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Perché la cronologia biblica non viene presa seriamente
negli ambienti evangelici e riformati di oggi? Dopo
tutto, è tra questa gente che l’inerranza biblica trova
la maggior parte dei suoi più strenui difensori.
Dovremmo aspettarci che la cronologia biblica sia un
argomento importante da difendere, poiché è infallibile
e perfettamente precisa. Tuttavia, troviamo che questo
argomento è in gran parte ignorato.
Problemi antichi
Ci sono numerosi problemi legati alla cronologia biblica
che la comunità studiosa evangelica ha cercato di
aggirare negli ultimi anni. Il primo è quello di
decidere se essa è vera. Secondo la Bibbia sono
trascorsi 1656 anni dalla creazione al diluvio e il
mondo è stato creato circa nel 4000 a.C. Se questo è
vero, le cronologie delle civiltà antiche, come le
troviamo nelle varie enciclopedie (anche in enciclopedie
bibliche evangeliche) sarebbero sbagliate.
Consideriamo: secondo la cronologia biblica, il
diluvio si è verificato circa nel 2350 a.C., ma le varie
enciclopedie dicono che la prima e seconda dinastia
dell’Egitto risalgono circa tra il 3000 e il 2778 a.C.;
e le grandi piramidi sono state costruite tra il 2778 e
il 2723, cioè prima del diluvio. Altri studiosi, più
conservatori, mettono le prime dinastie tra il 2850 e il
2650 a.C. e la costruzione delle piramidi tra il 2650 e
il 2200 a.C., ma anche così sarebbero precedenti al
diluvio.
Altri studiosi fanno risalire le prime due dinastie
addirittura al 5500-5000 a.C. Tutte queste datazioni
sono basate sulla premessa che la cronologia biblica
debba essere ignorata.
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Problemi Persiani
Un secondo problema lo troviamo nella cronologia della
Persia. La Bibbia ci dice in Dn 9,24-27 che ci saranno «settanta
settimane» tra il decreto di ricostruire Gerusalemme
e il punto d’arrivo della profezia. Le settanta
settimane corrispondo a 490 anni che iniziano con il
decreto di Ciro il Grande. Questa infatti è
l’interpretazione evidente del passaggio, dato che la
Bibbia ha molto da dire sul decreto di Ciro e poco o
niente dice di qualsiasi altro decreto.
La difficoltà che si ha con l’interpretazione di Ciro è
questa: La cronologia secolare della Persia mette
Ciro intorno al 536 a.C., che sono circa 80 anni
di troppo. Se i 490 anni sono iniziati con Ciro,
il decreto dovrebbe essere stato fatto intorno al
456 a.C. Così, per non contraddire l’interpretazione
storica secolare (che non è quella biblica), è stata
trovata un’altra interpretazione, che dice che il
decreto per la ricostruzione di Gerusalemme di cui
parla Dn 9, non si riferisce al decreto di Ciro, ma
a un decreto successivo, emesso da Artaserse al
tempo di Nehemia, cioè nel 445 a.C.
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Problemi dovunque
Ora quello che si può vedere è che c’è molta confusione
nella cronologia dell’epoca Persiana. La maggior parte
degli studiosi oggi credono che la cronologia Persiana
sia sicura per i dati forniti dalle eclissi, quando
invece questi dati non sono affatto affidabili poiché la
terra subisce leggeri cambiamenti di movimento, chiamati
«accelerazioni». Queste accelerazioni hanno luogo sia
nella rotazione della terra e sia nella sua rivoluzione
intorno al sole, e anche per i movimenti della luna. In
altre parole il moto della Terra non è uniforme ma ha
delle accelerazioni e dei rallentamenti. Questo fenomeno
è causato dalle forze delle maree e dai flussi magmatici
all’interno della terra, come pure da altri fattori.
Inoltre, gli scienziati Peter James e i suoi
collaboratori ci dicono che «gli studi degli
astronomi britannici Victor Clube e Bill Napier,
riguardo alle orbite degli asteroidi e delle meteore,
hanno mostrato che c’erano molti corpi cometari nel
Sistema Solare durante i tempi dell’Età del Bronzo e che
poi si sono disintegrati». Il movimento di tali
sciami di asteroidi attraverso il Sistema Solare,
avrebbero potuto rallentare o modificare l’orbita della
luna. Se tale era il caso, il calcolo delle passate
eclissi sarebbe veramente problematico.
Su questo, è bene consultare i diversi studi
dell’astronomo Robert R. Newton della John Hopkins
University (Baltimora, 1970 e 1979). Newton fu
incaricato di fare questi studi per fornire dati precisi
sul sistema solare alla NASA, in modo che i satelliti e
le sonde spaziali non perdessero i loro obiettivi. Gli
studi sono estremamente tecnici, ma molto importanti per
lo studio della cronologia antica.
Un’analisi molto dettagliata dei dati delle eclissi è
stata fatta dall’archeo-astronomo Wayne A. Mitchell. Basato sul
lavoro di Newton, Mitchell e molti altri astronomi,
evidenziano l’indagine fatta su una eclissi sopra
Babilonia, sicuramente datata nell’anno 136 a.C. e dice:
«Indica uno spostamento di 70 gradi del percorso
dell’eclissi di Babilonia; ciò corrisponde a una perdita
di cinque ore rispetto a un orologio ideale». Questo
fatto, insieme al fenomeno generale delle
«accelerazioni» fa sì che l’identificazione delle
eclissi prima del 750 a.C. sia una cosa problematica.
Mitchell ha fatto un esame dettagliato delle eclissi
antiche e ciò l’ha portato a concludere che sono
corretti quegli studiosi che hanno accorciato la CCA
[Cronologia Comunemente Accettata] di 300-350 anni.
La domanda posta da Newton è questa: Se Tolomeo ha
rattoppato i suoi dati astronomici a proposito delle
eclissi, è possibile che anche la sua Lista dei Re sia
imprecisa, dato che è basata su registrazioni imprecise?
Sia Mitchell che James argomentano che la «Lista dei
re» di Tolomeo è corretta perché, un’eclissi annotata
nella lista dei re assiri (che si suppone sia stata
visibile a Ninive) si sia verificata nel 763 a.C.,
durante il regno del re che Tolomeo dice essere stato in
carica in quel momento. Nello stesso tempo, però, il
solo Mitchell esamina le possibili eclissi tra l’813 e
il 713 a.C., e se il tentativo di revisione proposta in
questo libro è corretta, noi dovremmo trovare un’eclissi
nel 683 a.C. circa, 80 anni più tardi, e in effetti la
troviamo. (Tutto questo per dire che i dati delle
eclissi, sebbene considerati come «assolutamente certi»
da diverse enciclopedie e in diversi studi, sono
invece molto dubbi).
Quello che si vuole dire è che non è possibile
stabilire la posizione certa della luna, se non con un
margine di centinaia di chilometri. Per esempio,
supponiamo che il computer dica che si è verificata
un’eclissi di sole a Ninive nel 600 a.C. Le
«accelerazioni» della luna e del sole durante i 2600
anni trascorsi, hanno fatto sì da produrre dei
cambiamenti di posizione in modo tale che l’eclissi era
visibile non a Ninive ma a 700 km da Ninive. Questi
mezzi moderni che cercano di fissare le date sono pieni
di difficoltà; tanto più lontano nel tempo andiamo, più
sono imprecisi. Questo non chiama in causa solo la
cronologia persiana, ma anche quella assira e
babilonese. I dati delle eclissi possono risultare di
poco o di nessun conto nello studio della storia antica.
Martin Anstey discute il
Canone di Tolomeo. Egli sostiene che Tolomeo abbia
errato nel suo elenco dei re persiani. La lista dei
re persiani di Tolomeo e la lunghezza dei rispettivi
regni, sopra i quali la CCA [Cronologia Comunemente
Accettata] conta, sono le seguenti: Ciro 9 anni; Cambise
8; Dario I 36; Serse 21; Artaserse I 41; Dario II 19;
Artaserse II 46; Ochus 21; Arogus 2; Dario III 4;
conquista di Alessandro il Macedone.
Ora il problema sta nel fatto che Tolomeo (70-161 d.C.)
è vissuto molto dopo che i fatti sono accaduti e in
un’altra cultura. Le registrazioni delle culture più
vicine all’impero persiano, e più vicine storicamente
agli eventi, hanno un elenco più corto. Consideriamo
prima di tutto il poeta persiano Firdusi, che è vissuto
nel 931-1020 d.C. Egli fornisce un’epopea nazionale
della Persia che è piena di leggende e storie. Fornisce
anche un elenco di re persiani di questo periodo, come
segue: [Ciro]; [Cambise]; Dario I; Artaserse Longimano;
Regina Homai, madre di Dario II; Dario III, sconfitto da
Alessandro.
Il trattato «Seder Olam» del Talmud, scritto nel
primo Medioevo, descrive un impero persiano molto corto:
Ciro; Cambise; Dario.
Infine, Giuseppe Flavio, che scrive nel tardo primo
secolo ed è la fonte più vicina che abbiamo, fornisce
questo elenco: Ciro; Cambise; Dario; Serse; Artaserse;
Dario II, l’ultimo re.
Ora, nessuno di questi elenchi è particolarmente
affidabile, ma essi mettono in discussione Tolomeo. Può
essere che tutti i re elencati da Tolomeo abbiano
effettivamente regnato, ma possono aver regnato per
tempi più brevi di quelli che gli sono stati assegnati.
Il periodo persiano ha bisogno di un’indagine
revisionista. Uno sforzo revisionista, con cui devo
dissentire, è riassunto da Brad Aaronson in Fixing
the History Books: Dr. Chaim S. Heifetz’s Revision of
Persian History (edizione Jewish Action, 1991), pp.
66-70. Heifetz rivede la storia persiana per accordarla
con la sequenza dei re dati nel trattato Seder Olam.
Ora, però, come la CCA dell’impero persiano è troppo
lunga per la cronologia biblica, così quella del Sedar
Olam è troppo breve. In ogni modo, i lavori di Heifetz,
almeno dimostrano che la revisione è possibile, data
la scarsità estrema di informazioni precise su questo
periodo della storia. Come Aaronson nota, «gli
studiosi moderni rifiutano i racconti greci della storia
mesopotamica prima della caduta di Babilonia quasi nella
loro interezza. La grande quantità di iscrizioni Assire
e Babilonesi rendono chiaro il fatto che i greci non
hanno mai avuto una conoscenza sufficiente della storia
di questa regione; ma a causa del fatto che Alessandro
Magno ha distrutto la maggior parte delle registrazioni
persiane, quando ha conquistato la Persia, le uniche
registrazioni del periodo persiano sono le storie greche
e la tradizione giudaica».
In breve, questo è un campo del tutto aperto per
ricercare e sviluppare il revisionismo storico.
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La capitolazione
Alla luce di queste considerazioni chiediamoci come è
stato che la comunità evangelica e riformata si è
«addormentata» su questo argomento. La risposta si
trova nel fatto che nel 19° secolo, due famosi e
rispettabili teologi del Seminario Teologico di
Princeton (il bastione dell’ortodossia Protestante) si
sono arresi proprio sulla cronologia biblica. I loro
nomi sono William H. Green
e Benjamin B. Warfield. Siccome
questi due uomini erano ampiamente rispettati come
difensori dell’autorità e dell’inerranza biblica, i loro
articoli hanno fecero fare un sospiro di sollievo agli
intellettuali evangelici, sostenendo che la cronologia
biblica avesse scarsa importanza. Pochi, naturalmente,
hanno letto le prove scritte da questi due uomini. È
stata semplicemente presa come valida la conclusione che
uomini come loro non avrebbero potuto commettere un
errore sull’argomento.
Entrambi gli uomini, riguardo a Genesi 5 e 11 hanno
sostenuto che queste cronologie sono di poca o nessuna
importanza per la teologia e non bisogna dar loro molto
peso. Avendo sostenuto che l’argomento non è importante,
entrambi hanno affermato che l’età della vita del padre
era quella che aveva al momento della nascita del
figlio, mentre per il rimanente degli anni c’erano dei
vuoti all’interno della cronologia.
Ora, però, consideriamo invece quanto segue:
■ Adamo aveva 130 anni quando nacque Set.
■ Set aveva 105 anni quando nacque Enoš.
■ Enoš aveva 90 anni quando nacque Kenan (Gn 5,3ss).
Ciò significa che Adamo aveva 235 anni quando nacque Enoš,
e 325 anni quando nacque Kenan. Se questo è falso, la
Bibbia non è inerrante. Se è vero, Green e Warfield e
tutta la cultura evangelica moderna basata su di loro
sbagliano su questo argomento.
Due cose devono essere tenute presenti su questo
punto. La prima è che fino al tardo 19° secolo, la
chiesa cristiana credeva nella cronologia della Bibbia.
Come abbiamo visto in precedenza, Teofilo d’Antiochia,
Agostino d’Ippona, Martin Lutero, Giovanni Calvino, John
Owen, Matthew Henry, Keil, Delitzsch e Geerhardus Vos
presero la cronologia biblica molto seriamente.
In secondo luogo, è piuttosto evidente che Warfield e
Green cercarono di adattare la Bibbia alla cronologia
lunga della cultura materialista del 19° secolo.
Anche i grandi uomini inciampano, e questi due
inciamparono proprio qui. Il loro inciampare ha messo
le comunità degli studiosi evangelici e riformati a
dormire. È tempo di svegliarsi!
[continua]
{Rivisto e adattato da Nicola Martella}
Per approfondire questo tema, anche da altri punti di vista, cfr. Nicola
Martella, «La cronologia biblica»,
Radici 5-6 (Punto°A°Croce, Roma
1995), pp. 9-24.
● Per la questione delle «settanta settimane» cfr. qui l'articolo
«Daniele», pp. 75-86, particolarmente le pp. 82-85.
Aggiornamento: 06-04-07
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