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Il lettore
avventista formula qui di seguito alcune tesi a lui care e cerca di
dimostrarle.
Egli menziona
l'antico
Millerismo, l'Avventismo e i
sabatisti; espone poi le sue convinzioni e opinioni su Israele, popolo ebraico e
legge mosaica. Inoltre pone l'accento su comandamenti e Decalogo; al riguardo fa
una distinzione fra «legge rituale» e «legge regale». Infine chiede di capire la
posizione del gestore di «Fede controcorrente» in merito.
A esse
risponde Nicola Martella con osservazioni e obiezioni e mostrando nel merito il
suo pensiero teologico.
In particolare mostra l'inconsistenza teologica di una
distinzione
fra «legge rituale» e «legge regale», ossia morale, essendo la legge mosaica per gli Ebrei e il
NT assolutamente indivisibile. Egli pone l'accento sulla discontinuità fra
vecchio e nuovo patto e le loro sostanziali differenze, mostrando pure vari
esempi di leggi morali,
assolutamente
ingiuntive nell'AT, che nel
NT non sono più tali.
Siano i lettori ad approfondire ulteriormente le questioni e a trarre le
loro eventuali conclusioni.
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1. Le tesi
{Tommaso Failla}
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Leggo sempre con
piacere i tuoi articoli. Questo non vuol certo dire che sono sempre
completamente d’accordo, ma m’arricchisce il tuo pensiero perché, come mi capita
spesso, mi permette d’allargare la mia visuale sull’argomento
Di recente ho
letto quanto scritto ultimamente relativamente al ritorno degli Ebrei in
Palestina. [►
Cristiani giudei e gentili, giudaizzanti e non] Trovo personalmente
grave la posizione dell’Iran che profetizza (magari grazie ai propri interventi
minacciati) la scomparsa d’Israele in tempi molto rapidi. [►
Ebrei sionisti e antisionisti] E il fatto che l’Iran si stia armando
col nucleare non è certo una garanzia per abbassare la guardia.
Siccome io
sono un «Cristiano Avventista del VII° giorno», mi sorprende come tu hai
affrontato (anzi non lo hai affatto) la relazione Ebrei, Avventisti storici e sabatisti. Ti ritengo una persona seria e che non «spara sul mucchio» sapendo
che qualcuno lo coglierà. Quell’Avventismo che ha fatto seguito al Millerismo,
non ha niente da spartire con l’Ebraismo Sionista o no.
Non per questo
intendo negare nulla a questo popolo ebraico rimasto arroccato al legalismo. A
tale proposito rilevo la giusta evidenziazione fatta da Gesù: «Voi
investigate le Scritture, perché pensate aver per mezzo d’esse vita eterna, ed
esse sono quelle che rendono testimonianza di me» (Giovanni 5,39).
«Riconosci
dunque che l’Eterno, il Dio tuo, è Dio: il Dio fedele, che mantiene il suo patto
e la sua benignità fino alla millesima generazione a quelli che l’amano e
osservano i suoi comandamenti» (Deuteronomio 7,9).
Dio ha sì
permesso che i Gentili potessimo ricevere la salvezza e la legge che
inizialmente era stata affidata «solo» a Israele, ma nulla impedisce che possano
convertirsi e confessare l’unica direzione possibile per tutti gli uomini
«Cristo nostra speranza» e trovare grazia, pace (che manca loro in modo
assoluto) e salvezza.
Se, invece,
fai come fanno tanti, cioè l’equazione Avventismo - Legalismo mi deluderesti
davvero. Credo che quello che veramente conta, infatti, è che Cristo è venuto
per la nostra salvezza e per ridare il giusto valore alla legge reale.
Evitiamo di cadere nella facile tentazione di dire che i 10 comandamenti (legge
reale o decalogo) sono stati annullati dal Cristo. Lui stesso lo ha smentito con
forza e chiarezza già 2000 anni fa. Ma sono la legge rituale e quella del
taglione a essere abolite.
■ «Accostiamoci
di vero cuore, con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di
quell’aspersione che li purifica dalla mala coscienza, e il corpo lavato d’acqua
pura» (Ebrei 10,22).
■ «Accostiamoci
dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia
e troviamo grazia per esser soccorsi al momento opportuno» (Ebrei 4,16).
■ «“Questo
è il patto che farò con loro dopo quei giorni”, dice il Signore: “Io metterò
le mie leggi nei loro cuori; e le scriverò nelle loro menti”, egli
aggiunge: “E non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità”.
Ora, dov’è remissione di queste cose, non c’è più luogo a offerta per il
peccato. Avendo dunque, fratelli, libertà d’entrare nel santuario in virtù
del sangue di Gesù, per quella via recente e vivente che egli ha inaugurata per
noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne» (Ebrei 10,16-20).
Difatti, noi
non abbiamo solo la libertà d’entrare nel Santuario grazie a quella Via che Gesù
ha inaugurato con la sua morte sulla croce, squarciando i veli del «santissimo»
e rendendo chiaramente vani i riti (quella legge è eliminata), ma dobbiamo
accostarci al trono della grazia per ottenere misericordia, non dobbiamo essere
orgogliosi o paurosi ma «timorati» di Dio
E, come sul
monte Sinai Dio ha dato le due tavole con la legge scritta col «dito di Dio»,
adesso Gesù, quella stessa legge (decalogo) la scrive nel nostro cuore perché
non sia più lettera morta o un peso ma la risposta gioiosa dei redenti a onore e
gloria del nostro Salvatore.
Ciao, se puoi
e vuoi, come io sono convinto e spero, prova a farmi capire la tua posizione
senza che per questo cambierò la mia stima verso te e il lavoro che fai.
{22-06-2008}
2. Osservazioni e obiezioni
{Nicola Martella}
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Caro Tommaso, šalôm.
Grazie del tuo scritto e dei tuoi positivi apprezzamenti. Di là dalle mie
convinzioni personali, non sono prevenuto verso gli Avventisti. Fin dalla mia
infanzia, ho fatto con loro esperienze sia negative, sia positive. Da una parte
ci sono gli Avventisti legalisti e ideologizzati che ritengono che l’ubbidienza
alla Legge mosaica sia indispensabile alla salvezza e alla distinzione fra
veri cristiani e non. Dall’altra ci sono gli Avventisti moderati che vivono
la loro devozione senza farne un cavallo di battaglia e una discrimina verso gli
altri cristiani. Personalmente ho contatti con diversi fratelli avventisti di
questa seconda categoria, mentre penso che la prima categoria di Avventisti sia
pericolosa a se stessi e agli altri. Al riguardo è importante e decisivo per me
sia Atti 15 (decisione storica nel cristianesimo) sia Romani 14.
È probabile
che non coincideremo in tutto ciò che pensiamo e crediamo. Chiaramente lo faremo
nella massima dottrina del NT, ossia l’Evangelo (persona e opera di Gesù Messia,
salvezza per grazia mediante la fede), rispetto alla quale tutto il resto (ma
proprio tutto) è solo «contorno».
Io ho
insegnato per un paio di decenni AT presso l’Ibei di Roma (panorama dell’AT,
esegesi, teologia dell’AT). Quindi conosco bene l’AT e il «vecchio
patto», ma anche il NT e il «nuovo patto». Non voglio certamente iniziare con te
una diatriba.
Della Legge
mosaica non possiamo salvare nel nuovo patto ciò che ci fa comodo (Gcm 2,10;
cfr. Gal 5,3); essa rimane fonte d’ispirazione e d’ammonizione, quindi di
principi morali (Rm 15,4), ma ritengo che non sia più ingiuntiva in
nessuna sua parte per la gente del nuovo patto, tanto più se sono Gentili (Rm
4,14ss; 6,14s; Gal 3,23ss). Si tenga presente che nell’antico patto chi non
praticava le cose ingiunte, veniva sanzionato dal popolo o colpito da Dio; tali
cose non sono più ingiuntive nel nuovo patto, a meno che non sono state
esplicitamente ed espressivamente riprese nella «legge di Cristo» con
un chiaro comandamento chiaramente identificabile nel NT (i testi
descrittivi qui non fanno testo, ma solo i testi ingiuntivi).
Ecco alcuni
esempi; per capire quanto verrà detto, si tenga presente che il senso morale
d’Israele non corrisponde al moralismo religioso occidentale. Se non mi sposo
mia cognata rimasta vedova, non sono sotto la disapprovazione divina e sociale
né sono considerato un disgraziato per il mio clan e per quello di mia cognata
(Dt 25,7ss); questa era una legge morale praticata con scrupolo ancora ai tempi
di Gesù (Mt 22,25ss). Se vivessi al tempo dell’AT, mia moglie fosse sterile e mi
chiedesse di procrearle una progenie mediante la sua schiava personale, non
potrei rifiutarle di fare il «mio dovere» (Gn 16,2-5; 30,3.18), mentre nel nuovo
patto nessuno si aspetta ciò da me; questa era una legge morale (cfr. Gn 38,26).
Se una donna durante i corsi mestruali partecipa al culto della chiesa, non la
contamina; né se vi va col suo nascituro alcuni giorni dopo il parto (cfr.
invece Lv 15); se così non fosse, in quei giorni qualunque cosa toccato dalla
moglie viene toccato dal marito o dai figli (p.es. asciugamano, posate)
renderebbe questi ultimi impuri (Lv 15,19-24); se tale uomo non fosse al
corrente dello stato ciclico della moglie e, diventato impuro per contatto,
salutasse i credenti nella comunità con la stretta di mano, renderebbe anche
questi ultimi impuri, se la legge mosaica fosse ancora ingiuntiva nel nuovo. I
primi credenti, sebbene fossero ebrei, sembra che non si curassero più di tale
norma, facendo una discrimina preventiva: «Tutti costoro perseveravano di
pari consentimento nella preghiera, con le
donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui» (At 1,14);
«E ogni giorno, nel tempio e
per le case, non smettevano
d’insegnare e di annunziare Gesù come il Cristo» (At 5,42). La legge morale
d’Israele prevedeva che si lasciassero parti del campo non mietute per i poveri
e che il proprietario non tornasse a raccogliere le spighe rimaste per terra
dopo la mietitura (Lv 19,9s; 23,22); durante l’anno sabatico i poveri potevano
cibarsi dei prodotti dei campi altrui (Es 23,11). Inoltre, sempre tale legge
morale prevedeva che al giubileo bisognava restituire le terre comprate ai
proprietari precedenti (Lv 25,10.13.15.28, 27.24); ciò poteva addirittura creare
una variabilità dei confini tribali (Nu 36,4). Eccetera.
È evidente che
una legge teocratica, basata su una Costituzione teocratica (Decalogo o
Testimonianza), può essere applicabile solo all’interno di uno Stato teocratico
israelita, in cui la legge religiosa e statale coincidono; dalla cattività
babilonese (586 a.C.) non ci sono più queste prerogative. Il prossimo Stato
teocratico sarà quello del Messia alla fine dei tempi, ma lì varrà la «legge del
nuovo patto», quella messianica, che sarà ancora promulgata da Sion (Is 2,3; Mi
4,2); il suo fulcro sarà certamente la «legge del regno» presente negli Evangeli
(cfr. Mt 5ss).
Per la Legge
mosaica stessa (ma anche per Gesù, gli apostoli) essa è indivisibile; le
distinzioni formali in legge morale e cerimoniale (o in altri modi), sono il
prodotto del pensiero greco e occidentale, non di quello ebraico, per il quale
la Torà è una e indivisibile. È difficile fare tale distinzione formale in
capitoli in cui tali leggi sono messe insieme come una macedonia eterogenea
(cfr. Lv 19); per Israele tale distinzione non esisteva. Questa concezione
olistica era espressa così: «La legge dell’Eterno è completa» (Sal 19,7),
ossia forma un’unità; temîmāh significa «completa, integra,
integrale, perfetta nelle sue parti» (cfr. Lv 3,9 ebr. «sacrificio completo»;
23,15 intero (25,30; Gv 10,13); Ez 15,5 intatta, tutta d’un pezzo). Per questo
fu ingiunto di non aggiungere né togliere da essa (Dt 4,2; 12,32).
Mutato il
patto, muta la sua Costituzione (il Decalogo era la costituzione della
teocrazia d’Israele, quindi di uno Stato religioso!), quindi mutano pure le sue
leggi derivate, così anche il sacerdozio (Eb 7,12). «Se quel primo patto
fosse stato senza difetto, non si sarebbe cercato luogo per un secondo… Dicendo:
“Un nuovo patto”, Egli ha dichiarato antico il primo. Ora, quello che diventa
antico e invecchia, è vicino a sparire […] Egli toglie via il primo [patto] per
stabilire il secondo» (Eb 8,7.13; 10,9; cfr. 9,15).
La «legge
di Cristo» o «legge dello Spirito» non solo non coincide con la legge
mosaica (né con parti d’essa), ma le viene continuamente contrapposta (Rm 3,27s;
6,14s; 8,2; 1 Cor 9,21; Gal 2,16s; 3,2.5.11s.23s; 5,4; 6,2; Fil 3,9): questo è
un dato importante e fondamentale per chi ricerca e vuole intendere la verità.
Nel nuovo atto costitutivo vengono ripresi alcuni aspetti fondamentali del
vecchio atto costitutivo: solo questi sono ingiuntivi per la gente del nuovo
patto. Nel Concilio di Gerusalemme (At 15) non fu imposta la Legge mosaica ai
Gentili, ma furono loro comandate pochissime norme strettamente necessarie
per stare sani, per non scandalizzare gli ebrei presenti dappertutto nell’impero
e per permettere la comunione con i cristiani giudaici (At
15,28; 21,25). Sulla base di ciò, Paolo riconobbe il diritto ai cristiani
giudei di osservare il «giorno» (il calendario liturgico) e di attenersi alle
regole alimentari del giudaismo; riconobbe pure ai cristiani gentili il diritto
di non osservare un giorno in particolare e di mangiare di tutto (Rm 14). Nel
nuovo patto non esiste nessun comandamento esplicito che ingiunga,
senza ombra di dubbio, ai credenti di osservare un giorno specifico, quale anche
esso sia, come norma di ortodossia. Io m’attengo a questo fatto. Se fossi in
Israele mi radunerei nel giorno che lo Stato riconosce come di riposo (sabato),
nei paesi islamici mi radunerei di venerdì.
Conosco le
varie versettologie (liste di versi tolte dal loro contesto, sia dall’AT
e sia dal NT): non mi convincono. Ma come detto, non intendo polemizzare. Visto
che non riconosco nessuna esplicita ingiunzione riguardo all’osservanza di un
giorno specifico all’interno della costituzione del nuovo patto, ho abbastanza
libertà di spirito per tollerare che ognuno osservi il giorno che vuole. Certo
questo fintantoché l’altro non fa del suo «giorno» (sabato, domenica) un
elemento ideologico e un cavallo di battaglia; allora non posso che dissentire
energicamente e indicare alla problematica che affrontò al riguardo con molta
veemenza Paolo nella Galazia e a Colosse. «Nessuno
dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, o a
noviluni o a sabati, che sono l’ombra di
cose future; ma il corpo è di Cristo. Nessuno a suo talento vi defraudi
del vostro premio per via d’umiltà e di culto di inviati, affidandosi alle
proprie visioni, gonfiato di nullità dalla mente della sua carne, e non
attenendosi al Capo» (Col 2,16-19). «Voi osservate giorni e mesi e
stagioni e anni. Io temo, quanto a voi, d’essermi invano affaticato per voi»
(Gal 4,10s).
Eviterei di cominciare qui un ping-pong
dottrinale al riguardo. Per me hai la libertà di osservare il giorno che
vuoi, ma non perché ci sia nel nuovo patto un chiaro comandamento al riguardo!
Chi ama la Scrittura, vuole scoprire la verità, qualunque essa sia, rispettando
la rivelazione progressiva e il contesto di ogni singolo brano (letterario,
culturale, storico, ecc.); coloro che pensano ideologicamente, invece, piegano
la Scrittura alle convenzioni del gruppo in cui si vive. In quest’ultimo caso,
non solo non si serve alla verità (tanto meno la si onora), ma si costruiscono
prigioni mentali, chiamate «dottrine», servendosi di indebite versettologie.
Avendo scritto abbastanza sia sul sito sia nelle
mie opere, rimando a questi. Magari potremo riprendere la discussione
solo dopo che avrai letto almeno le seguenti opere:
■ Nicola
Martella,
Šabbât (Punto°A°Croce, Roma 1999). Vedi qui particolarmente: «Il
sabato nel Nuovo Testamento», pp. 36-45; «Questioni
intorno al sabato ebraico», pp. 46-50; «La
questione della legge», pp. 51-56; «La
questione della domenica», pp. 57-60.
■ Nicola
Martella (a cura di), Escatologia fra legittimità e abuso.
Escatologia 2 (Punto°A°Croce, Roma 2007). Vedi qui particolarmente: «Dall’Illuminismo
alla “gran delusione”», pp. 90-100; «Dall’avventismo
al geovismo», pp. 108-113.
■ Nicola
Martella, Esegesi delle origini.
Le Origini 2 (Punto°A°Croce, Roma 2006). Vedi qui particolarmente: «Il
settimo giorno e la conclusione [Gn] 2,1-4a», pp. 94-105.
►
Avventismo e legge mosaica nel nuovo patto? Parliamone
{Nicola Martella} (T)
►
Sabato, Decalogo e avventismo
{Nicola Martella} (A)
►
URL di origine:
http://puntoacroce.altervista.org/Artk/1-Avventismo_legge_patto_Sh.htm
25-06-2008;
Aggiornamento: 08-07-2008
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