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1.
Entriamo in tema
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2.
La questione
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3.
Gesù e la legge orale
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4.
Il mondo di Dio per il suo popolo
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1.
ENTRIAMO IN TEMA:
L’atteggiamento di Gesù riguardo l’osservanza del giorno
di riposo e della legge di Mosè è stato caldamente
discusso per secoli. La mancanza di consenso è dovuta in
gran parte al fatto che le usanze e le pratiche
giudaiche del tempo di Gesù sono state spesso ignorate o
male interpretate. Come veniva osservato il sabato? Le
lacune in questa area della conoscenza hanno dato
origine, inevitabilmente, a dei malintesi e di
conseguenza il messaggio di Gesù è stato distorto. Per
riscoprire la profondità del suo insegnamento, dobbiamo
fare un viaggio fino ad arrivare all’ambiente storico in
cui Gesù è vissuto e ha insegnato.
Pongo tre domande: Gesù violò la legge? Insegnò ad
altri di disubbidire ai comandamenti divini? Quale era
il suo atteggiamento nei confronti della tradizione
orale? Per rispondere a queste domande è bene esaminare
un episodio della sua vita che si verificò di sabato,
quello che la Riveduta titola: Le spighe di grano e
il sabato (Mt 12,1-8; Mc 2,23-28; Lc 6,1-5).
La controversia riguardo l’osservanza del sabato da
parte di Gesù, sarà analizzata alla luce delle usanze e
delle interpretazioni giudaiche. Questo racconto
dell’Evangelo ci dà una indicazione chiara per
rispondere correttamente alle tre domande, e cioè come
segue: Gesù non violò il sabato. Non insegnò mai a
disubbidire ai comandamenti. Inoltre, Gesù affermò la
legittimità della tradizione orale giudaica proprio
nella sua discussione sul sabato. Infatti, Gesù rivelò
una profonda consapevolezza della visione giudaica di
Dio, dell’umanità, e dell’alto scopo per il quale il
mondo era stato creato quando disse: «Il sabato è
stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato».
Secondo gli insegnamenti della Torà, era permesso
camminare attraverso i campi di grano per spigolare: «Quando
entri nel campo di grano del tuo vicino, potrai
coglierne delle spighe con la mano; ma non userai la
falce nel campo di grano del tuo vicino» (Dt 23,15).
L’argomento dell’Evangelo si riferiva alla stagione in
cui si poteva cogliere il grano. Ma questo cogliere il
grano, era proibito in giorno di sabato? La santità del
sabato fu l’oggetto di uno dei dieci comandamenti. Era
un argomento che implicava l’ubbidienza alla legge di
Dio e quindi richiedeva una seria considerazione.
Dobbiamo entrare in quel campo di grano con Gesù in
giorno di sabato per capire più chiaramente la domanda
di quelli che avevano criticato le azioni dei suoi
discepoli.
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2.
LA QUESTIONE: Gesù stesso non
prese le spighe di grano. Quando, però, i suoi discepoli
ebbero fame, si misero a svellere delle spighe e a
mangiarle. Quello di Luca è l’Evangelo che ci dà un
dettaglio molto importante, ossia che i discepoli
sfregavano le spighe di grano con le mani (Lc 6,1),
un’azione che era accettata come lecita in giorno di
sabato da molte autorità
(Talmud B. Shabbat
128a). A quel tempo, il sabato era diverso dagli
altri sei giorni. Era un giorno di riposo e di ristoro
durante il quale il lavoro non era permesso come negli
altri giorni. Cogliere del grano in grande quantità, ad
esempio, era proibito, ma se ne poteva prendere una
piccola quantità e strofinarlo nelle mani, almeno
secondo alcune importanti scuole di pensiero giudaico.
In ogni caso, come molte interpretazioni della Bibbia,
era una questione aperta alla discussione; e alcuni dei
Farisei pensavano che l’azione violasse la legge del
sabato. Nessuno dovrebbe minimizzare l’importanza della
domanda. Dopo tutto, il comando di osservare il settimo
giorno era stato stabilito nei dieci comandamenti.
La domanda di qualche Fariseo riguardante l’azione
dei discepoli di Gesù, era una preoccupazione legittima
per chiunque, a quei tempi, voleva ubbidire agli
insegnamenti della Bibbia. Ma la giusta interpretazione
della Bibbia era necessaria per quelli che volevano
veramente fare la volontà di Dio. Il popolo giudeo,
nello sforzo di rimanere attaccato alla fede, aveva
cercato di interpretare il comandamento del riposo
sabbatico con la Torà orale, un insieme di tradizioni
trasmesse oralmente che erano state date, come
credevasi, da Dio a Mosè sul monte Sinai insieme alla
Torà scritta. La Torà orale serviva a chiarire i punti
oscuri della Torà scritta, permettendo così al popolo di
ubbidire alle richieste di essa. Se le Scritture
vietavano il lavoro in giorno di sabato, si doveva
interpretare e definire il significato di lavoro se
voleva adempiere a quel comandamento. Perché era
necessaria una legge orale? La risposta è semplice:
perché ce n’era una scritta. La registrazione scritta
della Bibbia avrebbe dovuta essere interpretata
correttamente dalla Torà orale per dargli vita e
significato nella pratica quotidiana.
Gesù non trattò la domanda con disprezzo. Il suo
atteggiamento era significativo. Egli rispose al
problema legale sollevato dalla domanda di quei Farisei,
con un ottimo argomento tecnico. Gesù usò il principio
interpretativo giudaico della halakhah. La
halakhah si riferiva al modo in cui una persona
avrebbe dovuto camminare nella vita. È il sistema legale
del giudaismo, nato durante il Medioevo, che include i
613 comandamenti della Torà e tutte le decisioni legali
che i rabbini hanno preso dalla legge orale. Non è
necessario occuparsi di tutta la complessità della
brillante risposta data da Gesù, ma va osservato che
egli dimostrò una grande profondità nella conoscenza
della legge orale. Inoltre, dovrebbe essere ricordato
che la Torà orale non era un rigido codice legalistico
dominato da un’unica interpretazione. La tradizione
orale permetteva una certa elasticità e flessibilità.
Infatti, la Torà orale aveva una porta aperta alla
discussione e veniva anche incoraggiata una certa
diversità di pensiero. Alcuni erano naturalmente più
ristretti di altri, ma tutti riconoscevano che il sabato
doveva essere osservato.
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3.
GESÙ E LA LEGGE ORALE:
La legge orale serviva per risolvere tutte queste
difficili domande, causate a volte dalla stessa legge
scritta. Per esempio, era proibito tagliare
(p.es. il grano) in giorno di sabato in quanto
considerato un lavoro. La circoncisione nell’ottavo
giorno di un bambino richiedeva un’incisione, un taglio.
Ma tagliare era proibito in giorno di sabato.
Così ci si trovava davanti a un dilemma: per ubbidire
alla legge della circoncisione, si poteva disubbidire
alla legge del sabato, perché i due giorni potevano
coincidere. In questo caso, se uno osservava la legge
del sabato violava quella della circoncisione. Se uno
adempiva la legge della circoncisione, violava quella
del sabato. Quando i due giorni coincidevano, non si
poteva osservare entrambe le leggi. Che cosa si doveva
fare? In questo caso, adempiere un comandamento
significava trasgredire l’altro. Mentre la legge scritta
non si occupava direttamente della questione, la Torà
orale risolveva il problema. La halakhah
stabiliva che la legge della circoncisione aveva la
precedenza sul sabato. Perciò un bambino poteva essere
circonciso l’ottavo giorno, anche se questo era sabato e
anche se bisognava tagliare, cosa che era considerata un
lavoro (Talmud B. Yoma 85b). La decisione
halakhitica riguardante la circoncisione in giorno di
sabato fu menzionata in Gv 7,22s, dove lo stesso Gesù
citò la Torà orale: «Un uomo riceve la circoncisione
di sabato, affinché la legge di Mosè non sia violata».
Le antiche fonti della tradizione orale dovrebbero
sempre essere attentamente studiate.
Quando alcuni Farisei misero in discussione la
legittimità di svellere il grano in giorno di sabato,
Gesù basò la sua discussione sugli insegnamenti orali
della tradizione giudaica. Oltre a tutto, qui Gesù
ricordò ai suoi ascoltatori dei principi legali simili a
quelli che usò riguardo la legittimità della
circoncisione in giorno di sabato. Egli difese la sua
posizione riguardo al risposo del sabato con una
dimostrazione simile, citando il famoso episodio della
vita del re Davide quando stava fuggendo dal complotto
del re Saul. Davide e i suoi uomini avevano mangiato il
pane della presentazione che secondo la legge era loro
proibito.
La tradizione orale giudaica dava
all’argomentazione di Gesù una forza definitiva. Secondo
le tradizionali interpretazioni giudaiche del fatto
accaduto a Davide, il pane della presentazione fu cotto
in giorno di sabato (Lv 24,5.8). Questo evento della
vita del re che era accaduto di sabato faceva essere più
pertinente la questione riguardante Gesù e i suoi
discepoli. Così, non solo l’incidente si verificò di
sabato, ma anche secondo il commento giudaico del
passaggio biblico, la vita di Davide e dei suoi uomini
era a rischio per la fame. La loro vita minacciata dalla
fame era cruciale per le decisioni legali della Torà
orale.
La tradizione orale metteva grande enfasi sulla
conservazione della vita. Tutti i comandamenti della
Bibbia dovevano essere sospesi per salvare una vita
umana. I Farisei enfatizzavano la salvezza della vita a
tutti i costi. Le uniche eccezioni a questa regola erano
l’idolatria, l’incesto e l’assassinio. Il Giudeo avrebbe
dovuto scegliere la morte piuttosto che commettere
idolatria, incesto o assassinio. Nondimeno, la
conservazione della vita aveva precedenza sopra
l’osservanza del sabato. Davide e i suoi uomini erano
ricercati da Saul. Essi erano così affamati, secondo
l’interpretazione tradizionale, che le loro vite erano a
rischio. Tutti i comandamenti della Bibbia dovevano
essere sospesi per salvare le loro vite. Essi avevano
fame e mangiarono il pane della presentazione preso
dalla casa di Dio. Il racconto scritto della drammatica
fuga da Saul, non riferì una così grande fame da parte
di Davide e dei suoi uomini, ma la tradizione orale
disse che la fame minacciava la loro vita. Se essi non
si fossero alimentati, non avrebbero avuto la forza di
continuare la pericolosa fuga.
I Giudei fecero anche un’osservazione divertente
dicendo che per la grande fame Davide aveva mangiato una
quantità eccessiva di pane! (Yalkut Shimeoni II,130).
Secondo questa vivace descrizione dell’incidente della
vita di Davide, il commento giudaico spiegò: «Siccome
egli ha trovato solo il pane della presentazione [nella
casa di Dio], Davide ha detto, “Dammi alcuni pani da
mangiare, in modo che non moriremo per la fame. La
preservazione della vita ha la precedenza sul sabato”».
Gesù e probabilmente i suoi ascoltatori conoscevano
questa storia di Davide poiché fu riflessa nel racconto
dell’Evangelo. Nella tradizione orale giudaica,
l’episodio della fuga di Davide fu connesso al sabato e
al cibo per preservare la vita. Gesù alluse alla
tradizione orale per dare una valutazione più profonda
del significato del sabato. Inoltre, Gesù fece
riferimento alla tradizione orale riguardante i
sacerdoti e le richieste del sabato. Egli fece notare
che i sacerdoti eseguivano i loro compiti nel tempio in
giorno di sabato, nonostante queste attività
costituissero un lavoro e fossero proibite se non ci
fosse stata l’interpretazione corretta data dalla Torà
orale. Di questo argomento se ne parlò anche nella
tradizione orale giudaica. Negli Evangeli esso fu
descritto precisamente nello stesso modo in cui comparve
nelle successive fonti giudaiche (Shabbath 15b; Yoma
85b). I sacerdoti svolgevano il loro lavoro nel
tempio in giorno di sabato a causa del fatto che i loro
sacri compiti avevano la precedenza sulla legge relativa
al giorno del riposo. Gesù usò la tradizione orale per
rispondere a quelli che avevano messo in discussione le
azioni dei suoi discepoli. Egli aveva una conoscenza
molto intima della Torà. La Torà orale dava alla lettera
scritta della Bibbia la sua vera forza.
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4.
IL MONDO DI DIO PER IL SUO
POPOLO: La risposta di Gesù andava al di
là di una decisione puramente legale e voleva dare un
approccio dinamico all’osservanza del sabato. Come
cristiani ci è stato spesso detto che l’insegnamento di
Gesù era così rivoluzionario da non avere alcun
parallelo. Tuttavia, Gesù e la sua teologia giudaica
avevano profonde radici nell’antica eredità del suo
popolo, che guardava alla sovranità di Dio per ogni
aspetto della vita. Quando confrontiamo le parole di
Gesù con quelle dei rabbini, scopriamo che tra di loro
c’era uno stretto legame teologico. Alcuni detti di
antichi rabbini erano molto simili agli insegnamenti di
Gesù. Ad esempio, le parole dell’Evangelo di Marco
assomigliavano a quelle di un saggio giudeo, Rabbi
Simeone ben Menasya, che riguardavano l’osservanza del
giorno di sabato. Secondo l’Evangelo di Marco, gli
ascoltatori furono sfidati con queste parole di Gesù: «Il
sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato.
Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato»
(Mc 2,27s).
A Simeone ben Menasya fu attribuita una
dichiarazione straordinariamente analoga (Enciclopedia
Giudaica). Il detto sembra essere stato preso da una
fonte indipendente e che era probabilmente comune sia
agli Evangeli che alla letteratura rabbinica. La
comprensione giudaica di Dio e l’amore e la cura di Dio
verso ogni essere umano creato a sua immagine fu
mostrata nell’alto scopo del sabato. Il sabato fu dato
al popolo per il suo bene. Nella letteratura rabbinica
Simeone ben Menasya parlò del significato del sabato
nella creazione del mondo: «Il sabato è stato dato a
voi, e non voi al sabato» (vedi anche Mechilta di
Rabbi Yishmael su Es 31,3).
Le parole di Gesù e di Simeone ben Menasya
rappresentavano una corrente comune nel pensiero
giudaico. Il linguaggio di Simeone ben Menasya
sottolineò l’idea di un dono. La tradizione del sabato
fu «data» al popolo di Dio come un’usanza speciale per
il suo bene e a suo beneficio. Ma il detto di Gesù aveva
un significato più profondo.
Il significato più profondo era legato
all’insegnamento giudaico della creazione del mondo. I
Dieci Comandamenti e i sette giorni della creazione
erano strettamente collegati perché Dio aveva creato il
mondo in sei giorni ma si era riposato nel settimo.
Questo si rifletté nel Decalogo con l’ingiunzione a
osservare il sabato come un giorno di riposo. La parola
greca ginomai, tradotta come, «il sabato è
fatto…», è la parola che la Septuaginta usa molto
spesso per la parola ebraica bara, «creare».
Forse sarebbe preferibile tradurre il verso
dell’Evangelo, «il sabato è creato…», nel
tentativo di rappresentare con più precisione il detto
ebraico di Gesù, che è una implicita allusione
all’attività creativa di Dio secondo il racconto della
Genesi.
Secondo l’insegnamento tradizionale giudaico, il
mondo era stato creato per tutta l’umanità. Inoltre Dio
aveva creato l’uomo nel sesto giorno, alla vigilia del
primo sabato, e così poter entrare direttamente
nell’osservanza dei comandamenti di Dio. Il genere umano
era stato creato alla vigilia del sabato e il sabato era
stato creato per ogni essere umano. [Quest’ultima
affermazione è tratta da Talmud Ger. Sanhedrin 22c, cap.4,
e Talmud Bab. Sanhedrin 38a].
Probabilmente Gesù fece uso di questa
interpretazione prettamente giudaica della Scrittura.
Mentre Gesù non abrogò il sabato, egli ebbe un approccio
più indulgente che umanizzò l’osservanza halakhitica.
Inoltre, è chiaro che questo approccio di Gesù sarebbe
stato accettato da molti rabbini giudei come Simeone ben
Menasya. Perciò, il Figlio dell’uomo (ben adam) —
che in questo caso può essere riferito a ogni singolo
essere umano — è signore del sabato.
Gesù accettò la sfida di quelli che avevano messo
in discussione l’azione dei suoi discepoli e la loro
osservanza del sabato. Nella discussione egli impiegò,
accettandola come metodo, la discussione e
l’interpretazione halakhitica per rispondere agli
aspetti legali della questione. Le parole di Gesù,
quando sono viste nel loro contesto storico e culturale,
ci fanno vedere tutta l’originalità e la potenza
dell’insegnante di Nazaret. In maniera molto eloquente
Gesù sfruttò questa opportunità per rivolgere una
contro-questione ai Farisei, riguardo all’attività
creativa e all’ordine di Dio. Ma Dio va incontro ai
bisogni di ogni persona, perché «il sabato è stato
creato per l’uomo e non l’uomo per il sabato».
Aggiornamento: 12-04-07 |