Dio è verità e c’è anche scritto di provare noi stessi. È tempo che ogni persona che predica, pastore, anziano ecc si chieda sono davvero chiamato da Dio?

     La vera autorità che viene da Dio non ha necessità di imporsi, perché la Parola di Dio è come una spada, giudica i sentimenti, i pensieri; davanti alla Parola di Dio vivente ed efficace niente e nessuno può resistere, nessuno spirito malvagio (neanche quello tanto temuto di Jezebel), nessun pensiero, perché Dio è Dio, Lui regna e opera! La Chiesa è sua, Lui la protegge, la cura, la nutre. L’ultima parola è la sua, e per un cuore redento sarà sempre così perché: «Colui che è in voi è più forte di colui che è nel mondo [= Satana]».

     La Chiesa è il luogo dove i «morti nel peccato» ricevono la vita. A volte spendiamo tempo a discutere di questioni dottrinali, mentre non ci rendiamo conto che tante persone, che stanno sedute in chiesa domenica dopo domenica, non conoscono Dio e un giorno andranno all’inferno.

     Un pastore inglese (uomo) che conosco ha detto: il vero problema della chiesa è il «pulpito».

     Per esperienza devo dire che pochi sono i veri pastori, troppe persone sono improvvisate, zelanti, piene di buone intenzioni certo; ma senza una chiamata dall’Alto e poi una solida preparazione dottrinale, non si può andare molto lontano. La chiamata non è senza la preparazione, e la preparazione non è senza la chiamata. Se Dio non ti ha chiamato, non produrrai mai nulla di concreto, perché Gesù ha detto: «Senza di ME non potete fare nulla».

     Poi, quando c’è una chiamata, bisogna essere preparati dottrinalmente, questo per non cadere nella «versettologia» e nelle altre considerazioni, di cui Nicola ha parlato, visto che lui dottore della Scrittura lo è...

     Auguro a me stessa e a tutti voi di vivere sempre più la Parola di Dio, per portare molto frutto prima che il Signore torni!

 

 

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Aggiornamento: 25-04-07

 

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