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Nell'articolo «Abbiamo scelto Cristo e Lui solo» Annamaria
Mazzari ha presentato il lungo cammino che portò lei (suor
Elisabetta) e suor
Cristiana a comprendere la verità biblica. Esse
realizzarono col tempo che molti insegnamenti e molte pratiche della Chiesa
Cattolica Romana sono contrari alla lettera e allo spirito del Nuovo
Testamento. Si resero conto che la loro coscienza non
le permetteva più di continuare a praticare regole, sacramenti,
precetti, dogmi e riti senza fondamento biblico, ma creati dagli
uomini religiosi nei secoli. Dopo un lungo cammino e vari travagli, si decisero
di lasciare il loro ordine e di uscire dalla Chiesa di Roma. Qui di seguito esse
aggiungono le motivazioni bibliche che condizionarono le loro scelte. In
questo articolo esse pongono specialmente la questione dell'autorità per i
cristiani e alla luce della sacra Scrittura affrontano, tra altri temi,
quelli delle immagini sacre, della tradizione, del purgatorio, del
culto dei morti, delle messe per i morti, dell'Eucarestia, della confessione
fatta al sacerdote, della Madonna e del papato. Inoltre mettono a fuoco
l'irripetibile sacrificio di Cristo, il sacerdozio non trasmissibile di Cristo e
il sacerdozio universale di tutti i credenti. {Nicola Martella} |
Guidate dalla
sacra Scrittura
Dopo aver
letto e approfondito i testi biblici, alcuni versetti furono per noi
determinanti per
convincerci a lasciare la chiesa cattolica.
Ricordo quanto
rimanemmo colpite dalle parole di Paolo in 1 Corinzi 4,6: «…perché per nostro
mezzo impariate a praticare il “non oltre quello che è scritto”».
L’affermazione «praticare il non oltre quello che è scritto» ci
turbò non poco; infatti, approfondendo la Parola di Dio e leggendo la storia
della chiesa, avevamo capito che varie dottrine, dogmi e riti, patrimonio della
chiesa cattolica, non avevano un fondamento biblico ma erano pure invenzioni
d’uomini.
Studiavamo la
Bibbia e confrontavamo il nostro credo cattolico con essa. In una rubrica
trascrivevo i versetti biblici che mi davano la conferma di ciò che andavamo
confutando riguardo alle dottrine cattoliche e ai suoi dogmi. «Aggiungere o
togliere» e «non oltre quello che è scritto» erano due affermazioni
costantemente presenti dentro di me.
Ecco qui di
seguito alcune prove dove la chiesa cattolica ha aggiunto o ha tolto.
Statue e
immagini sacre
Trovammo in
Esodo 20,4.6 il comandamento che proibisce di farsi statue o pitture per
adorarle. Ci domandammo come mai questo comandamento non fosse presente nei 10
comandamenti cattolici imparati a memoria al catechismo. Confrontammo anche
Deuteronomio 4,7.10, era lo stesso comandamento presente in Esodo. Perché la
chiesa cattolica ha omesso il secondo comandamento?
Nei nostri
studi biblici, quando avevamo dei dubbi o domande senza soluzione, il Signore,
in un modo o in un altro ci dava la risposta: attraverso un libro, una persona
preparata, la radio o la stessa Bibbia. Così fu per la spiegazione del 2°
comandamento: leggemmo in un libro che proprio il grande teologo Agostino da
Ippona, aveva tolto il secondo comandamento e diviso il 10° in due parti.
Ora capivamo perché tante statue, dipinti sacri, candele, ceri, eccetera nelle
chiese e nelle case cattoliche.
Proprio in
Deuteronomio 4,2 avevo trovato scritto per la prima volta: «Non aggiungerete
nulla a ciò che io vi ho comandato e non toglierete nulla, ma osserverete i
comandamenti del Signore vostro Dio che io vi prescrivo».
Distruggemmo perciò tutte le statue e le immagini sacre di nostra devozione!
E ci liberammo da ogni devozione che non fosse rivolta al Padre, al Figlio e
allo Spirito Santo.
Il rischio di
togliere e aggiungere
Approfondimmo
l’ordine di Dio che recita: «Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose
che vi comando; non v’aggiungerai nulla e nulla ne toglierai» (Dt 12,32).
Mosè per confermare la bontà della legge di Dio, disse al suo popolo: «Ecco
io vi ho insegnato leggi e prescrizioni come il Signore, il mio Dio mi ha
ordinato, perché le mettiate in pratica…» (Dt 4,5).
Trovammo sia
nell’Antico Testamento sia nel Nuovo Testamento, molti versetti in cui Dio dà
l’ordine di non «togliere e non aggiungere»:
■ I Salmi 19 e
119 parlano della perfezione della legge di Dio.
■ Proverbi
30,5.6: «Ogni parola di Dio è affinata con il fuoco. Egli è uno scudo per chi
confida in Lui. Non aggiungere nulla alle sue parole, perché Egli non ti
rimproveri e tu sia trovato bugiardo».
■ 1 Cor
15,1.2: «Vi ricordo fratelli l’Evangelo che vi ho annunziato, che voi avete
anche ricevuto,nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati,
purché lo riteniate quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto
invano».
■ 2 Gv 1,9.11:
«Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane
nella dottrina, ha il Padre e il Figlio».
■ Ap 22,18.19:
«Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se
qualcuno v’aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti
in questo libro; Se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa
profezia, Dio gli toglierà la sua parte dall’albero della vita e dalla santa
città che sono descritti in questo libro».
■ Si veda
inoltre Ecclesiaste 3,14; Matteo 15,1.19; Gal 1,8.9.
La questione
dell’autorità
Studiando la
Bibbia quante dottrine cattoliche dovemmo confrontare con le dottrine bibliche!
Per noi la Bibbia era diventata sempre più la nostra «autorità» a cui dovevamo
obbedire perché è la «Parola di Dio». Del resto anche Gesù obbedì alla
Parola di Dio; disse che era venuto per adempiere tutta la legge (Parola di Dio)
e che «neppure uno iota o apice della legge passerà senza che tutto sia
adempiuto» (Mt 5,18), asserendo così l’autorità in assoluto della Bibbia
sopra ogni altra legge o tradizione umana.
Confrontando
la «tradizione» cattolica con la Bibbia scoprimmo che Gesù non voleva la
tradizione degli uomini, anzi la disprezzava; in Mc 7,9ss è molto chiaro: «Diceva
loro ancora: “Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la
tradizione vostra!”»; Gesù continua il suo discorso portando degli esempi di
come i farisei mettevano in atto la loro tradizione sostituendola al
comandamento di Dio. Quante volte avrò sentito la lettura di questo passo sopra
citato in ambito cattolico, ma il suo contenuto passava sopra il mio capo…
pensavo che Gesù si riferisse solo ai farisei, pensavo fossero parole solo per
gli ebrei, e non per noi oggi; non riflettevo sul fatto che «Gesù è lo stesso
Cristo, ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8) e che quindi la sua Parola è
valida in ogni epoca.
Cristiana e io
non trovammo un solo passo biblico dove si parlasse a favore della tradizione,
anzi…: «…. E voi perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della
vostra tradizione?» (Mt 15,3). «Invano mi rendono il loro culto
insegnando dottrine che sono precetti d’uomini. Avendo tralasciato il
comandamento di Dio, v’attenete alla tradizione degli uomini… Annullando così la
Parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne
fate molte» (Mc 7,7-13).
Anche Paolo
prima della sua conversione era zelantissimo nel seguire la tradizione dei suoi
padri (Gal 1,14). In Col 2,8 Paolo esorta: «Guardate che nessuno faccia di
voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli
uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo».
Purgatorio e
culto dei morti
Dopo queste
conferme bibliche contro la tradizione, ci chiedemmo come mai il magistero cattolico
mette sullo stesso piano la Bibbia e la tradizione dei padri della chiesa? Come
mai ha voluto che certe tradizioni diventassero dei dogmi di fede? Ad esempio,
riguardo al purgatorio non abbiamo trovato un solo passo biblico dove si
parlasse di questo stato intermedio fra inferno e paradiso.
Perché la
chiesa cattolica continua a sostenere questa tradizione? Non è un inganno per i
credenti cattolici che incessantemente fanno celebrare messe per i loro morti?
È vero che nel libro dei Maccabei si è trovato un appiglio (2 Maccabei 12,41.
45), ma sappiamo che questo libro non è contenuto nel canone dei libri
dell’Antico Testamento accolti dal popolo ebraico come ispirati da Dio.
«Chi
va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo non ha Dio. Chi rimane nella
dottrina ha il Padre e il Figlio» (2 Gv 1,9). Gesù dice: «Chi ascolta la
mia voce e crede a Colui che mi ha mandato ha vita eterna e non viene in
giudizio, ma passa dalla morte alla vita» (Gv 5,24).
Che la Bibbia
sia ispirata da Dio ce lo conferma la seconda lettera di Pietro 1,20s: «Sappiate
prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da
un’interpretazione personale. Infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà
dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo
Spirito Santo» (cfr. Gv 5,24; 2 Gv 1,9).
Il sacrificio di
Cristo
Approfondendo
la lettera agli Ebrei, ci rendemmo conto che il sacrificio di Cristo è stato
fatto una volta per sempre. Come mai la dottrina cattolica insegna che la
messa è il ripetersi «incruento» del sacrifico di Cristo? La lettera agli Ebrei
recita: «Cristo non ha bisogno come gli altri sommi sacerdoti d’offrire dei
sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, perché questo
Egli ha fatto una volta per sempre, quando ha offerto se stesso» (Eb
7,27).
La frase «sacrificio
di Cristo fatto una volta per sempre» è ripetuta più volte nella lettera
agli Ebrei: 9,26.28; 10,10.18. Cristiana e io ci chiedevamo: «Allora, la messa a
che serve se non c’è bisogno di ripetizione? Se il sacrificio di Cristo,
compiuto una volta per sempre alla croce, ha valore unico e infinito, perché
perpetuarlo nel cosiddetto “sacrificio della messa”?».
Il sacerdozio di
Cristo
Ci chiedevamo
pure: «I sacerdoti a che servono se non c’è più sacrificio cruento?». La
risposta che il ministero sacerdotale dopo la morte di Cristo non serve più, la
trovammo sempre nella lettera agli Ebrei 7,24.25: «Il sacerdozio di Cristo
non si trasmette» perché Cristo ha compiuto un unico sacrificio e non ha
bisogno né di sacerdoti particolari né di ripetere il sacrificio.
Il sacerdozio
dei credenti
La conferma
che un ruolo sacerdotale specifico non sia più necessario, la trovammo nella
lettera agli Efesini, dove vengono stabiliti vari ministeri per il «perfezionamento
della chiesa»; qui si legge che Gesù «ha dato alcuni come apostoli, altri
come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori» (Ef
4,11), ma non si parla di sacerdoti. Il sacrificio di Cristo è stato fatto
una volta per sempre, e non servono sacerdoti. Quindi anche qui bisogna
praticare il «non oltre quello che è scritto» (1 Cor 4,6).
Ora, la cosa
stupenda che abbiamo scoperto, si trova in 1 Pt 2,9: «Ma voi siete una stirpe
eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è
acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle
tenebre alla sua luce meravigliosa…».
Quando siamo
diventati un sacerdozio regale? Alla morte di Gesù quando il velo del tempio si
squarciò in due…
Da quel
momento il luogo santissimo non era più riservato al sommo sacerdote, ma a tutti
coloro che hanno accettato Cristo come personale Salvatore, è dato loro
l’accesso d’entrare alla presenza di Dio come sacerdoti che offrono sacrifici di
lode. Alleluia!
L’Eucarestia
L’Eucaristia
ha rappresentato il dubbio che per molto tempo ha occupato la mente e il cuore
di Cristiana: ella non poteva credere che la transustanziazione fosse solo un
ragionamento ricavato dalla teologia fatta da uomini (ideata da Tommaso
d’Aquino) e privo di contenuto biblico. Gesù non disse: «Questo è il mio
corpo, questo è il mio sangue»? (cfr. Mt 26,26ss). Non affermò: «E il
pane che io darò è la mia carne»? (Gv 6,51). Cristiana a causa di queste
parole restava nel dubbio.
I giudei e i
discepoli inorridirono pensando di dover mangiare la sua carne, quando Gesù
disse: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è
la mia carne, che darò per la vita del mondo» (Gv 6,51). Egli chiarì molto
bene il concetto qualche versetto più avanti: «È lo spirito che vivifica;
la carne non è d’alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito
e vita» (Gv 6,63).
Se il corpo di
Cristo è un corpo non più terrestre, come possiamo nutrirci del suo corpo
risuscitato? 1 Cor 15,42.49 ci dà al riguardo una risposta molto chiara, e
Cristiana ne fu convinta. Anche qui bisogna «praticare il non oltre quel
che è scritto» (1 Cor 4,6).
La confessione
Che dire poi
della confessione dei peccati fatta al sacerdote? Gesù non aveva detto prima a
Pietro (Mt 16,19) e poi ai discepoli (Mt 18,18): «Tutte le cose che legherete
sulla terra saranno legate in cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla
terra saranno sciolte nel cielo»? A Cristiana e a me sembrava normale dover
confessare le proprie colpe al prete, del resto anche lui si confessa a un altro
prete.
Invece cosa
significano le parole dell’Evangelo sopra citate? Significano che quando un
credente evangelizza qualcuno e questi crede, accetta l’Evangelo, i suoi peccati
sono sciolti, cioè perdonati, perché «l’Evangelo è potenza di Dio per la
salvezza di chiunque crede» (Rom 1,16).
Allora a chi
si devono confessare i peccati? Giacomo risponde: «Confessate dunque i
peccati gli uni gli altri» (5,16).
Clemente
Romano, un credente dei primi tempi del cristianesimo, in una sua epistola
scrisse: «Il Signore nulla esige dagli uomini se non una confessione fatta a
Lui». Del resto solo Dio può perdonare i nostri peccati: «Se confessiamo i
nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci tutti i nostri peccati e
purificarci da ogni iniquità» (1 Gv 1,9).
La Madonna
Un altro
«credo», molto caro al magistero cattolico, ma certamente molto più caro al
popolo cattolico, è la Madonna. Sia per Cristiana sia per me fu un argomento di
studio e di ricerca molto accurato perché tutt’e due eravamo devotissime a
Maria. Ci sembrava impossibile non doverci rivolgere a lei, pregarla e chiedere
la sua protezione; dicevamo: «È la mamma di Gesù! È la mamma di tutti!».
Iniziammo le nostre ricerche… e poiché Gesù dalla croce affidò la sua mamma a
Giovanni, abbiamo cercato nei suoi scritti cosa avesse detto di Maria; non
trovammo nessun riferimento alla madre di Gesù che giustificasse la devozione
popolare a Maria, tanto meno i dogmi mariani.
Dalla Bibbia
non abbiamo trovato nessuna risposta favorevole al culto mariano, ma ci rendemmo
conto che anche lei è morta come ogni mortale. In 1 Cor 15,20.23 si parla
esclusivamente della risurrezione di Cristo e della futura risurrezione di
coloro che sono morti in Cristo, i quali però, risorgeranno alla sua venuta. Se
Maria fosse stata assunta in cielo, si sarebbe scritto di quest’eccezione come
un caso unico.
Nella chiesa
cattolica s’invoca Maria come la «corredentrice», ma la Scrittura smentisce tale
affermazione: «In nessun altro è la salvezza, perché non vi è sotto il cielo
nessun altro nome che sia stato dato agli uomini per mezzo del quale noi
dobbiamo essere salvati» (Atti 4,12).
Si invoca
Maria come «mediatrice», ma nella Bibbia si legge: «C’è un solo Dio e
mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come
prezzo di riscatto per tutti» (1 Tm 2,5). E Gesù stesso ha detto: «Nessuno
viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6).
Chi intercede
per noi? Ebrei 7,25 dice: «Egli [Gesù] può salvare perfettamente quelli che
per mezzo di Lui [quindi non di Maria] s’avvicinano a Dio, dal momento che vive
sempre per intercedere per loro».
Un altro
dubbio riguardo a Maria è questo: se fosse stata veramente concepita senza
peccato, cioè immacolata, non avrebbe dovuto essere lei ad aprire il libro dei
sette sigilli che si trova in Apocalisse 5,2.4? invece si legge che non si trovò
«nessuno né in cielo, né sulla terra né sotto terra» che potesse farlo.
Inoltre, nella
preghiera cattolica «Salve Regina» Maria è invocata come «avvocata dei
peccatori», ma in 1 Gv 2,1 è scritto che «noi abbiamo
un avvocato presso il Padre:
Cristo Gesù».
Gesù stesso
non disse in Mt 4,10 «Adorerai il Signore Dio tuo, e
a lui solo renderai culto»?
A Maria,
secondo i cattolici, si dà un culto di venerazione, ma sono solo parole, perché
la si onora come Gesù, per lei si fanno processioni, ci s’inginocchia davanti
alla sua statua, s’accendono candele, si celebrano messe, a lei si cantano inni,
la si prega (molto più di Gesù); qual è la differenza di culto fra Maria e Gesù?
Anche qui bisogna «praticare il non oltre quel che è scritto».
Come mai il
magistero cattolico non ha obbedito ed è andato oltre quel che è scritto
stabilendo anche dei dogmi mariani? Su cosa si sono basati? Scartabellando
libri, abbiamo scoperto che si sono basati su tradizioni e devozioni popolari.
Per Cristiana e per me fu una grande delusione, ci siamo sentite ingannate!
Il papato
Un’altra
affermazione biblica dove eravamo sicure che la chiesa cattolica avesse ragione,
era Mt 16,18. 19: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia
chiesa… io ti darò le chiavi… ciò che scioglierai…».
Benché non
approvassimo il Vaticano con la sua pompa, i suoi riti teatrali, la sua
ricchezza e non trovassimo giusto che il Vicario di Cristo fosse capo d’uno
Stato (Cristo non aveva dove poggiare il capo, per cui il Vaticano non è una
eredità lasciata da Cristo), le parole dette da Gesù a Pietro, credevamo
dovessero avere una continuità nel papa. Ci fu fatto invece notare che
nell’espressione «su questa pietra edificherò la mia chiesa» la «pietra»
è Cristo; infatti le parole dette da Pietro «Tu sei il Cristo, il Figlio di
Dio» sono la «pietra», cioè Cristo, su cui Egli avrebbe edificato la sua
chiesa. Infatti in Efesini 2,20.21 trovammo la conferma: «…essendo Cristo la
pietra angolare, sulla quale l’edificio intero ben collegato insieme, si
va innalzando». Altri versetti nella Bibbia confermano questo: Mt 21,42; Mc
12,10; Lc 20,17; 1 Pt 2,7; Salmo 118,22.
In quanto a «legare»
e «sciogliere», se ben riflettiamo Pietro e gli apostoli erano inviati ai
pagani; così chi accettava l’Evangelo, accettava Cristo, veniva sciolto dai
propri peccati, ma chi non si convertiva restava legato nelle proprie colpe
(cfr. Atti 10,43; 26,18).
Ci chiedevamo
a proposito del papa: «Perché è il Vicario di Cristo?». Gesù ha detto che
rimane con noi fino alla fine dei tempi (Mt,28,20). Inoltre, salendo al
cielo, aveva promesso il Consolatore che avrebbe chiarito e ricordato tutto ciò
che Gesù aveva detto quando era sulla terra (Gv 14,16-26): «Io pregherò il
Padre e Egli vi darà il Consolatore, perché stia con voi per sempre»; e il
verso 26 recita: «Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà
nel mio nome v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto».
Perciò è lo Spirito Santo il Vicario di Cristo!
L’infallibilità del papa — questa non l’abbiamo mai capita nemmeno quando
eravamo ferventi cattoliche.
Studiando la
Bibbia, ci fu molto chiaro il fatto che solo Dio è l’infallibile;
l’infallibilità fa parte del suo carattere, noi mortali siamo tutti peccatori,
perciò fallibili. Anche Pietro che era uno dei conduttori del primo
cristianesimo, quello più in vista nel collegio apostolico, sbagliò in materia
di fede e fu ripreso da Paolo davanti a tutta la comunità: «Ma quando Cefa [=
Pietro] venne a Antiochia, gli resistei in faccia perché era da condannare»
(Gal 2,11).
Non trovammo
un passo biblico che confermasse il dogma dell’infallibilità del papa. Se lo
Spirito Santo sta sempre con noi, secondo la parola di Gesù, c’è bisogno d’una
seconda persona infallibile?
Aspetti
conclusivi
Nella lettera
ai Galati è scritto: «Ma anche se noi o un angelo dal cielo v’annunziasse un
evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema» (1,8).
Un giorno Gesù
parlando ai giudei che avevano creduto in Lui, disse loro: «Se perseverate
nella mia Parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la
verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Cristiana e io abbiamo deciso, con il Suo
aiuto, di perseverare nella sua Parola. Gesù ci ha dato anche una grande
certezza, la sicurezza d’essere salvate, giustificate! Nella lettera ai Romani
Paolo scrisse: «Non c’è dunque più alcuna condanna per quelli che sono in
Cristo Gesù» (8,1).
Non per quelli
che non peccano, ma per quelli che sono in Cristo l’apostolo Giovanni nei suoi
scritti più volte ripete che «chi crede nel Figlio, ha vita eterna».
Dunque non
sono le opere che salvano. Da religiose ci siamo sentite ripetere tante volte
dalla gente: «Voi sì che andrete in paradiso con tutte le opere buone che
fate…!». Il Signore invece dice che non sono le nostre opere che ci salvano: «Infatti
è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi;
è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere affinché nessuno se ne vanti; infatti
siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone,
che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo» (Ef 2,8.9).
Avere la
certezza della salvezza, sapere che i propri peccati non sono quelli che
manderanno i credenti all’inferno, ma che sono già perdonati perché si è creduto
in Gesù e si vuole vivere secondo i suoi insegnamenti, riempie il cuore di
gioia, di pace interiore, perché si sa d’essere figli suoi e che s’abiterà
eternamente con Lui!!!
(Versione aggiornata, corretta e redatta da Nicola Martella)
►
URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/2-Ex-suore_convinzioni_Lv.htm
23-01-2008;
Aggiornamento: 22-02-2008
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