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Mi avevano donato una videocassetta che esponeva molto
bene le argomentazioni antievoluzioniste e
immaginavo che fosse stata prodotta da qualche
missionario protestante. Telefonai per avere
informazioni e ci volle qualche minuto per capire
che, dall’altra parte, c’era invece una cattolica
(Rosanna Breda). La videocassetta era stata prodotta
da cattolici francesi (si intitola Evoluzione,
fatto o credo, ora distribuita dalla Casa
Biblica di Vicenza). Rosanna Breda mi raccontò che
non riusciva ad accettare l’invito del suo parroco a
«non prendere troppo sul serio la Bibbia».
Sfogliando un mensile, capitatogli per caso, ebbe
notizia di un certo Fernand Crombette (1880-1970),
un laico francese che, nella mezza età, aveva
cominciato a credere nell’attendibilità storica e
scientifica della Bibbia, dedicandosi poi alla
produzione di una grande mole di scritti. Nonostante
avesse fatto solo la terza media, Rosanna Breda e il
marito Claudio si sono messi d’impegno a tradurre le
opere di Crombette, attività che continuano a
svolgere tuttora. I discepoli di Crombette hanno
costituito in Francia
l’Associazione CESHE e pubblicano la
rivista trimestrale Science et Foi (Scienza
e Fede).
Rosanna Breda mi ha subito
parlato di Anna Maria Cenci, una commentatrice della
Bibbia a «Radio Maria» chiaramente
antievoluzionista. Anche con lei si è sviluppato
subito un clima di cordialità e ha in seguito fatto
due trasmissioni utilizzando e pubblicizzando il mio
libro sull’origine della vita. In seguito si è fatta
promotrice della pubblicazione, da parte del noto
editore cattolico Gribaudi, di un libro di
Terino Alfredo
sul Pentateuco, che controbatte la «teoria
documentaria», dimostrando che la Genesi non deriva
da una «evoluzione» della mitologia mesopotamica
(Alfredo Terino, Le origini. Bibbia e mitologia,
Gribaudi, 2003). L’editore Gribaudi, dopo aver
constatato la ricettività del pubblico cattolico, ha
proseguito e sta proseguendo con altri libri
creazionisti. Anche l’antievoluzionismo di Anna
Maria Cenci è derivato dall’amore per la Bibbia,
entrata in casa sua qualche decennio fa quando era
laureanda in Medicina, nella versione Diodati,
perché venduta alla sua mamma da un colportore
protestante che non ha più rivisto.
Ho cominciato con questi
aneddoti per far vedere come il progredire delle
idee possa spesso dipendere da persone semplici, che
però hanno fatto scelte motivate da convinzioni non
superficiali. Certamente c’è poi anche chi cerca di
strumentalizzare gli altri secondo i propri fini, ma
i «grandi movimenti» veramente efficaci sono in
genere il risultato di tanti «piccoli movimenti» di
persone che hanno deciso di spendersi per una causa
(sia giusta o sbagliata).
Mentre quello di Rosanna Breda e
Anna Maria Cenci è un filone antievoluzionista che
potremmo definire «proveniente dal basso e stimolato
direttamente dalla Bibbia», quello dei due noti
scienziati Giuseppe Sermonti e Antonino Zichichi
(ambedue di area cattolica) potremmo invece
definirlo «dall’alto e di tipo
scientifico-culturale», con un orientamento più
antidarwinista che antievoluzionista, ossia più
volto a contrastare le modalità proposte da
Darwin che a rifiutare l’evoluzionismo in sé.
Sermonti ha fatto un’opera
pionieristica in Italia e il suo libro (scritto
insieme al paleontologo Roberto Fondi) fu un vero
«sasso nello stagno» ed ebbe ben sei edizioni in tre
anni (Dopo Darwin, Rusconi, 1980). Il
discorso è stato poi proseguito con un altro libro
dal titolo eloquente: Dimenticare Darwin (Il
Cerchio, 2003).
Zichichi ha chiaramente ribadito
che il darwinismo non ha «niente di scientifico» e
lo ha fatto in due libri di successo, editi da Il
Saggiatore (Perché io credo in colui che ha fatto
il mondo [1999]; Galilei divin uomo
[2001]).
Un altro filone
dell’antievoluzionismo cattolico è venuto alla ribalta
con un libro di Maurizio Blondet (L’uccellosauro
ed altri animali [Effedieffe, giugno 2002]).
Blondet è editorialista de L’Avvenire, un
quotidiano del quale sono proprietari i vescovi
italiani (Conferenza Episcopale). Blondet si può
considerare come esponente di un’area cattolica
tradizionalista e combattiva, che ha un po’ di
nostalgia dell’ordine anteriore al Concilio Vaticano
II. In quest’area si era sempre mantenuto un minimo
di antidarwinismo, ma il libro di Blondet gli ha
dato una connotazione e una rilevanza nuovi. Ne
citiamo alcune espressioni, tratte dalla parte
finale (p. 130): «Sono proprio i fondamentalisti
americani a rappresentare qui il lato migliore della
laicità, quella che distingue i due piani: la fede
dall’indagine naturale. Qualcosa che come cattolici
(e un po’ troppo papisti) dovremmo imparare da loro
[…] il Papa non è un’autorità in questioni
scientifiche, perché la scienza per principio non
riconosce autorità. Essa fa appello alla ragione
critica […] Se il Papa dichiarasse l’evoluzionismo
un dogma della Chiesa — cosa che si spera non faccia
mai, senza esserne troppo sicuri — gli autentici
cattolici non avrebbero l’obbligo di credergli. Il
darwinismo, non est de fide. Non è materia di
fede».
Si è venuta così delineando una
singolare alleanza fra un cattolicesimo
tendenzialmente antiprotestante e l’ala derivante
dal protestantesimo più anticattolico. Alleanza
strana fino a un certo punto, perché negli USA essa
è operativa da tempo ed è fondata sul fatto che,
nello sviluppato Occidente, il nemico numero uno di
qualsiasi religione (Bin Laden a parte) non è
l’altra religione, ma un secolarismo sempre più
radicato che corrode tutti.
Ecco allora che Fabrizio Fratus,
responsabile dei giovani della destra milanese, dopo
aver letto il libro di Blondet, ha preso contatto
con i creazionisti dell’AISO
(ex CSC), organizzando poi una «settimana
antievoluzionista» a Milano (febbraio 2003), con
manifestazioni varie e con una buona eco nella
stampa nazionale.
Ecco allora che a Napoli
(primavera 2003) la casa editrice cattolica
«Ecclesiae Domus» ha organizzato un convegno nel
quale ha invitato, come relatori, non solo cattolici
filo evoluzionisti, ma anche esponenti creazionisti
come Mihael Georgiev e Martin de Groot, il tutto con
la collaborazione della Editrice Domenicana
Italiana. Da quelle conferenze è nato poi un libro
che ho appena finito di leggere e che è stato lo
stimolo finale per scrivere questo articolo (G.
Castello - H. J. De Groot - L. Gaudio - M. Georgiev,
Il Mistero delle origini dell’universo e
dell’uomo [Editrice Ecclesiae Domus, 2005]).
Nel marzo 2004 il Ministro della
Pubblica Istruzione, Letizia Moratti, nel
riformulare i programmi per i primi otto anni di
scuola, non ci ha inserito l’evoluzionismo. È parso
un fulmine a ciel sereno, ma non lo è poi stato
granché se, considerando quanto fin qui detto, si
tiene conto che la Moratti è di area cattolica,
milanese e appartenente al centro destra.
Su questi vari fuochi accesi è
arrivata come benzina una spinta proveniente
addirittura dal Vaticano. Il nuovo papa Benedetto
XVI, infatti, proprio nell’omelia iniziale del suo
pontificato, ha detto che «Non siamo il prodotto
casuale e senza senso dell’evoluzione» (24/4/2005),
esprimendo un orientamento di contrasto che già
aveva manifestato da cardinale. A ciò ha fatto
seguito, nemmeno tre mesi dopo, una pubblica presa
di posizione dell’autorevole cardinale viennese
Schönborn, che gode di molta familiarità con papa
Ratzinger. Schönborn, in un articolo scritto per il
New York Times (7/7/2005) e ripreso dal Corriere
della Sera del 10/7/2005, afferma che «un sistema di
pensiero che neghi o tenti di confutare la palmare
evidenza di un disegno biologico è ideologia, non è
scienza». Precisa poi che l’evoluzionismo può essere
sì insegnato nelle scuole cattoliche, ma facendo
attenzione a presentarlo come «una delle tante
teorie». Insomma quell’articolo, nel contesto del
dibattito presente negli USA, è stato un sostanziale
schierarsi a fianco dei creazionisti.
Pochi giorni fa, infine, ho
saputo del sito cattolico «Storia libera» che, oltre a
essere molto vasto, ha un’ampia sezione
antievoluzionista e nel quale il ripensamento sulle
origini, per loro come per noi, è parte di un
complesso progetto che investe la storia, la cultura
in genere e la teologia.
Riassumendo questa carrellata,
il primo libro di Sermonti (1980) sembrava aver
fatto «un buco nell’acqua». Invece nel cattolicesimo
le tendenze antievoluzioniste hanno continuato a
crescere in modo nascosto, «esplodendo» proprio in
questi ultimi anni (cioè dal 1999 in poi, sarà stato
il primo libro di Zichichi a stimolare l’emersione
di questa tendenza?). È significativo che una
crescente consapevolezza antievoluzionista si sia
verificata anche in ambito protestante e questo fa
pensare a una promettente «tendenza di fondo».
Come porsi di fronte a tutto
ciò? Blondet, per esempio, subito dopo il libro
citato ne ha scritto un altro (Chi comanda in
America? [Effedieffe, dicembre 2002]), dal quale
dissento radicalmente e che mi sembra addirittura
antisemita. Anche nei riguardi di altri cattolici
antievoluzionisti ho delle riserve che vanno oltre
le differenze teologiche (che tra l’altro non sono
secondarie).
Mi viene però da confrontare
l’atteggiamento degli apostoli verso i Samaritani
con quello avuto da Gesù. La religione dei
Samaritani era corrotta (2 Re 17,24-41) e c’era
ostilità con i Giudei (Lc 9,54; Gv 8,48). Gesù però
non si concentrò su ciò che erano stati in passato e
nemmeno su ciò che erano nel presente: guardò a ciò
che potevano essere e, pur precisando che la
salvezza veniva dai Giudei (Gv 4,22) cominciò con
ciò che poteva condividere ed elogiò ciò che poteva
approvare (vedi Gv 4 e la famosa parabola del buon
Samaritano, Lc 10,25ss). Ottenne così risultati
straordinari e la Samaria divenne, nel NT, l’unica
regione a essersi convertita nel suo insieme (At
8,14), mentre altrove si convertirono solo
individui.
Dialogare con tutti, perciò,
cominciando da ciò che unisce ma senza nascondere
ciò che divide. Pensando a ciò che si può sperare,
piuttosto che ai difetti che ciascuno di noi ha.
Varcando con speranza le porte che Dio apre, ma
portandosi dietro una «bussola» ben fornita.
Proiezioni Culturali vuole proprio essere una
«bussola». Ad alcuni il nostro puntualizzare e
distinguere può apparire un atteggiamento di
chiusura, mentre in realtà vuole essere uno
strumento di dialogo, che è minacciato dall’orgoglio e
dall’arroganza, più che dalla chiarezza.
Per
approfondire questo tema, si veda il seguente
articolo di Mihael Georgiev:
Preti
evoluzionisti e scienziati creazionisti.
Aggiornamento: 03-05-07
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