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La questione del lettore
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Ciao
Nicola, ancora una volta mi trovo ad affrontare questo periodo di feste, a
ricevere auguri e a preparare il pranzo di Natale.
Passano gli anni ma rimangono le perplessità e il senso di frustrazione
nell’impossibilità di comunicare a tutti vero senso della venuta di Gesù su
questa Terra. Lo faccio ovunque e con tutti coloro che incontro, lo dico in
chiesa e in casa al supermercato e agli amici e conoscenti, scrivo ai miei
corrispondenti, ma sento che non basta.
C’è in
tanta gente un senso di resa di rassegnazione di fronte al dilagare del natale
commerciale dell’ipocrisia dei regali e delle feste in famiglia (nei casi in cui
lo sia, ovviamente! Ma molti mi dicono questo).
Pazienza per «il mondo», ma noi credenti, cosa facciamo? Diciamo di no ma poi
siamo sulla giostra e giriamo insieme a tutti gli altri, cantiamo un cantico
nuovo ma con voce flebile e sommessa! Ce lo diciamo fra noi ma poi per non
offendere la sensibilità, per buona educazione, ci rassegniamo a scambiarci
epidermici auguri.
Diventiamo buoni, invitiamo a pranzo la vecchia zia che sta antipatica a tutti i
commensali, ognuno indossa la maschera natalizia, per tre o quattro ore si
sopporta, poi tutto il teatrino finisce e se non ci saranno morti e feriti, si
dirà che è andato bene. Non so ogni anno siamo al solito punto, niente regali,
si dice, niente sprechi o ingozzamenti, ma poi l’argine cede e guai che ci sia
qualcuno che ricordi i buoni propositi, diventa immediatamente colui che vuole
rovinare la festa.
Tu che
sei saggio e ricco di consigli, che ne dici, cosa fare in pratica?
Uso a obbedir tacendo. {Sandro
Bertone; 22-12-2007}
La risposta ▲
Caro Sandro, il
«Natale» è stato da sempre un tema di sofferenza per me, poiché a me era stato
insegnato che sia «peccato», mentre nella famiglia e nella chiesa (dei
Fratelli!) di mia moglie in Germania era cosa scontata festeggiare il Natale.
Non mi dilungo, poiché puoi leggere le questioni nell’articolo «Il travaglio del natale» e nei contributi del tema di discussione
connesso:
Partecipazione al «travaglio del
natale».
Non avendo «ricette» da offrire, ti lascio con alcuni miei motti, sperando
che possano essere di stimolo a te e agli altri lettori.
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Chi non è luce tutto l’anno, difficilmente
sarà un luminare che brilla in modo credibile a Natale e a fine anno, quando di
«lucine» in giro ce ne sono tante
■
Chi vuole cambiare il mondo, cominci a
cambiare un po’ la sua propria vita.
■
Chi vuole che il mondo cambi del tutto,
faccia almeno oggi un solo atto concreto.
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Chi vuole un Natale e un fine anno migliori,
faccia almeno un gesto alternativo rispetto alla consuetudine.
■
Chi vuole un mutamento, si ponga in
discontinuità.
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Chi domani vuole un albero di pace, pianti
oggi un seme di speranza.
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Chi ha un gran messaggio da annunciare, non
lo limiti alle quattro mura d’una sala di culto.
■
Anche a Natale e a fine anno, chi ci
osserva, vuole fatti e non solo parole.
Spero che questi miei motti possano aiutare te e gli altri a riflettere e ad
agire con una fede controcorrente! Inoltre
si tenga presente quanto segue.
■
Anche a Natale e a fine anno, alcuni
cristiani rimangono nella reazione, cavillando su ciò che è «biblico» o
meno al riguardo, mentre di passare all’azione: presentare anche
in tale periodo l’Evangelo e che Cristo vuole nascere e dimorare nei cuori.
■ L’Occidente si sta
scristianizzando. Molti ragazzi per le strade non sanno neppure quale sia il
vero significato del Natale. Tutto è connesso a Babbo Natale, regali e
consumismo. Di là da quando Gesù sia veramente nato (autunno, primavera), non è
questa l’occasione per mettere al centro dell’attenzione il Logos di Dio fatto
carne (Gv 1,1s.14) per diventare «Cristo crocifisso» (1 Cor 1,23; Gal 3,1)?
■ Chi crede che l’Evangelo sia
la potenza di Dio, perché lo tiene così nascosto?
■ Se si scoprisse da fonti
storiche, ad esempio, che Gesù nacque il 23 ottobre, quanti cristiani
festeggerebbero il suo compleanno?
■ Ammesso che Gesù non è nato il
25 dicembre (il Natale più antico fu festeggiato in Egitto il 6 gennaio o
epifania, ossia apparizione), hai notato che il Natale è l’unico compleanno in
cui il festeggiato non riceve doni, ma i festeggianti?
A
ciò si aggiungano queste riflessioni bibliche che valgono senz’altro anche in
questo periodo.
■ «Del rimanente, fratelli,
tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose
pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è
qualche virtù e qualche lode, siano
oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4,8).
■ «Tutto
quel che Dio ha creato è buono e nulla è da riprovare, se usato con
rendimento di grazie; perché
è santificato dalla parola di Dio e
dalla preghiera» (1 Tm 4,4s).
■ «E Dio è potente da far
abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel
che vi è necessario, abbondiate in ogni
opera buona» (2 Cor 9,8).
■ «Predica la Parola,
insisti a tempo e fuor di tempo,
riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo. Perché verrà il
tempo che non sopporteranno la sana
dottrina; ma per prurito d’udire si
accumuleranno insegnanti secondo le loro proprie voglie e
distoglieranno le orecchie dalla
verità e si volgeranno ai miti» (2 Tm 4,2ss).
L’Onnipotente che è Alfa (A) e Omega (Z), Principio e Fine (tutto), Primo e
Ultimo (iniziatore e compitore della storia), benedica il vostro entrare e il
vostro uscire. «L’Eterno, il tuo Dio, ti benedica
in ogni opera a cui porrai mano... L’Eterno, il tuo Dio, ti benedica in tutta
l’opera delle tue mani» (Dt 14,29; 24,19). La precondizione è l’ubbidienza
ai suoi comandamenti.
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Scrupoli_natalizi_OiG.htm
24-12-2007;
Aggiornamento:
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