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Marco Soranno mi ha chiesto di analizzare alcuni
contenuti del suo blog «Il
Protestante». Lo faccio
volentieri, sperando così di arginare un po’ quella che si potrebbe interpretare
una palese deriva
ideologica come reazione alle sue personali vicende esistenziali pregresse e
come contrappasso alle sue precedenti convinzioni dottrinali, cose di cui egli
parla nel suo blog. In questo suo seguente articolo egli amplifica semplicemente le
tesi di quella parte del calvinismo succube della discutibile dottrina della
«doppia predestinazione». La «sua» tesi è questa: Dio ama solo gli
eletti. Per fare questo, è costretto necessariamente a piegare a tale
tesi ideologica vari brani biblici tolti dal loro contesto naturale, per usarli
secondo la logica della «versettologia» e per allinearli a una tesi inquietante.
Alcune volte ho notato che diversi di coloro che si sentono
particolari «eletti» e che evidenziano la «grazia irresistibile», la «doppia
predestinazione» e l'amore esclusivo di Dio per i soli eletti, hanno bisogno di
questa concezione unilaterale per coprire le loro grandi debolezze della
carne e spesso i loro grandi deficit morali. Spesso i pronipoti di
Calvino non ne hanno sempre la dirittura morale. Per questo hanno bisogno di un
Dio che assomigli a un «zio buono», longanime sempre e solo con loro, gli
unici «beniamini». Si può essere «eletti» e continuare a vivere nel peccato,
nell'immoralità e nella carne? Si può reclamare l'amore esclusivo di Dio per gli
«eletti» e vivere trasgredendo i comandamenti divini del nuovo patto? La
chiara risposta della Bibbia è chiaramente no (cfr. 1 Gv 3,6-10; 5,2s). Chi vive
però secondo un'ideologia, ha bisogno di tale «pezza dottrinale» per
coprire le proprie incongruenze morali.
Si vuole quindi un Dio di grazia solo per sé, che ami solo gli «eletti». Questa
è una coperta troppo corta, biblicamente parlando.
Intanto tale blog è stato chiuso e
il suo contenuto è stato trasferito su un sito con cui Marco ha varie affinità
elettive:
http://riforma.wikispaces.com
[►
http://marcosoranno.wikispaces.com/].
La sostanza però non muta, cambiando spazio; tale nuovo collocamento corrobora
solo quanto è risultato dall'analisi fatta nel merito.
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1. La tesi
{Marco Soranno}
▲
Poniamoci una domanda?
Dio ama tutti? La domanda non è banale e risposta non è affatto scontata: come
calvinista mi sono domandato questo perché è importante capire la sovranità di
Dio e la portata del Suo piano di redenzione. Sono orientato a credere che Dio
ami solo gli eletti e il motivo è semplice: Cristo è l’espressione dell’amore di
Dio Padre, ma biblicamente verso chi? Verso gli eletti, che hanno bisogno del
sangue del Figlio. Non sto dando i numeri! Nella «preghiera sacerdotale» Gesù
dice chiaramente: «Queste cose disse Gesù, poi
alzò gli occhi al cielo e disse: “Padre, l’ora è venuta; glorifica il Figlio
tuo, affinché anche il Figlio glorifichi te,
poiché tu gli hai dato potere sopra ogni carne, affinché egli dia vita eterna
a tutti coloro che
tu gli hai dato. Or questa è
la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai
mandato. Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuta l’opera che tu mi hai
dato da fare. Ora dunque, o Padre, glorificami presso di te della gloria che io
avevo presso di te prima che il mondo fosse. Io ho manifestato il tuo nome
agli uomini che tu
mi hai dato dal mondo;
erano tuoi, e tu me
li hai dati; ed essi hanno
osservato la tua parola. Ora essi hanno conosciuto che tutte le cose che tu mi
hai dato vengono da te, perché ho dato loro le parole che tu hai dato a me; ed
essi le hanno accolte e hanno veramente conosciuto che io sono proceduto da te,
e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per
loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi»
(Giovanni 17,9).
Le parole del Cristo fugano ogni dubbio. La
venuta e il sacrificio di Cristo sono per coloro che il Padre ha dato al Figlio,
messi divinamente in condizione d’osservare la Parola. Gesù non prega per il
mondo ma solo per gli eletti. Pertanto, come se Dio amasse tutti gli uomini,
come mai il Figlio prega solo per una parte d’essi? È chiaro che sono solo gli
eletti l’oggetto dell’amore di Dio.
Per chiarire ulteriormente leggiamo insieme le
parole dell’Apostolo Paolo: «Or noi sappiamo che
tutte le cose
cooperano al bene di
quelli che amano Dio, i quali son chiamati secondo il suo proponimento.
Perché quelli che Egli ha
preconosciuti,
li ha pure
predestinati a esser
conformi all’immagine del suo Figliuolo,
affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli;
e quelli che ha predestinati, li ha pure
chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha
giustificati, li ha pure glorificati» (Romani 8,28-30).
Quindi solo chi è predestinato, chiamato,
giustificato e glorificato è amato da Dio. Da notare che è Dio che giustifica
gli eletti, non loro che realizzano la giustificazione con le loro opere.
Chiariamo però che gli eletti non sono una
sparuta minoranza, un manipolo di spirituali. Vi sono milioni e milioni di figli
di Dio, che credono in Cristo Gesù. {14-11-2007}
2. Osservazioni e obiezioni
{Nicola Martella}
▲
L’ideologia
detta legge
Quando si
parte da una sovrastruttura dogmatica che contiene una dottrina particolare
quale la falsa dottrina della «doppia
predestinazione», non meraviglia che si cercherà di leggere la Bibbia con tali
«lenti ideologiche». In tali casi la sovrastruttura dogmatica diventa il
codice (o filtro) ermeneutico per decifrare la Scrittura. In tali casi, quando è
già avvenuta una proiezione dottrinale nella Bibbia (eisegesi), l’esegesi è
limitata solo a difendere i principi dell’ideologia di base. La Bibbia viene
imbavagliata e non le è permesso di dire diversamente. Le affermazioni
multipolari su Dio e la sua opera vengono «stirate» a una sola logica: quella
della sovrastruttura dogmatica.
Risposte
prevedibili
Le risposte di
Marco Soranno, che si dichiara calvinista, sono
scontate e prevedibili. Sull’altare di una concezione ideologica della
«sovranità di Dio», viene sacrificato l’amore di Dio per tutti gli uomini. Visto
che la tesi è chiara fin dall’inizio (Dio amerebbe solo gli eletti), per lui
vale ora solo la «dimostrazione» della tesi. Egli è perciò un ideologo.
Un esegeta non fa così! Egli analizza i
brani chiave della Scrittura nel loro contesto (letterario, storico, culturale,
ecc.), nello sviluppo della rivelazione e nella differenziazione dell’antico e
del nuovo patto; in tal modo accerta che cosa dica in modo multipolare la Bibbia
su una data questione (qui l’amore di Dio per tutti gli uomini).
Invece di mostrare la tensione
scritturale di una rappresentazione multipolare della verità biblica, si
preferisce semplificare tutto, adducendo «prove» apparentemente bibliche,
addomesticate alla tesi! Perciò Dio amerebbe solo gli eletti e Cristo sarebbe
morto solo per loro. I brani citati mostrano solo tale realtà. Non si
introducono né discutono i brani antitetici a tale tesi. Questo è il tipico
atteggiamento dell’ideologo e del demagogo, che riduce tutta la composita e
multiforme realtà a una sola tesi: la sua.
Il ragionamento
di parte
Si cita Giovanni 17,1-9 come se fosse
l’unica realtà teologica su questo argomento; si dimentica il momento
particolare in cui Gesù disse tali parole in preghiera al cospetto dei
discepoli: egli stava per essere dato nelle mani dei suoi aguzzini (Gv 18,1ss),
i suoi undici discepoli si sarebbero dispersi (Gv 16,32s) ed egli aveva
annunziato loro la sua risurrezione (Gv 16,16) e l’avvento dello Spirito Santo
(Gv 16). Era logico che in tale situazione Gesù pregasse in modo concentrato per
questi suoi seguaci (e non per il mondo) e chiedesse al Padre una
particolare protezione per loro, che da lì a poche settimane avrebbero
cominciato la grande rivoluzione di Gesù proprio nel mondo. In questo testo Gesù
non trattò l’argomento se Dio amasse o meno tutti gli uomini o se volesse
salvare o meno tutti gli esseri umani. Qui si trattava di un testamento
personale ai suoi attuali seguaci. È triste vedere come un fatto circostanziato
e riguardante gli undici discepoli in particolare in quella
specifica situazione venga generalizzato in senso dottrinale! È la manovra di
sempre degli ideologi dogmatici. Si noti che i verbi sono al passato prossimo!
Per tale motivo, le conclusioni a cui Marco
Soranno arriva, sono condizionate dalle sue scelte a priori, dettate dalla falsa
dottrina della «doppia predestinazione». Perciò si afferma quanto segue:
Cristo sarebbe venuto e morto solo per gli eletti.
Una tale
affermazione non si trova direttamente mai nel NT in nessuna variazione.
Nell’Evangelo di Giovanni si trova la quintessenza dell’Evangelo in Gv
3,16: «Dio ha tanto amato il mondo,
che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché
chiunque crede in lui non perisca,
ma abbia vita eterna».
Qui «mondo»
ha lo stesso significato che in Gv 17 (qui Gesù si concentra sugli undici
discepoli). «Mondo» e «chiunque» sono troppo generici per limitarli a certi
privilegiati (eletti). Nel NT «mondo» ricorre in 174 versi, di cui ben 58 (!)
solo nell’Evangelo di Giovanni.
Questo
concetto sta sempre per «terra abitata» (Ap 3,10; 12,9; At 17,24; Rm 10,18),
umanità in genere (Gv 3,19; Rm 5,12; 2 Cor 5,19; Col 2,8), popoli e nazioni (Sal
9,8; 96,10.13; 98,9; Is 34,1), umanità senza Cristo e ostile ai cristiani (sia
Giudei storici sua Gentili; Gv 15,18s; 17,14; 1 Gv 3,13). Il «mondo» mai si
limita ai soli eletti!
Non meraviglia
neppure che a Gv 17 segua Romani 8,28ss, in cui Paolo non affrontò la
complessa questione in esame, ma solo un aspetto specifico riguardante i
salvati. In Rm 8 non si trova nulla della questione eletti e non eletti, redenti
e non redenti, eccetera. L’ideologia fa sempre uso di cose parziali e
particolari, semplificando le questioni, ma tace sulla multiformità dei fenomeni
e della multipolarità delle questioni.
Piedi d’argilla
ideologici e il largo respiro dell’Evangelo
■ Ecco un
esempio di dove si possa arrivare, cavalcando la logica del falso sillogismo.
A ragion di logica, se si partisse solo da Mt 15,24: «Io non sono stato
mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele» (cfr. 10,5s il
primo mandato dei discepoli), bisognerebbe concludere che gli eletti erano solo
Ebrei e che Rm 8,28ss riguardasse solo loro! Dopo che i capi dei Giudei e la
maggior parte di loro rifiutarono Gesù quale Messia, Gesù si concentrò
particolarmente sugli undici discepoli (Gv 13-17), che ammaestrò in modo
particolare anche dopo la risurrezione. Erano quindi solo loro gli eletti?
Partendo dalla
logica di Mt 15,24, del fatto che specialmente gli Ebrei sono chiamati
«eletti» (1 Cr 16,13; Sal 105,6.43; Sal 106,5; Is 43,20; 45,4; 65,9) e tenendo
presente Rm 8,28ss, bisognerebbe concludere a ragione di logica con l’Apocalisse
che gli eletti sono solo uomini vergini delle dodici tribù d’Israele (!),
ossia solo 144.000 (Ap 7,3.8).
Questo è un
esempio di dove si possa andare a parare, basandosi su un falso sillogismo! In
effetti, però, prima di ascendere al cielo, Gesù diede però ai suoi apostoli il
grande mandato, ma non disse: «Andate per tutto il mondo e predicate
l’evangelo» solo a tutti gli eletti, ma «a ogni creatura» (cfr. Mc
16,15). Non ingiunse: «Andate dunque e fate discepoli» solo di tutti gli
eletti, ma «tutti i popoli» (Mt 28,19). Anche nel caso dell’Apocalisse,
Giovanni parlò, subito dopo aver introdotto i 144.000, di «una gran folla
che nessun uomo poteva noverare, di tutte le nazioni e tribù e popoli e lingue»
(Ap 7,9).
Questo mostra
i limiti delle facili ideologie dogmatiche! Si tratta solo di falsi sillogismi.
La dottrina della «doppia predestinazione» è tale! Bisogna quindi guardarsi
dall’arbitraria combinazione di versetti («versettologia»).
■
Romani 8,28-30
mostra il piano di Dio nella storia dell’intera umanità, non solo per un «numero
chiuso» di pochi eletti elitari. Si tratta del piano di redenzione per «chiunque
crede in Lui» all’interno di quel mondo amato (Gv 3,16). Dio aveva
effettivamente creato le basi di redenzione per tutti e non solo per una
nomenclatura: «Dio riconciliava con sé il
mondo in Cristo non imputando agli
uomini le loro trasgressioni»
(1 Cor 5,19). Effettivamente «Dio, nostro Salvatore… vuole che tutti gli
uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,3s). A
ciò si deve l’incarnazione di Gesù, l’aver «dato se stesso qual prezzo di
riscatto per tutti» e la sua
funzione di mediatore (vv. 5s).
■ Si pratica
quindi un falso sillogismo quando, partendo da Rm
8,28ss, si deduce che Dio avrebbe amato solo gli eletti. Chi afferma ciò
non conosce il fatto che già nell’AT Mosè proclamò a Israele: «Certo,
l’Eterno ama i popoli»
(Dt 33,3). Non comprende che l’elezione era sempre strumentale: Dio elesse degli
uomini per raggiungere il mondo. Dio disse ad Abramo: «Io farò di te
una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai
fonte di benedizione» (Gn
12,2). Ciò fu ripetuto anche a tutti e tre i patriarchi: «In te
saranno benedette tutte le famiglie della
terra» (v. 3; 26,4; 28,14). Dio predisse del Messia un compito
non solo per gli eletti del suo popolo, ma per tutta l’umanità: «È troppo
poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli
scampati d’Israele. Voglio far di te la
luce delle nazioni, lo strumento
della mia salvezza fino alle estremità
della terra» (Is 49,6). Dio ha avuto in mente nel suo piano tutto il
mondo e tutta l’umanità.
Il succo di
tutto si trova proprio in Giovanni 3,16s: «Dio ha tanto
amato il mondo, che ha dato il suo
unigenito Figlio, affinché chiunque
crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17Infatti Dio non ha
mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il
mondo sia salvato per mezzo di lui».
Gli obiettivi di Dio sono stati sempre ambiziosi. Uno studio dei primi quattro
capitoli mostra che «mondo» è proprio l’umanità e che «chiunque crede in Lui» è
proprio «ogni persona che esercita la fede in Gesù».
●
Mondo: Esso è il luogo fatto dal Logos (Gv 1,10) e in cui egli venne e visse
(vv. 9s). Gesù quale «l’Agnello di Dio… toglie il
peccato del mondo» (Gv 1,29),
non solo degli eletti. La corrispondenza fra mondo e uomini malvagi è
riscontrabile in Gv 3,19, proprio appena dopo aver detto che «Dio ha tanto
amato il mondo» e aver ribadito il proposito che «il mondo sia salvato
per mezzo di lui» (vv. 16s). I Samaritani stessi, che eletti non erano,
riconobbero che Gesù fosse «veramente il
Salvatore del mondo» (Gv
4,42). E così via.
●
Chiunque crede: Essi sono identificati con «tutti
quelli che l’hanno ricevuto… quelli, cioè, che
credono nel suo nome»; a tutti
loro «egli ha dato l’autorità
di diventare figli di Dio» (Gv 1,12). Questo è ribadito non solo in Gv 3,16,
ma anche in 3,18, dove lo spartiacque non è tra eletti o meno, ma tra «chi crede
in lui» e chi non lo fa.
Aspetti
conclusivi
Partendo
quindi da false premesse, si arriva altresì a false conclusioni.
Combinando in modo arbitrario brani biblici, si ottiene una verità a immagine e
somiglianza della sovrastruttura dogmatica di riferimento, ma non la stessa
«verità biblica». Essa si può evincere solo con un’esegesi attenta e rigorosa.
Quest’ultima mostra che la realtà, presentata dalla Scrittura, è multipolare e
che semplificare o arrivare a sintesi dogmatiche (spesso in contrasto con
altre), non fa cogliere l’intera verità biblica, ma solo una blanda parodia
unilaterale. L’ideologia basata sul falso sillogismo sembra che abbia sempre
ragione all’interno di sistemi dogmatici chiusi, ma in effetti, avendo già
sacrificato «la verità» (quella oggettiva e multiforme) sugli altari della
filosofia dogmatica, sta trattando solo una «verità» fatta a propria
immagine e somiglianza.
Quo vadis Marco Soranno con le tue
false sicurezze elitarie? Dove ti porterà la deriva calvinista? Sei
proprio sicuro di essere nel numero chiuso degli «amati eletti»? E come
fai a saperlo in concreto e a esserne così sicuro? Chi mai ti darà tale
certezza? Dove la troverai in te stesso? E se proprio tu ti
sbagliassi e non appartenessi veramente a tale nomenclatura elitaria? E
se proprio tu mostrassi dei piedi di argilla, mentre cerchi sicurezze in
una sovrastruttura dogmatica apparentemente così rassicurante?
Alle tue apparenti sicurezze ideologiche
preferisco le assicurazioni datemi dal manifesto dell’amore universale di
Dio che applico a me stesso: «Dio ha tanto
amato il mondo [quindi anche me!],
che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché
chiunque [quindi anch’io!] crede
in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17Infatti Dio non ha
mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo [quindi neppure me!], ma
perché il mondo [quindi anch’io!]
sia salvato per mezzo di lui»
(Gv 3,16s).
A questo articolo è
connesso il seguente tema di discussione:
►
Dio ama solo gli eletti? Parliamone
►
Da evangelicale a protestante
►
Sovrastrutture dottrinali e teologia
riformata 1
►
Sovrastrutture dottrinali e teologia
riformata 2
►
La predestinazione dell’individuo, figlia
d’una cultura umanistica
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Per l’approfondimento si vedano nel «Manuale
Teologico dell’Antico Testamento»
i seguenti articoli: «I patti e gli altri approcci», pp. 31-53 (un confronto
fra la teologia dei patti, quella del patto unico e quella delle
dispensazioni); «Sistemi teologici», pp. 332ss (sintesi parziale
dell’articolo precedente); «Teologia del patto e l’AT», pp. 354ss (analisi
della teologia del patto unico del calvinismo).
Inoltre, per approfondire i diversi approcci
alla sacra Scrittura, si vedano i seguenti articoli: «Teologia biblica e
dogmatica: confronti», pp. 252s (i due approcci alla Scrittura a confronto);
«Teologia biblica» (approccio esegetico), pp. 353s; «Teologia dogmatica»,
pp. 356s (approccio dottrinale).
Infine, per un orientamento generale,
consiglio pure la lettura dei seguenti articoli: «Ermeneutica», p. 155
(differenza fra esegesi ed eisegesi); «Versettologia», pp. 378s (come
s’arriva a una «dottrina» mediate l’accumulo indifferenziato di versi).
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URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Dio_ama_eletti_MT_AT.htm
19-11-2007;
Aggiornamento: 03-01-2008
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