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Io dico da sempre che la «cura pastorale» è la grande
cenerentola nelle chiese italiane e nel ministero dei
conduttori.
Era inevitabile che l'articolo
Il vasto spettro del counseling, in cui analizzavo alcuni
aspetti di due articoli di Maurizio Secondi,
facesse discutere. Solo suscitando
interrogativi si instilla nella mente il desiderio di
trovare risposte. Alcune questioni le ho già anticipate nell'articolo
menzionato, sperando che
ne nasca un confronto e un approfondimento.
Apro questo tema di discussione perché sollecitato dal contributo di un lettore.
Un altro mi ha detto a voce cose simili.
Che cosa ne pensate? Quali sono al
riguardo le vostre esperienze, idee e opinioni?
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I
contributi sul tema
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Primo
{Gaetano Nunnari}
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Nota redazionale: Questo contributo è arrivato prima che togliessi dal
sito il primo articolo di Maurizio Secondi sul
counseling
e, quindi, prima che formulassi la nuova versione (Il vasto spettro del counseling).
Ho
letto l'articolo di Maurizio Secondi.
Devo dire che, a parte i dettagli troppo tecnici, è rivolto piuttosto a chi fa
cura d’anima, e quindi potrebbe interessare gli anziani di chiesa e non un
semplice credente come me. Veramente mi sarebbe interessato di più se
quest’articolo fosse stato una specie di manuale autodidattico da applicare a se
stessi.
Devo concordare appieno con la tua riflessione. Questo articolo
affronta il problema dal punto di vista umano (quindi in maniera imperfetta), e
non dal punto di vista di Dio. E la tua conclusione lo conferma in pieno.
Purtroppo non mi è stato personalmente utile. E poi la cura d’anima deve anche
trovare un punto d’incontro fra chi offre tale servizio e chi ne usufruisce. Chi
ha bisogno di cura d’anima deve avere stima e fiducia verso chi l’ascolterà. E
la persona che ascolta deve essere davvero competente in materia, deve sapersi
davvero immedesimare nei problemi del suo «paziente», altrimenti i risultati
potrebbero essere peggio di prima. Alla fine però mi viene in mente una cosa
importante.
Nella Bibbia si parla o si trova mai il concetto di cura d’anima? Di primo
acchito non mi sembra, ma se sbaglio correggimi...
Secondo
{Nicola Martella}
▲
Visto che Maurizio Secondi si è sottratto alla discussione, porto alcune alcune mie
riflessioni. È immancabile che alcuni articoli interesseranno solo alcuni
«addetti ai lavori». In genere un articolo vuole aprire il sentiero per una
certa problematica o approfondirne aspetti particolari. Come già detto, alcune
difficoltà le ho anticipate io stesso nella «nota redazionale» preliminare, e in
quella finale ho posto un problema di concezione secolare (agnostica o gnostica
che sia), contrapposta a quella teologica, sul tema della «pastorale». D’altra
parte, tutto ciò che per un lettore è nuovo, gli appare ostico o esotico;
approfondendo la conoscenza dell’oggetto in esame, riesce a inquadrarlo meglio,
a differenziare, a vedere particolari, a distinguere ciò che è logico, sensato,
opportuno, biblico, ecc. da ciò che non lo è. La Scrittura ci esorta da una
parte a provare gli spiriti (1 Gv 4,1), dall’altra ci ingiunge a esaminare ogni
cosa per ritenere il bene (1 Ts 5,21) e dall’altra ancora a cercare oggetti
nobili come materia di riflessione della nostra mente (Fil 4,8).
Quanto alla richiesta di «una specie di manuale autodidattico da applicare
a se stessi», mi permetto di suggerire il mio libro di cura pastorale «Entrare nella breccia»;
chi lo ha letto per risolvere i problemi altrui, ha trovato giovamento e aiuto
per i propri.
Per le tue altre osservazioni (p.es. punto di vista secolare dell’articolo;
scarsa utilità personale; obiettivi della cura d’anima; empatia dell’esercente)
aspetto che si pronunci l’autore. Mi limito a rispondere alle questioni
teologiche finali. Bisogna stare attenti a non voler trovare nella Bibbia
termini tecnici coniati nel tempo, visto che i linguaggi dell’AT e del NT
avevano la loro specificità linguistica e culturale. Non si troveranno nella
Bibbia espressioni come «cura d’anime», «cura pastorale», counseling
(termine anglo-americano), eccetera. Il termine tecnico specifico (prima di ogni
americanismo) era ed è addirittura «nutetica», termine proveniente dal greco
nouthesia e noutetheo, rispettivamente sostantivo e verbo usati
spesso dall’apostolo Paolo. Per l’approfondimento rimando all’articolo «Counselling
biblico» in Wikipedia, in cui la «pastorale biblica» viene vista come
alternativa al counseling secolare e alla cosiddetta «psicologia
cristiana».
Il bisogno di cura d’anime è antico e intrinseco all’animo umano. Si parla
della necessità personale: «Ogni rifugio m’è venuto a mancare: non v’è alcuno
che abbia cura dell’anima mia» (Sal 142,4). Si consiglia di come
praticarla al meglio nella propria vita: «Chi osserva il comandamento ha
cura dell’anima sua» (Pr 19,16; 22,5 tenersi lontano dal perverso). Come
già detto nel mio articolo, nel NT il termine «pastore» non
era un ufficio, ma un ministero dei conduttori. L’espressione «pascere il
gregge» significava curare l’anima dei credenti (1 Pt 5,2; negativo Ez 34,3;
positivo Is 40,11 Dio; Mi 5,3 Messia). Questi stimoli aiutino il lettore a
maggiore approfondimento.
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Temi/1-Counseling_parla_EnB.htm
08-10-2007;
Aggiornamento:
10-10-2007
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