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1.
L’Immagine di Dio
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2.
Il Primogenito di ogni
creatura
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3.
Il Creatore
dell’universo
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4.
Il Capo della chiesa
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5.
Il Primogenito dai
morti
▼
6.
La Pienezza di Dio
▼
7.
Il Riconciliatore di
tutte le cose
▼
8.
Excursus:
Riconciliazione per mezzo di Cristo |
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Nel seguente brano si trovano
sette caratteristiche di Cristo: «Egli è l’immagine del
Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in
lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e
sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie,
principati, potenze; tutte le cose sono state create per
mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e
tutte le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo,
cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai
morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. Poiché al
Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza e di
riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo
fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo
di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto
quelle che sono nei cieli» (Colossesi 1,15-20).
Le vogliamo analizzare qui
di seguito.
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1.
L’IMMAGINE
DI DIO:
Cristo è l’immagine del
Dio invisibile. Al di là del significato ovvio della
somiglianza («per gli increduli, ai quali il dio di
questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda
loro la luce dell’Evangelo della gloria di Cristo, che è
l’immagine di Dio»; 2 Cor 4,4), «immagine» significa
rappresentazione e manifestazione. Come la testa di un
sovrano impressa su una moneta, così Cristo è «la
rappresentazione esatta dell’essenza del Padre» («Egli,
che è splendore della sua gloria e impronta della sua
essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della
sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati,
si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi»;
Eb 1,3).
Come disse Gesù: «Chi ha
visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Chiunque aveva
visto Cristo, la manifestazione visibile dell’invisibile
Dio, aveva perciò «visto» Dio («l’unigenito Dio è quello
che l’ha fatto conoscere»; Gv 1,18). Paolo scriveva
«dell’invisibile» Dio («Al Re eterno, immortale,
invisibile, all’unico Dio, siano onore e gloria nei secoli
dei secoli. Amen»; 1 Tm 1,17). Ma Cristo è la perfetta
rappresentazione e manifestazione visibile di quel Dio.
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2.
IL
PRIMOGENITO DI OGNI CREATURA:
La superiorità di Cristo è
dimostrata nella sua relazione con la creazione. Egli è il
primogenito di ogni creatura. Anche se è grammaticalmente
possibile tradurre questa frase come «primogenito nella
creazione», il contesto lo rende impossibile. Il punto
centrale del brano e della lettera è dimostrare la
superiorità di Cristo su tutte le cose. Altre dichiarazioni
riguardo a Cristo in questo brano come creatore di tutte le
cose (v. 16), sostenitore della creazione (v. 17), indicano
chiaramente la sua priorità e superiorità sulla creazione.
Il «primogenito» non può essere parte della
creazione, se ha creato «tutte le cose». Uno non può
creare se stesso. (i Testimoni di Geova erroneamente
aggiungono sei volte la parola «altre» in questo
brano nella loro traduzione del nuovo mondo. Così essi
lasciano intendere che Cristo creò tutte le altre cose dopo
che egli fu creato! Ma la parola «altre» non si trova
nel testo greco). Il «primogenito» riceve
l’adorazione da tutti gli angeli («Di nuovo, quando
introduce il primogenito nel mondo, dice: “Tutti gli angeli
di Dio lo adorino!”»; Eb 1,6), ma le creature non
dovrebbero essere adorate («Non farti scultura, né
immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o
quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non Tm
prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il
SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso»; Es 20,4s).
La parola greca per «primogenito»
è prototokos, se Cristo fosse stato il «primo
creato», la parola greca sarebbe stata
protoktisis. Primogenito indica due cose di Cristo: egli
precedette l’intera creazione, ed è Sovrano su tutta la
creazione. Nell’AT il primogenito non solo aveva la priorità
di nascita, ma anche la dignità e la superiorità che ne
conseguiva (Es 13,2-15, De 21,17)
Quando Gesù dichiarò se
stesso «il Primo», usò una parola che significa «primo
in assoluto» ho protos («Quando lo vidi, caddi
ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su
di me, dicendo: «Non temere, io sono il primo e l’ultimo»;
Ap 1,17).
«Primogenito»
sottintende anche superiorità. La descrizione «primogenito»
non era una designazione molto comune del Messia
nell’Antico Testamento («Io inoltre lo costituirò mio
primogenito, il più eccelso dei re della terra»; Sal
89,27).
Questo salmo regale si
riferisce a Davide, ma indica anche il Messia. In Ap 1,5 si
legge: «E da Gesù Cristo, il testimone fedele, il
primogenito dei morti e il principe dei re della terra».
Cristo è chiamato «il primogenito dei morti» («Egli
è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio,
il primogenito dai
morti, affinché in ogni cosa abbia il primato»;
Col 1,18).
Così «primogenito»
indica, sia priorità di Cristo in tutta la creazione:
nel tempo, che la sua superiorità su tutta la creazione: nel
rango.
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3.
IL
CREATORE DELL’UNIVERSO:
La terza caratteristica di
Cristo è che in lui sono state create tutte le cose.
Infatti,
tutte le cose sono
state create per mezzo di lui (diautou, causa
strumentale),
e in vista di lui
(eis auton, causa finale), e
in lui (en
auto) esse
sussistono. Egli è la causa che costituisce o
conserva. Cristo non è soltanto colui per mezzo del quale
tutte le cose furono create, ma anche colui per mezzo del
quale continuano a esistere. Due altri versetti del NT
corrispondono a questa descrizione di Cristo: «Ogni cosa
è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una
delle cose fatte è stata fatta» (Gv 1,3). «In questi
ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che
egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale
ha pure creato i mondi» (Eb 1,2).
Il Padre, quindi è la Fonte
suprema (causa efficiente), e il Figlio è la causa
mediata del mondo. Il Figlio fu il «Capo operaio»
della creazione: «All’angelo della chiesa di Laodicea
scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e
veritiero, il principio della creazione di Dio» (Ap
3,14).
La creazione da parte del
Figlio include «tutte» le
cose che sono nei
cieli e sulla terra, le visibili e invisibili. Questo
significa l’intero universo, sia materiale che immateriale.
La gerarchia degli esseri – troni (thronoi), signorie
(archai), principati (exousiai), potenze (kyriotetes)
– indica un dominio molto organizzato nel mondo spirituale,
un campo in cui i Colossesi (e non solo) erano attratti («Nessuno
vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto
di umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie
visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale»; Col
2,18), e su cui Cristo regna supremo («Questa potente
efficacia della sua forza egli l’ha mostrata in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria
destra nel cielo, al di sopra di ogni principato, autorità,
potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non
solo in questo mondo, ma anche in quello futuro»; Ef
1,20s. «E voi avete tutto pienamente in lui, che è il
capo di ogni principato e di ogni potenza»; Col 2,10).
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4.
IL CAPO
DELLA CHIESA:
Cristo è il capo del
corpo, cioè la chiesa. Oltre essere il Signore
dell’universo, egli è anche il Capo della chiesa («Ogni
cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo
supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di
colui che porta a compimento ogni cosa in tutti»; Ef
1,22s. «Il marito infatti è capo della moglie,
come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il
Salvatore del corpo»; Ef 5,23).
Il riferimento qui è alla
chiesa invisibile o chiesa universale in cui tutti i
credenti sono introdotti per mezzo dello Spirito Santo nel
momento in cui credono in Cristo («Infatti noi tutti
siamo stati immersi mediante un unico Spirito in un unico
corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati
abbeverati di un solo Spirito»; 1 Cor 12,13).
Questa opera dello Spirito era iniziata il
giorno di Pentecoste («Perché
Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo
Spirito Santo, fra non molti giorni»; At 1,5).
Esso è un corpo speciale
dove non c’è distinzione di privilegi («Infatti voi tutti
che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di
Cristo. Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo
né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi
tutti siete uno in Cristo Gesù»; Gal 3,27s).
La chiesa è un «mistero»
che non fu concesso di conoscere ai figli degli uomini («Nelle
altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di
conoscere questo mistero, così come ora, per mezzo dello
Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di
lui; vale a dire che gli stranieri sono eredi con noi,
membra con noi di un medesimo corpo e con noi partecipi
della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo»
Ef 3,5s).
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5.
IL
PRIMOGENITO TRA I MORTI:
Cristo è
il principio,
arche,
il primogenito dei morti («E da Gesù Cristo, il
testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei
re della terra»; Ap 1,5).
Cristo fu il primo a
risuscitare con un corpo immortale («Ma ora Cristo è
stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono
morti»; 1 Cor 5,20).
E come tale egli è a capo di
un ordine completamente nuovo di cui è sovrano («Egli è
l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni
creatura»; Col 1,15).
Inoltre la resurrezione di
Cristo segnò la sua vittoria sulla morte («Poiché dunque
i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha
similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte,
colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e
liberare tutti quelli che dal timore della morte erano
tenuti schiavi per tutta la loro vita»; Eb 2,14s).
Egli fu la «primizia»
di coloro che muoiono dato che, a differenza di altri,
egli risuscitò per non morire di nuovo («Ma ora Cristo è
stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono
morti»; 1 Cor 15,20).
Egli «dichiarato Figlio
di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la
risurrezione dai morti; cioè Gesù Cristo, nostro Signore»
(Rm 1,4). Così egli continua a vivere «in virtù della
potenza di una vita indistruttibile» («che diventa
tale non per disposizione di una legge dalle prescrizioni
carnali, ma in virtù della potenza di una vita
indistruttibile»; Eb 7,16).
Tutto questo «affinché
in ogni cosa (egli) abbia il primato». Cristo ha il
primo posto su tutta la creazione. Egli è superiore. Lo
stesso Logos eterno che «divenne carne» e «umilio
se stesso», ora è «innalzato» da
Dio Padre «in un posto più elevato» e gli è
stato dato «il nome che è al di sopra di ogni nome».
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6.
LA
PIENEZZA DI DIO:
La sesta descrizione del
Cristo innalzato è che in lui abita tutta la pienezza di
Dio. In seguito Paolo scrisse che «in lui abita
corporalmente tutta la pienezza della Deità» (Col 2,9).
Questa è una delle descrizioni più belle della divinità di
Cristo nel NT. «Pienezza» (pleroma) è
una parola chiave nella lettera ai Colossesi («Al Padre
piacque di far abitare in lui tutta la pienezza»; Col
1,19). Il verbo pleroo è usato anche in altri brani
(«Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo saputo questo,
non cessiamo di pregare per voi e di domandare che siate
ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con
ogni sapienza e intelligenza spirituale»; Col 1,9. «E
voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni
principato e di ogni potenza»; Col 2,10).
Il sostantivo significa
«completezza» ed è usato per indicare un’ampia gamma di
cose, inclusa l’esistenza di Dio («E di conoscere questo
amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi
di tutta la pienezza di Dio»; Ef 3,19). Ciò è riferito
al tempo («ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio
mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge»;
Gal 4,4), e alla grazia di Cristo («Infatti, dalla sua
pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia»;
Gv 1,16).
Di questa piena e completa
Deità è detto che abita (katoikesai, «dimora
durevolmente o permanentemente»)
in Cristo.
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7.
IL
RICONCILIATORE DI TUTTE LE COSE:
La settima
caratteristica di Cristo è che egli è il Riconciliatore. Per
mezzo di Cristo Dio riconcilia con sé tutte le cose. La
frase «tutte le cose» è limitata agli angeli buoni e alle
persone redente, dato che sono nominate solo le cose che
sono sulla terra e quelle che sono nei cieli. Le cose «sotto
la terra» non sono riconciliate. I peccatori sono
riconciliati con Dio («Se
infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con
Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che
siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non
solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro
Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto
la riconciliazione»;
Rm 5,10s).
«Se dunque uno è in
Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono
passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da
Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci
ha affidato il ministero della riconciliazione. Infatti Dio
era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non
imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la
parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da
ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo
nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate
riconciliati con Dio» (2 Cor 5,17-20).
È importante notare che le persone sono
riconciliate con Dio («con sé») non che Dio è
riconciliato con le persone. Poiché l’umanità ha abbandonato
Dio, essa ha bisogno di essere ricondotta a lui. Il termine
riconciliazione in 2 Cor 5,19 («Infatti Dio era in Cristo
nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini
le loro colpe, e ha messo in noi la parola della
riconciliazione») è usato in senso giuridico invece che
effettivo, per cui l’intero mondo è reso salvabile per mezzo
della morte di Cristo. Paolo parla dei molti, cioè coloro
che ricevono la grazia abbondante provveduta da Dio e sono
resi giusti per mezzo della croce («Infatti, come per la
disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi
peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo, i molti
saranno costituiti giusti»; Rm 5,19).
Fare la pace mediante il
suo sangue significa indurre i nemici di Dio a diventare,
per fede, suoi amici e suoi figli (Rm 5,19) «E
voi, che un tempo eravate estranei e nemici a causa dei
vostri pensieri e delle vostre opere malvagie»
(Col 1,21). «Perciò, ricordatevi che un
tempo voi, stranieri di nascita, chiamati incirconcisi da
quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono nella
carne per mano d’uomo, voi, dico, ricordatevi che in quel
tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza
d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza
speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù, voi
che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante
il sangue di Cristo. Lui, infatti, è la nostra pace; lui che
dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro
di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa
dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di
precetti, per creare in sé stesso, dei due, un solo uomo
nuovo facendo la pace; e per riconciliarli tutti e due con
Dio in un corpo unico mediante la sua croce, sulla quale
fece morire la loro inimicizia. Con la sua venuta ha
annunziato la pace a voi che eravate lontani e la pace a
quelli che erano vicini; perché per mezzo di lui gli uni e
gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito.
19 Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma
siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio»
(Ef 2,11-18).
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8.
EXCURSUS:
RICONCILIAZIONE PER MEZZO DI CRISTO:
«E voi, che un tempo
eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e
delle vostre opere malvagie, ora Dio vi ha riconciliati nel
corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per
farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e
irreprensibili, se appunto perseverate nella fede, fondati e
saldi e senza lasciarvi smuovere dalla speranza del vangelo
che avete ascoltato, il quale è stato predicato a ogni
creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato
servitore» (Col
1,21ss).
Abbiamo appena visto la
settima caratteristica di Cristo innalzato quale
«riconciliatore»; sviluppiamo un po’ questo tema
interessante. La riconciliazione è necessaria perché le
persone sono alienate (estranei; tagliate fuori) dalla vita
e da Dio («ricordatevi che in quel tempo eravate senza
Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai
patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo»;
Ef 2,12. «…con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla
vita di Dio, a motivo dell’ignoranza che è in loro, a motivo
dell’indurimento del loro cuore»; Ef 4,18).
Prima della conversione
eravamo nemici o ostili a Dio, tanto nei pensieri, quanto
nel comportamento, interiormente ed esteriormente. Il
peccato comincia nel cuore e si rivela apertamente nelle
opere («Voi avete udito che fu detto: “Non commettere
adulterio”. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per
desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore»;
Mt 5,27s. «Ora le opere della carne sono manifeste, e
sono: fornicazione, impurità, dissolutezza»; Gal 5,19).
Le persone non sono interiormente ostili verso Dio a causa
dei loro peccati esteriori; esse commettono peccati perché
sono interiormente ostili.
La riconciliazione dei
peccatori con Dio avviene nel corpo della carne di lui
(Cristo), per mezzo della sua morte. La tendenza gnostica
dell’eresia a Colosse, col suo orientamento platonico,
negava sia la vera umanità di Cristo che la sua vera
divinità. Come spiega Giovanni, è necessario confessare «che
Gesù Cristo è venuto nella carne» («Da questo
conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale
riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella
carne, è da Dio»; 1 Gv 4,2).
Gli spiriti non possono
morire, e «senza spargimento di sangue, non c’è perdono»
(Eb 9,22). Per poter redimere gli esseri
umani, Cristo stesso doveva essere veramente umano («Infatti
c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli
uomini, Cristo Gesù uomo»; 1 Tm 2,5; «Perciò, egli
doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per
essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose
che riguardano Dio, per compiere l’espiazione dei peccati
del popolo»; Eb 2,17).
Quindi per la salvezza
dell’uomo erano necessari il vero corpo di Cristo e la sua
morte. («Così, fratelli miei, anche voi siete stati messi
a morte quanto alla legge mediante il corpo di Cristo, per
appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai
morti, affinché portiamo frutto a Dio»; Rm 7,4. «In
virtù di questa “volontà” noi siamo stati santificati,
mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta
per sempre»;
Eb 10,10).
Il risultato della morte di
Cristo è la redenzione – per farci comparire davanti a sé
santi. Questo può significare giuridicamente perfetto, per
quanto riguarda la posizione del credente, o spiritualmente
perfetto riguardo alla sua condizione. In definitiva Dio
prevede tutte e due le cose per i credenti, e la morte di
Cristo è la base per la giustificazione giuridica («Ora
però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la
giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e
i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede
in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non
c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della
gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua
grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo
ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la
fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo
usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al
tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua
giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e
giustifichi colui che ha fede in Gesù»; Rm 3,21-26), la
santificazione progressiva (Rm 6-7), e anche la
glorificazione finale (Rm 8). Paolo scrive agli Efesini: «In
lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché
fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui» (1,4). In
Cristo i credenti sono senza difetto (amous,
correttamente tradotta «irreprensibili» in Ef 1,4 e Fil
2,15; «irreprensibile» in Ef 5,27 e «irreprensibili» in Gd
24) e sono anche irreprensibili (anenkletous). Questa
ultima parola greca implica l’idea di uno che non è
accusato, libero da tutte le accuse. Satana è «l’accusatore
dei fratelli» (Ap 12,10), ma Cristo è il loro «Avvocato»
(1Gv 2,1) davanti al Padre. Perciò per i meriti di Cristo i
credenti sono liberi da ogni accusa. In Cristo gli imputati
non sono accusati e i condannati sono liberati («Chi
accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica»;
Rm 8,33). Questa riconciliazione in Cristo avviene solo per
mezzo di una fede persistente — se appunto perseverate nella
fede. I Colossesi avevano una fede ferma — fondata (cioè,
«basata» come un edificio su un forte fondamento) e salda
(saldi, hedraioi, «installata o fissata»), e quindi
Paolo non aveva dubbi che avrebbero continuato. Infatti egli
parla della speranza (fiduciosa aspettativa) che questo
Evangelo di riconciliazione dona non solo a loro, ma anche
al mondo intero — a ogni creatura sotto il cielo. (Questa
ovviamente è una figura retorica per indicare l’universalità
dell’Evangelo e la sua proclamazione, non che ogni persona
del globo terrestre abbia udito la predicazione di Paolo.)
08-12-06;
Aggiornamento: 07-04-07 |