Premesse: Sogni, nostalgia del tempo
lontano, i ritmi della musica si mischiano in questo testo che rimane per
molti aspetti misterioso e che lascia infine con tante domande che non
trovano risposta nel testo stesso.
{Nicola Martella}
Nel
buio sognavo due occhi,
un
bambino tutto per me...
Impazzivo di sogni trasparenti... Sogni lontani...
perduti in un deserto,
e
intanto tutto era nelle mie mani.
E la
musica diventa acqua e cibo
per
chi ha fame e labbra screpolate...
Con la musica sconfiggerò il buio
senza speranza, indifferente,
i
deserti di sabbia.
Forse non basterà a fare a meno del sole.
È
l’unica luce che ho, e non permetterò mai
che qualcuno ci soffi sopra...
È
difficile, sai, perché i lupi cercano di azzannare
e
vien voglia di fuggire
e
cercare fra le nuvole quegli occhi,
A
volte vorrei mollare
perché sento freddo nelle ossa…
Chi
mi scalderà da questa società
così
lontana dal cielo..., dal cielo... (CORO: )
Forse
la luce che cerco
era
negli anni del bianco e nero,
delle
passeggiate in calesse,
di
quegli occhi su un balcone ad ascoltare la musica...
indifferente, i deserti di sabbia.
perché la musica fa parte di me...
Commento: Qui ci limitiamo all'analisi del
solo testo. Se la dinamica di questo testo è
quella del sogno o dei sogni, allora tutto è possibile e anche la musica
diventa cibo e acqua nel regno dell’utopia. Se invece si tratta di cose
reali, allora sembra che la musica abbia preso qui il posto dell’Evangelo e
diventi mediatrice per il cielo; questo sarebbe certamente un grave errore.
La musica può alleviare il buio, ma non sconfiggerlo; può rendere più
sopportabili i «deserti di sabbia», ma non trasformarli in giardino. Nel
sogno tutto è possibile; ma nella realtà avere la musica quale unica luce
rimasta e unica difesa contro i «lupi» non basta. Allora, nella realtà,
rifugiarsi nella nostalgia, nel sogno o nelle nuvole non basta di certo. Ma
nel sogno tutto è possibile, fintantoché si rimane in tale regno
dell’utopia.
{Nicola Martella}