Un taglio netto alle convenzioni anti-bibliche e pseudo-bibliche, all'ignoranza e alle speculazioni — Ein klarer Schnitt zu den anti-biblischen und pseudo-biblischen Konventionen, zur Unwissenheit und den Spekulationen — A clean cut to the anti-biblical and pseudo-biblical conventions, to the ignorance and the speculations — Une coupe nette aux conventions anti-bibliques et pseudo-bibliques, à l'ignorance et aux spéculations — Un corte neto a las convenciones anti-bíblicas y pseudo-bíblicas, a la ignorancia y a las especulaciones

«La fede che pensa» — «Accettare la sfida nel nostro tempo»

«Glaube gegen den Strom»: Für das biblische Unterscheidungsvermögen — «Faith countercurrent»: For the biblical discernment — «Foi contre-courant»: Pour le discernement biblique — «Fe contracorriente»: Por el discernimiento bíblico     

Per il discernimento biblico

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Oltre alle parti introduttive (La cronologia biblica) e al Giochimpara finale, il libro contiene due parti distinte dell'AT: l'Epoca Babilonese e l'Epoca Persiana. In appendice ci sono tre excursus:

I nomi ebraici di Dio

Il patto, i patti e i testamenti

La Bibbia fra criticismo e modernismo.

 

Ecco le parti principali dell'Epoca babilonese («Libri storici e profetici III»): I libri storici e profetici III:

L'epoca

L'epoca babilonese in generale

Sofonia

Habacuc

Geremia

Lamentazioni

Daniele

Ezechiele

Il tempo dell’esilio. 

 

Ecco le parti principali dell'Epoca persiana («Libri storici e profetici IV»):

L'epoca persiana in generale

Esdra-Nehemia

Ester

Aggeo

Zaccaria

Malachia

L’epoca intertestamentaria.

 

Vedi al riguardo la recensione.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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IN VINO VERITAS?

 

Premesse: Qui di seguito si parla di viticultura e di enologia. Il proverbio recita: «Non fare i conti senza l’oste». Nel primo caso si potrebbe dire al viticultore: «Non fare i conti senza i parassiti». Si tratta in falli di un salasso fatto alle viti. Nel secondo caso si potrebbe dire all’enologo improvvisato: «Se “in vino verità”, in aceto falsità?». È un «manualino» per intenditori d’aceto…

{Nicola Martella}

 

Il salasso delle viti

 

Qui di seguito parliamo di uva, di vendemmia e di vino; parliamo di un’attesa cerimonia di stagione molto ricca per l’economia piemontese. I fatti si svolsero una ventina d’anni fa nel periodo autunnale, prossimo alla vendemmia di un’annata, il cui raccolto era previsto fra quelli migliori degli ultimi anni come qualità e abbondanza.

     I giornali strombazzavano ai quattro venti la ghiotta (e dissetante) notizia che gli appassionati di enologia, i vinificatori e i bevitori, seguivano nelle fluttuazioni del mercato dell’uva e nella resa ottenuta. Viticultori e vinificatori erano già al lavoro per preparare attrezzature e recipienti (pompe, tini, botti, vasche) per la ormai prossima incombenza: vendemmia e pigiatura.

     Durante tutto l’anno le viti erano state oggetto di un accurato lavoro di preparazione del terreno, di potatura e legatura, della sfogliatura dei ramoscelli bastardini e dell’applicazione dei preparati contro le malattie del fogliame e degli acini.

     In quegli anni era comparso un nuovo parassita, una farfallina bianca, saltatrice e vivacissima che bucava i tralci vecchi e piccini fino a che non colava il profumato succo, che così veniva perso e per di più richiamava mosconi, moscerini e insetti vari. Il pericolo di morte per dissanguamento del succo era reale e definitivo. Le viti colpite e danneggiate, seccavano a vista d’occhio senza la linfa che le nutriva; il brulicare delle farfalline era visibile a molti metri di distanza.

 

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Manuale dell’acetologo

 

Avevo un amico, cliente che rifornivo di vino per il fabbisogno di famiglia che si è lasciato influenzare dall’atmosfera ottobrina nella quale tutti desideravano allestirsi una cantina per farsi il vino in famiglia e bere — finalmente sussurravano — un buon bicchierino di vino genuino.

     Invischiato nella reclame che tutti ascoltavamo intanto, prendeva forma il progetto: «Se vuoi bene bere, fatti il tuo bicchiere!». Così un bel giorno, mancante della più piccola attrezzatura e anche digiuno della necessaria esperienza e bravura, il mio amico e cliente venne a trovarmi. Mi chiedeva semplicemente in prestito qualche damigiana vuota, una gomma da travaso, un decalitro, un imbuto e qualche altro oggetto di cantina. «Appena ho travasato, ti riporto tutto», mi diceva, «perché ho già ordinato il necessario… e ora devo andare perché mi portano l’uva da pigiare».

     Dopo due settimane l’amico mi rese il materiale prestatogli e mi disse: «In cantina c’è un profumo così invitante che tutti i vicini vogliono assaggiarne e ne bevono bicchieri, anche se è ancora in fermentazione…».

     Erano passati da allora un paio di mesi. Casualmente un giorno — eravamo sotto Natale — incontrai il mio amico, in un negozio del centro e memore dell’operazione di vinificazione, gli chiesi notizie del vino che era stato appena ritravasato. Mi rispose testualmente: «Sono in bicicletta e in questo momento ho molta fretta!». Poi cambiando espressione del viso — tra il serio e il faceto — disse: «Come prima volta mi sono fatto due quintali di ottimo aceto, che è rimasto molto profumeto!».

 

{adattamento da un testo di minop; © Punto°A°Croce 2006}

 

17-11-2006; Aggiornamento: 11-05-07

 

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