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1.
Bisogno d’una restaurazione giudeo-cristiana (Argentino Quintavalle)
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2.
Osservazioni e obiezioni (Nicola Martella)
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1.
BISOGNO D’UNA RESTAURAZIONE
GIUDEO-CRISTIANA (Argentino
Quintavalle)
1.1. ENTRIAMO IN TEMA: Credo sia doveroso da parte mia esprimere ai
lettori l’idea che ho della chiesa. M’auspico una restaurazione della chiesa
giudeo-cristiana. Tuttavia, molti cristiani hanno paura della rinascita d’un
nuovo legalismo. Possa Dio affrettare il giorno in cui tutte le cose saranno
giudicate, non per il loro essere giudaiche o cristiane, ma per il loro essere
bibliche o cristocentriche.
La verità eterna è venuta da Dio, per mezzo di Gesù Cristo, attraverso i
Giudei, alla chiesa e per il mondo.
Molti hanno familiarità con il termine «giudeo-cristiano». Significa «avere
radici sia nel giudaismo che nel cristianesimo». Giudaismo e cristianesimo erano
parole coniate pubblicamente. La parola «cristiano» è stata utilizzata dapprima
nell’anno 42 nella città d’Antiochia (At 11,26). È stata adottata a scopo di
differenziazione tra i credenti Giudei (nel Messia) e i Giudei increduli. Poi è
diventata d’uso comune per l’intera Chiesa. Il termine «giudaismo» è nato in
circostanze simili ed è stato coniato, senza dubbio, con lo scopo d’implicare un
«divorzio» dal cristianesimo.
Infatti, il sistema corretto di culto e di pratica per il popolo di Dio non
è «giudaico» nel senso etnico del termine, né «cristiano» in senso religioso, ma
semplicemente divino in un senso biblico e dunque eterno e universale (per tutte
le nazioni). Tuttavia, questi sono termini accettabili quando capiti in maniera
rispettosa e io li utilizzerò a scopo d’identificazione e orientamento. Il
termine giudeo-cristiano è esprime e mantiene il vincolo tra la fede nata al
Sinai e perfezionata al Calvario (Ef 4,5).
1.2. PERCHÉ LA DIFFERENZA?: Dio ha detto, «Poiché io, l’Eterno,
non muto» (Mal 3,6).
Allora, perché c’è una tale e sorprendente differenza tra cristianesimo e
giudaismo? Come possono due religioni che sostengono d’essere nate dallo stesso
Dio, a non avere molte, anzi la maggior parte delle cose, in comune? Gesù ha
creato una religione completamente nuova? Egli è il responsabile di tutte le
dottrine e pratiche differenti che oggi portano il nome di cristianesimo? Queste
sono domande ragionevoli che meritano risposte sensate e concrete.
Uno può chiedere: «Che differenza vuoi che faccia come io rendo il culto a
Dio una volta che ho accettato Cristo come mio personale Salvatore?». Per quanto
sorprendete possa suonare, la maggior parte del testo biblico non è dedicata al
messaggio di redenzione, ma piuttosto a come far piacere, servire e onorare Dio
dopo essere diventato un credente.
L’avvertimento dato all’antico Israele è valido anche per la Chiesa d’oggi.
Dio ha protestato con loro in varie occasioni quando essi assimilavano i modi
dei pagani. Se si vuole restaurare e rinnovare la Chiesa, bisogna incominciare a
lasciare i molti concetti umani che vi si sono infiltrati sin dai tempi dei
padri della chiesa, e ritornare a un modello biblico, anche se esso può apparire
di natura giudaica.
1.3. LA DOMANDA DI PILATO: Ponzio Pilato ha posto una domanda
d’interesse pubblico, sia per i nostri tempi che per i suoi, quando interrogando
Gesù, gli chiese, «Che cos’è verità» (Gv 18,38). I più grandi uomini,
ancora lottano per trovare una risposta a questa domanda che possa soddisfare il
Dio vivente. Il fallimento nel rispondere in maniera esauriente a questa
profonda domanda ha lasciato la Chiesa in un pantano di dottrine e di pratiche
contraddittorie. Questa domanda non può essere soddisfatta dalla semplice
risposta di Gesù: «Io sono… la verità». Mentre noi cristiani abbiamo
Cristo come dottrina comune, siamo purtroppo lacerati per quanto riguarda
l’unità della dottrina di Cristo. Chi non si è posto la domanda, di fronte a una
controversia, «che cos’è verità?». Forse uno degli errori più grandi che sono
stati fatti nel perseguire la verità divina è stato quello di non voler
riconoscere la sorgente. La sorgente della verità per la Chiesa è venuta da Dio
attraverso i Giudei. Qualsiasi insegnamento che non è reperibile attraverso
quella sorgente non è una dottrina sana e avrà delle screpolature sia nelle sue
conclusioni che nelle sue applicazioni. È il graduale allontanamento della
Chiesa dalle sue radici ebraiche che ci ha fatto essere delle persone divise,
così come si riflette nella miriade di dottrine e pratiche tra loro
contraddittorie e dalle molte denominazioni storiche che hanno prodotto come
risultato dei veri e propri «muri di separazione».
1.4. IDENTITÀ SBAGLIATA: Siamo a un ritorno al legalismo e alla
schiavitù? Niente affatto; anche se questa è la reazione di molti quando sia fa
qualcosa che sia di natura giudaica. Gesù ha detto: «Non pensate [sebbene
qualcuno lo possa pensare] ch’io sia venuto per abolire la legge» (Mt 5,17).
Egli non difendeva la continuazione del sistema legalistico per ottenere la
giustizia, né voleva porre fine alla Legge, che è l’istruzione e la direttiva di
Dio per la disciplina morale, per la lode e per il culto. Il giudaismo biblico
era semplicemente il sistema scelto da Dio per la lode, il culto e il servizio.
La lettera agli Ebrei ci dice che Gesù ha fatto delle riforme al giudaismo ma
non l’ha sostituito.
1.5. GESÙ ERA UN RIFORMATORE, NON UN RINNOVATORE!: Come? Togliendo
la carnalità dalle ordinanze divine, rafforzandone il significato e
aggiungendovi la dimensione dello Spirito Santo. Chiaramente, «il termine
della legge è Cristo, per esser giustizia a ognuno che crede» (Rm 10,4), ma
egli non l’ha eliminata come fosse una cosa da buttar via. Per esempio, Gesù non
ha «terminato» la celebrazione della Pasqua. Egli l’ha semplicemente riformata
arricchendola di significato con il nuovo patto. Non abbiamo più l’ordine
mosaico, abbiamo l’ordine del Signore, ma è ancora la pasqua (1 Cor
5,7s). Quando questo principio di riforma è capito e il «fattore paura»
eliminato, la Chiesa vedrà una pronta restaurazione del giudeo-cristianesimo. Le
accuse di legalismo e di giudaizzazione diminuiranno sensibilmente. Il sangue di
Cristo è la risposta per la questione del peccato, ma il
giudeo-cristianesimo è la risposta per la perfetta lode, culto e insegnamento.
Questo non può essere interpretato come legalismo o un ritorno alla schiavitù
religiosa.
1.6. IL RINNOVAMENTO FINALE: Un cristianesimo super-ellenizzato e
super-latinizzato ha bisogno d’un processo che lo porti a riscoprire le basi
delle sue radici giudaiche. I primi cristiani — così erano chiamati — non hanno
avuto un approccio uniforme verso la Legge giudaica, ma non hanno mai provato ad
allontanarsi dal giudaismo. Essi erano un gruppo all’interno d’esso, e la prima
generazione cristiana faceva parte del giudaismo biblico, ma la generazione
successiva ne è uscita fuori.
Grazie all’opera redentiva di Gesù sulla croce, anche i Gentili così come i
Giudei possono mantenere i giusti principi della Legge senza bisogno di portare
il peso di tutto il bagaglio culturale del giudaismo talmudico. Era in questo
contesto che l’apostolo Paolo ha potuto denunciare quelli che confidavano
nell’osservanza rituale della Legge per stabilire la propria giustizia
attraverso le opere della carne (Gal 3,1ss) e nello stesso tempo incoraggiare la
celebrazione della Pasqua anche ai cristiani gentili (1 Cor 5,7s).
Poiché l’ebraicità dell’Evangelo di Gesù Cristo è così chiara nel primo
secolo, la domanda spontanea è: «Che cosa ha causato il divorzio del
cristianesimo dal giudaismo biblico?». Per la risposta basta tracciare il corso
della storia. Dopo la morte dell’apostolo Paolo e la distruzione di Gerusalemme
nell’anno 70, le successive generazioni, che hanno incluso sempre più Gentili,
hanno fatto tutti gli sforzi per rimuovere le tracce d’ebraicità dall’Evangelo
di Gesù Cristo. Come la Chiesa è diventata sempre più ellenizzata (greca) e
latinizzata (romana), sono fioriti molti concetti del politeismo (altri dèi),
che hanno acquistato importanza e sono entrati nella Chiesa. La Chiesa d’oggi è
ancora vittima di questi elementi, ma molti hanno iniziato a chiedersi «quali
siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada…» (Gr 6,16).
1.7. IL RISULTATO FINALE: Il destino di Gesù è stato dichiarato da
Dio, per mezzo dell’angelo, a Maria: «Questi sarà grande, e sarà chiamato
Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre,
ed egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai
fine» (Lc 1,32s)
Se il regno di Cristo è un «regno davidico», possiamo concludere che il
sistema e la struttura di cose che verranno impiegate in esso, saranno quelle
che ci sono state date da Dio attraverso i Giudei.
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2.
OSSERVAZIONI E OBIEZIONI
(Nicola Martella): Seguirò lo stesso schema di Argentino. Mi limiterò alle
cose principali.
2.1. ENTRIAMO IN TEMA
■ Nel NT non c’è una «chiesa giudeo-cristiana» da offrire come
modello migliore, poi scaduto, ma semplicemente la «chiesa», i cui membri sono «gente
d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione» che l’Agnello ha «comprato a
Dio» col suo proprio sangue, facendone «per il nostro Dio un regno
e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra» (Ap 5,9s). Paolo sintetizzò tutto
ciò, affermando che, essendo Cristo la «nostra pace» (ossia cultualmente
«sacrificio di pace»), Egli «dei due popoli ne ha fatto un solo e ha
abbattuto il muro di separazione 15con l’abolire nella sua carne la
causa dell’inimicizia, la legge fatta di
comandamenti in forma di precetti, alfine di creare in se stesso dei due
un solo uomo nuovo, facendo la
pace; 16e alfine di riconciliarli ambedue in un
corpo unico con Dio, mediante la
sua croce, sulla quale fece morire l’inimicizia loro» (Ef 2,14ss).
L’accettazione della «buona novella della pace» è stata possibile
mediante l’annuncio di Cristo ai Gentili («voi che eravate lontani» e ai
Giudei («a quelli che erano vicini»; v. 17). Ambedue i gruppi hanno in
Cristo «accesso al Padre in un medesimo Spirito» (v. 18). Non esistono
più «aggregati» (forestieri e avventizi), ma solo «concittadini dei santi e
membri della famiglia di Dio» (v. 19). C’è un solo popolo nel nuovo patto
(v. 14), un «corpo unico» (v. 15), un «medesimo Spirito» (v. 18), una sola
«famiglia di Dio» (v. 19), un solo fondamento e una sola pietra angolare (v.
20), un solo «edificio» interconnesso, un solo «tempio santo nel Signore»
(v. 21s).
Il punto saliente in cui la visione di Argentino si differenzia è
questo: a una cultura e a una religione (quelle giudaiche), furono aggiunti i
Gentili; si consegue quindi che il giudaismo deve rimanere la cultura e la
religione di riferimento, considerate oltretutto «bibliche» e unicamente
legittime. Il tutto non è avvenuto però per addizione (dei Gentili al
popolo giudaico), ma per detrazione (il «resto fedele» sottratto al
giudaismo e alle nazioni per formare l’assemblea messianica di Gesù). Infatti «i
Giudei chiedono miracoli, e i Greci cercano sapienza; 23ma noi
predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per i Gentili,
pazzia; 24ma per quelli i quali sono chiamati, tanto Giudei quanto
Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio» (1 Cor 1,22).
In modo ingannevole si dà a intendere che il gregge di Gesù era, in qualche
modo, il giudaismo, dimenticando che tranne alcune diverse migliaia di persone,
i Giudei rifiutarono come corporazione Gesù quale Messia (Mt 21,42ss). Gesù però
si profilò come «buon pastore» e parlò del suo «gregge» in modo alternativo al
giudaismo corrente (Gv 10,16.19), i cui capi li definì estranei, ladri, briganti
e mercenari (Gv 10,5.8.10.12s). Egli si propose come la «vera vite» (Gv 15,1),
ossia come «nuovo Israele» (cfr. Is 5,1). In tal modo, poneva i Giudei dinanzi a
una scelta storica e teologica. La sua ekklēsía non era semplicemente la
vecchia qahal «assemblea» d’Israele ma, in polemica con quest’ultima la
«mia ekklēsía» (Mt 16,18). Perciò, tranne un resto fedele (Rm 11,5.7), il
giudaismo preferì essere nemico di Cristo, cuore dell’Evangelo (v. 28).
La sottrazione del resto dal giudaismo e dalle nazioni per essere
immersi nella nuova corporazione, l’assemblea messianica di Gesù, viene
ripetuto e ribadito anche altrove. «Noi tutti siamo stati immersi mediante un
unico Spirito dentro un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti
siamo stati abbeverati di un unico Spirito»
(1 Cor 12,13). Non è un caso che i membri del nuovo patto — come suggerisce già
il termine ekklēsía — sono coloro che sono stati chiamati fuori (ekkaléō
«chiamo fuori»).
È quindi un anacronismo voler parlare di una «chiesa giudeo-cristiana» e
desiderarne la «restaurazione»; tutto ciò è estraneo e contrario rispetto a ciò
che hanno detto gli apostoli (vedi sopra; cfr. Ef 4,4ss).
■ Il termine «giudeo-cristiano» non significa «avere radici sia nel
giudaismo che nel cristianesimo», ma riconoscere come Giudeo che Gesù è il
Cristo! Il termine «cristiano» non è stato coniato per differenziare «tra
i credenti Giudei (nel Messia) e i Giudei increduli», ma tra i seguaci di Cristo
e non. Nella città d’Antiochia non si convertirono a Cristo solo Giudei
ellenistici, ma «Ciprioti e Cirenei, venuti in Antiochia, si misero a parlare
anche ai Greci, annunziando il Signor Gesù… e gran numero di gente, avendo
creduto, si convertì al Signore» (At 11,20s). Fu di tale «gran popolo»
d’Antiochia che fu scritto: «Per la prima volta i discepoli furono chiamati
“Cristiani”» (v. 26).
■ Che il termine «giudaismo» sia stato «coniato, senza dubbio, con lo scopo
d’implicare un “divorzio” dal cristianesimo», è pura fantasia. Al ritorno
degli esuli da Babilonia (539ss), la maggior parte era costituita da Giudei e
tornò negli antichi e disabitati territori dell’antica tribù di Giuda (cfr. 1 Cr
9,1ss; al nord c’erano i Samaritani). Perciò tutti gli Israeliti
palestinesi furono identificati con i Giudei e gli abitanti della Giudea. Paolo
usò il termine «giudaismo» in modo scontato e usuale (Gal 1,13s).
■ Quanto al cosiddetto «sistema corretto di culto e di pratica per il
popolo di Dio», di là da quello che mai vorrà dire, gli apostoli furono
chiari: «Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto
a feste, o a noviluni o a sabati, 17che sono
l’ombra di cose future; ma il corpo
è di Cristo» (Col 2,16s; cfr. vv. 18ss). «La legge, avendo
un’ombra dei futuri beni, non la realtà
stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrifici, che sono
offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a
Dio» (Eb 10,1; cfr. 8,5). Si può continuare a seguire le ombre, quando è
venuta la piena luce?
2.2. PERCHÉ LA DIFFERENZA?
■ Dio non muta Il contesto di Mal 3,6 mostra che cosa ciò voglia
dire: Dio non ritira le sue promesse e per questo, non ostante che i «figli di
Giacobbe» fossero iniqui, Dio non volle distruggerli (vv. 5ss). Quindi si cita a
sproposito tale verso per convincere che il giudaismo sia il cristianesimo
migliore.
■ Le domande a effetto hanno una sola risposta ragionevole: Gesù ha
istituito il «nuovo patto»! E proprio la maggior parte dei Giudei rifiutò Gesù
quale Messia e si tenne ai dettami del «vecchio patto», rifiutando d’entrare in
quello nuovo (quindi rifiutarono il «nuovo patto nel mio sangue»; Lc
22,20; 1 Cor 11,25), che era stato annunziato proprio per loro! (Gr 31,31ss). La
chiesa (l’assemblea del Messia) e Israele non sono coincidenti, poiché la prima
è formata di Giudei e Gentili che hanno accettato Gesù quale Messia-Re e che
perciò sono stati tratti dalle loro corporazioni d’origine come un «resto», per
essere immersi nella nuova corporazione: l’assemblea di Gesù Cristo. In
contrasto con la Legge mosaica, Paolo asserì che «Dio… ci ha anche resi
capaci d’esser ministri d’un nuovo patto,
non
di lettera, ma di Spirito; perché la
lettera uccide, ma lo Spirito
vivifica» (2 Cor 3,6); il cuore della religione ebraica è la «lettera» (la
Legge mosaica), quello del cristianesimo è lo «Spirito vivificante». E l’autore
della lettera agli Ebrei puntualizza su Gr 31,31ss: «Dicendo: “Un nuovo
patto”, Egli ha dichiarato antico il primo. Ora, quel che diventa antico e
invecchia, è
vicino a sparire» (Eb 8,13). Perché quindi seguire ancora
le «ombre», ossia norme ormai desuete («lettera»), e ciò che già allora era
ritenuto invecchiato e prossimo a sparire, come avvenne con la distruzione del
tempio nel 70 d.C.?
■ Come rendere il culto a Dio? Lo ha detto Gesù stesso: sebbene la
salvezza venga dai Giudei, ossia dal Giudeo Gesù, Egli annunziava che i «veri
adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità», quindi né a Gerusalemme
né a Garizim (Gv 4,21-24). Il «culto razionale» non è da offrire in un tempio,
ma nel proprio corpo, che deve diventare un «sacrificio vivente, santo,
accettevole a Dio» (Rm 12,1). In contrasto con i missionari giudaizzanti che
traviavano i credenti gentili con le loro richieste della Legge mosaica, Paolo
affermò con dispregio e fastidio: «Guardatevi dai
cani, guardatevi dai cattivi
operai, guardatevi da quelli della
mutilazione; 3poiché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo
il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci gloriamo in Cristo Gesù,
e non ci confidiamo nella carne» (Fil 3,2). L’apostolo reputò le norme, i
precetti e i comportamenti del suo fariseismo precedente «tanta spazzatura
alfine di guadagnare Cristo» (vv. 4-8). Perché oggigiorno dovremmo
nobilitare e porre come cosa desiderabile ciò che Paolo chiamò skybalon
«sterco, escrementi»?
■ Si parla di «molti concetti umani che vi si sono infiltrati sin
dai tempi dei padri della chiesa» e si invita a «ritornare a un modello biblico,
anche se esso può apparire di natura giudaica». Si vogliono riscaldare
le «ombre» e porle a «modello biblico»! Gesù accusò proprio i Giudei del suo
tempo di aver aggiunto «molti concetti umani» (tradizioni) alla Parola di Dio e
di averla annacquata e messa fuori uso in tal modo (Mt 15,3; Mc 7,8s). Paolo li
chiamò «elementi del mondo» e «deboli e poveri elementi», ossia
l’osservanza di «giorni e mesi e stagioni e anni» (Gal 4,3.9s; cfr. Col
2,8). L’apostolo mise in guardia contro una «dottrina diversa», «favole» (miti
giudaici) e «genealogie» (1 Tm 1,3s; 4,7). A Tito ingiungeva: «Riprendili
perciò severamente, affinché siano sani nella fede, 14non dando retta
a favole giudaiche né a
comandamenti d’uomini che voltano
le spalle alla verità» (Tt 1,13s). E sono tali «molti concetti umani»
(tradizioni, favole, speculazioni) che si trovano negli scritti giudaici
post-apostolici!
2.3. LA DOMANDA DI PILATO
■ Il «pantano di dottrine e di pratiche contraddittorie» non si
trova solo nella storia della chiesa, ma anche nella storia del giudaismo. Basta
studiare gli scritti apocrifi, quelli pseudoepigrafi (pressoché a ogni
personaggio dell’AT fu falsamente attribuito un libro per spacciare le proprie
dottrine particolari), Giuseppe Flavio, Filo d’Alessandria, gli scritti delle
diverse correnti giudaiche (zeloti, esseni, terapeuti, farisei, sadducei,
erodiani, apocalittici, mistici, vari rabbini, ecc.).
■ Alla domanda: «Che cos’è verità?», si vuol rispondere con un
assoggettamento a una cultura giudaica che, come abbiamo visto, gli scrittori
del NT definivano «lettera che uccide» e «ombra»! Il problema della chiesa non è
principalmente l’allontanamento dalle sue «radici ebraiche», ma
dall’insegnamento chiaro del NT! Anche il giudaismo attuale è pieno di molte
denominazioni, frammentazioni e direzioni, spesso in contraddizioni fra di loro.
Solo chi non lo conosce veramente o è partigiano, dirà il contrario.
2.4. IDENTITÀ SBAGLIATA?
■ Certo Gesù non ha voluto «abolire la legge», ma ha voluto «adempierla»
(Mt 5,17), per creare una giustizia (per i suoi meriti), con cui Dio possa
dichiarare giusto chi crede in Lui. Non si può non vedere (e tacere) il fatto
che per gli apostoli Cristo «ha abbattuto il muro di separazione [fra Giudei
e Gentili] 15con l’abolire nella sua carne la causa dell’inimicizia,
la legge fatta di comandamenti in forma di
precetti, alfine di creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo,
facendo la pace» (Ef 2,14s); anche qui vediamo non un’addizione dei Gentili
ai Giudei, ma una sottrazione d’entrambi alle corporazioni d’origine per formare
quella nuova: «un solo uomo nuovo». Quindi Cristo ha abolito «nella sua
carne» e sulla croce la Legge mosaica. Proprio perché Cristo ci «ha
vivificati con lui, avendoci perdonato tutte le trasgressioni, 14avendo
cancellato l’atto accusatore scritto in
precetti, il quale ci era contrario; e quell’atto ha tolto di mezzo,
inchiodandolo sulla croce», ha
reso i precetti della Legge «l’ombra di cose che dovevano avvenire» (Col
2,13-17).
■ Si continua con le insinuazioni indebite, affermando: «La lettera agli
Ebrei ci dice che Gesù ha fatto delle riforme al giudaismo ma non l’ha
sostituito». Abbiamo visto sopra che il nuovo patto ha reso il vecchio patto
«antico», invecchiato», «vicino a sparire» (cosa che poi accadde), «ombra…
non la realtà stessa delle cose» (Eb 8,13; 10,1).
2.5. GESÙ ERA UN RIFORMATORE, NON UN RINNOVATORE?: Gesù è venuto a
dare una mano di vernice antiruggine al giudaismo?
■ Gesù si presentò come un «nuovo Mosè» e come tale diede la legge
del nuovo patto (cfr. Mt 5ss; Gv 13ss). Gli scrittori del NT, pur evidenziando
che il fondatore della religione ebraica aveva preannunziato il Messia (Lc
24,44; Gv 1,45; 5,46; At 3,22; 7,37; 28,23), ci tennero a rimarcare il contrasto
con Mosè e la superiorità su quest’ultimo (cfr. Gv 6,42). «Poiché la
legge è stata data per mezzo di
Mosè; la grazia e la verità sono
venute per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1,17).
Gesù, in conformità con Gr 31,31ss, non venne per riformare il vecchio
patto di legge (v. 32. «non come il patto che fermai coi loro padri»; Eb
8,9), ma per stabilirne uno nuovo di grazia che avrebbe portato alla cessazione
di quello vecchio (Ef 2,15; Eb 8,13).
■ L’interpretazione di alcune feste ebraiche in senso cristologico
(solo Pasqua e Pentecoste; Lc 22,15; 1 Cor 5,7; At 2,1), non deve impedire di
vedere l’accesa e grande polemica di Paolo rivolta «a feste, o a noviluni o a
sabati, 17che sono l’ombra
di cose che dovevano avvenire» (Col 2,16s). «Voi osservate giorni e mesi
e stagioni e anni. 11Io temo, quanto a voi, d’essermi invano
affaticato per voi» (Gal 4,10s). Altrimenti si tratta di una caso di palese
cecità ideologica in nome di una pretesa «restaurazione del
giudeo-cristianesimo» (!) e in nome della pretesa che quest’ultimo sia «la
risposta per la perfetta lode, culto e insegnamento». È una caso di strabismo:
le ombre, il vecchio, il desueto, il velato, ecc. che diventano faro mirabile, a
cui tendere per salvare il cristianesimo!
■ Non si tratterebbe di «un ritorno alla schiavitù religiosa»? Gli
autori del NT hanno al riguardo un’altra opinione. Al concilio interecclesiale
di Gerusalemme, mentre i giudaizzanti chiedevano l’assoggettamento dei Gentili
alla Legge mosaica (At 15,1.5), Pietro li contrastò, facendo riferimento
all’azione dello Spirito di Dio nei Gentili e alla loro salvezza «per la
grazia del Signore Gesù» e ammettendo con sincerità e verità: «Perché
dunque tentate adesso Dio mettendo
sul collo dei discepoli un giogo
che né i padri nostri né noi abbiamo potuto portare?» (vv. 8-11). Anche
Paolo non ebbe alcun dubbio sul fatto che Gesù era un innovatore e non un
semplice restauratore, anzi un liberatore proprio dalla Legge mosaica: «Ora
siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a quella che ci teneva
soggetti, talché serviamo in novità
di spirito, e non in vecchiezza di lettera»
(Rm 7,6). Il termine greco lyō «sciogliere» è usato nel NT per il
proscioglimento matrimoniale per divorzio o per avvenuta morte del coniuge (cfr.
1 Cor 7); in Rm 7,1-4 si parla appunto della liberazione per morte
dall’assoggettamento al coniuge come metafora della liberazione di Cristo dalla
schiavitù della Legge mosaica: «Voi siete divenuti morti alla legge mediante
il corpo di Cristo» (v. 4).
2.6. IL RINNOVAMENTO FINALE
■ Un «cristianesimo super-ellenizzato e super-latinizzato»? Che dire
di uno nord-americanizzato, sud-americanizzato, cinesizzato, coreanizzato,
russizzato e così via? Bisogna proprio «riscoprire le basi delle sue radici
giudaiche»? La decisione del concilio di Gerusalemme (At 15) non arrivò a questa
conclusione. Neppure Paolo pretese ciò dai credenti gentili, scrivendo ai Romani
(Rm 14) o ad altre chiese a maggioranza gentile. Lo stesso Signor Gesù,
scrivendo a sette conduttori di chiesa (Ap 2s), non ingiunse loro nulla di tutto
ciò, ma anzi li mise in guardia dai Giudei, specialmente da quelli
gnostico-esoterici. Egli parlò delle «calunnie lanciate da quelli che dicono
d’essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana» (Ap 2,9; cfr.
v. 24 «profondità di Satana»); e anche di «quelli della sinagoga di Satana, i
quali dicono d’essere Giudei e non lo sono, ma mentiscono» (3,9).
■ Le radici del cristianesimo sono l’Evangelo: la persona, le parole
e l’opera di Gesù quale unto a re. L’unica legge a cui cristiani sono chiamati a
sottomettersi è la legge del nuovo patto, chiamata «legge di Cristo» (1 Cor
9,21; Gal 6,2) o «legge dello Spirito» (Rm 8,2).
■ Si afferma che «i primi cristiani… non hanno mai provato ad
allontanarsi dal giudaismo». Non hanno neppure cercato di avvicinarsi, visto
che erano continuamente oggetto di missione da parte dei missionari del
giudaismo storico («quelli della circoncisione»; Tt 1,10s) e dei
giudeo-cristiani (Gal 3,1ss; 6,12s) oppure, al contrario, di apprensione (Gal
2,12s), di contrasto (cfr. At 11,2), di attacco (Gal 2,4s) e, a volte, di
persecuzione (At 8,1; 11,19; 13,50; 14,19).
Per il giudaismo e i farisei cristiani (At 15,1.5) era uno scandalo sentire
un Paolo che diceva: «La circoncisione è nulla e la incirconcisione è nulla»
(1 Cor 7,19); e ancora: «In Cristo Gesù, né la circoncisione né
l’incirconcisione hanno alcun valore» (Gal 5,6; 6,15). Per loro era un pugno
nell’occhio sentire che in Cristo «non c’è Greco e Giudeo, circoncisione e
incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è in ogni cosa e in
tutti» (Col 3,11). Non a caso Paolo mise in guardia Tito: «Vi son molti
ribelli, cianciatori e seduttori di menti,
specialmente fra quelli della circoncisione, ai quali bisogna turare la
bocca; 11uomini che sovvertono le case intere, insegnando cose che
non dovrebbero, per amor di disonesto guadagno» (Tt 1,10s).
■ Si afferma imprudentemente «la prima generazione cristiana faceva parte
del giudaismo biblico, ma la generazione successiva ne è uscita fuori». I
credenti delle nazioni non sono mai stati nel giudaismo. Cornelio e
quelli di casa sua (At 10), i credenti gentili di Antiochia (At 11) e il resto
dei credenti gentili non furono fatti diventare giudei mediante la
circoncisione, ma furono battezzati. Il concilio di Gerusalemme sancì che i
cristiani gentili non dovevano essere giudaizzati (At 15). Giacomo stesso, che
incorporava il cristianesimo di Gerusalemme, affermò sulla base delle parole dei
profeti: «Io giudico che non si dia
molestia a quelli dei Gentili che si convertono a Dio» (At 15,19),
riferendosi alle richieste dei cristiani farisei e giudaizzanti, i quali
pretendevano ai fini della salvezza: «Bisogna circoncidere i Gentili, e
comandare loro d’osservare la legge di Mosè» (vv. 1.5).
■ Ai credenti del nuovo patto non fu comandato di «mantenere i giusti
principi della Legge» mosaica ma, come detto, per loro vale la «legge di
Cristo» (1 Cor 9,21; Gal 6,2) o «legge dello Spirito» (Rm 8,2). Della Legge
mosaica non si può scegliere ciò che fa comodo, per accomodare le cose o la
propria coscienza. Non si può giudaizzare solo un po’, a proprio arbitrio e
secondo i propri gusti; la Legge mosaica è un corpo unico e indivisibile.
Giacomo stesso affermò: «Chiunque avrà osservato tutta la legge e avrà
fallito in un solo punto, si rende colpevole su tutti i punti» (Gcm 2,10).
Come abbiamo visto, circoncisione e ubbidienza della Legge erano un tutt’uno per
i Giudei (At 15,1.5); non esisteva una distinzione fra osservanza rituale e
morale, come falsamente si vuol dare a intendere. Paolo avvertì i Galati, che si
erano fatti ammaliare dai giudaisti Gal 3,1), che la Legge mosaica è il «giogo
della schiavitù» (Gal 5,1) e che chi «si fa circoncidere, è obbligato a
osservare tutta quanta la legge»
(v. 3); ma la giustificazione per la Legge sta in contrasto con l’affrancamento
di Cristo e significa rinunciare a Lui e alla grazia (vv. 1-4).
■ «Che cosa ha causato il divorzio del cristianesimo dal giudaismo
biblico?», non è una «domanda spontanea», ma una domanda viziata, poiché
suggerisce che ci sia stato un «divorzio». Non esiste un «giudaismo biblico»,
essendo questo un fenomeno culturale e religioso che si è sviluppato nei secoli,
dalla deportazione a Babilonia in poi, verso cui Giovanni Battista per primo (Mt
3,7ss), poi lo stesso Gesù (Mt 23,13-39) e quindi gli apostoli sono stati molto
critici (Fil 3,2ss). Nel concilio di Gerusalemme, per mantenere l’unità della
chiesa, furono sanciti due grandi contenitori culturali: il cristianesimo
giudaico e il cristianesimo gentile (At 15). Le basi a ciò furono messe già
nella constatazione e conferma della separazione dei compiti fra Paolo e Pietro
(e i rispettivi gruppi missionari) quanto agli obiettivi della missione: «…a
me era stata affidata l’evangelizzazione degli incirconcisi, come a Pietro
quella dei circoncisi» (Gal 2,7). Infatti Dio aveva fatto Pietro «apostolo
della circoncisione» e Paolo «apostolo dei Gentili» (v. 8), e ciò fu
riconosciuto ufficialmente (v. 9).
Non c’è stato quindi nessun matrimonio e nessun divorzio. È stato un fatto
fisiologico. Il numero dei Giudei, che si convertì a Gesù Cristo, seppur
ragguardevole, fu solo una quantità modesta (un «resto») rispetto all’intero
giudaismo (cfr. Rm 9,31s; 11,5.7s). Al contrario, i Gentili aumentarono
continuamente di numero, talché dopo solo alcuni decenni furono in maggioranza.
■ Dopo la generazione apostolica, le successive generazioni non «hanno
fatto tutti gli sforzi per rimuovere le tracce d’ebraicità dall’Evangelo
di Gesù Cristo», come si suggerisce. Le semplificazioni fanno effetto, lì per
lì, ma non hanno le gambe corte come certe bugie. L’Evangelo è nato, come dice
lo stesso termine greco, come «buona novella», quindi «novità». Il contenuto
d’esso era la salvezza per grazia mediante la fede in Gesù Cristo, centro,
essenza e dottrina essenziale dell’Evangelo. Proprio perché esso non
prevedeva una giudaizzazione né un giogo della Legge e della cultura
ebraica, poté entrare in tutte le culture e salvare migliaia e migliaia di
persone già nei primi decenni. A ciò si deve il fatto che gli scritti del NT
sono tutte in lingua greca senza alcuna eccezione.
■ Chiedersi «quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona
strada…» (Gr 6,16) è buono, tuttavia per i seguaci di Cristo non è ritornare
a vie ellenistiche (cultura greco-romana) né a sentieri giudaizzanti, ma
ritornare all’Evangelo: a Cristo, alla sua persona, alla sua opera, alle sue
parole, alla sua legge, alla sua grazia. Se la «buona strada» dovrà
essere una cristianesimo intriso di giudaismo (precetti, riti, cultura,
tradizioni, ecc.), non c’è speranza per un cristianesimo biblico adatto a tutte
le nazioni. Nei primi decenni i missionari cristiani arrivarono nei luoghi più
lontani con l’Evangelo, che predicarono (cfr. Mt 28,18ss; At 1,8; Rm
15,19s.23s); esso fu vincente proprio perché non pretesero una giudaizzazione né
completa, né parziale, né a tappe. Si trattava dell’annunzio di Gesù e della sua
salvezza: questo bastava a mutare le persone nella loro propria cultura.
2.7. IL RISULTATO FINALE: Ciò che scrive Argentino come risultato
finale, è un po’ magro. Giocare sul carattere davidico del regno escatologico,
per concludere che «il sistema e la struttura di cose che verranno impiegate in
esso, saranno quelle che ci sono state date da Dio attraverso i Giudei»,
nell’intento di accreditare così quanto detto sulla propria ideologia
giudeo-cristiana, è solo un falso sillogismo e una misera conclusione. Si
sottintende altresì che Dio non abbia fantasia e novità in serbo, mentre Egli
pensa a ciò che fa in termini di innovazione (cfr. Nu 16,30; Is 43,19), così al
futuro (Is 42,9; 48,6). Questo è il suo distintivo: «Ecco, io faccio ogni
cosa nuova»(Ap 21,5). Anche per i membri del nuovo patto — essendo essi
un’anticipazione della nuova creazione (2 Cor 5,17) — Dio ha stabilito che
camminiamo «in novità di vita» (Rm 6,4) e che lo «serviamo in novità
di spirito, e non in vecchiezza di lettera» (Rm 7,6).
L’intero articolo mi ha molto deluso per il modo
di ragionare e di usare i testi biblici. Con questo articolo sulla
«restaurazione della chiesa in senso giudeo-cristiano» ha raggiunto un apice particolare. Perciò qui metto un punto finale a
questa questione. Considero qui concluso definitivamente questo argomento e non
intendo ritornarci così presto.
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/2-Restaurazione_giudeo-cristiana_OiG.htm
19-10-2007;
Aggiornamento: 22-10-2007
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