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La
grazia di Dio è una caratteristica del Nuovo Testamento e non del Vecchio? La
risposta è no, ma spiegare come questa convinzione abbia acquistato credito tra
i cristiani è complicato.
Sembra che la grazia abbondi nel Nuovo Testamento ma che sia rara nel
Vecchio. Molti cristiani hanno avuto la falsa convinzione che il Dio del Vecchio
Testamento sia un Dio d’ira, mentre il Dio del Nuovo Testamento — quasi fosse un
Dio differente — un Dio d’amore. Questa impressione è rafforzata da alcune
affermazioni del Nuovo Testamento prese fuori contesto quali «Poiché la legge
è stata data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità sono venute per mezzo di
Gesù Cristo» (Gv 1,17).
Ḥesed e
ḥen
Ḥesed «benevolenza, bontà, grazia» ricorre 247 volte nella
Bibbia. La Septuaginta, la traduzione greca del Vecchio Testamento, risalente al
secondo secolo a.C., ha reso quasi sempre ḥesed con eleos
«misericordia». Le nostre versioni della Bibbia si sono allineate al concetto
della Septuaginta traducendo ḥesed con «misericordia, favore,
benevolenza, pietà».
Dall’altra parte, ḥen «bellezza, beltà, grazia», la parola che
nella traduzione del Vecchio Testamento è stata tradizionalmente resa «grazia»,
ricorre solo 69 volte e ca. 40 di queste ricorrono nell’idioma ebraico «trovare
grazia agli occhi di…». Ciò che i cristiani pensano quando leggono la parola
«grazia» è qualcosa che s’avvicina molto al significato di ḥesed,
cioè, un favore immeritato di Dio. Quello che essi non hanno in mente quando
leggono la parola «grazia» nel V.T., è che essa ha comunemente il significato di
«fascino, bellezza».
Quindi, poiché il nome ḥesed, che è molto frequente nelle
Scritture, è tradotto «misericordia, benevolenza», e il nome ḥen, che è
meno frequente, è tradotto «grazia», l’impressione che si ha è che nel Vecchio
Testamento c’è molta poca grazia. «Grazia» ricorre circa 40 volte nel Vecchio
Testamento secondo la versione Riveduta.
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Nota redazionale: In effetti ḥesed significa «lealtà,
impegno a fare il proprio dovere, disposizione di favore» all’interno di un
patto paritario e «clemenza, disposizione di favore» del più forte verso il
più debole all’interno di un patto di sovranità (o vassallaggio). Il
ritornello che ricorre nei Salmi è quindi correttamente: «Poiché la tua
lealtà (o clemenza) dura in perpetuo»; stranamente è stato tradotto con
«benignità», sebbene l’ebraico abbia altri termini al riguardo (ṭôb,
ṭôbāh, nā`îm,
no`am). Non a caso ḥesed ricorre nel parallelismo
letterario sempre come sinonimo di «fedeltà». {Nicola Martella}
Per l’approfondimento cfr. Nicola Martella, «Lealtà, clemenza»,
Manuale Teologico dell’Antico
Testamento
(Punto°A°Croce, Roma 2002), pp. 211s. Cfr. qui
anche «Patto di sovranità», p. 265; «Patto paritario», p. 266. |
Per
contrasto, la parola «grazia» ricorre frequentemente nel Nuovo Testamento. La
Riveduta usa la parola almeno 120 volte. Altre versioni presentano una
sproporzione ancora più rilevante.
benigno
«Grazia» come misericordia
C’è stato un fatto che ha contribuito a
questa distorsione. Verso la fine del periodo in cui è stato scritto il Vecchio
Testamento, ḥesed ha perso la sua caratteristica e si è
avvicinato sempre più al significato di ḥen, normalmente tradotto con
charis «favore, benevolenza» nella Septuaginta.
Nel Nuovo Testamento charis solitamente ricorre nel senso di
«misericordia, clemenza, pietà, compassione, carità», e le nostre versioni della
Bibbia lo hanno reso rigidamente con «grazia» (traducendo sia il concetto di
ḥesed che quello di ḥen). Quindi, il lettore del Nuovo
Testamento incontra molte volte la parola grazia perché il contesto
richiede il senso di «misericordia», e così il cristiano si è abituato a vedere
la «grazia» essenzialmente nel senso di «misericordia» piuttosto che nel senso
comune del termine: «bellezza».
Significato opposto
Alcune parole ebraiche possono avere
significati che sono l’esatto opposto del loro normale significato. Un notevole
esempio è la parola bārēk «benedire», che a volte significa
«maledire». Quando la moglie di Giobbe perse le speranze, disse a suo marito, «maledici
(bārēk) Dio e muori» (Gb 2,9).
Ḥesed può essere utilizzato anche nel senso opposto del suo
significato comune. A volte significa «vituperio, vergogna, ignominia».
Ad esempio,: «La giustizia innalza una nazione, ma il peccato è la
ḥesed dei popoli» (Pr
14,34, cfr. Lv 20,17).
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Nota redazionale: Faccio notare che in Gb 2,9 e 1,5 bārēk
non significa «maledire», ma si tratta di una specie di eufemismo che
afferma una cosa per intendere il contrario, non volendo menzionare la
parola che si ritiene indecente. Ricordo nella mia infanzia che la gente,
che litigava, diceva: «Ti devono benedire!», pur intendendo il contrario
(già dire le parola «maledire, maledetto!, mannaggia! [= mal n’aggia; male
ne abbia]» era ritenuto un sacrilegio). Per un senso contrario e
superstizioso, si veda in italiano anche «in bocca al lupo» per evitare di
dire «buona fortuna», che per i superstiziosi porterebbe male.
Faccio notare che il testo ebraico di Pr 14,34
ha qui nella seconda parte: weḥësëd le'umîm
ḥaṭṭat «e (o ma) la tolleranza dei popoli è peccato». L’idea che
qui bisogna tradurre «ignominia» e simili viene dal fatto che la Settanta e
altre traduzioni abbiano letto qui ḥësëd come ḥësër
«mancanza, miseria» (cfr. Gb 30,3; Pr 10,21; 28,22), ma ciò non è
vincolante. {Nicola Martella} |
Giovanni 1,17
Il giusto contesto è rappresentato dal verso precedente: «Infatti, è
della sua pienezza che noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia sopra grazia.
17Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità
sono venute per mezzo di Gesù Cristo».
Ciò
può essere rappresentato come segue nella forma schematica del classico
parallelismo ebraico:
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1) noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia → |
4) la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù
Cristo |
| 2) sopra grazia → |
3) la legge è stata data per mezzo di Mosè |
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Nota redazionale: L'autore, per una svista, aveva presentato nel suo
schema i dati 3 e 4 in modo invertito, creando così problemi di
logica. Il parallelismo, per essere correttamente compreso, è però
da considerare di tipo chiastico (i quattro dati sono posti a «X».
Nello schema li poniamo in modo esplicito secondo la loro
corrispondenza logica (si veda il testo biblico). Alla grazia (e
alla verità) della Legge, si aggiungono la grazia e la verità
«venute»
per mezzo di Gesù Messia. {Nicola Martella} |
Come possiamo vedere, Giovanni non sta opponendo la legge di Mosè alla grazia,
anzi sta dicendo il contrario: anche la legge di Mosè è da considerare una
grazia. Purtroppo siamo stati abituati a leggere il versetto in questa maniera:
la legge è stata data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità sono
venute per mezzo di Gesù Cristo (vedi Diodati, Nuova Diodati). Però, nel
testo greco non c’è alcun «ma», la frase è continua.
07-09-07; Aggiornamento:
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