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Michael J. Behe, La scatola nera di Darwin. La sfida biochimica
all’evoluzione. Con postfazione aggiornata (Alfa
& Omega, Caltanissetta 2007), pp. 392, € 21,90.
Ho
molto apprezzato questo libro, anche se farò presente qualche perplessità.
Sembra riduttivo cominciare con l’esaltarne l’efficacia divulgativa, ma lo
consiglierei a tutti quelli che vogliono comunicare sia ai vertici della cultura
che al grande pubblico, senza con questo rinunciare all’elevatezza e alla
precisione del contenuto. È stata una lettura piacevole e, dato che la sua
pubblicazione in inglese (1996) ha suscitato una vasta eco, è stata anche
un’opportunità di fare un giro di ricognizione su ciò che circola nel dibattito
odierno.
L’autore non è un creazionista tipico, perché accetta che gli esseri
viventi possano essersi originati miliardi d’anni fa da un progenitore unico (p.
32), in ciò facilitato dal suo essere cattolico (p. 306). Fa semplicemente
notare che per Darwin la cellula era una «scatola nera» della quale allora non
si conosceva niente. L’attuale «neo-darwinismo», poi, è sì il risultato della
«sintesi» delle conoscenze in seguito acquisite da diverse discipline (biologia,
anatomia comparata, geologia, paleontologia e altre), ma quando è stato
formulato (metà del ‘900) la biochimica non s’era ancora sviluppata.
La successiva scoperta dei meccanismi molecolari della cellula, che sono
risultati d’una complessità incredibile, non ha portato a un ripensamento dei
neo-darwinisti, i quali hanno ignorato il problema di come strutture così
coordinate si siano potute originare attraverso mutazioni casuali e graduali.
Sul Monte Rushmor sono stati scolpiti in grande i volti di quattro famosi
presidenti degli Stati Uniti e nessuno crede che siano frutto dell’erosione
operata da agenti naturali. Anche nella cellula troviamo chiari segnali di
«Disegno» nei sistemi «Irriducibilmente Complessi», cioè in quei sistemi che
(come le trappole per topi) sono costituiti da più parti, le quali si coordinano
per un preciso scopo (coagulazione del sangue, flagello, sistema immunitario,
sintesi delle varie sostanze e altro).
Perché allora ci si rifiuta di prendere atto delle nuove conoscenze
scientifiche? L’autore elenca alcuni motivi storici e filosofici, ma che nulla
hanno a che vedere con la scienza. Anzi, siccome sull’origine dei sistemi
biochimici complessi non esistono pubblicazioni pertinenti fornite di specifici
dati, sull’origine per evoluzione di questi sistemi non s’arriva neppure a
produrre delle vere ipotesi scientifiche, ma ci sono solo affermazioni
dogmatiche di «devoti dell’evoluzione» che sono acriticamente recepite da altri
«devoti».
A questi rilievi gli evoluzionisti rispondono come al solito, cioè col
silenzio, emarginando i dissidenti, immaginando scenari evoluzionisti non
supportati da fatti, dichiarandosi fiduciosi che la risposta si troverà nel
futuro e rifugiandosi spesso nel «possibile». Per fare un esempio, riconoscono
che non è facile comporre a caso la Divina Commedia, ma se uno si mette a
battere ciecamente sulla tastiera è pur sempre «possibile» e se ne può calcolare
la probabilità, che è di 10-x. Non importa quanto sia grande la x
(cioè quanto sia piccola la possibilità), perché alla fine resta sempre
l’impressione che sia «possibile», specie se il tutto viene spalmato su miliardi
d’anni e proiettato in un mondo fantastico, dove non si sa bene cosa sia
successo e perciò dove tutto è «possibile».
A questo proposito (p. 318) Behe cita Dawkins, che è un quotato divulgatore
d’un evoluzionismo radicale, il quale invita a non credere al miracolo nemmeno
se una statua di marmo comincia a muovere su e giù il braccio: è «possibile» che
sia dovuto solo a una particolare disposizione casuale degli atomi. [R. Dawkins,
L’orologiaio cieco (Rizzoli, Milano 1988), p. 236s.] Insomma, spesso non
sono i fatti a determinare la propria visione del mondo, ma è la visione del
mondo prescelta che ci fa selezionare i fatti.
Il libro chiarisce bene cosa si deve intendere per «Disegno Intelligente»,
una concezione che vuole semplicemente affermare che le strutture biologiche
impongono di presupporre un «progetto» e perciò un «Progettatore», ma senza
andare oltre, cioè senza andare a precisarne la natura.
L’Introduzione all’edizione italiana è di Giuseppe Sermonti, cioè
dello scienziato italiano che si è per primo esposto (e anche più di altri) nel
contrastare il darwinismo, riaprendo il dibattuto sulle origini e accentandone
di pagarne il prezzo (ostracismo dei colleghi e ostacoli alla carriera). Il
Discovery Institute di Seattle (USA) si è proposto di diffondere la concezione
della vita come «Disegno Intelligente» (ID) e il libro di Behe è stato un
fondamento di quella concezione. Non a caso, l’ultimo libro di Sermonti (2006) è
stato proprio pubblicato dal Discovery Institute (Why is a Fly not a Horse?,
cioè Perché la mosca non è un cavallo?). Sermonti è in piena sintonia
con Behe perché anche lui, pur contrastando il darwinismo, non intende certo
prendere la Genesi alla lettera.
L’unica mia perplessità riguarda il fatto che la casa editrice è
evangelica. Sermonti e Behe sono uomini di scienza che fanno un’opera
utilissima, esponendo il loro lavoro dalle cattedre. Sono convinto che non hanno
alcun desiderio di salire su un pulpito, ma se qualcuno fa rimbalzare il loro
pensiero in un contesto di chiese evangeliche, certi dettagli acquistano
un’altra rilevanza. Personalmente vedo una contraddizione fra Bibbia ed
evoluzionismo, non sanabile da quello che si definisce «evoluzionismo teista»,
«creazionismo progressivo» o «creazionismo dei tempi lunghi»: gli editori,
invece, presumo che non abbiano questo tipo di problemi.
Sulla questione Bibbia e scienza,
creazione ed evoluzione cfr. in Nicola Martella, Temi
delle origini.
Le Origini
1
(Punto°A°Croce, Roma 2006) «L’interpretazione
della Genesi», pp. 25-48; «La Genesi e la scienza», pp.
181-195. ● Sull’età dell’universo cfr. qui gli articoli
«Giorni, ere, genealogie», pp. 104-114; «Creazione
continua o discontinua?», pp. 115-127. ● Sulla critica
biblica cfr. qui «Genesi 1-2 e la critica biblica», pp.
54-64. ● Per la parte esegetica cfr. Nicola Martella,
Temi delle
origini.
Le Origini
2
(Punto°A°Croce, Roma 2006).
► URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Proiezioni/607-Scatola_nera_Darwin_Ori.htm
01-10-07;
Aggiornamento:
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