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[3.
DAL SISTEMA GERARCHICO MEDIOEVALE
ALLE
SOCIALDEMOCRAZIE NORD-EUROPEE]
3.2. «MODELLO GINEVRA» E
SOCIALDEMOCRAZIE NORD-EUROPEE
Dopo l’anno 1000 ogni tanto spuntavano i cosiddetti
eretici, che però venivano periodicamente eliminati
dall’alleanza fra «trono» e «altare» (cioè fra re e papi).
Sembrava che tutto tornasse in ordine, invece ogni volta gli
eretici rispuntavano più numerosi: questo perché
erano mutate le condizioni economico-politiche a favorirne
la nascita. La forza di Lutero stava anche nel fatto che,
quando nel 1517 accese la miccia, trovò un mondo che si
stava scaldando da 500 anni ed era pronto a bruciare. La sua
astuzia stava nel separare la riforma religiosa da quella
politica, spezzando quell’alleanza fra trono e altare che
aveva fatto fallire tutti i tentativi precedenti. Una volta
fatta la riforma religiosa, però, la nuova sensibilità
influenzò indirettamente tutti gli aspetti della società,
così anche l’economia e la politica finirono per esserne
rimodellate. Si creò in questo modo un rapporto di nuovo
tipo fra Chiesa e Stato, che però non portò a conflitti fra
le due entità, sia per un’impostazione che separava
chiaramente i ruoli, sia perché la Chiesa riconobbe alle
autorità politiche la preminenza sulle faccende di questo
mondo (proverbiale il rispetto protestante per le autorità
civili, mantenuto anche quando nella Germania Est era al
potere il comunismo). Un elemento che Lutero infuse nella
società fu il rigore morale, autonomamente diretto da un
individuo sottoposto al controllo di una coscienza
personale, illuminata dalla riscoperta dei testi sacri
(Bibbia). Non fu però né Lutero né la sua Germania a
individuare con chiarezza la via per la costruzione di un
nuovo mondo. A mettere a punto una nuova e stabile società,
infatti, ci penserà l’allora piccola città di Ginevra
guidata da Calvino. Calvino era un raffinato parigino che,
divenuto «luterano», ne sviluppò la dottrina e la sua
applicazione concreta.
Il colto e austero Savonarola, contrariamente a ciò che
spesso si pensa, era ben accetto nella Firenze dei Medici
(tanto che fu invitato a tornare a Firenze proprio da loro):
i due mondi però non riuscirono a integrarsi in un progetto
unitario. La borghesia di Ginevra, invece, finì per adottare
senza riserve il rigido rigore morale di Calvino e la sua
rivoluzione dottrinale. Ciò produsse una miscela così
efficace che Ginevra divenne un modello per vaste
trasformazioni in tutta Europa. Il calvinismo, per esempio,
si radicò nei Paesi Bassi e influenzò i puritani (sia
inglesi che americani). Il luteranesimo scandinavo ne trasse
motivo di ispirazione e perfino i rivoluzionari francesi si
rifacevano al pensiero di un ginevrino: Rousseau. Gli esempi
italiani di questa influenza non mancano: da Ginevra
venivano la madre di Cavour e la moglie di Manzoni (che
hanno promosso in Italia quella inconsueta miscela di
riformismo e tradizione). Di Ginevra era la de Staël,
Berchet e Viesseux (altri protagonisti di primo piano del
rinnovamento dell’Italia). Vediamolo quindi un po’ più da
vicino questo «modello ginevrino».
La nascente borghesia di Ginevra trovò nel calvinismo
non solo piena libertà di espandersi, ma anche grande
legittimazione: il denaro rettamente guadagnato diventò un
segno di benedizione divina. La missione che Calvino
assegnava alla borghesia, però, non era quella
dell’arricchimento personale, ma quella di espandere
l’economia a beneficio di tutta la società (il capitalista
doveva ingrandire la fabbrica, piuttosto che godersi la
ricchezza, come ha ben precisato Max Weber).
Sul piano religioso c’è qualche aspetto della dottrina
calvinista che presenta difficoltà di comprensione, specie
se non si tiene presente il quadro complessivo e le
motivazioni di certe scelte. Non possiamo qui addentrarci
nelle questioni teologiche, ma è utile far notare come la
dottrina della predestinazione (l’uomo non può
contribuire alla sua salvezza, che è solo frutto di un
disegno di Dio) chiuda totalmente e definitivamente ogni
possibilità di intermediazione umana e rituale. La salvezza
diventa una questione di Dio, perciò non solo viene
eliminato il clero cattolico, ma ogni altra possibile
gerarchia fra Dio e l’individuo. Nel sistema medioevale
l’individuo era gerarchicamente subordinato in ogni campo,
Calvino invece fonda la base teologica della cosiddetta
totipotenza dell’individuo. Il calvinista, cioè, non
cerca appoggi o tutele umane, ma solo quella libertà che
possa consentirgli di realizzare la missione affidatagli da
Dio nel mondo (la cosiddetta ascesi intramondana).
Calvino, insomma, coordina le novità di Lutero e le
completa, dando al Protestantesimo una coerenza interna che
ne farà un sistema sostanzialmente stabile e in grado di
proseguire il cammino sui suoi propri presupposti.
Sul piano politico Calvino è rispettoso di tutte le
forme di autorità (instillando così il senso del dovere
civico e dell’etica pubblica), ma la sua preferenza è per
una democrazia moderata nella quale le persone più
qualificate e stimabili della società ne assumono la guida a
pro di tutti.
Lutero e Calvino non separarono la chiesa dalla
società, non introdussero la distinzione fra cittadino e
fedele, così non si poteva avere la cittadinanza se non si
faceva parte della Chiesa. Questa corrispondenza
Chiesa-società si esprime con la pratica del pedobattismo,
che consiste nel battezzare i neonati i quali, così, entrano
contemporaneamente a far parte sia della Chiesa che dello
Stato. Nelle nazioni influenzate da Lutero e Calvino,
perciò, la società è rimasta compatta, come si può vedere in
Svizzera, nei Paesi Bassi e in quelli scandinavi (Danimarca,
Norvegia, Svezia, Finlandia e Islanda). Nel modello
socialdemocratico scandinavo (il cosiddetto paradiso
svedese) si sono realizzati certi sogni dell’umanità:
alto e ben distribuito reddito, servizi sociali realmente
funzionanti, assistenza pubblica per tutta la vita,
democraticità reale, diffusa correttezza degli
amministratori pubblici, neutralità nei conflitti
internazionali, città immerse nel verde. Da un punto di
vista intellettuale appaiono come società insuperate, ma sul
piano storico sono state scavalcate da chi ne ha visto un
limite e lo ha abbattuto. Il limite delle società scandinave
è di essere delle belle «oasi» che non si preoccupano più di
tanto del «deserto» circostante. Chi ne ha visto i limiti ed
è andato oltre parlava la lingua inglese e ha avuto il
coraggio di aprirsi a tutto il mondo: certamente anche per
trarne un tornaconto, ma bisogna sempre considerare che ogni
economia ha una sua ideologia di riferimento, e viceversa.
In Inghilterra fu Oliver Cromwell a instillare il senso
della «missione britannica nel mondo», mentre nell’America
anglosassone sarà Roger Williams ad avere il coraggio (o
l’incoscienza, secondo alcuni) ad aprire «l’oasi» a tutti
quelli che volevano entrarci. È nata e ha preso forza, così,
la società liberale: più brutta al suo interno di quella
socialdemocratica, ma più aperta verso l’esterno e più
rilevante nel contesto internazionale. E forse più adatta a
un’umanità in genere più disordinata di quella scandinava.
02-05-07; Aggiornamento: 05-01-2008
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