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Mi arrivano spesso
messaggi «profetici» di persone che si considerano affiliati al cosiddetto «movimento
profetico» e affermano di aver ricevuto tali missive direttamente da Dio.
Perciò tali «messaggi divini» sono formulati così che sedicentemente sia Dio
stesso a parlare.
In effetti,
però, i messaggi con un linguaggio diretto di Dio è proprio una caratteristica
della falsa profezia. Verso le ultime fasi della storia sempre più
persone — «falsi unti» (gr. christoi) e falsi proclamatori (gr.
profetoi) — ne faranno uso per accreditare se stesse e le loro false
dottrine (Mt 24,24).
Quei testi che
a un’analisi testuale appaiono come semplici meditazioni, riflessioni,
esortazioni, ammonimenti, preoccupazioni o desideri del proprio cuore e simili,
per dare loro particolare enfasi di serietà, vengono messi in un linguaggio
diretto di Dio e spacciati per «profezia». Questo sta diventando un
malcostume diffuso in certi ambienti. Nel caso migliore si tratta perciò di
una coercizione culturale all’interno di una dinamica di gruppo, quindi di una
concitazione cerebrale e di una arrogante presunzione. In tal caso, queste
persone sono entusiastici sognatori e inventori! (Gr 27,9). Nel caso peggiore si
tratta della manifestazione di uno «spirito guida» che vuole accreditarsi come
«spirito religioso» e addirittura come «Dio» stesso. Non si tratta del Dio
vivente, ma del «dio di questo secolo [che] ha accecato le menti» (2 Cor
4,4); non si tratta dello «Spirito Santo», ma di «quello spirito che opera al
presente negli uomini ribelli» (Ef 2,2). In tal caso, queste persone non
sono veri «profeti», ma indovini! (Gr 27,9; 29,8; Mi 3,7; 5,11; Zc 10,2).
Perché
possiamo dire questo con esattezza? Per diversi motivi, che esporremo qui di
seguito.
■ Già
nell’AT c’era gente che intendeva accreditare se stessa e le proprie parole,
mettendole in bocca a Dio, ossia parlando direttamente in nome suo. Tale
fenomeno era particolarmente vivo alla fine del regno d’Israele (722 a.C.) e di
quello di Giuda (686 a.C.); e non è sorprendente che si manifesti ora alla fine
dei tempi. Ezechiele li accusava: «Hanno delle visioni vane, delle
divinazioni menzognere, costoro che dicono: “L’Eterno ha detto!” — mentre
l’Eterno non li ha mandati; e sperano che la loro parola s’adempirà!» (Ez
13,6; cfr. vv. 7s). Inoltre annunziavano sempre tempi radiosi (Gr 6,14; 8,11;
23,17). Infatti, i profeti legittimi traevano la loro autorità dalla Torà e
predicavano secondo la «dottrina delle due vie» (Dt 28) e il cosiddetto
«impianto predizionale» (Dt 30). [Per l’approfondimento cfr. in Nicola Martella,
Manuale Teologico dell’Antico
Testamento (Punto°A°Croce,
Roma 2002), gli articoli: «Impianto predizionale», pp. 184s; «Impianto
predizionale e predizione profetica», p. 184; «Testi di minacce e promesse», p.
359.] Al contrario, i falsi profeti si basavano invece sui propri sogni e sulle
proprie visioni (Gr 14,14; 23,16; Ez 13,6-9.23; 21,34; 22,28; Zc 10,2; cfr. Col
2,18) e, perciò, le loro profezie erano «oracoli vani e seduttori» (Lm 2,14),
che sviavano il popolo con false promesse (Ez 13,10). [►
Profeti falsi nell'Antico Testamento]
■ Nel NT
prima di Pentecoste, vediamo dapprima che Giovanni Battista, pur essendo
stato l’ultimo profeta della teocrazia d’Israele (Mt 11,13; Lc 16,16), non ha
mai presentato i suoi messaggi come linguaggio diretto di Dio. Sebbene la parola
di Dio fosse stata diretta a Giovanni (Lc 3,2; Gv 1,33), egli predicò sempre in
prima persona (Mt 3,7-12; Lc 3,7-17; cfr. Gv 1,19-27.29-36). Non è sorprendente
che l’ultimo dei profeti legittimi d’Israele abbia tralasciato di usare un
linguaggio diretto di Dio nei suoi messaggi, mentre i seguaci del sedicente
«movimento profetico» odierno si attribuiscono tale arrogante presunzione?
Gesù di
Nazaret, essendo il Messia, avrebbe potuto usare — più di tutti gli altri
profeti e più dello stesso Mosè — un linguaggio diretto di Dio, ma non lo fece.
Non usò mai la formulazione: «Così parla l’Eterno /il Signore» o simili. In
nessun discorso di Gesù Dio Padre prende direttamente la parola, parlando in
prima persona. Sebbene il Padre gli avesse parlato e l’avesse ammaestrato (Gv
5,19ss; 8,28; 12,49), Gesù non parlò mai con un discorso diretto di Dio. Gesù
basò i suoi ragionamenti sulla Parola scritta (allora l’AT), dicendo: «È / sta
scritto: ….» e simili.
Gli
apostoli non riferirono mai un discorso diretto di Dio. Gesù attestò a
Pietro che era stato il Padre celeste a rivelargli la propria messianicità, ma
Pietro lo dichiarò con le proprie parole (Mt 16,15ss). Quando Gesù li mandò a
predicare, il loro messaggio non conteneva un linguaggio diretto di Dio (Mt
10,7; Lc 10,9).
■ Nel NT da
Pentecoste in poi, sono riportati vari messaggi di membri del
collegio dei dodici apostoli, di Stefano, di Filippo, di Paolo, di Giacomo e dei
loro discepoli e collaboratori, ma mai presentarono uno dei loro discorsi come
discorso diretto di Dio.
Neppure il
singolare profeta giudaico Agabo presentò il suo messaggio facendo
parlare direttamente Dio. Nel primo discorso non furono neppure riportate le sue
precise parole dirette (At 11,28). Nel secondo brano si parla di «un
certo profeta, di nome Agabo», il quale dopo essersi legato mani e
piedi, iniziò il suo breve discorso così: «Questo dice lo Spirito Santo:…»
(At 21,10s). Ma non seguono parole come: «Io lo Spirito di Dio vi dice…».
Inoltre le parole di tale «certo
profeta» non si adempirono nei precisi termini, in cui furono annunziate. In
fine, visto che Luca lo chiamò così, non è neppure sicuro che fosse un giudeo
cristiano. [►
Agabo]
Sta di fatto
che neppure una delle persone autorevoli e conosciute della chiesa ha mai
proclamato fuori delle parole della sacra Scrittura, ossia riportando un
messaggio diretto di Dio in prima persona o cominciando un suo discorso con le
parole: «Così parla il Signore / Dio / Gesù / Cristo / lo Spirito».
Ci sono alcune
brevi eccezioni. Nella prima non parla Dio, ma lo Spirito. «E mentre
celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse:
“Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”»
(At 13,2). Non è scritto come ciò sia avvenuto, se per bocca di uno dei profeti
(v. 1) o per convincimento spirituale, dopo aver cercato in proposito la volontà
di Dio, visto che pregavano e digiunavano (vv. 2s).
L’altro
episodio è personale, poiché Paolo pregava Dio per sé e il Signore gli disse: «La
mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza»
(2 Cor 12,9). Ciò rappresentava il convincimento personale di Dio per
l’apostolo, ma non era una parola rivolta alla chiesa.
Infatti
proprio riguardo «alle visioni e alle rivelazioni del Signore» (v.
1), alla «eccellenza delle rivelazioni» avute (v. 7) e alle «parole
ineffabili», udite in Paradiso, non disse alcunché (v. 4). Paolo non
presentò nessun discorso diretto di Dio in proposito, anzi fu data libertà a un
angelo di Satana di schiaffeggiarlo perché non insuperbisse (v. 7). Quanti
ceffoni si meriterebbero quindi i seguaci dell’odierno «movimento profetico»,
che hanno l’arrogante presunzione di presentare i loro messaggi con il
linguaggio diretto di Dio?
Sebbene la
decisione del concilio interecclesiale di Gerusalemme fosse piaciuta «allo
Spirito Santo e a noi» (At 15,28), essi non formularono un messaggio facendo
parlare direttamente Dio, ma scrissero gli apostoli e i fratelli anziani (v.
23).
Sta di fatto che in nessun chiaro messaggio dei dignitari della
chiesa al tempo del NT, rivolto a giudei storici, a cristiani giudei o gentili,
a greci, romani o ad altri pagani, essi usarono presentare un messaggio diretto
di Dio. Non lo fecero né per intero né in parte. Le uniche parole di Dio sono
quelle citate dall’AT. [►
Profeti nel Nuovo Testamento]
La chiesa non è una
teocrazia e i profeti (proclamatori) nel nuovo patto non hanno una nuova
rivelazione divina da portare. Nessun messaggio nel NT comincia con le parole
«Così parla il Signore…» né contiene un intero discorso di Dio. Nelle chiese del
primo secolo «profetare» significava parlare in modo ispirato sulla base della
Parola di Dio (allora solo l’AT) letta in comune per edificare, esortare e
consolare gli altri (1 Cor 14,3) e per trovare nelle sacre Scritture (allora
solo l’AT) la «testimonianza di Gesù» che è lo «spirito della profezia» (= AT;
Ap 19,10).
Per questo è
scritto: «Parlino due o tre profeti,
e gli altri giudichino» (1
Cor 14,29). Chi oserebbe mai giudicare un messaggio diretto di Dio? Infatti, non
ce n’erano di tali messaggi, ma c’erano solo interpretazioni ispirate
(«rivelazioni»; cfr. v. 30) della sacra Scrittura per fini pastorali o
cristologici; e per di più queste non erano assolute, ma dovevano essere
giudicate dagli altri per appurare se corrispondevano alla verità insegnata
dagli apostoli o era mera speculazione soggettiva o addirittura falsa dottrina
(cfr. 1 Gv 4,1). [►
Profeti del nuovo patto]
Tutto ciò
mostra l’arrogante presunzione dei seguaci del «movimento profetico» odierno.
Queste riflessioni mostrano che ci troviamo proprio dinanzi a un palese caso di
falsa profezia. Non si tratta di veri «profeti», ma di indovini,
sognatori, pronosticatori, visionari e quant’altro, i quali mettono in bocca a
Dio le riflessioni delle proprie menti per accreditare se stessi e i loro
messaggi. Non è escluso che tra di loro ci siano veri e propri medium
spiritualistici, che spiriti guida cercano di usare per propagare antiche e
nuove false dottrine gnostiche. Non a caso è scritto: «Ma lo Spirito dice
espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando
retta a spiriti seduttori, e a
dottrine di demoni 2per
via della ipocrisia di uomini che proferiranno menzogna, segnati di un marchio
nella loro propria coscienza» (1 Tm 4,1s).
Si diano
quindi inizio alle «danze» della fine dei tempi… una lieve danza delle
tenebre, illuminata dalla falsa luce di lumi spenti, persone che hanno
l’arrogante presunzione che Dio parli direttamente per mezzo di loro. [►
Profeti falsi ed escatologia]
Quanto a noi
non vogliamo essere disubbidienti al comando apostolico: «Diletti, non
crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché
molti falsi profeti sono usciti fuori nel
mondo» (1 Gv 4,1).
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Per l’approfondimento si vedano in Nicola Martella,
Carismosofia
(Punto°A°Croce, Roma 1995), gli articoli: «Estasi, visione e falsa
profezia», pp. 147-153; «Facoltà extrasensoriali», pp. 154-162; «La fine dei
tempi», pp. 225-230.
Si veda Nicola Martella (a cura di), «Che cos’è la “profezia”?»,
Escatologia biblica essenziale.
Escatologia 1 (Punto°A°Croce, Roma 2007), pp. 21-24. |
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Linguaggio diretto di Dio nella falsa profezia? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Linguaggio_di_Dio_Car.htm
18-12-2007;
Aggiornamento: 20-12-2007
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