Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

«La fede che pensa» — «Accettare la sfida nel nostro tempo»

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico     

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3. Cultura biblica
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Nello stesso libretto sono contenute le domande per lo studio e il dizionarietto, dove trovare le risposte.

  Ecco le parti principali della parte di studio:

Introduzione all'Evangelo di Matteo

Nascita, battesimo e tentazione (Mt 1,1-4,11)

Attività in Galilea (Mt 4,12-16,12)

Istruzione dei dodici (Mt 16,13-18,35)

Viaggio verso Gerusalemme e ultimi giorni in essa (Mt 19-25)

Crocifissione e risurrezione (Mt 26-28).

 

Inoltre ci sono, tra altre parti, anche le seguenti:

Dizionarietto

Guida allo studio personale e di gruppo.

 

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ECONOMIA E RELIGIONI

 

 di Fernando De Angelis

 

 | Indice | 1 | 2/1 | 2/2 | 2/3 | 3/1 | 3/2 | 4/1 | 4/2 | 4/3 | 4/4 |

| 5/1 | 5/2 | 5/3 | 5/4 | 5/5 | 6/1 | 6/2 | 7/1 | 7/2 | 7/3 | 7/4 | 7/5 | 7/6 | 8 |

 

[3.  DAL SISTEMA GERARCHICO MEDIOEVALE

ALLE SOCIALDEMOCRAZIE NORD-EUROPEE]

 

3.2.  «MODELLO GINEVRA» E SOCIALDEMOCRAZIE NORD-EUROPEE

 

Dopo l’anno 1000 ogni tanto spuntavano i cosiddetti eretici, che però venivano periodicamente eliminati dall’alleanza fra «trono» e «altare» (cioè fra re e papi). Sembrava che tutto tornasse in ordine, invece ogni volta gli eretici rispuntavano più numerosi: questo perché erano mutate le condizioni economico-politiche a favorirne la nascita. La forza di Lutero stava anche nel fatto che, quando nel 1517 accese la miccia, trovò un mondo che si stava scaldando da 500 anni ed era pronto a bruciare. La sua astuzia stava nel separare la riforma religiosa da quella politica, spezzando quell’alleanza fra trono e altare che aveva fatto fallire tutti i tentativi precedenti. Una volta fatta la riforma religiosa, però, la nuova sensibilità influenzò indirettamente tutti gli aspetti della società, così anche l’economia e la politica finirono per esserne rimodellate. Si creò in questo modo un rapporto di nuovo tipo fra Chiesa e Stato, che però non portò a conflitti fra le due entità, sia per un’impostazione che separava chiaramente i ruoli, sia perché la Chiesa riconobbe alle autorità politiche la preminenza sulle faccende di questo mondo (proverbiale il rispetto protestante per le autorità civili, mantenuto anche quando nella Germania Est era al potere il comunismo). Un elemento che Lutero infuse nella società fu il rigore morale, autonomamente diretto da un individuo sottoposto al controllo di una coscienza personale, illuminata dalla riscoperta dei testi sacri (Bibbia). Non fu però né Lutero né la sua Germania a individuare con chiarezza la via per la costruzione di un nuovo mondo. A mettere a punto una nuova e stabile società, infatti, ci penserà l’allora piccola città di Ginevra guidata da Calvino. Calvino era un raffinato parigino che, divenuto «luterano», ne sviluppò la dottrina e la sua applicazione concreta.

     Il colto e austero Savonarola, contrariamente a ciò che spesso si pensa, era ben accetto nella Firenze dei Medici (tanto che fu invitato a tornare a Firenze proprio da loro): i due mondi però non riuscirono a integrarsi in un progetto unitario. La borghesia di Ginevra, invece, finì per adottare senza riserve il rigido rigore morale di Calvino e la sua rivoluzione dottrinale. Ciò produsse una miscela così efficace che Ginevra divenne un modello per vaste trasformazioni in tutta Europa. Il calvinismo, per esempio, si radicò nei Paesi Bassi e influenzò i puritani (sia inglesi che americani). Il luteranesimo scandinavo ne trasse motivo di ispirazione e perfino i rivoluzionari francesi si rifacevano al pensiero di un ginevrino: Rousseau. Gli esempi italiani di questa influenza non mancano: da Ginevra venivano la madre di Cavour e la moglie di Manzoni (che hanno promosso in Italia quella inconsueta miscela di riformismo e tradizione). Di Ginevra era la de Staël, Berchet e Viesseux (altri protagonisti di primo piano del rinnovamento dell’Italia). Vediamolo quindi un po’ più da vicino questo «modello ginevrino».

     La nascente borghesia di Ginevra trovò nel calvinismo non solo piena libertà di espandersi, ma anche grande legittimazione: il denaro rettamente guadagnato diventò un segno di benedizione divina. La missione che Calvino assegnava alla borghesia, però, non era quella dell’arricchimento personale, ma quella di espandere l’economia a beneficio di tutta la società (il capitalista doveva ingrandire la fabbrica, piuttosto che godersi la ricchezza, come ha ben precisato Max Weber).

     Sul piano religioso c’è qualche aspetto della dottrina calvinista che presenta difficoltà di comprensione, specie se non si tiene presente il quadro complessivo e le motivazioni di certe scelte. Non possiamo qui addentrarci nelle questioni teologiche, ma è utile far notare come la dottrina della predestinazione (l’uomo non può contribuire alla sua salvezza, che è solo frutto di un disegno di Dio) chiuda totalmente e definitivamente ogni possibilità di intermediazione umana e rituale. La salvezza diventa una questione di Dio, perciò non solo viene eliminato il clero cattolico, ma ogni altra possibile gerarchia fra Dio e l’individuo. Nel sistema medioevale l’individuo era gerarchicamente subordinato in ogni campo, Calvino invece fonda la base teologica della cosiddetta totipotenza dell’individuo. Il calvinista, cioè, non cerca appoggi o tutele umane, ma solo quella libertà che possa consentirgli di realizzare la missione affidatagli da Dio nel mondo (la cosiddetta ascesi intramondana). Calvino, insomma, coordina le novità di Lutero e le completa, dando al Protestantesimo una coerenza interna che ne farà un sistema sostanzialmente stabile e in grado di proseguire il cammino sui suoi propri presupposti.

     Sul piano politico Calvino è rispettoso di tutte le forme di autorità (instillando così il senso del dovere civico e dell’etica pubblica), ma la sua preferenza è per una democrazia moderata nella quale le persone più qualificate e stimabili della società ne assumono la guida a pro di tutti.

     Lutero e Calvino non separarono la chiesa dalla società, non introdussero la distinzione fra cittadino e fedele, così non si poteva avere la cittadinanza se non si faceva parte della Chiesa. Questa corrispondenza Chiesa-società si esprime con la pratica del pedobattismo, che consiste nel battezzare i neonati i quali, così, entrano contemporaneamente a far parte sia della Chiesa che dello Stato. Nelle nazioni influenzate da Lutero e Calvino, perciò, la società è rimasta compatta, come si può vedere in Svizzera, nei Paesi Bassi e in quelli scandinavi (Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Islanda). Nel modello socialdemocratico scandinavo (il cosiddetto paradiso svedese) si sono realizzati certi sogni dell’umanità: alto e ben distribuito reddito, servizi sociali realmente funzionanti, assistenza pubblica per tutta la vita, democraticità reale, diffusa correttezza degli amministratori pubblici, neutralità nei conflitti internazionali, città immerse nel verde. Da un punto di vista intellettuale appaiono come società insuperate, ma sul piano storico sono state scavalcate da chi ne ha visto un limite e lo ha abbattuto. Il limite delle società scandinave è di essere delle belle «oasi» che non si preoccupano più di tanto del «deserto» circostante. Chi ne ha visto i limiti ed è andato oltre parlava la lingua inglese e ha avuto il coraggio di aprirsi a tutto il mondo: certamente anche per trarne un tornaconto, ma bisogna sempre considerare che ogni economia ha una sua ideologia di riferimento, e viceversa.

     In Inghilterra fu Oliver Cromwell a instillare il senso della «missione britannica nel mondo», mentre nell’America anglosassone sarà Roger Williams ad avere il coraggio (o l’incoscienza, secondo alcuni) ad aprire «l’oasi» a tutti quelli che volevano entrarci. È nata e ha preso forza, così, la società liberale: più brutta al suo interno di quella socialdemocratica, ma più aperta verso l’esterno e più rilevante nel contesto internazionale. E forse più adatta a un’umanità in genere più disordinata di quella scandinava.

 

02-05-07; Aggiornamento: 05-01-2008

 

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