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Indice delle parti
Abbiamo già visto il parallelismo ebraico nella preghiera del Signore, tra «sia fatta la tua volontà» e «venga il tuo regno». Le petizioni «non ci esporre alla tentazione» e «ma liberaci dal maligno» (Mt 6,13) sono anch’esse parallele. Le due parti del parallelismo ebraico non sono sempre sinonimiche, ma spesso la seconda parte rafforza l’idea della prima, spiegando le sue implicazioni in maniera più completa. Inclinazione al peccato Il significato di base della parola ebraica nisajon, tentazione, è «prova». Gli Evangeli sinottici riportano la storia delle tre prove che Satana mette a Gesù nel tentativo di farlo cadere (Mt 4,1-11; Mc 1,12s; Lc 4,1-13). Nella preghiera del Signore, la parola «tentazione» sembra che riguardi l’inclinazione dell’uomo a peccare. Per evitare il peccato, un uomo non deve mettersi in una situazione in cui possa essere tentato. Una persona non deve mettere se stessa alla prova. Davide, il re d’Israele, ha fatto proprio questo ed è caduto. Potenza del maligno «Liberaci dal maligno», la seconda metà del parallelismo, va ben oltre l’idea della prova e introduce un motivo di liberazione dalle forze del male. Nei rotoli del Mar Morto sono state trovate delle preghiere che chiedono a Dio la liberazione da questo potere. Un salmo non biblico recita: «Non permettere a Satana o a uno spirito immondo di prendere il controllo su di me» (al tašlet bi satan veruaḥ tum’ah; 11QPs XIX, 5). Questa richiesta implica qualcosa di più del semplice superare un desiderio peccaminoso. Uno deve vincere una potente forza, malvagia e concreta, che cerca d’influire sulla sua vita. L’apostolo Paolo ha scritto: «Nessuna tentazione vi ha colti, che non sia stata umana; oro Dio è fedele e non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare» (1 Cor 10,13). Paolo ha specificato che solo con l’aiuto di Dio possiamo essere liberati dalla tentazione. Opporsi al male Gesù ha istruito i suoi discepoli a pregare d’essere liberati da quella forza malvagia che può influenzare un uomo e condurlo sotto il potere del peccato. Arrendersi a Dio «Non c’esporre alla tentazione ma liberaci dal maligno», si collega strettamente alle precedenti petizioni della preghiera del Signore a proposito del regno di Dio e dell’esecuzione della sua volontà in cielo e in terra. La preghiera, che Gesù ha insegnato, è quella d’arrendersi alla volontà divina. Chi fa questa preghiera cerca il regno di Dio nella sua vita, e ha già perdonato coloro che gli hanno fatto un torto. La richiesta di liberazione dalla tentazione e la protezione contro il potere del maligno è la conclusione naturale di questa preghiera. Sul «Padre nostro» vedi le domande di controllo in Nicola Martella, Matteo, l’evangelista dei giudei (Punto°A°Croce, Roma 1999), pp. 17s. Vedi qui nel Dizionarietto finale il termine «Tentazione», p. 106. Per la problematica della tentazione e della prova (anche in connessione con la demonizzazione) cfr. Nicola Martella, «L’oppressione spirituale»,
Entrare nella breccia
(Punto°A°Croce, Roma 1996), pp. 122-140.
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/2-Padre_nostro7_R56.htm
04-02-07; Aggiornamento: 13-11-2007
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