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Sandro Bertone,
un conduttore di chiesa,
mi ha scritto quanto segue: Ciao Nicola, poiché lo ritenevo interessato
all’argomento, ho girato la tua e-mail con l’invito alla lettura dell’articolo «Blasfemia
o dualismo?» [►
1; ►
2 ] a un fratello, il quale mi ha risposto così come segue sotto... Io
personalmente non sono un
esperto in materia e non ho capito cosa significhi ciò, che lui dice, ma penso che tu possa darmi
una spiegazione del suo pensiero. Grazie {Sandro Bertone; 28 giugno 2008}
Ho messo
dapprima in
stile letterario un testo che era in stile parlato e frammentario. |
1. Le tesi
{Anonimo}
▲
Caro fratello Sandro, [...] dal momento che mi hai
coinvolto, ti do un consiglio: cerca di capire cosa vuoi
dimostrare quando parli o scrivi, meglio quando pensi. Cerca
di catturare pensieri tuoi, usa quelli d’altri per
paragonarli ai tuoi e perfezionare cosi il ragionamento.
Cominciamo dall’inizio: io non sono dualista né credo
nel dualismo d’ogni tipo. Solo per inciso, fatti spiegare
bene da tua figlia cosa voglia dire questa parola e la
filosofia che rappresenta. Per tanto tempo abbiamo parlato
di queste cose, dovresti ricordarti che ho coniato il
termine di dualismo imperfetto e ti ho spiegato
accuratamente che ciò indica la divisione tra gruppi di
uomini e non tra lo spirito degli uomini buono per
definizione creato da un dio buono (Nuovo T.) e contro il
corpo degli uomini cattivo per natura e creato da un dio
cattivo (Antico T.). Questo è il punto di partenza della
speculazione: il bene contro il male in una eterna lotta.
Ciò si potrebbe definire il dualismo perfetto, comunque lo
si integri nelle diverse versioni.
Quello che io penso è che se consideriamo il corpo,
entità biologica dobbiamo postulare una degenerazione, cioè
una malattia che lo prende secondariamente, cioè dopo la
creazione per cause sconosciute ma riferite dall’A. T. al
peccato d’orgoglio. Il tutto organizzato dal nemico ma
pienamente accettato e fatto proprio dalla coppia Adamo/Eva
o meglio Eva/Adamo. Imperfetto e riferito al fatto che il
male, la malattia, e la morte non esiste ab initio,
che il Dio creatore è unico e non doppio, che il male è
subordinato al bene. Il bene non ha connotazioni morali, non
è finalizzato a un premio ma esiste per se stesso, cioè è
necessario e sufficiente. Fin qui credo sia sufficientemente
chiaro anche perche ciò dovrebbe essere solo un ripasso di
ciò che per molto tempo e in molti modi ho espresso.
Se vuoi, posso successivamente su tua richiesta
spiegarti più dettagliatamente, ma m’interessa parlare
dell’altra categoria cioè dello spirito. Ricordi (che non
vuol dire dualismo ma se mai antinomia su cui la Bibbia si
radica): spirito contro anima e corpo. non esiste la
tripartizione nella Bibbia ma solo antinomie. La mente, cioè
l’anima è parte integrante del corpo. E mortale, s’ammala, è
curabile, è perversa nel giudizio, è incongruente con lo
spirito cioè intuitivo. Lo spirito è il vero mistero non
rivelato: il Signore dice se vi parlo delle cose terrestri e
non ci credete come farete a credere se vi parlerò delle
cose celesti? Anche qui, in quest’ambito e soprattutto in
esso, cioè nello spirito si opera il dualismo imperfetto.
Possiamo solo dedurlo dai fatti proprio quelli che tu citi
tra l’altro sono tutti dell’A. T.
Allora, caro Sandro, ci sono degli spiriti che sono
attratti dal male, sono nell’essenza il male e desiderano
quindi fare il male. Sono cioè figli del demonio e a lui
vogliono appartenere. Non ci è detto che sono stati creati
tali come il Diavolo loro padre, ma solo che sono suoi
figli. Da ciò possiamo dedurre che come il loro padre sono
diventati malvagi in un secondo tempo. Non sappiamo la causa
ma sappiamo il meccanismo: hanno amato il male; i frutti:
compiono abominio; la fine: saranno distrutti. Qui chiudiamo
il ciclo: il dualismo imperfetto ci fa capire che il male
non inizia come tale nel corpo, nello spirito e che alla
fine sarà abolito. Il dualismo perfetto è un’altra cosa e
non m’appartiene. Per inciso, se non crediamo
all’impossibilita della mente di pensare il bene assoluto,
perche malata, e del corpo di realizzare il bene pensato,
non possiamo accettare la sua prossima distruzione con un
cancro, non possiamo capire e accettare la salvezza per
grazia; ma ancora se non accettiamo la perversione dello
spirito, non possiamo capire come alcuni spiriti possano
ritornare in sé e riconoscere il Benedetto, amarlo ed essere
salvati, cioè ereditare il regno dei cieli.
Tutto il resto è letteratura, caro fratello Sandro! Se
mai ti posso istruire nella teologia, ma non posso farti
comprendere lo Spirito delle cose: ti conviene nascere di
nuovo. Dimenticavo: ti diffido spiritualmente e formalmente
dal mettermi in bocca cose che non ho mai detto, perché
allora TU Saresti Abominevole!
2. Osservazioni e obiezioni
{Nicola Martella}
▲
La lettera, non portando il nome dell'intestatario, può essere
valutata solo per il contenuto interno della stessa. Certo
sarebbe più facile dare alla lettera (per me anonima) una
collocazione ideologica, conoscendo l'autore e quindi il suo
pensiero; d'altra parte, la non conoscenza dell'autore evita
di essere prevenuto a chi analizza tale scritto, rispetto al
quale può essere quindi distaccato, concentrandosi nel
merito.
L’autore
inizia in modo dotto, tipico di chi ha conoscenza da vendere
verso chi agli occhi suoi dev’essere ancora istruito;
l’iniziato parla a chi non considera suo pari. Anche in
seguito parla delle sue parole come di un «ripasso» di cose
espresse in modo polivalente.
Poi con tale fare dotto del maestro verso il discepolo,
prosegue dando una definizione di dualismo, particolarmente
quella della gnosi: 1. Aspetto ontologico o antropologico:
spirito buono imprigionato nella materia cattiva; 2) Aspetto
cosmologico: l’eterna lotta dei due principi gnostici del
bene e del male.
Poi passa ad applicare tali «principi» dualistici al
peccato e alla sua origine, considerandolo una specie di
patologia e considerando un nemico pianificatore. Qui come
altrove, dove si dà al principio del male un onore di
avversario paritario o quasi (tipico del pensiero gnostico o
gnosticheggiante), al Dio biblico non viene fatta fare bella
figura, facendolo apparire meno altissimo, onnipotente e
onnisciente di quanto sia. Poi viene aggiustato un po’ il
tiro, subordinando il male al bene. Come si vede il tutto
diventa un linguaggio filosofico, ben distante dall’esegesi
e dalla teologia biblica. È il «male è subordinato al bene»?
Certo non di propria volontà. Ho dovuto pensare a questa
parola di Paolo: «Ciò a cui la carne ha l’animo è
inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di
Dio, e neppure può esserlo» (Rm 8,7).
Non si capisce poi perché il «bene» (quale quello
assoluto? quello antropologico?) non abbia «connotazioni
morali» (e non sia «finalizzato a un premio»), visto che sia
Dio, sia l’uomo sono esseri morali: distinguono il bene dal
male e agiscono di conseguenza. Eccone alcuni esempi.
■ Dio: «E l’Eterno si pentì d’aver fatto
l’uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo» (Gn
6,6; male minacciato Es 32,14; Gr 26,19; Am 7,3.6; Gna 3,10;
calamità inflitta 2 Sm 24,16; 1 Cr 21,15). «Io, l’Eterno,
amo la giustizia, odio
la rapina, frutto d’iniquità; io
darò loro
fedelmente la loro
ricompensa, e fermerò con loro un patto eterno»
(Is 61,8).
■ L’uomo: «Io prendo oggi a testimoni contro
a voi il cielo e la terra, che io ti
ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la
maledizione; scegli
dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua progenie»
(Dt 30,19). «Così parla l’Eterno: Ecco, io
pongo dinanzi a voi
la via della vita e la via della morte» (Gr 21,8). «Io
ho scelto la
via della fedeltà, mi sono posto i tuoi giudizi dinanzi agli
occhi» (Sal 119,30).
Poi l’autore passa a una definizione di una antropologia
dualista, mettendo lo «spirito contro anima e corpo». Per
far ciò deve equiparare necessariamente la «mente» con
«l’anima» e rendere quest’ultima «parte integrante del
corpo». Per questo attribuisce la morte non all’intero
essere, ma solo alla sfera corporale-animica. È una visione
filosofica, ma non esegetica né teologica. Infatti, nella
Bibbia la «mente» è associata allo «spirito» (rûach)
non all’«anima» (nefeš; qui in senso di funzione). Il
termine «anima» descrive tutto l’uomo, la persona; non a
caso è tradotta in tantissimi brani con «persona» e
addirittura con «io». Alla morte è tutta la persona che
muore; lo spirito torna a Dio (Ec 12,9) e nel Paradiso è
cosciente, ma storicamente inefficiente (cfr. Lc 16,19ss; si
parla di «ombre»; Is 14,9; 26,19), aspettando la
risurrezione della carne. Nell’escatologia darbista invece,
lo spirito diventa efficiente dopo la morte anche senza il
corpo, considerato a modo suo come una specie di prigione, e
subito serve Dio presso il trono (mentre biblicamente i
morti fino alla risurrezione sono impuri); tutto ciò ha
reminiscenze pericolose col dualismo gnostico. Per non
ripetermi sull’antropologia biblica rimando a «Antropologia
1-4» in Nicola Martella,
Manuale Teologico dell’Antico Testamento
(Punto°A°Croce, Roma 2002), pp. 86-92.
Poi l’autore, per mantenere una coerenza col dualismo
esposto, si dà a svelare «misteri» con un parallelismo fra
protologia (origine del diavolo) e antropologia speculativa,
dividendo l’umanità in «figli del demonio» e altro (figli di
Dio?). Il dualismo lo costringe ad affermare che tali
spiriti (i figli del diavolo) «sono attratti dal male, sono
nell’essenza il male e desiderano quindi fare il male». È
uno schema semplice, semplicistico e lampante, ma
estremamente falso e pericoloso. Davide supplicava Dio: «Non
venire a giudizio col tuo servitore, perché
nessun vivente
sarà trovato giusto nel tuo cospetto» (Sal 143,2). E lui
stesso confessò: «Tutti si sono sviati, tutti quanti si
sono corrotti, non v’è alcuno che faccia il bene, neppur uno»
(Sal 14,3). Paolo usò molti versi del Salmo 143 per
concludere che «tutti hanno peccato e son privi della
gloria di Dio» (Rm 3,10-23). Anche nella sua vita di
credente rigenerato ammise la presenza della «legge del
peccato» (Rm 7,17-25) e consigliò la «mortificazione della
carne» e il rinnovamento dello spirito (Rm 8,13; cfr.
svestire l’uomo vecchio, vestire l’uomo nuovo; Ef 4,22ss;
Col 3,10).
Il resto viene portato nuovamente su un piano
filosofico, distinguendo fra un presunto «dualismo perfetto»
e uno «imperfetto». Come si vede, non è l’esegesi che porta
a costruire gli orizzonti teologici dell’AT e del NT, ma una
visione filosofica (e perciò ideologica) del mondo. Un tale
pensiero e un tale linguaggio sono difficilmente
riscontrabili nella Bibbia, i cui scrittori sono ancorati
nella «sapienza» (basata sulla rivelazione di Dio e sulla
riflessione della Torà), ma non nella filosofia (basata
sulla riflessione e sulla logica umane). Non si comprende
bene se, nel pensiero dell’autore, per distruggere il
«cancro» del peccato o del male, come lui lo definisce, i
malvagi saranno distrutti, ossia annientati come entità
personali e sensibili. Ciò sarebbe teologicamente grave. Al
riguardo rimando per l’approfondimento in Nicola Martella (a
cura di), Escatologia biblica essenziale.
Escatologia 1 (Punto°A°Croce, Roma 2007), agli articoli:
«Il giudizio universale», pp. 313s; «L’inferno», pp.
315-321; cfr. anche la sezione «Lo stato intermedio», pp.
182-212.
La conclusione di tale «docente» è interessante. Dopo
aver parlato su un piano filosofico (quindi senza esegesi
contestuale letteraria, storica e culturale), si rivolge al
suo interlocutore, considerato un discepolo, parlando di
«istruire nella teologia» (!). Ammette però il limite: «non
posso farti comprendere lo Spirito delle cose». Consiglia
così a chi è già da tempo un conduttore di chiesa: «ti
conviene nascere di nuovo». È possibile che l’autore della
lettera consideri Sandro ancora poco «iniziato», visto che
lo tratta come un «maestro» fa con uno scolaretto e un
«guru» col suo discepolo, ma che debba nascere ancora
di nuovo, è spropositato; o intende con ciò una «rinascita»
mistica, tipica dello gnosticismo? Infine, minaccia
d’abominio il suo interlocutore nell’evenienza di essere mal
interpretato! Un metodo pedagogico impeccabile! Sebbene
Sandro non mi abbia detto chi sia questo suo
«maestro», penso di riconoscerne lo stile e i contenuti,
oltre che gli anatemi; ma potrei sbagliarmi.
Mi viene un sospetto: l’autore di tale scritto non ha
letto l’intero articolo, a cui rimandava l’invito alla
lettura; infatti non fa cenno dell’analisi biblica della
prima parte né delle osservazioni risultanti della seconda
parte. Strano modo di dialogare per chi si ritiene, per
citar Paolo: «…ti persuadi d’essere guida dei ciechi,
luce di quelli che sono nelle tenebre, educatore degli
scempi, maestro dei fanciulli… come mai, dunque, tu che
insegni agli altri non insegni a te stesso?» (Rm
2,19ss). Di questa categoria almeno Paolo ammetteva: «Tu
conosci la sua volontà, e discerni la differenza delle cose
essendo ammaestrato dalla legge» (v. 18). Ma qui abbiamo
visto solo filosofia dualista, alquanto contigua con lo
gnosticismo, rivestita con una parvenza di «teologia» (darbista
riconvertito a spiritualista gnostico?).
►
Blasfemia o dualismo? 1:
Il
reperto biblico
{Nicola
Martella} (A)
►
Blasfemia o dualismo? 2:
Il dualismo integralista {Nicola Martella} (A)
►
Blasfemia o dualismo? Parliamone {Nicola Martella} (T)
►
URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Dualismo_saccente_gnostico_MeG.htm
30-06-2008;
Aggiornamento: 26-07-2008
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