|
1. Le tesi
{Silvia Baldi Cucchiara - Andrea Diprose}
▲
Caro fratello Nicola, chiedo scusa per questa mia, ma
stavolta non posso fare a meno d’intervenire. È con profondo rammarico infatti
che leggo questa tua ultima, non perché abbia da contestarne il
contenuto di cui non posso accertare la veridicità (non ho né il tempo né il
modo di verificare ciò che dici) ma perché m’addolora la motivazione. Il
rammarico più grosso è proprio per questo: tanto zelo per cercare le pagliuzze
(fossero anche travi, non sta a noi giudicare l’operato altrui!) dei fratelli e
delle sorelle!
Mentre l’Italia muore nei suoi peccati e la gente
addormentata dagli ozi e dagli agi, nemmeno avverte quanto bisogno ha di
ricevere salvezza; mentre i testimoni di Geova si muovono senza posa per
diffondere le bugie d’una religione, dov’è la Chiesa di Cristo? Dove sono i suoi
soldati? A discutere i vari difetti! Quanto tempo perso e quanta salvezza
mancata.
La mia preghiera è che possiamo volgere lo stesso zelo
per i perduti del nostro paese, lasciando a Cristo il compito di giudicare
l’operato d’ognuno di noi ben sapendo che nel modo come giudichiamo così saremo
giudicati e soprattutto confidando nella sua giustizia e nella sua misericordia.
Che il Signore ti benedica (se non parliamo noi, le pietre lo faranno a nostro
scapito!) {Silvia Baldi Cucchiara; 18 aprile 2008}
Non nego che siano vere le affermazioni fatte sia riguardo all’operato di
Reinhard Bonnke sia riguardo al personaggio conosciuto con il nome di Martin
Luther King (Jr.). [►
Martin Luther King: un modello da imitare?] Detto questo però, mi
domando se sia proprio necessario trascorrere così tanto tempo a disquisire e a
riflettere su persone che operano all’estero (a differenza di Benny Hinn che
crea problemi anche in Italia) oppure sono addirittura decedute.
Dico questo perché c’è tanto da fare, 31 mila e passa comuni Italiani in
cui abitare e dove andare a evangelizzare, e quindi non so se dobbiamo
trascorrere tanto tempo a disquisire su persone a noi abbastanza estranee.
{Andrea Diprose; 17 aprile 2008}
2. Osservazioni e obiezioni
{Nicola Martella}
▲
Sebbene la premura
e le buone intenzioni degli autori delle due lettere, devo ammettere che leggendoli, ho
dovuto pensare subito a quanta «pia ingenuità» traspare da essi. Silvia non si dà pena di
accertare la veridicità delle cose, Andrea l’ammette.
■ L’argomentazione di Silvia riguardo alle «pagliuzze»
e al non dover giudicare l’operato altrui, è vuota di fondamento biblico e a ciò
ho già risposto precedentemente. Non si devono prendere argomentazioni
interpersonali (lì sì che si parla di pagliuzze e del non giudicare) e
applicarle a situazioni di chiesa, missione e dottrina! In quest’ultime la
Bibbia ci ingiunge di giudicare e come. Chi confonde questi due piani, ha poca
conoscenza biblica o è un semplice nella fede che necessita ancora di «latte»
invece di «cibo sodo». Chi fa piamente così rischia di ingrassare agnelli per
destinarli al macello.
■ L’argomentazione evangelistica, secondo cui
bisognerebbe pensare solo all’evangelizzazione e a contrastare magari le sette,
è anch’essa piena di ingenuità. La maggior parte delle lettere del NT sono di
carattere apologetico e in esse gli scrittori prendono continuamente posizione
riguardo a situazioni interne alle chiese! Paolo non si diede pace del fatto che
i superapostoli gnostici e giudaizzanti avessero preso il dominio nella chiesa
di Corinto, stravolgendola nel senso del misticismo, dello gnosticismo, sì del
carismaticismo (cfr. 2 Cor 11,13ss).
■ Noi onoriamo a ragione gli apologeti come
Paolo, gli apologeti dei primi secoli, quelli della Riforma e del Risveglio. E
allo stesso tempo dovremmo negare oggigiorno il diritto a esercitare
l’apologetica all’interno e all’esterno del cristianesimo? È una visione ingenua
e pericolosa. Fra i carismi ci sono quelli tipici dell’apologeta (p.es. dottore
della Parola, discernimento). Le epistole pastorali sono piene di esortazioni a
esercitare la difesa della «sana dottrina» e a contrastare i fautori di false
dottrine (cfr. 2 Tm 4,2ss; Tt 1,9ss; 2,15); e noi dovremmo deporre le armi? I
conduttori di chiesa sono chiamati in greco «sorveglianti»; e noi dovremmo
abbassare la guardia? È un sentimentalismo che ha portato nel corso della storia
al moltiplicarsi di falsi profeti e di maestri di eresie.
■ L’esempio di Paolo (e degli altri apostoli) è
lampante. Egli esercitò come pochi altri l’evangelizzazione e la missione. Non
rinunciò però a esercitare l’apologetica (o difesa della verità) verso
chicchessia (cfr. At 13,8ss Elima; Gal 2,4s falsi fratelli; 2,11 Cefa!). Tutte
le sue epistole sono piene di temi in cui egli chiama per nome le eresie, i
falsi insegnanti e i cattivi operai (cfr. Fil 3,2; Col 2,18; 1 Tm 4,1ss). Egli
quindi esercitò l’analisi dottrinale e morale delle varie situazioni, non si
accontentò del falso moralismo di lasciare tali cose al giudizio di Cristo, ma
egli stesso giudicò tali situazioni e persone (anche con molta veemenza) e
ingiunse ai credenti di fare altrettanto (1 Cor 5,4s.12; 10,15). Egli esortò
pure a non giudicarci a vicenda sul piano interpersonale; ma questa è un’altra
questione: non bisogna confonderla con l’altra in nome di un falso pietismo e
moralismo, perché rappresenterebbe un atteggiamento pericoloso per le anime e le
chiese e significherebbe declinare la propria responsabilità (cfr. At 20,29ss).
■ Non conoscendo a fondo Silvia, le do venia. Da
un’analisi in internet risulta particolarmente legata al tema d’Israele e del
cristianesimo giudaico e all’Edipi. Visto che ha scritto su tale tema — tema
spesso controverso (p.es. polemica tra il cristianesimo giudaico filo-sionista e
talmudico e quello antisionista e antitalmudico) — sia articoli sia il libro «Israele
e il movimento messianico in Italia», si potrebbero applicare gli stessi suoi
criteri a tale discussione e chiedersi se non sia tutto tempo sprecato.
Chiaramente ella dirà di no. E allora? Quando lei risponde a chi ha altre tesi
rispetto alle sue (p.es. ai fautori della cosiddetta «dottrina della
sostituzione»), non è incoerente, praticando poi doppi pesi e doppie misure
nei miei confronti?
Mi sono alquanto
meravigliato specialmente delle asserzioni di Andrea, che ben conosco, visto che
negli ultimi tempi si firma come «Consulente multiculturale e testimone di
Cristo fra Italiani e Musulmani asiatici» e lavora presso l’Ibei, dove la sana
dottrina e l’apologetica vengono insegnate. Egli pone la questione del tempo
impiegato «a disquisire e a riflettere su persone che operano all’estero…
oppure sono addirittura decedute». Questa o è deformazione professionale di un
evangelista o è una terribile e pericolosa ingenuità, che intende prescindere
dalla questione della verità e getta fango sul ministero di persone come
Alexander Seibel, l’autore dell’articolo in questione, che Dio ha usato e sta
usando per aprire gli occhi a tante persone intrappolate nell’esoterismo
cristianizzato, nella cosiddetta New Age e nel misticismo carismaticista di
vario genere che tanto danno ha fatto alle chiese e ai singoli, portando il
falso lievito dottrinale, devozionale e spesso anche morale (soldi, sesso,
potere). La cosa strana è che proprio Andrea mi abbia mandato tempo fa articoli,
tratti dal sito di Loria, in cui venivano denunciati vari predicatori del
cosiddetto «evangelo della prosperità», coinvolti in scandali per motivi
sessuali o in inchieste finanziarie del fisco degli USA. Quindi?
● Parliamo di Reinhard Bonnke, della
presunta risurrezione di Daniel Ekechukwu e delle sue presunte
rivelazioni trascendentali piene di eresie. Mi hanno scritto varie persone,
credenti e pastori, parlandomi del video che descrive tali presunti fatti. Tutto
ciò è molto diffuso in Italia. Tale «pastore Daniel» è venuto spesso in Italia.
Se si vede il
filmato della conferenza tenuta a Palermo l’08-09-2006 nella chiesa
antitrinitaria fondata da Antonino Chinnici, ci si renderà conto che tale
«pastore Daniel» difende l’antitrinitarismo di Chinnici e di Maurizio Bua
(anch’egli presente). Egli chiama ciò il «vero evangelo» e dichiara la dottrina
della Trinità come «dottrina di Babilonia»! Questo sarebbe il risultato della
sua sublime rivelazione celeste? Riguardo a ciò bisognerebbe tacere? L’apostolo
Paolo (o Pietro) avrebbe taciuto?
● Quanto a Martin Luther King,
bisognerebbe tacere di lui solo perché vissuto all’estero ed è morto? È una
visione un po’ ingenua. I siti italiani sono pieni di lui, specialmente quelli
battisti, metodisti e valdesi; in essi viene celebrato come un eroe dei diritti
civili, una maestro da imitare e così via, ma non si troverà neppure un semplice
indizio sulla sua vita morale. Di là dai meriti di questo pastore battista,
dovremmo celebrarlo pure noi, sottintendendo che entrano nel regno di Dio coloro
che vogliono migliorare il mondo, pur essendo fornicatori e adulteri? Strana
logica e morale! (cfr. 1 Cor 6,9ss; Ap 21,8).
■ Sulla tesi finale di Andrea ho già risposto sopra.
Alla luce di quanto detto, essa mostra una grande incoerenza teologica (o è
anche deformazione professionale?), visto che la Scrittura parla di una
diversità ministeriale. Inoltre, se lo Spirito distribuisce i suoi carismi
come vuole (1 Cor 12,11) e c’è diversità di carismi, di ministeri e di
operazioni (vv. 12,4ss) e tutto ciò accade per «l’utile comune» (v. 7), chi pone
enfasi solo sui «31 mila e passa comuni Italiani», sottintende che lo Spirito
Santo ha sbagliato a non rendere tutti pionieri ed evangelisti! Non così fecero
le guide della chiesa di Gerusalemme riguardo a Paolo e Barnaba, anzi
riconobbero la grazia in loro (Gal 2,9); in seguito Paolo non si tirò indietro
dal riprendere pubblicamente Pietro (vv. 11ss). In seguito Pietro riconobbe in
una sua epistola il valore del ministero di dottore della Parola di Paolo (2 Pt
3,15s).
■ Facciamo un piccolo bilancio riguardo
all’attività del sito negli ultimi tempi. È stano, qualunque tema trattiamo,
arrivano lettere simili a queste (o anche peggio) che usano argomenti del
genere. Che scriviamo di carismaticisti, di cristiani omosessuali o di etica
sessuale in genere, di morale cristiana, di false dottrine, di esegesi e così
via, arrivano lettere che esortano a non giudicare, a evangelizzare soltanto, a
essere tolleranti, a esercitare l’amore (e quella per la verità?), eccetera. A
volte mi viene il dubbio se stiamo parlando del cristianesimo biblico o di un
umanesimo cristianizzato; della fede vigorosa di Gesù, di Pietro e di Paolo o di
un pio spiritualismo culturalmente addomesticato; della religione dei profeti o
di una devozione alla «vogliamoci bene»… E poi, proprio coloro che vogliono
tolleranza, mi scrivono cattivi epiteti, mi esortano al ravvedimento, mi
minacciano di un imminente giudizio o di aver commesso la bestemmia contro lo
Spirito. Tale persone hanno in genere una pigrizia mentale e una povertà
intellettuale che li porta a sbraitare senza argomentare.
Faccio mie le parole dell’apostolo Paolo: «In ogni
cosa ci raccomandiamo come ministri di Dio per una grande costanza, per
afflizioni, necessità, angustie… in mezzo alla gloria e all’ignominia, in mezzo
alla buona e alla cattiva reputazione; tenuti per seduttori, eppur veraci…»(
2 Cor 6,4.8).
Ciò mi ricorda un motto a me caro, creato sulla
falsariga di un proverbio tedesco: «Quando la fama è ormai rovinata, ogni
predica sarà del tutto spigliata». Andiamo quindi avanti nel nostro ministero
apologetico, senza falsi pietismi, senza confusione dottrinale e tagliando
rettamente la Parola di verità! (2 Tm 2,15).
Per non dilungarmi ulteriormente, rimando per
l’approfondimento ai seguenti articoli e temi:
►
A ognuno la sua «missione possibile»
{Nicola Martella} (D)
►
Apologetica e giudizio
{Nicola Martella} (T/A)
►
L’importanza dell’apologetica
{Nicola Martella} (T/A)
►
URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Evangeliz_apologet_MeG.htm
23-04-2008;
Aggiornamento:
|