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▼ 1.
Entriamo in tema
▼ 2.
Alcuni aspetti delle traduzioni
▼ 3.
Così ti riporto i nomi originali
▼ 4.
Un punto da ponderare
▼ 5.
Aspetti conclusivi |
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1.
ENTRIAMO IN TEMA:
Questo articolo è stato ripreso e adattato dall’introduzione al fascicolo di
studio del corso «Pentateuco», che ho redatto per l’Istituto Biblico Evangelico
Italiano (Ibei) di Roma. Una prima versione è apparsa come articolo anche nel
mensile «Oltre»
(02/2005). Esso era nato perché, preparandomi per insegnare in una «scuola
succursale» (corsi che l’Ibei offre in varie zone d’Italia in collaborazione con
le chiese locali), pensai che introdurre il vasto pubblico cristiano in questa
problematica, potesse fargli del bene. In fondo, la Bibbia è la cosa più cara
che il cristiano deve avere; e per chi serve il Signore a vario titolo, è il
«ferro del mestiere» principale. Questo articolo vuole invogliare i lettori ad
approfondire maggiormente la problematica mediante una ricerca personale ed
eventualmente spingere alcuni di loro ad acquisire maggiore conoscenza,
iscrivendosi a uno dei tanti corsi approfonditi dell’Ibei, i quali sono offerti
anche per corrispondenza (si veda
www.ibei.it). In ogni modo, in questo articolo parlo a livello personale.
Adattando un
vecchio proverbio, si potrebbe dire: «Dimmi che Bibbia leggi e ti dirò chi sei».
Sei un «biblia-hebraicista», un «settuagintista», un «vulgatista», un
«vetero-diodatiano», un «rivedutista» (o «luzziano»), un «neo-rivedutista), un
«neo-diodatiano», un «C.E.I.ano», un «ricciottista» o altro? È probabile che
questo linguaggio ti appaia del tutto enigmatico e bizantino. Ciò significa:
quale testo antico leggi, la Biblia Hebraica (AT ebraico), la Settuaginta (AT
greco) o la Vulgata (Bibbia latina)? Forse dirai: «Magari!». Allora,
immedesimandoci con il lettore medio, ti chiediamo: quale traduzione leggi, la
vecchia Diodati (abr. «D») con i suoi «perciocché» e «imperocché», la Riveduta
(o Luzzi; «RV») con i suoi fiorentinismi, la Nuova Riveduta («NR») cha
accontenta chi la vuole solo leggere e scontenta chi la vuole anche studiare, la
Nuova Diodati («ND») che è per molti tratti un’ottima parafasi e che di Diodati
ha solo il nome, la Bibbia della C.E.I. che è la Riveduta dei cattolici, la
Bibbia del Ricciotti («Ric») che spesso è abbastanza originale, o addirittura
una delle tante parafrasi in lingua corrente? Le sigle che abbiamo usato, sono
importanti per quanto diremo.
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2.
ALCUNI ASPETTI DELLE TRADUZIONI:
Se i testi della Bibbia erano ispirati nelle rispettive lingue originali in cui
furono scritti — AT in ebraico (e, in parte, in aramaico) e NT in greco — questo
non vale certo per le traduzioni. Il cristiano deve abituarsi all’idea che
ogni traduzione — quantunque possa essere eccellente — si baserà sempre
sulle percezioni personali dei traduttori e sulle loro preferenze soggettive,
sebbene essi si sforzino di riprodurre il testo biblico nel modo migliore
possibile.
Quanto all’AT, alcuni traduttori si basano più sul testo greco della
Septuaginta (più accessibile agli occidentali) che su quello ebraico (più
distante e arcaico come linguaggio). Si veda il modo «ellenistico» in cui è
stato tradotto, ad esempio, il libro dei Proverbi. Ecco qui di seguito un breve
esempio tratto da Proverbi 1,7:
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Riveduta |
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Traduzione letterale |
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Il
timore dell’Eterno è il principio della scienza; gli stolti disprezzano
la sapienza e l’istruzione |
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Il
timore di Jahwè è inizio di conoscenza. Perizia e disciplina, gli stolti
[le] disprezzano |
La Riveduta dà qui l’impressione che la questione abbia a che fare con
l’acquisizione di informazioni: gli aspetti intellettuali (scienza), il sapere
(sapienza) e le nozioni (istruzione). Mentre nel testo ebraico si intende
l’ordine esistenziale: l’acquisizione di padronanza (perizia) e
l’assoggettamento alla regola (disciplina), che i disordinati disprezzano.
Alcune traduzioni si basano soltanto su un limitato numero di manoscritti
ebraici, ad esempio su cosiddetto «textus receptus»; essi lo considerano, in
qualche modo, «sacro» e «ispirato». È il testo ricavato da Erasmo da Rotterdam
(1446-1536), confrontando i manoscritti allora in possesso degli studiosi del
suo tempo. Erasmo era, oltre che filologo, un umanista e prese una posizione
polemica verso Lutero e la Riforma. È veramente strano che venga così
«sacralizzato» da coloro che si basano sul «testo ricevuto». Tali traduzioni
trascurano, perciò, le scoperte successive a Erasmo, ad esempio il Codice
Alessandrino, il Codice Vaticano e i testi di Qumran. Questo è il caso della
«Nuova Diodati»; essa è per molti tratti una buona parafrasi e dipende molto
dalla «King James». Per gli studiosi sarebbe strano scoprire nuovi documenti
antichissimi, ad esempio, dei classici greci e non tenerli presenti, visto che
si posseggono al riguardo solo copie relativamente recenti; questo è proprio
quello che i seguaci del «textus receptus» ritengono che bisogna fare con i
manoscritti della Bibbia scoperti dopo la standardizzazione del «testo
ricevuto»!
Alcuni traduttori mostrano d’aver appreso abbastanza bene l’ebraico, ma di
non conoscere altrettanto bene l’archeologia, i risultati della ricerca
linguistica dei siti archeologi (ad es. Ugarit, Ebla) e specialmente gli usi, i
costumi e la mentalità degli orientali. Vedi la confusione nella «Nuova
Riveduta» fra i verbi ebraici «salvare» e «riscattare» (o «redimere»), riportati
sempre con «salvare», tranne nei punti in cui, a suo tempo, avevo sollevato
delle obiezioni ai curatori. {Si veda al riguardo N. Martella, «Lingua –
mentalità – approccio al mondo»,
Manuale teologico dell’Antico Testamento (Punto°A°Croce, Roma 2002), pp.
216s.}
Alcuni traduttori e curatori, dando la precedenza alla scorrevolezza del
testo invece che alla precisione, hanno fatto sì che la traduzione risulti
appiattita, per venire incontro alle esigenze della maggioranza dei lettori.
La «Nuova Riveduta», sebbene abbia un ottimo linguaggio, ha semplificato
alquanto la ricchezza di linguaggio dell’AT (cfr. i termini anima, carne, reni,
cuore eccetera). Facciamo notare che la vecchia «Riveduta», pur avendo vari
difetti, tra cui la difficoltà del linguaggio percepito come arcaico, presenta
in genere una traduzione abbastanza precisa dei termini ebraici.
Le traduzioni cattoliche dell’AT sono in genere abbastanza attendibili;
esse contengono certamente anche gli apocrifi, da cui si può prescindere. La
traduzione della C.E.I. è simile alla Riveduta, ma ha un linguaggio più
scorrevole. La traduzione del Ricciotti è spesso interessante, sebbene a volte
controcorrente e soggettiva.
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3.
COSÌ TI RIPORTO I NOMI ORIGINALI:
A questo riguardo bisogna assumere necessariamente una certa flessibilità
mentale, per poter capire. I nomi degli stessi luoghi, delle persone e dei libri
biblici possono già differire quando compaiono nei manoscritti antichi dell’AT
(ebraico) e del NT (greco). Riguardo al nome dei libri biblici, si tenga
presente ad esempio che Ricciotti, appoggiandosi alla Vulgata, intitola le
Cronache come «Paralipomeni», 1-2 Sm come «1-2 Re» e 1-2 Re come «3-4 Re»; la
CEI intitola l’Ecclesiaste «Qoèlet» come in ebraico. Riguardo ai nomi di
persona, si tenga presente ad esempio questi aspetti: ’aberāhām (Gn
17,5) è reso con Abraám in Mt 1,1; Mošëh (Es 2,10) è reso con Mōüsês in Mt 8,4;
Jehôšua` (Es 17,9) è reso sempre con Iēsoûs nel NT, ma è
tradotto con «Giosuè» in Eb 4,8 e con «Gesù» in Mt 3,13.
Come già si vede, le cose si complicano ulteriormente per le diverse
traduzioni dell’AT in lingua italiana. Al riguardo giocano diversi fattori:
alcuni traduttori seguono più il testo ebraico e altri il testo greco della
Settanta; gli uni seguono i dettami della tradizione e gli altri le esigenze di
semplificazione dovute a motivi pragmatici, ossia al raggiungimento della
maggior parte dei lettori e all’esigenza di produrre una traduzione popolare.
Qui non
abbiamo lo spazio necessario per riportare molti esempi, presi da diverse
traduzioni, riguardo al modo in cui possono variare i nomi di persona rispetto
all’ebraico; al riguardo rimandiamo al fascicolo di studio sopra citato. Si noti
comunque questo esempio, tratto da Genesi 5,21: ebraico
Ḥanôk e Metûšālaḥ;
Enoc e Methushelah (RV); Enoc e Metusela (D; NR); Enok e Methuselah (ND);
Enoch e Matusalemme (C.E.I.); Henoc e Matusala (Ric).
Si noti anche che una stessa traduzione della Bibbia si mostra raramente
coerente nell’uso dei nomi in tutti i suoi brani. Prendiamo come esempio
il nome ebraico Zerubbābël (lettura: Zrubavēl) in Esdra 2,2,
che è riportato come segue: Zorobabèle nella CEI; Zorobabel in Ric., D, RV, NR e
ND; ma la CEI e la RV hanno Zorobabele in Aggeo 1,1 e lo stesso fa la NR in
Aggeo 4,6. Prendiamo il nome greco Zorobabél in Luca 3,27, che è
riportato come segue: Zorobabèle nella versione CEI e NR; Zorobabel in Ric., D,
ND e RV. Ma in Mt 1,12 soltanto la CEI ha Zorobabèle, mentre pressoché tutte le
altre hanno Zorobabel, tranne la Ric. (Zorobabele).
Si tenga anche
presente il modo di traslitterare i nomi. La Riveduta ha reso la «ḥ»
(= «c» aspirata) iniziale con «h» (Habacuc), quella interna con «ch» (Achab) e
quella finale con «h» (Terah); la «k» interna è diventata «ch / k» e quella
finale, «c» (Melchisedec). ● Nella Nuova Riveduta tutte le «š» (= sh, sci; p.es.
Mescec) sono state
semplificate in «s» (Enos, Cus).
Essa ha eliminato la «ḥ»
iniziale (Abacuc), ha reso quella interna spesso con «c» (Acab) o l’ha
eliminanata (Naor) e quella finale è stata soppressa; la «k» interna è diventata
«c / ch (davanti a «e» e «i»)» e quella finale, «c» (Melchisedec). ● Si noti che
specialmente la Nuova Diodati nel riportare i nomi delle persone, dei luoghi e
dei popoli cerca di rimanere il più possibile aderente alle designazioni
ebraiche, eccezione fatta per qualche occasionale errore di trascrizione.
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4.
UN PUNTO DA
PONDERARE: Una cosa che da tempo mi crea un certo fastidio,
aprendo le diverse Bibbie in commercio, è che per la maggior parte tacciono chi
siano i traduttori e i revisori, quali siano le loro qualifiche e le loro
competenze nel tradurre la Bibbia e quali siano le parti che hanno tradotto o
rivisto. Tutto ciò crea in me molto scetticismo al riguardo. Hanno tradotto
veramente dai testi originali? (ebraico e aramaico per l’AT e greco per il NT),
oppure l’hanno fatto dalla Vulgata o da una traduzione estera (King James,
Lutero). Devo ammetter che qualche volta ho avuto seri dubbi; infatti,
confrontando le vecchie versioni con le nuove, ho constatato che i traduttori o
redattori non solo hanno lasciato i vecchi difetti della versione precedente
(p.es. parole di troppo o mancanti rispetto all’originale), ma ne hanno aggiunti
dei nuovi nella revisione (p.es. interpretazioni dottrinali invece che
traduzione).
Faccio male a
parlare di queste cose? Sarebbe meglio tacere e lasciare tranquilli i cristiani?
Si solleverà un vespaio? Non ha detto Gesù: «La verità vi farà liberi?»
(Gv 8,32). Sta di fatto che quando il Risveglio arrivò in Germania, nel 19°
secolo, una delle prime cose che le guide del «Movimento dei Fratelli» fecero
lì, fu di creare un comitato di fratelli competenti per tradurre letteralmente
la Bibbia. Questa versione fu chiamata «Elberfelder», dalla città dove fu fatta,
ed è stata un vero dono per la cristianità; anche nella nuova revisione è una
base sicura e benedetta per lo studio biblico. Ricordo che quando studiavo
teologia e traducevo dall’ebraico in tedesco, mi bastava controllare sulla
«vecchia» Elberfelder per vedere se avevo fatto bene. Avendo insegnato per lungo
tempo ed avendo studiato perciò ricorrentemente il testo biblico, ammetto che
nei singoli brani delle traduzioni nostrane provo sempre una qualche incertezza
a «fidarmi» che tutto corrisponda esattamente agli originali; perciò verifico in
questi ultimi (se ho più tempo) o confronto sempre più traduzioni (comprese
alcune estere).
Da moltissimi
anni sento questi o quegli che ha iniziato una «sua» traduzione, ma in giro non
ho visto poi proprio niente. Come mai ci sono tanti battitori liberi in Italia?
Come mai nessuno si fa carico di fare un progetto serio, di reperire fondi e di
mettere insieme un vero gruppo di esperti che, finanziati, si dedicano
per un certo numero di anni a dare all’evangelismo (e al cristianesimo) italiano
una traduzione letterale, fatta dagli originali? Questo sarebbe il miglior
investimento missionario e la migliore eredità da lasciare ai posteri!
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5.
ASPETTI
CONCLUSIVI: Alla fine voglio dare alcune linee di guida e alcuni
consigli.
➊ «Ma allora nessuno di
noi può essere veramente sicuro di ciò che legge nella sua Bibbia?». Le cose
non stanno veramente così. Qualunque Bibbia si usa, non c’è alcun gran problema
per la stragrande maggioranza delle dottrine e per gli aspetti maggiori della
conoscenza. Le cose possono cambiare, quando si vuole andare nei dettagli.
Allora nel caso specifico una traduzione parafrasa un certo versetto, un’altra
traduce letteralmente e un’altra interpreta secondo il gusto dottrinale del
traduttore. Si può ovviare a ciò studiando con diverse traduzioni.
➋ «Bisogna sapere per
forza l’ebraico e il greco per capire veramente la Bibbia?». Assolutamente
no. Certo conoscere bene le lingue originali ha un gran vantaggio, ma non sempre
l’impresa vale la spesa. Anzi, coloro che grattano in superficie tali lingue
possono — con la loro presunzione e illusione di sapere — far molto danno a se
stessi e agli altri, diventando categorici in ciò che sanno (o pretendono di
sapere). Per tutti questi motivi, consiglio nuovamente a ogni cristiano di
procurarsi più d’una traduzione e di farne un saggio uso durante la lettura e lo
studio. In tal modo, si può arrivare a un’aderenza totale rispetto al testo
originale di almeno il 90-95%. Nel confrontarle, bisogna porre attenzione al
fatto che in alcuni punti possono non coincidere nella divisione dei capitoli e
dei versetti; ciò è dovuto al fatto che esse seguono le divisioni o del testo
ebraico o di quello greco.
➌ «Esiste una buona
traduzione da preferire alle altre?». Assolutamente no, poiché ogni scelta è
molto soggettiva e personale e dipende dai gusti che si hanno, ad esempio:
scorrevolezza nella lettura o precisione.
➍ «E tu quale usi con
preferenza?». Tra le traduzioni evangeliche presenti in Italia io
personalmente preferisco la «vecchia» Riveduta (o Luzzi). Infatti, la ritengo —
a parte il linguaggio e alcuni errori minori — la più precisa rispetto
all’originale, diciamo superiore all’80% nel totale. Secondo me, le altre
traduzioni, anche quelle più recenti, stanno alquanto al disotto di questa
soglia. Specialmente durante l’insegnamento del corso «Teologia dell’AT», dove è
importante la precisione terminologica, io e gli studenti sperimentiamo una «via
crucis» disseminata di spine, quando — leggendo ognuno nella traduzione a cui è
affezionato — non troviamo sempre in esse i termini precisi presenti nella
versione ebraica. Questo è, ad esempio, il caso dell’antropologia dell’AT:
l’imprecisione terminologica delle traduzioni falsifica il preciso quadro delle
concezioni ebraiche sull’uomo e alimenta la confusione delle opinioni.
Per l’approfondimento si vedano anche i seguenti articoli e temi di discussione:
►
Traduzione e interpretazione dei traduttori {Argentino Quintavalle; Nicola
Martella}
►
Traduzioni, parafrasi, vestimenti e tradimenti {Nicola Martella}
►
La Bibbia e i suoi manoscritti {Argentino Quintavalle}
►
L’interpretazione biblica {Nicola Martella}
Aggiornamento:
20-05-07
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