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ESALTAZIONE DI CRISTO

 

 di Giovanni Fogato

 

1. L’Immagine di Dio

2. Il Primogenito di ogni creatura

3. Il Creatore dell’universo

4. Il Capo della chiesa

5. Il Primogenito dai morti

6. La Pienezza di Dio

7. Il Riconciliatore di tutte le cose

8. Excursus: Riconciliazione per mezzo di Cristo

 

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Nel seguente brano si trovano sette caratteristiche di Cristo: «Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli» (Colossesi 1,15-20).

     Le vogliamo analizzare qui di seguito.

 

 

1.  L’IMMAGINE DI DIO: Cristo è l’immagine del Dio invisibile. Al di là del significato ovvio della somiglianza («per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce dell’Evangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio»; 2 Cor 4,4), «immagine» significa rappresentazione e manifestazione. Come la testa di un sovrano impressa su una moneta, così Cristo è «la rappresentazione esatta dell’essenza del Padre» («Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi»; Eb 1,3).

     Come disse Gesù: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Chiunque aveva visto Cristo, la manifestazione visibile dell’invisibile Dio, aveva perciò «visto» Dio («l’unigenito Dio è quello che l’ha fatto conoscere»; Gv 1,18). Paolo scriveva «dell’invisibile» Dio («Al Re eterno, immortale, invisibile, all’unico Dio, siano onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen»; 1 Tm 1,17). Ma Cristo è la perfetta rappresentazione e manifestazione visibile di quel Dio.

 

 

2. IL PRIMOGENITO DI OGNI CREATURA: La superiorità di Cristo è dimostrata nella sua relazione con la creazione. Egli è il primogenito di ogni creatura. Anche se è grammaticalmente possibile tradurre questa frase come «primogenito nella creazione», il contesto lo rende impossibile. Il punto centrale del brano e della lettera è dimostrare la superiorità di Cristo su tutte le cose. Altre dichiarazioni riguardo a Cristo in questo brano come creatore di tutte le cose (v. 16), sostenitore della creazione (v. 17), indicano chiaramente la sua priorità e superiorità sulla creazione. Il «primogenito» non può essere parte della creazione, se ha creato «tutte le cose». Uno non può creare se stesso. (i Testimoni di Geova erroneamente aggiungono sei volte la parola «altre» in questo brano nella loro traduzione del nuovo mondo. Così essi lasciano intendere che Cristo creò tutte le altre cose dopo che egli fu creato! Ma la parola «altre» non si trova nel testo greco). Il «primogenito» riceve l’adorazione da tutti gli angeli («Di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: “Tutti gli angeli di Dio lo adorino!”»; Eb 1,6), ma le creature non dovrebbero essere adorate («Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non Tm prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso»; Es 20,4s).

     La parola greca per «primogenito» è prototokos, se Cristo fosse stato il «primo creato», la parola greca sarebbe stata protoktisis. Primogenito indica due cose di Cristo: egli precedette l’intera creazione, ed è Sovrano su tutta la creazione. Nell’AT il primogenito non solo aveva la priorità di nascita, ma anche la dignità e la superiorità che ne conseguiva (Es 13,2-15, De 21,17)

     Quando Gesù dichiarò se stesso «il Primo», usò una parola che significa «primo in assoluto» ho protos Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: «Non temere, io sono il primo e l’ultimo»; Ap 1,17).

     «Primogenito» sottintende anche superiorità. La descrizione «primogenito» non era una designazione molto comune del Messia nell’Antico Testamento («Io inoltre lo costituirò mio primogenito, il più eccelso dei re della terra»; Sal 89,27).

     Questo salmo regale si riferisce a Davide, ma indica anche il Messia. In Ap 1,5 si legge: «E da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra». Cristo è chiamato «il primogenito dei morti» («Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato»; Col 1,18).

     Così «primogenito» indica, sia priorità di Cristo in tutta la creazione: nel tempo, che la sua superiorità su tutta la creazione: nel rango.

 

 

3. IL CREATORE DELL’UNIVERSO: La terza caratteristica di Cristo è che in lui sono state create tutte le cose.

     Infatti, tutte le cose sono state create per mezzo di lui (diautou, causa strumentale), e in vista di lui (eis auton, causa finale), e in lui (en auto) esse sussistono. Egli è la causa che costituisce o conserva. Cristo non è soltanto colui per mezzo del quale tutte le cose furono create, ma anche colui per mezzo del quale continuano a esistere. Due altri versetti del NT corrispondono a questa descrizione di Cristo: «Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta» (Gv 1,3). «In questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi» (Eb 1,2).

     Il Padre, quindi è la Fonte suprema (causa efficiente), e il Figlio è la causa mediata del mondo. Il Figlio fu il «Capo operaio» della creazione: «All’angelo della chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio» (Ap 3,14).

     La creazione da parte del Figlio include «tutte» le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e invisibili. Questo significa l’intero universo, sia materiale che immateriale. La gerarchia degli esseri – troni (thronoi), signorie (archai), principati (exousiai), potenze (kyriotetes) – indica un dominio molto organizzato nel mondo spirituale, un campo in cui i Colossesi (e non solo) erano attratti («Nessuno vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale»; Col 2,18), e su cui Cristo regna supremo («Questa potente efficacia della sua forza egli l’ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nel cielo, al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro»; Ef 1,20s. «E voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza»; Col 2,10).

 

 

4. IL CAPO DELLA CHIESA: Cristo è il capo del corpo, cioè la chiesa. Oltre essere il Signore dell’universo, egli è anche il Capo della chiesa («Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti»; Ef 1,22s. «Il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo»; Ef 5,23).

     Il riferimento qui è alla chiesa invisibile o chiesa universale in cui tutti i credenti sono introdotti per mezzo dello Spirito Santo nel momento in cui credono in Cristo («Infatti noi tutti siamo stati immersi mediante un unico Spirito in un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito»; 1 Cor 12,13).

     Questa opera dello Spirito era iniziata il giorno di Pentecoste («Perché Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo, fra non molti giorni»; At 1,5).

     Esso è un corpo speciale dove non c’è distinzione di privilegi («Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù»; Gal 3,27s).

     La chiesa è un «mistero» che non fu concesso di conoscere ai figli degli uomini («Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conoscere questo mistero, così come ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui; vale a dire che gli stranieri sono eredi con noi, membra con noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo» Ef 3,5s).

 

 

5. IL PRIMOGENITO TRA I MORTI: Cristo è il principio, arche, il primogenito dei morti («E da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra»; Ap 1,5).

     Cristo fu il primo a risuscitare con un corpo immortale («Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti»; 1 Cor 5,20).

     E come tale egli è a capo di un ordine completamente nuovo di cui è sovrano («Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura»; Col 1,15).

     Inoltre la resurrezione di Cristo segnò la sua vittoria sulla morte («Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita»; Eb 2,14s).

     Egli fu la «primizia» di coloro che muoiono dato che, a differenza di altri, egli risuscitò per non morire di nuovo («Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti»; 1 Cor 15,20).

     Egli «dichiarato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti; cioè Gesù Cristo, nostro Signore» (Rm 1,4). Così egli continua a vivere «in virtù della potenza di una vita indistruttibile» («che diventa tale non per disposizione di una legge dalle prescrizioni carnali, ma in virtù della potenza di una vita indistruttibile»; Eb 7,16).

     Tutto questo «affinché in ogni cosa (egli) abbia il primato». Cristo ha il primo posto su tutta la creazione. Egli è superiore. Lo stesso Logos eterno che «divenne carne» e «umilio se stesso», ora è «innalzato» da Dio Padre «in un posto più elevato» e gli è stato dato «il nome che è al di sopra di ogni nome».

 

 

6. LA PIENEZZA DI DIO: La sesta descrizione del Cristo innalzato è che in lui abita tutta la pienezza di Dio. In seguito Paolo scrisse che «in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità» (Col 2,9). Questa è una delle descrizioni più belle della divinità di Cristo nel NT. «Pienezza» (pleroma) è una parola chiave nella lettera ai Colossesi («Al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza»; Col 1,19). Il verbo pleroo è usato anche in altri brani («Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi e di domandare che siate ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale»; Col 1,9. «E voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza»; Col 2,10).

     Il sostantivo significa «completezza» ed è usato per indicare un’ampia gamma di cose, inclusa l’esistenza di Dio («E di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio»; Ef 3,19). Ciò è riferito al tempo («ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge»; Gal 4,4), e alla grazia di Cristo («Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia»; Gv 1,16).

     Di questa piena e completa Deità è detto che abita (katoikesai, «dimora durevolmente o permanentemente») in Cristo.

 

 

7. IL RICONCILIATORE DI TUTTE LE COSE: La settima caratteristica di Cristo è che egli è il Riconciliatore. Per mezzo di Cristo Dio riconcilia con sé tutte le cose. La frase «tutte le cose» è limitata agli angeli buoni e alle persone redente, dato che sono nominate solo le cose che sono sulla terra e quelle che sono nei cieli. Le cose «sotto la terra» non sono riconciliate. I peccatori sono riconciliati con Dio («Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione»; Rm 5,10s).

     «Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio» (2 Cor 5,17-20).

     È importante notare che le persone sono riconciliate con Dio («con sé») non che Dio è riconciliato con le persone. Poiché l’umanità ha abbandonato Dio, essa ha bisogno di essere ricondotta a lui. Il termine riconciliazione in 2 Cor 5,19 («Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione») è usato in senso giuridico invece che effettivo, per cui l’intero mondo è reso salvabile per mezzo della morte di Cristo. Paolo parla dei molti, cioè coloro che ricevono la grazia abbondante provveduta da Dio e sono resi giusti per mezzo della croce («Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti»; Rm 5,19).

     Fare la pace mediante il suo sangue significa indurre i nemici di Dio a diventare, per fede, suoi amici e suoi figli (Rm 5,19) «E voi, che un tempo eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e delle vostre opere malvagie» (Col 1,21). «Perciò, ricordatevi che un tempo voi, stranieri di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono nella carne per mano d’uomo, voi, dico, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo. Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, per creare in sé stesso, dei due, un solo uomo nuovo facendo la pace; e per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la sua croce, sulla quale fece morire la loro inimicizia. Con la sua venuta ha annunziato la pace a voi che eravate lontani e la pace a quelli che erano vicini; perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito. 19 Così dunque non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio» (Ef 2,11-18).

 

 

8.  EXCURSUS: RICONCILIAZIONE PER MEZZO DI CRISTO: «E voi, che un tempo eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e delle vostre opere malvagie, ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e irreprensibili, se appunto perseverate nella fede, fondati e saldi e senza lasciarvi smuovere dalla speranza del vangelo che avete ascoltato, il quale è stato predicato a ogni creatura sotto il cielo e di cui io, Paolo, sono diventato servitore» (Col 1,21ss).

     Abbiamo appena visto la settima caratteristica di Cristo innalzato quale «riconciliatore»; sviluppiamo un po’ questo tema interessante. La riconciliazione è necessaria perché le persone sono alienate (estranei; tagliate fuori) dalla vita e da Dio («ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo»; Ef 2,12. «…con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell’ignoranza che è in loro, a motivo dell’indurimento del loro cuore»; Ef 4,18).

     Prima della conversione eravamo nemici o ostili a Dio, tanto nei pensieri, quanto nel comportamento, interiormente ed esteriormente. Il peccato comincia nel cuore e si rivela apertamente nelle opere («Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore»; Mt 5,27s. «Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza»; Gal 5,19). Le persone non sono interiormente ostili verso Dio a causa dei loro peccati esteriori; esse commettono peccati perché sono interiormente ostili.

     La riconciliazione dei peccatori con Dio avviene nel corpo della carne di lui (Cristo), per mezzo della sua morte. La tendenza gnostica dell’eresia a Colosse, col suo orientamento platonico, negava sia la vera umanità di Cristo che la sua vera divinità. Come spiega Giovanni, è necessario confessare «che Gesù Cristo è venuto nella carne» («Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio»; 1 Gv 4,2).

     Gli spiriti non possono morire, e «senza spargimento di sangue, non c’è perdono» (Eb 9,22). Per poter redimere gli esseri umani, Cristo stesso doveva essere veramente umano («Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo»; 1 Tm 2,5; «Perciò, egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l’espiazione dei peccati del popolo»; Eb 2,17). Quindi per la salvezza dell’uomo erano necessari il vero corpo di Cristo e la sua morte. («Così, fratelli miei, anche voi siete stati messi a morte quanto alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere a un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutto a Dio»; Rm 7,4. «In virtù di questa “volontà” noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre»; Eb 10,10).

     Il risultato della morte di Cristo è la redenzione – per farci comparire davanti a sé santi. Questo può significare giuridicamente perfetto, per quanto riguarda la posizione del credente, o spiritualmente perfetto riguardo alla sua condizione. In definitiva Dio prevede tutte e due le cose per i credenti, e la morte di Cristo è la base per la giustificazione giuridica («Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù»; Rm 3,21-26), la santificazione progressiva (Rm 6-7), e anche la glorificazione finale (Rm 8). Paolo scrive agli Efesini: «In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui» (1,4). In Cristo i credenti sono senza difetto (amous, correttamente tradotta «irreprensibili» in Ef 1,4 e Fil 2,15; «irreprensibile» in Ef 5,27 e «irreprensibili» in Gd 24) e sono anche irreprensibili (anenkletous). Questa ultima parola greca implica l’idea di uno che non è accusato, libero da tutte le accuse. Satana è «l’accusatore dei fratelli» (Ap 12,10), ma Cristo è il loro «Avvocato» (1Gv 2,1) davanti al Padre. Perciò per i meriti di Cristo i credenti sono liberi da ogni accusa. In Cristo gli imputati non sono accusati e i condannati sono liberati («Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica»; Rm 8,33). Questa riconciliazione in Cristo avviene solo per mezzo di una fede persistente — se appunto perseverate nella fede. I Colossesi avevano una fede ferma — fondata (cioè, «basata» come un edificio su un forte fondamento) e salda (saldi, hedraioi, «installata o fissata»), e quindi Paolo non aveva dubbi che avrebbero continuato. Infatti egli parla della speranza (fiduciosa aspettativa) che questo Evangelo di riconciliazione dona non solo a loro, ma anche al mondo intero — a ogni creatura sotto il cielo. (Questa ovviamente è una figura retorica per indicare l’universalità dell’Evangelo e la sua proclamazione, non che ogni persona del globo terrestre abbia udito la predicazione di Paolo.)

 

08-12-06; Aggiornamento: 07-04-07

 

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